Novità!!!

Canzoni di Natale in Old America in versione cartacea! Finalmente un vero libro da sfogliare e portare sempre con se! Per i veri affezionati della lettura ecco il mio primo libro in versione cartacea che potete acquistare su  Amazon.it

Una versione da passeggio di facile utilizzo e di veloce lettura. Un libro che vi illustrerà la storia , i fatti, i retroscena e i particolari piccanti delle canzoni di Natale più amate della tradizione Natalizia

Sorgente: Novità!!!

Oh, Holy Night: viaggio a Parigi

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( continua)

La mattina del 3 dicembre 1847 Monsieur Cappeau salì frettolosamente sulla diligenza che lo avrebbe portato a Digione. Da lì si sarebbe poi recato a Baume, dove lo aspettava il più grande commercianti di vini della Côte d’Or, Monsieur Lacette, suo affezionato cliente da anni. Questa volta però si trattava di un grosso affare, poichè Lacette si era ingrandito e ora vendeva la sua etichetta direttamente a Parigi. I Cappeau erano gli unici vinai di Roquemaure con cui l’azienda commerciasse, grazie all’alta qualità delle botti di rovere e al fatto che fossero anche gli unici che rispettassero a pieno le ferree regolamentazioni del Consiglio di Stato sulla dicitura DOC. Le botti sarebbero poi arrivate a Beaume via Rodano e dovevano essere marchiate una per una con le lettere CDR , che stavano per Côte du Rhone, unitamente alla data di produzione: ma non bastava. Proprio quell’anno un decreto obbligava i produttori all’apposizione in più del simbolo della Parrocchia d’origine e limitava la calibratura delle botti a due soli modelli, definiti standard. C’era di che impazzire. E tuttavia il buon Placide si ritrovò improvvisamente a pensare che il Natale era vicino e che l’impegno preso con Monsignor Nicolàs non era stato ancora rispettato. O , meglio , non del tutto. Qualcosa aveva già messo su carta, qualche frase d’impatto lasciata nel vuoto a riprova degli strani concetti che gli ronzavano in testa. Sospirando tirò fuori dalla valigetta un’agenda di appunti dove, tra un conto e l’altro, aveva ficcato quei poveri scritti. IL viaggio sarebbe stato molto, molto lungo e in mezzo ci sarebbe stata più di una locanda: questa volta gli affari lo avrebbero tenuto via da casa per almeno una settimana.

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Oh, Holy Night: storia di un miracoloso ateo

Storia vera di una canzone di Natale raccontata a Voi con lo stile di un romanzo. Una nuova esperienza per me che dono miei Lettori con un pizzico di apprensione.  Buona Lettura!

 

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E’ un freddo pomeriggio d’autunno del 1847 e Monsignor Eugène Nicolas, Abate della Parrocchia di San Giovanni Battista nel ridente paesino di Roquemare in Francia, si aggira nervosamente tra i banchi della Chiesa, desideroso di ridare lustro e splendore a quella costruzione ormai mezzo diroccata, che si stava ancora riprendendo dall’ultima inondazione del Rodano del 1840. Quella che allora era una bella Chiesa in perfetto stile gotico stava cedendo sotto le pressioni dell’umidità e del tempo. Le vetrate della Navata centrale erano tutte da rifare e la terza cappella a destra, che risaliva addirittura al XV secolo, versava in uno stato pietoso. L’unico pregio di quella che una volta fu il centro religioso e sociale del paesino era il monumentale organo, realizzato nel 1690 dai fratelli Barthélémy e Honoré Julien da Marsiglia, e poi spostato nella Chiesa di San Giovanni Battista nel 1820. Tutto qui. Non era poi molto per un Parroco ambizioso e di temperamento con la testa piena di innovazioni e con pochi soldi in tasca. Progettava per il prossimo Natale di invitare nella Chiesa i Notabili del tempo e probabilmente di organizzare una serata di beneficenza per raggranellare un po’ di soldi: i parrocchiani erano gente semplice e di poca sostanza, contadini o bottegai che vivevano in simbiosi con gli umori del cielo. La vita di Roquemaure dipendeva completamente dai vigneti, che si estendevano per chilometri nella campagna della Linguadoca. I suoi vini erano famosi in tutta la Francia e non pochi commercianti all’ingrosso ne beneficiavano allegramente: sarebbe stato dunque giusto che qualcuno di loro collaborasse alla rinascita della Chiesa. Era però necessario un Evento, una magia esclusiva che potesse attirarli e nel contempo premiarli per la loro generosità.

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I Heard the bells on Christmas Day.Pace in terra agli uomini di Buona Volontà

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Cari Amici, come di consueto prendiamoci un po’ di pausa dagli articoli classici e diamo spazio alla storia delle canzoni di Natale.

Per la prima volta questo articolo verrà pubblicato integralmente solo sul mio sito ufficiale. Ciò allo scopo, non lo nego, di farmi conoscere da un pubblico più vasto non solo come blogger ma soprattutto per ciò che profondamente mi sento e cioè un’autrice e interprete Blues, Jazz e old America style.  MI auguro che questa scelta non vi rechi disturbo ma anzi possa ampliare il campo dei vostri interessi e offrirvi qualcosa in più. patriziabarrera.com, infatti, è ricco di contenuti interessanti e molto spesso GRATUITI. Potrete trovare tutta la mia musica in ascolto GRATUITO, ma anche libri, films, radio e molto altro in

Free Download dedicato all’affascinante mondo della Old America.

Non dimenticate il mio Native American Shop, dove troverete tanti libri e prodotti naturali, di cui molti equo-solidali, che vi faranno conoscere le basi della cultura Nativa Americana.

Sarei grata a tutti voi se decideste di acquistare una delle mie canzoni: potete farlo direttamente su patriziabarrera.com  oppure sui grandi negozi digitali. Se non vi va di acquistare..condividete il mio sito. Sarete un valido aiuto al mio faticoso lavoro di auto-produzione.!

Un bacione e..Buona Lettura!

 

patriziabarrera.com

 

 

E’ la notte di Natale del 1864. Un maturo signore dalla faccia devastata è triste e solo nello studio della sua grande villa in Cambridge, Massachussetts
. Il camino è acceso , i servi sono via e l’aria è piena del sapore della Festa. Lontano le campane della chiesa chiamano a gran voce i fedeli per la messa di mezzanotte, quando finalmente le Porte del Cielo si apriranno e il Bambinello troverà posto nella mangiatoia. Ma l’uomo non riesce a gioire: metà dell’America si sta trucidando da sola nel più grande disastro della storia, la guerra di secessione, colei che mieterà più vittime delle due guerre mondiali messe insieme. Da abolizionista convinto egli non può che appoggiare in pieno le ultime parole del Presidente Lincoln, che proprio pochi giorni prima in un proclama affermava :
“Che l’intero popolo riposi nella speranza che il nostro operato rispecchi la volontà Divina, che l’anelito ad una Nazione Unitaria sarà ascoltato in Alto e che Dio benedica le nostre azioni e nel contempo perdoni i nostri grandi peccati …..affinchè presto il nostro Paese ora diviso sia unito e libero dalla sofferenza e possa tornare alla precedente condizione di felicità e di pace… ”
Tuttavia egli sa, come ormai lo sanno tutti, che questa guerra durerà ancora a lungo e che trascinerà dietro di se’ il lutto di un intera generazione. Il suo credo antischiavista è ancora trepidante e puro, e vibra con la stessa forza con la quale ha sempre combattuto a fianco di personaggi del calibro del Governatore del Massachussetts John Andrew e dopo aver stretto la mano dell’adorato Presidente Lincoln!
Eppure com’erano lontani i giorni della sua giovinezza, quella sera di Natale! Oltre al dolore della guerra il suo cuore è spezzato per due terribili sciagure che hanno colpito da poco la sua famiglia, e che, nella sera della Vigilia, acuiscono il senso di impotenza e di solitudine: la morte dell’amata moglie Fanny, avvenuta solo due anni prima, e il ferimento dell’adorato figlio Charles, che combatteva per la Patria in questa odiosa guerra e che ora giace paralizzato per sempre nella sua camera da letto…a soli 19 anni!

L’animo impulsivo e convinto dell’uomo per la prima volta si incrina. Egli tocca con mano la ferocia della guerra e la devastazione della sua vita; nemmeno il laudano e l’etere, che da tempo gli fanno compagnia, riescono a lenire il suo dolore. Eppure, in un rigurgito di estrema poesia, quella buia notte di Natale egli scriverà una delle pagine più accorate e struggenti della letteratura Americana, versi sublimi che incarneranno alla perfezione il sentimento popolare e che rimarrano incise per sempre nel cuore dell’intera Nazione…
Ma di chi sto parlando?

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Un bellissimo dagherrotipo di Henry Longfellow  del 1850

L’uomo è il famoso poeta Henry Wadsworh Longfellow, una delle eminenze letterarie del tempo , autore di chiara fama e stimolo insigne per gli intellettuali e gli idealisti del tempo. La sua è stata una strada in ascesa densa di meritate vittorie e le sue opere hanno presto trovato un collocazione definitiva nell’Olimpo della storia.
Nato nel 1807 a Portland, nel Maine, proveniva da una famiglia ricca e illustre. Il padre era un famoso avvocato ma il fiore all’occhiello della genìa era sicuramente il nonno Peleg, che da giovane aveva combattutto durante la guerra di Indipendenza Americana a fianco di Giorgio Washington, dal cui rapporto era uscito rispettato e vincente.
Ma la famiglia ha origini antiche: pare che gli avi fossero i discendenti diretti di John e Priscilla Mullins Allen, due sopravvissuti del Mayflower..cosa di cui tutti i componenti andavano molto fieri e che consolidava ancor più il profondo sentimento di appartenenza a quella terra.
Henry e i suoi sette fratelli vivevano felici in una enorme magione dove l’Arte e la Cultura facevano da assidui compagni. E’ un bambino molto precoce, al punto che a soli 3 anni viene iscritto a scuola e a soli 6 legge e scrive talmente bene da riuscire a entrare nella prestigiosissima Accademia di Portland dove, manco a dirlo, si dimostrerà presto all’altezza delle aspettative: è vivace , attento e ha attitudine per le lingue. A 13 anni il suo primo Poema The Battle of Lovell’s Pond, verrà pubblicato sulla gazzetta di Portland. A 15 si è già fatto un nome in ambito letterario dimostrando una enorme prolificità: prima ancora dei 18 anni ha già pubblicato 40 poemi, 24 dei quali finiranno addirittura sul The United States Literary Gazette.

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Ecco il ritratto del giovane Henry Longfellow a 13 anni, così come apparve sulla Gazzetta di Portland

A 18 anni è già professore di lettere antiche presso la stessa Accademia in cui si è diplomato; ma il ragazzo è ambizioso, curioso, assetato di cultura. Pare che lo stesso Rettore Benjamin Orr gli abbia in parte finanziato un viaggio in Europa, che durerà ben tre anni, con il fine di ampliarne gli orizzonti e metterlo in grado di parlare ( e scrivere ) correntemente Spagnolo, Francese e Inglese. Tornerà in America nel 1829, ma la sua fama lo ha già preceduto: al suo attivo porterà un appassionante diario di viaggio, che verrà poi pubblicato a puntate col nome di Outre-Mer: A Pilgrimage Beyond the Sea e che diventerà un bestseller per quei tempi.
Nel frattempo trova anche il tempo di sposarsi con una sua compagna di classe, una bella ragazza dal carattere tranquillo, Mary Storer Potter. Non sarà un vero e proprio matrimonio d’amore ma il giovane Henry si affeziona presto alla moglie, che gli fa anche da segretaria e copista. La giovane coppia aspira ad una sistemazione più prestigiosa di quella offerta dall’Accademia, e questa inevitabilmente arriva l’anno dopo il matrimonio, quando addirittura Harvard gli offre la Smith Professorship of Modern Languages a patto che la coppia si trasferisca in sede immediatamente. Henry però è turbato, tentenna: la giovane moglie è incinta di 6 mesi e la gravidanza non sembra procedere molto bene. Tuttavia Mary, che ama sinceramente il marito, insiste e riesce a convincerlo ad accettare l’incarico.
Il viaggio è lungo e faticoso e, a causa del prematuro distacco della placenta, il bambino muore prima ancora che i due arrivino ad Harvard. I medici tuttavia non reputano necessario un ricovero in Ospedale e la coppia , seppure addolorata, si stabilisce nella nuova casa offerta dall’Università. Ma la situazione precipita: un residuo di placenta è rimasta nell’utero di Mary e provoca una setticemia fulminante. A quei tempi non c’era nulla da fare e dopo due strazianti settimane di agonia la giovane sposa muore a soli 22 anni, lasciando un compagno distrutto e oppresso da enormi sensi di colpa. Sarà il primo grande dolore di Longfellow, dal quale non si riprenderà velocemente.

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Ecco un ritratto della sfortunata Mary Storer Potter, a circa 20 anni.

In preda ad un febbrile e postumo amore per la sua compagna ne farà imbalsamare il cadavere che verrà poi esposto in perpetuo nel cimitero di Mount Auburn. Per lei scriverà Footsteps of Angels, un poema ispirato alla loro tragica storia d’amore, e molte altre opere tra poesie e novelle.
Poi, come spesso succede, il tempo lenisce il dolore. Longfellow è un uomo giovane, ricco , famoso e ben inserito nel suo contesto sociale: cova ancora il desiderio di mettere su famiglia e mette gli occhi su una bella e giovane fanciulla, ” Fanny ” Appleton, figlia di un industriale di Boston. Costei però si lascia deisderare; è una promettente pittrice e teme che il matrimonio con un uomo peraltro così famoso potrebbe infrangere i suoi sogni, come in realtà poi fu. Inizia quindi un lunghissimo corteggiamento da parte di Longfellow, sette lunghissimi anni in cui ogni giorno tornando da Harvard l’uomo sosta sotto il balcone della ragazza in attesa di un suo sguardo, passando per il ponte di Boston. La cosa diviene di dominio pubblico, tanto che quando il ponte di Boston verrà demolito nel 1906 quello nuovo fu appellato Longfellow Bridge.
Chi la dura la vince: il 10 maggio 1843 Fanny capitola, probabilmente vinta dalla caparbia dell’uomo che comunque in quegli anni ha imparato a conoscere.

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Trovi   I Heard The Christmas Bells  interpretata da me nel mio ultimo album.  IN esclusiva su patriziabarrera.com

Il loro sarà un matrimonio felice coronato dalla nascita di ben sei figli e durerà 18 anni. Poi, improvvisamente, la tragedia.
Molte volte, nei tempi della sua vecchiaia, Longfellow ripenserà a  quella sera vergata a sangue sul suo diario.
“Fa caldo in questi giorni, così caldo che non vediamo l’ora che si alzi la buona brezza marina e ci sollevi da quest’aria pesante….. fangosa e oppressiva in questi giorni di guerra. La mia povera Allegra ( una delle figlie) soffre tanto per questo caldo insistente ed Edie ( altra figlia) è costretta a tagliarsi i capelli , poichè tenerli raccolti non le dà abbastanza sollievo… ”
Queste due ultime frasi egli le ricorderà per sempre, poichè saranno il preludio del dramma che di lì a poco sprofonderanno l’intera famiglia nell’angoscia.

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Santa Baby : Babbo Natale , regalami una pelliccia!

Santa baby: Babbo Natale regalami una pelliccia

Cari Amici,
benchè le Feste siano ormai finite voglio raccontarvi la storia di una delle canzoni di Natale più singolari della tradizione Americana, praticamente sconosciuta al pubblico Italiano ed entrata tra
” I Classici ” a scoppio ritardato. Ironica e maliziosa, portata al successo da una sensualissima artista da night famosa in spettacoli di Burlesque, com’era prevedibile nel 1953 fece scandalo.
Si tratta di una vera dissacrazione dell’icona del Natale, che tuttavia brilla di una luce tutta sua: se siete affezionati ai brani lacrimosi e stucchevoli con ordinate famigliole accanto al fuoco..beh, questo brano non è per Voi. Per la prima volta, così come fu con un’altra canzone del periodo
I saw mommy kissing Santa Claus “, la Sacra Festa viene privata di falsi orpelli e ridotta, con grazia e malizia, a ciò che è realmente nella mentalità generale: attesa di doni , occasione di fugaci licenziosità e pretesto di ipocrita beneficenza.
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Let it snow, far l’amore a Natale.

Let it snow

Può una canzoncina senza pretese, per giunta non espressamente sul Natale, diventare una delle evergreen delle Feste più interpretate di tutti i tempi? A quanto pare si, visto l’enorme successo di un brano del 1945, la famosa Let it snow.
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Rudolph, la renna dal naso rosso.

Rudolph, the red noise reindeer 1939

Chi non si intenerisce ascoltando la favola di Rudolph, la renna dal naso rosso? Benchè partorita tanti anni fa, la favola della creatura ” diversa “e per questo messa da parte dai suoi simili finchè non viene riabilitata da Babbo Natale in persona, è scolpita nel cuore di ogni bambino che in essa rivive e supera i propri complessi.
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