Italiani brutti sporchi e cattivi: emigrati in America

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In un periodo storico come quello che stiamo vivendo oggi, dove gli extracomunitari sono considerati a tutti gli effetti degli invasori e in cui i media spalleggiano i Governi per far tremare il mondo al suono della parola ISIS, credo sia giusto dedicare un po’ del mio tempo a riportare alla memoria dei lettori ciò che rappresentò l’ emigrazione Italiana all’ estero e le sue ripercussioni sulla storia Europea.
Ciò al fine di aiutare noi tutti a ricostruire quella scala di valori che abbiamo ormai perduto, e a chiamare le cose con il loro giusto nome: razzismo.
Chiaramente non si tratta di un unico concetto, perchè il fenomeno stesso del razzismo affonda le radici nella stupidità, nell’ avidità e nella sete di violenza. Una vera collezione di morbosità e orrori mentali che prescindono da qualsiasi concetto di ” razza “, in quanto ci accomunano tutti. Una distorsione di pensiero che ci divide anche nella nostra stessa Patria, dove purtroppo il riesumato termine torna a brillare sulle bocche di alcuni politici Italiani, che prima affermano e poi ritrattano, non avendo neanche gli attributi per arrivare fino in fondo.

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Sing Song Girls : le origini

 

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( continua )

In Cina la prostituzione è sempre stata di casa, assumendo colori diversi a seconda delle epoche e dei costumi ma con un unico comune denominatore: una società prepotentemente maschilista all’ interno e dominata da sentimenti razzisti all’ esterno. Essere donna in Cina equivaleva a poco più di nulla: da creatura deviante a bambolina decorativa la sostanza era sempre la stessa.
La femmina esisteva in quanto fattrice, atta a perpetuare la razza e purtroppo per questo bisognava pur sopportarla; in definitiva la compagnia di una donna poteva essere anche molto piacevole, purchè ella non dimenticasse mai la sua posizione nell’ universo maschile e si adattasse al suo ruolo obbediente e sottomesso di oggetto di piacere. Spogliata di ogni ruolo, non più utile di un animale da soma ma, se si può, con meno diritti la donna Cinese per quasi mille anni ha dovuto rassegnarsi a sopravvivere grazie alla clemenza del maschio, che decide della sua vita e della sua morte, ne controlla i cicli naturali di moglie e madre, la esibisce come metro personale della propria potenza e infine la vende al migliore offerente, per rientrare nelle spese di non averla buttata appena nata, come era usanza comune, sul mucchio della spazzatura.

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Vita da squaw: i crimini della Fede

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(continua)

Preceduta dagli orrori del Tribunale di Lima (1569) e di Città del Messico ( 1570) e dalla tremenda ondata cattolizzatrice di Filippo II di Spagna, l’inquisizione approdò nelle Americhe con tutto il suo incredibile potere moralizzatore e la sua virulenta missione purificatrice. I vari Monarchi se ne erano serviti abbondantemente per ripulire la Spagna da Ebrei, Mori ed Eretici fin dal 1478, con l’obiettivo ufficiale di frenare il pericolo Protestante al di là dei Pirenei e con quello reale di incamerare i favolosi beni dei nemici in Patria. Sembrò quindi logico esportarla anche in quelle terre lontane, dove molti degli ” Eretici ” si erano rifugiati e dove necessitava apporre un sigillo Cattolico sulle ” iniquità ” impudiche degli Indigeni. In definitiva nei primi decenni l’Inquisizione si limitò a perseguitare gli Ebrei e non di rado a frenare gli eccidi delle milizie Spagnole e dei Conquistadores, accecati dal miraggio dell’oro. In seguito camminò a braccetto con le atrocità Spagnole superandole di gran lunga e rivolgendosi in particolare agli Indigeni riottosi e alle donne.

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Vita da Squaw: l’America di Cristoforo Colombo

L'America di Cristoforo Colombo patrizia barrera

Quando gli Europei giunsero nelle Americhe nel 1492 si trovarono davanti ad uno spettacolo per quei tempi incredibile. Donne e uomini completamente nudi che li accolsero con pacifica curiosità ed erano propensi ad offrire loro tutto ciò che essi volevano, comprese le proprie donne. Si trattava degli Indigeni Taìnos e l’isoletta di sbarco faceva parte delle Bahamas; gli Indigeni la chiamavano Guanahanì e Colombo la ribattezzò

San Salvador. Questa è storia. Ciò che la storia spesso non racconta è l’antefatto, ciò che spinse Colombo a partire e le grandi Potenze a sterminare i Nativi, al sud quanto al nord, per accaparrarsi i beni di quelle terre. Colombo era di fatto un arrampicatore sociale, con la testa piena di ambizioni e di sogni. Di oscura origine Genovese e buon marinaio da commercio era approdato in Portogallo dove poi era riuscito, con un buon matrimonio e con la sua testardaggine, a farsi accogliere dalla elìte colta del tempo e ad accedere a libri di navigazione e di astronomia che altrimenti gli sarebbero stati vietati. Le sue letture preferite erano il Milione di Marco Polo, la Storia naturale di Plinio, gli antichi testi di Platone, Aristotele e Tolomeo e, non ultimi, i diari di bordo del nonno della moglie Filippa, a suo tempo scopritore dell’isola di Madeira della quale fu fatto dal Re Governatore e dove Colombo stesso risiedeva. Si dice che avesse avuto anche visioni della famosa Atlantide ed era ossessionato dalla ricerca delle sue mitiche città d’oro sprofondate nell’oceano.

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