Delirio di Natale – parte seconda


 

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(continua)

Se vi parlo dei Kinks il 99% di coloro (pochini devo dire) che stanno leggendo apriranno gli occhi con un grande punto interrogativo riflesso dentro. Chi sono? Mi sembrerà di sentirvi dire. Ed è un vero peccato che mi facciate questa domanda, perché questo gruppo pop rock Britannico ha segnato la storia della musica quanto se non di più i famosissimi Beatles o gli Who, entrando a pieno titolo tra le band che dettero vita alla British Invasion e che tanto modificarono il modo di suonare delle band d’eccellenza. Pensate che un Rod Stewart, che per un breve periodo suonò con loro, o anche un attendibilissimo David Bowie ( quando non era tra i fumi dell’LSD) paragonano la potenza del loro sound a quella dei Rolling Stones.

La band sopravvisse, tra alti e bassi, ben trent’anni ed entrò nella Rock Hall of Fame non a caso. Univa al suono invasivo e fracassone delle  chitarre elettriche una critica di costume di altissimo livello, tanto che i suoi quadretti amari della società bene Inglese nel periodo arrabbiato tra gli anni ’60 e ’70 passò alla storia, e la critica definì parecchi dei suoi brani “ arguti, caustici e poetici al livello di un Balzac o di un Dickens.” Merito probabilmente dell’infanzia travagliata e poverissima dei fondatori del gruppo, i fratelli Ray e Dave Davies, che nacquero in una famiglia numerosa ai sobborghi di Londra, precisamente a East Finchley, un quartiere famoso per alcool, droga e prostituzione. Lo scontro con la realtà amara e densa di rinunce, in netta contrapposizione con quella ricca di pochi quartieri più avanti, fu immediata e spietatissima. L’idea di una band nacque già ai primi anni delle superiori, proprio per il desiderio di denuncia di un’infanzia negata e la voglia di affrancarsi dal clichet di diseredati. Si esibivano di notte nei bar malfamati della città con il nome di Ravens e ben presto attirarono l’attenzione di alcuni talent scout , sempre alla ricerca di gruppi arrabbiati e di rottura, da utilizzare come vessillo sulla gioventù bruciata del periodo. Firmarono ben presto un contratto con la Pye Record, che suggerì loro un nome diverso, molto più adeguato alla loro natura outline. The Kiks è infatti un diminutivo di kinkiness ( devianza), un nome troppo pesante perfino per l’epoca. Il gruppo optò quindi per qualcosa che non ne snaturasse il significato ma lo rendesse digeribile alle orecchie di un pubblico più vasto: Kinks significa infatti “ eccentrici”. La definizione giusta oggi sarebbe “ Gli Schizzati.”

In pratica le loro canzoni, pur tra martellanti assoli di chitarra elettrica, sono delle vere e proprie miniature nostalgiche, storie amare di povera gente nate spesso da esperienze reali, canzoni di denuncia ammantate di poesia e nel cui sfondo non manca mai il richiamo al Tamigi silenzioso o alla Waterloo Station, simboli senz’età di una Londra fumosa e alienata.

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I Kinks all’epoca del loro successo.

Il brano Father Christmas è del 1977 e fu pubblicato come singolo. Ebbe un grande successo tra gli intellettuali, ma non certo tra la gente comune e perfino tra gli ex sessantottini, che a quanto pare restavano attaccati alla tradizione almeno nelle fantasie infantili. La canzone, infatti, narra di un bambino che non solo non crede nel Natale ma che addirittura attacca il buon vecchio Santa Claus, affermando che “ se esistesse davvero, procurerebbe lavoro e pane a mio padre, e salverebbe tutta la famiglia dalla fame.” Parole dure, anche se condivisibili, da ascoltare a Natale!

Ecco il testo.

When I was small I believed in Santa Claus

Though I knew it was my dad

And I would hang up my stocking at Christmas

Open my presents and I’d be glad

But the last time I played Father Christmas

I stood outside a department store

A gang of kids came over and mugged me

And knocked my reindeer to the floor

They said

Father Christmas, give us some money

Don’t mess around with those silly toys

We’ll beat you up if you don’t hand it over

We want your bread so don’t make us annoyed

Give all the toys to the little rich boys

Don’t give my brother a Steve Austin outfit

Don’t give my sister a cuddly toy

We don’t want a jigsaw or monopoly money

We only want the real mccoy

Father Christmas, give us some money

We’ll beat you up if you make us annoyed

Father Christmas, give us some money

Don’t mess around with those silly toys

But give my daddy a job ‘cause he needs one

He’s got lots of mouths to feed

But if you’ve got one I’ll have a machine gun

So I can scare all the kids on the street

Father Christmas, give us some money

We got no time for your silly toys

We’ll beat you up if you don’t hand it over

Give all the toys to the little rich boys

Have yourself a merry merry Christmas

Have yourself a good time

But remember the kids who got nothin’

While you’re drinkin’ down your wine

Father Christmas, give us some money

We got no time for your silly toys

Father Christmas, please hand it over

We’ll beat you up so don’t make us annoyed

Father Christmas, give us some money

We got no time for your silly toys

We’ll beat you up if you don’t hand it over

We want your bread so don’t make us annoyed

Give all the toys to the little rich boys

 

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Quando ero piccolo credevo a Babbo Natale

Anche se sapevo che era mio padre

E anche oggi appenderei la calza a Natale

Aprirei i miei regali e sarei felice

Ma l’ultima volta che ho giocato a Babbo Natale

Ero fuori da un grande magazzino

Una banda di bambini venne e mi rapinò

E  buttarono le mie renne a terra

Poi dissero

“Babbo Natale, dacci dei soldi

Non scherzare con quei giocattoli stupidi

Ti picchieremo se non ce li darai!

Vogliamo il tuo pane, quindi non farci arrabbiare!

Dai tutti i giocattoli ai ragazzini ricchi

Non dare a mio fratello un vestito da Steve Austin

Non dare a mia sorella un peluche

Non vogliamo un puzzle o un monopolio

Dacci qualcosa di concreto

Babbo Natale, dacci dei soldi

Ti picchieremo se ci farai arrabbiare

Babbo Natale, dacci dei soldi

Non scherzare con quei giocattoli stupidi

Ma dai a mio padre un lavoro perché ne ha bisogno

Ha molte bocche da sfamare

Ma se ne hai uno, avrò una mitragliatrice

Quindi posso spaventare tutti i bambini per strada

Babbo Natale, dacci dei soldi

Non abbiamo tempo per i tuoi giocattoli stupidi

Ti picchieremo se non ce li darai

Dai tutti i giocattoli ai ragazzini ricchi

Buon Natale

Divertiti

Ma ricorda che ci sono bambini che non hanno avuto nulla

Mentre bevi il tuo vino

Babbo Natale, dacci dei soldi

Non abbiamo tempo per i tuoi giocattoli stupidi

Babbo Natale, per favore dacci qualcosa

Ti picchieremo, quindi non farci arrabbiare

Babbo Natale, dacci dei soldi

Non abbiamo tempo per i tuoi giocattoli stupidi

Ti picchieremo se non ce li darai

Vogliamo del pane, quindi non farci arrabbiare

Dai tutti i giocattoli ai ragazzini ricchi

 

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Frasi amare, in bocca a bambini che rinunciano volentieri a dei giocattoli pur di avere del pane. Un ennesimo stimolo di riflessione per noi tutti, durante l’opulenza di queste Sante Feste.  Particolare anche il video in cui l’intro, che ci fa sognare i campanellini e le renne di Natale, si disintegra al primo urlante riff di chitarra. E belli i componenti della band, vestiti da Babbo Natale. Ora che ne conoscete il significato, fate dunque tesoro di questa canzone ( se riuscirete a preservarvi le orecchie!)

 

 

Alcuni li hanno definiti “devastanti” e, sicuramente, il nome di questa band Newyorchese non è affatto rassicurante. I Fear ( Paura)  fanno un allucinante hardcore punk che entra decisamente  nei timpani e i loro testi non sono per nulla edificanti. Scurrili, demenziali, sporchi e allucinati i Fear, mantengono inalterato il loro perché.  IL gruppo divenne famoso nel 1981, grazie alla loro partecipazione al documentario di Penelope Speeris, The Decline of Western Civilization, in cui la giornalista spiegava le motivazioni dell’abbrutimento della cultura del nord America, e li mostrava come uno degli esempi più indicativi della sua teoria. Ci sarebbe stato di che offendersi, e invece no: i Fear gongolarono al sentirsi emblema del decadimento di un’epoca e ci giocarono molto sopra. Per lasciare traccia di sé parteciparono con il loro amico John Belushi ( altro schizzato della storia)  al famoso Saturday Night Show presentandosi con una ventina di motociclisti arrapati che misero a soqquadro lo studio, e interrompendo lo show, che era in diretta. La critica li ha stroncati più volte , non solo per la scurrilità dei testi e per le loro esagerazioni nei concerti in cui apparivano avvinazzati, sporchi e a piedi scalzi, ma soprattutto per la natura delle loro canzoni, che sembrano strizzare l’occhio ad una mentalità fascista, razzista e omofobica. Loro chiaramente negano ( ebbene sì, sono ancora in attività) ma hanno un mucchio di fan in tutto il mondo che sorridono anche alla scelta dei titoli dei loro album: a parte il primo, Record, che i più giudicano orribile, gli altri si chiamano Birra( 1985), Più Birra( 1995), e Birra Americana (2000), proprio per non lasciare nessun dubbio sul nucleo dei propri bisogni.

 

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Ecco i Fear negli anni ’80

Poco testo ma grande effetto, per il brano in questione, dall’incisivo titolo Fuck Christmas, ossia…Fanculo al Natale!

 

Don’t despair,

Just because it’s Christmas.

Children, they’re

All so gay at Christmas.

All the children on the street

Hope they get something good to eat.

But for me it’s not so great.

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Fuck Christmas!

Non disperare,

Solo perché è Natale.

Bambini, sono

Tutti così gay a Natale.

Tutti i bambini per strada

Sperano di avere qualcosa di buono da mangiare.

Per me non è un giorno così eccezionale.

Fanculo al Natale!

 

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Testo impegnato anche se sottosviluppato. Sinceramente, non mi sembra così di destra come si dice in giro. Godetevi un video live e…non affrettatevi a tapparvi le orecchie. Il rumore dura poco!

 

 

E ora godetevi un video davvero gustoso del gruppo emergente Gli Spaziobianco un gruppo ska punk Milanese, assolutamente NON famoso, sul quale troverete poco sul web, ma il sound aggressivo miscelato a dei testi amaramente caustici crea un mix davvero esplosivo e godibile.

Il video in questione è una satira sul Natale consumistico e sulla ( ipocrita) apologia dei buoni sentimenti che culminano nei famosi Cine-panettoni, cioè quei filmotti di serie C nati  con l’esclusivo obiettivo di raccattare un po’ di soldi al botteghino Natalizio. Non a caso protagonista virtuale della clip è il povero Christian De Sica, star di questo filone di dubbio gusto.

Per fortuna la band è Italiana e potrete gustare appieno il testo graffiante che mette in risalto anche temi sociali di attualità, come il terremoto de L’Aquila del 2009 che mise in ginocchio un’intera regione che ancora aspetta fondi per ricostruire, alle disavventure tipicamente Italiane ma non da poco che costituiscono la “vera” cornice del Natale medio.

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Ecco la Band spaziobianco nel 2015, anno della loro formazione.

Natale di merda

Sta arrivando un altro natale di merda,

con le lucine, le canzoni di merda,

e non mi frega un cazzo

dei regali dell’albero,

presepe e colomba,

panettone e torrone.

No, non voglio ragione,

e lasciatemi stare,

io non voglio pranzare

con chi vuol domandare

se ho trovato lavoro,

se ho trovato l’amore,

e ‟ti trovo sciupato”,

e ‟ti trovo ingrassato”.

Sta arrivando un altro natale di merda,

con i cugini e i nipotini di merda.

E non mi frega un cazzo

se tu godi di brutto

a raccontarmi che tutto

ti va bene, la vita.

Quello s’è laureato,

l’altro fa l’avvocato.

Non sappiamo che dirci,

e non possiamo vederci,

e poi m’hai rotto i coglioni

con le benedizioni;

devo pure pagare,

sennò mi guardi male.

E intanto Christian fa un altro film,1

mentre tu campi con l’aria e c’hai la mamma precaria.

Intanto Christian fa un altro film,

e tu gli paghi il biglietto, poi ti butti dal tetto,

chiudi gl’occhi e tanti auguri anche a te.

Sta arrivando un altro natale di merda.

Televisione coi programmi di merda.

E non mi frega un cazzo

dei messaggi coi cuori,

se c’è neve qua fuori,

sciarpa, guanti e cappello.

 

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No, io non sono quello

tombola, sette e mezzo.2

Forse sembrerò pazzo,

ma piuttosto m’ammazzo;

io voglio solo mia madre,

voglio solo mio padre,

voglio solo il mio cane,

senza cori e campane.

E intanto Christian fa un altro film,

mentre tu campi con l’aria e c’hai la mamma precaria.

Intanto Christian fa un altro film,

e tu gli paghi il biglietto, poi ti butti dal tetto.

Invece Christian fa un altro film.

La cassa integrazione, delocalizzazione.

Ancora Christian fa un altro film.

Il mutuo a canone fisso, e preghi il tuo crocifisso.

Invece Christian fa un altro film.

E la tua casa si allaga, e non si sa chi la paga.

Intanto Christian fa un altro film.

Mentre lui fa una ricarica, tu vivi in discarica.3

Ma christian fa un altro film.

L’appalto vinto in terrazza, e l’aquilano s’incazza.4

Però Christian fa un altro film.

Ancora Christian, soltanto Christian.

 

 

Io vi aspetto settimana prossima per gli ultimi video, esilaranti ma non troppo, per un Natale divertente ma anche di riflessione. A presto!

 

Il Natale può anche essere interessante in modo tradizionale, se vi va. Ho fatto degli album e scritto dei libri, e vi invito nuovamente a dare un’occhiata al mio sito ufficiale patriziabarrera.com

dove troverete tutta la mia musica in promozione, i miei libri , i miei audio-libri e tantissimi contenuti GRATUITI per tutti. Vi aspetto!

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