Leadbelly: davvero un brutto ceffo. Dalle stelle alle stalle

Leadbelly ,1940

Una volta fuori di prigione, tuttavia, per Leadbelly si poneva il grosso problema di sopravvivere. Non solo dal punto di vista economico perchè, come abbiamo visto, il nostro eroe non era persona da abbattersi per così poco; ma il problema fondamentale per lui, come in seguito evidenziato anche nellla sua ” autobiografia ” dettata ad Alan, sarà quello di fare carriera.
Ciò che era successo ad Angola, la seconda Grazia e il racconto mirabolante dell’impressione suscitata dalla sua musica sui due Direttori del carcere non erano sufficienti a fare di lui una star.. Il mondo, si sa, dimentica presto e nel settembre ’34 Leadbelly era di nuovo un musicista morto di fame che tentava la fortuna agli angoli delle strade. Ma la fortuna poteva essere alle porte…se ben manipolata. Inizia quindi uno di quegli strani rapporti a tre che sono destinati a non durare nel tempo o, comunque,in grado di insinuarsi nella vita delle persone con un che di oscuro…Così, se da una parte Leadbelly cercava di mettersi ” il culo al caldo ” chiedendo ( e non ottenendo) un posto di lavoro presso le raffinerie di petrolio a Shreveport, dall’altra scrisse una bella lettera ai Lomax in cui, tra tanti giri di parole, si autodefiniva ” debitore” nei loro confronti ( ma come, non dirà in seguito che anche la seconda Grazia era stata merito suo? ) e offrendosi quindi di lavorare per loro come servitore .
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Leadbelly : davvero un brutto ceffo! L’incontro coi Lomax

Leadbelly
(continua)
Fu proprio Alan, infatti, nel 1931 e in seguito alla morte della cara mamma Bess a stimolarlo a riprendere il suo lavoro di ricercatore. La malattia e la morte della moglie avevano condotto John Avery Lomax alla più cupa disperazione. Inoltre egli, messi ormai da parte i suoi sogni, si era rassegnato a lavorare in una banca per tirare su la sua nutrita famigliola di 4 figli. Alle porte della Grande Depressione la Banca era fallita e John si era ritrovato a sessant’anni vedovo, senza lavoro e senza un soldo.
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Leadbelly : davvero un brutto ceffo! –

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Uno dei personaggi più controversi ed emblematici, tra i Bluesman che non ebbero fortuna (o che se la ebbero la loro fama non durò nella memoria collettiva) fu sicuramente HUDDY WILLIAM LEDBETTER, meglio noto come LEADBELLY.
Ipocrita, violento e da molti considerato anche sfruttatore del suo Pigmalione ALAN LOMAX, egli incarna la vera natura fumosa e fangosa del Blues rurale, quello dei diseredati, dei ramblers e di chi è cresciuto per strada.
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Vi ripropongo La Musica da Bordello e il Ragtime!

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Chi ha letto l’articolo della settimana scorsa sulla Musica da Saloon e le sue prostitute non potrà non gradire il suo seguito “La musica da Bordello e il Ragtime” Uno scorcio sulla realtà della musica dei bordelli e di come sia nato il Ragtime, ciò che fu definita la ” Musica della Nuova Era”.

Non perdetevi anche questo post, come di consueto riveduto e corretto per voi.
Noi ci vediamo settimana prossima con un nuovo emozionante articolo sui Bluesman Dimenticati.

E se puoi ascolta e sostieni la mia musica. Basta un EURO!

A presto!

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Barbecue Bob, da cuoco a star.

Barbecue Bob, 1927

Molto interessante la figura di questo bluesman dimenticato, che fu uno dei tanti a non essere ” riscoperto ” dalla’industria discografica negli anni ’60.
Sto parlando di ROBERT HICKS, in arte BARBECUE BOB, forse l’esponente principale della perduta tecnica ” Newton County” ed eminente rappresentante del Piedmont Blues come Peg Leg Howell e Blind Blake.

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Rileggiamo insieme…LA MUSICA DA SALOON!

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Salve a tutti! Questa settimana a grande richiesta vi ripropongo LA MUSICA DA SALOON, chiaramente in versione riveduta e corretta.
Nuove foto e nuovi spunti che vi introdurranno nell’atmosfera della Vecchia America, con i suoi saloon, la sua musica e ..le sue prostitute.

Buona lettura!

Venitemi a trovare sul mio sito
Tutta la mia musica, cover sulla old America e Inedite in stile blues, in ASCOLTO GRATUITO!

Alger ” Texas ” Alexander. Artista e Assassino.

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Non posso nascondere l’interesse e l’ammirazione che provo per questo artista che non seppe mai suonare nulla e che utilizzò, nel pieno rispetto della tradizione blues, la propria voce come mirabile strumento.
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I Bluesman dimenticati: ” PEG LEG HOWELL ”

Peg Leg

Iniziamo oggi una piccola panoramica su quegli artisti Blues, delle origini e non, che non sono mai passati alla Grande Storia della Musica, pur avendo innegabili capacità strumentali e tecniche innovative. Alcuni hanno inciso qualche disco, moltissimi sono stati sfruttati , utilizzati e in seguito privati della paternità delle loro opere poi assegnate,per volere delle Case Discografiche, ad artisti più famosi.
Tutti hanno avuto una vita difficile, magari segnata da gravi reati, piena di fame tribolazioni e violenza. Eppure in ognuno di loro c’e’ il sangue del Vero primo Blues, quello sanguigno e amaro poi perduto alla fine degli anni ’30. La storia di questi Bluesman dimenticati è tuttora una ferita aperta per la musica della old America.
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Vi ripropongo Piccola Storia del banjo!

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Cari amici,
questa settimana vi invito a rileggere PICCOLA STORIA DEL BANJO in versione riveduta e corretta. Le origini di questo piccolo strumento che ha cambiato le sorti della musica Afro-Americana e ha contribuito al moderno Country. Una breve storia resa ancora più gradevole da foto storiche, che vi introdurranno ” nel vivo ” della narrazione.

Noi ci vediamo settimana prossima per un nuovo post ancora sulla musica Blues.
Nel frattempo vi aspetto sul mio sito ufficiale dove potrete ascoltare un po’ di buona musica Old America e ,chiaramente, le mie inedite blues!
Buon Weekend!

Robert (Leroy ) Johnson : il Mistero ” è ” nella sua Morte.

Gravemarker #3 of Robert Johnson

Per capirci qualche cosa in più' cominciamo a penetrare nella compagine della società' in cui Robert Johnson viveva negli ultimi mesi della sua vita. La sua ultima dimora accertata era una baracca " a canna di fucile " in Young Street in un piccolissima frazione di Greenwood, chiamata BAPTIST TOWN. Le baracche venivano chiamate cosi' perchè' erano strette e lunghe,in genere non più ampie di 3,5 mt. di larghezza ma con tante finestre su ogni lato per alleviare un po' il senso claustrofobico che sprigionavano.
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