Emigrati in America : quando gli Italiani erano negri

 

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Quando le prime ondate di immigrati Italiani arrivarono in America per il Governo Statunitense e anche per l’ immaginario collettivo si trattava di persone dotate di una certa dignità e inequivocabilmente “bianche “

In effetti i primi a sbarcare nel nuovo continente furono i Friulani, poveri contadini lasciati affogare nella propria povertà dai Savoia che, nella loro opera di pseudo-unificazione si erano completamente dimenticati del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Si trattava di gente dai caratteri somatici chiaramente nordici, di statura alta e con occhi e pelle chiari che non sfiguravano sul suolo Americano già in sentore di ideologia Ariana.
Tuttavia affermare che questo fu l’ unico motivo per cui essi vennero accolti bonariamente e avviati senza indugio al processo di Americanizzazione sarebbe altamente riduttivo. Vari fattori hanno contribuito a danneggiare l’ immagine dell’ Italiano in America, primo tra tutti l’ acceso razzismo scientifico che imperversava in Europa, seminascosto dagli ideali di Nazionalismo e Patriottismo. Ancora una volta furono i Savoia i principali artefici di questo processo di corruzione,a giustificazione dei sanguinosi misfatti e delle ruberie operate soprattutto nel sud Italia, che venne completamente spogliato dei propri beni e delle operose aziende.

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Italiani brutti sporchi e cattivi: emigrati in America

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In un periodo storico come quello che stiamo vivendo oggi, dove gli extracomunitari sono considerati a tutti gli effetti degli invasori e in cui i media spalleggiano i Governi per far tremare il mondo al suono della parola ISIS, credo sia giusto dedicare un po’ del mio tempo a riportare alla memoria dei lettori ciò che rappresentò l’ emigrazione Italiana all’ estero e le sue ripercussioni sulla storia Europea.
Ciò al fine di aiutare noi tutti a ricostruire quella scala di valori che abbiamo ormai perduto, e a chiamare le cose con il loro giusto nome: razzismo.
Chiaramente non si tratta di un unico concetto, perchè il fenomeno stesso del razzismo affonda le radici nella stupidità, nell’ avidità e nella sete di violenza. Una vera collezione di morbosità e orrori mentali che prescindono da qualsiasi concetto di ” razza “, in quanto ci accomunano tutti. Una distorsione di pensiero che ci divide anche nella nostra stessa Patria, dove purtroppo il riesumato termine torna a brillare sulle bocche di alcuni politici Italiani, che prima affermano e poi ritrattano, non avendo neanche gli attributi per arrivare fino in fondo.

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Sing Song Girls : l’ epilogo

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Nel tempo la Cameron iniziò ad adottare tecniche diverse, spesso suggerite dagli stessi informatori ma non di rado anche da parenti delle vittime che, miracolosamente, erano anch’essi approdati in America alla ricerca della ragazza di cui non avevano più saputo nulla. La ricerca si rivolse allora a quegli esercizi Cinesi, apparentemente rispettabili come empori e lavanderie, che nel retrobottega nascondevano scenari di miseria assoluta, in cui le piccole schiave giacevano completamente drogate e seminude in giacigli di paglia, in attesa dei clienti. Questi ” ratti ” avvenivano generalmente alla luce del sole e con l’ appoggio di agenti della Polizia sostenitori della causa della Cameron, perchè i Tong arrivavano a frotte a circondare gli edifici e spesso ingaggiavano lotte all’ ultimo sangue con tutti coloro che gli sbarravano la strada.
Non di rado la stessa Cameron doveva farsi largo tra la Maitresse Cinese del locale, una vecchia puttana che aveva imparato ad odiare le donne e che con le unghie e con i denti difendeva la propria mercanzia.

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L’ Angelo arrabbiato delle sing song girls.

 

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” La Casa Verde è un luogo di ignominia e di vergogna,
intriso di verginità deflorata e purezza perduta.
La cosa che mi fa più schifo è dover baciare i clienti in bocca
e permettergli di toccare ogni parte del mio corpo.
Basta, non ce la faccio più!
Non riesco ad esprimere con le parole la mia vergogna!
Devo trovare il modo di fuggire
da questo luogo di fiori e di sangue.
Come vorrei essere amata da un uomo bello e forte
e diventare la sua compagna! ”

 

Queste poche frasi, ritrovate in un cassetto di una delle tante case Cinesi a luci rosse in San Francisco intorno al 1890, descrive in modo straziante ed efficace i sentimenti delle ragazze Cinesi schiave in America e del loro anelito alla salvezza.
Non sapremo mai chi era l’ autrice di questa accorata confessione, più simile ad una poesia che a una pagina di diario. E non sapremo mai se ella riuscì infine a trovare la libertà o se, più probabilmente, finì la sua breve vita ammazzata dalla sifilide o per mano di un violento cliente.
Tuttavia queste parole ci danno la misura della realtà brutale in cui erano costrette a vivere le piccole schiave oggetto di un indegno traffico tra Cina e Stati Uniti che durò circa un secolo e che costituisce una delle pagine più vergognose della storia Americana. Un mercato che rimase attivo ancora 75 anni dopo la liberazione degli Afro – Americani…con il beneplacito del pubblico e perfino dei media.

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Il lungo viaggio delle Sing Song Girls

 

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La lunga epopea delle sing song girls nella Old America iniziò non prima del 1840 ma con punte di abnorme ascesa nel periodo della Corsa all’ oro , più o meno tra il 1848 e il 1854. Prima di allora la presenza delle donne tra gli immigrati Cinesi era un evento più unico che raro e riguardava o coraggiosissimi pionieri sfuggiti al clima di guerra che ormai si respirava in Patria oppure consorti di quei pochissimi uomini d’ affari che nell’ America della prima metà del 1800 consisteva in una purissima oligarchia che viveva in palazzi costruiti su misura grazie a impegnativi rapporti diplomatici con le Autorità locali, debitamente ricompensate da ingenti somme di denaro. Costoro portavano con se mogli e favorite, un largo stuolo di fanciulle avvenenti che tuttavia rimanevano relegate a vita nei cortili interni delle magioni, da cui uscivano solo dopo morte.

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Sing Song Girls : le origini

 

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In Cina la prostituzione è sempre stata di casa, assumendo colori diversi a seconda delle epoche e dei costumi ma con un unico comune denominatore: una società prepotentemente maschilista all’ interno e dominata da sentimenti razzisti all’ esterno. Essere donna in Cina equivaleva a poco più di nulla: da creatura deviante a bambolina decorativa la sostanza era sempre la stessa.
La femmina esisteva in quanto fattrice, atta a perpetuare la razza e purtroppo per questo bisognava pur sopportarla; in definitiva la compagnia di una donna poteva essere anche molto piacevole, purchè ella non dimenticasse mai la sua posizione nell’ universo maschile e si adattasse al suo ruolo obbediente e sottomesso di oggetto di piacere. Spogliata di ogni ruolo, non più utile di un animale da soma ma, se si può, con meno diritti la donna Cinese per quasi mille anni ha dovuto rassegnarsi a sopravvivere grazie alla clemenza del maschio, che decide della sua vita e della sua morte, ne controlla i cicli naturali di moglie e madre, la esibisce come metro personale della propria potenza e infine la vende al migliore offerente, per rientrare nelle spese di non averla buttata appena nata, come era usanza comune, sul mucchio della spazzatura.

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Sing Song Girls: le piccole schiave della Old America

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Voce sottile,visetto impaurito e un corpo talmente esile da risultare quasi inesistente. Le piccole schiave Cinesi dell’ antica Chinatown chiamavano i clienti al di là di una grata, l’ unica forma di comunicazione con il resto del mondo. Nude, malate e ancora bambine tendevano disperatamente le manine verso i loro potenziali acquirenti, blandendoli con nenie ossessive a metà tra pianto e canzoni, in cui illustravano le loro capacità amatorie e promettendo orgasmi irresistibili che suonavano falsi sulle labbra di creature decenni.
Gli Americani le chiamavano Sing Song Girls accostandole erroneamente al concetto delle Cortigiane di Shangai, vittime immensamente più fortunate e testimoni silenziose di una società interamente al maschile, non diversa da quella che si cela oggi sotto la pellicola moderna della nuova Cina.

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Moche : tra sesso e morte

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Molto prima dell’ arrivo di Cristoforo Colombo , nel periodo in cui l’ Impero Romano si avviava alla decadenza e il resto dell’ Europa era immerso in un buio Medioevo, in America un popolo poco conosciuto ma ispiratore per quelli che sarebbero venuti dopo era dedito alla propria religione fatta di sesso. Sto parlando dei Moche o Mochica, che si stabilirono in Perù tra il 100 e il 750 d.C. e la cui origine etnica è ancora dubbia. Quello che si sa di loro lo dobbiamo al ritrovamento di una montagna di suppellettili e oggetti di uso domestico, oggi esposti nel museo di Lima in sale..vietate ai minori.

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Old America: il Natale vien mangiando..

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Con colpo da maestro Robert Carter III iniziò la sua opera di convincimento puntando sull’ alta borghesia di origine Inglese che aveva portato con se le sue nostalgiche serate di Natale trascorse in patria. Si trattava chiaramente di casi isolati. coloni e piccoli proprietari terrieri che amavano trascorrere le Sacre feste in allegri e familiari convivi in cui , tra Inni e canti, troneggiavano ostriche e selvaggina, pane cotto al forno e indimenticabili crostate. Qui il passatempo preferito era la caccia e le escursioni a cavallo da cui, comunque, erano esclusi servi e bambini. L’ usanza del regalo era estremamente limitata e non riguardava assolutamente la prima infanzia, che doveva comunque essere grata di un buon allestimento di dolciumi. La sera della Vigilia , dopo la tradizionale partecipazione alla Sacra Messa, i gentiluomini Virginiani si sedevano con le loro consorti accanto al fuoco magari leggendo ad alta voce buoni libri di letteratura.

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