Il Linciaggio degli Italiani a New Orleans : le premesse


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Cari Amici,
dopo un lungo periodo di assenza dovuto al fatto che sono stata impegnata a promozionare il mio ultimo album di Inedite Bianco Sporco Nero Candido , che potete trovare in ASCOLTO GRATUITO sul mio sito patriziabarrera.com, eccomi di nuovo a voi con un’ altra puntata del dossier sui nostri trascorsi come immigrati in America.
Questo articolo vi parlerà di uno degli eventi più sanguinosi non solo della nostra storia Italiana ma anche degli USA, purtroppo relegato ingiustamente al dimenticatoio. Si tratta di un episodio di brutalità e follia trasceso nel linciaggio pubblico contro alcuni nostri connazionali nel lontano 1891, passato alla storia come ” Il linciaggio di New Orleans “.
Fu l’ unico momento della storia del nostro paese in cui i rapporti con gli USA furono messi ( giustamente ) a repentaglio, finchè il Governo Giolitti per questioni di interesse politico e anche di sudditanza psicologica non cancellò dal libro nero questo evento tragico, le cui vittime ancora oggi non sono state realmente riabilitate e per l’ omicidio delle quali all’ epoca NESSUNO pagò. Ci farà bene rispolverare un po’ della nostra storia passata, quando INVASORI e STRANIERI STRACCIONI eravamo considerati noi Italiani, alla luce delle tragedie attuali e dei numerosi episodi di razzismo che stiamo vivendo OGGI riguardo la questione degli extracomunitari. Le vicende sembrano diverse ma la radice è sempre la stessa , gli interessi politici di pochi e la pecoraggine della massa pronta a scagliarsi sulla pecora nera di turno. Oggi sono gli extracomunitari…e domani?
Buone riflessioni

Antonio Abbagnato, James Caruso, Rocco Geraci, Antonio Marchesi, Pietro Monasterio, Emanuele Polizzi, Frank Romero, Antonio Scafidi, Charles Traina. Questi i nomi di immigrati siciliani che oggi non ci dicono nulla ma che pagarono con un linciaggio atroce il sentimento razzista tipicamente Americano che accompagnava l’ immigrazione dei nostri connazionali ormai da quasi un trentennio e che era condiviso da più del 70% della popolazione degli Stati Uniti.
Il linciaggio avvenne nell’ aprile 1890 nella opulenta città di New Orleans, tradizionalmente avversa agli Italiani e in particolar modo a quelli del sud, invisi non solo per fama di malviventi nati ma anche perchè Cattolici, estremamente prolifici e forti bevitori di alcool come gli Irlandesi. Insomma naturali avversari della Costituzione Americana e fomentatori di disordini.
C’erano già stati altri linciaggi di Italiani a New Orleans , ma si trattava di casi isolati in cui l’ Istituzione e l’ Autorità entrava poco; essi riflettevano l’ intolleranza della popolazione nei confronti di una minoranza che il Governo presentava al pubblico come ” ladri di lavoro, briganti e assassini, giunti in America per minare l’ Ordine costituito e innescare rivolte.”
New Orleans nel 1890 offriva uno spaccato indicativo di questo sentimento nei confronti degli stranieri: era una città ricca e maledetta, oppressiva e razzista, e assolutamente multietnica. Un melting pot che la vedeva al quarto posto tra le città USA in quanto a sovraffollamento di immigrati. Non solo Afro-Americani ma ormai anche Irlandesi, Creoli, Francesi, Caraibici e tanti tanti Italiani, per lo più provenienti dal sud del nostro Paese, che ne gremivano le strade colorandole con i loro odori diversi e gli schiamazzi folkloristici.
Un collegamento rapido ed efficientissimo era stato stabilito con la città di Palermo, che ogni anno riversava migliaia di Italiani nei vicoli bui e negli sporchi quartieri riservati agli immigrati, e che tuttavia rappresentavano un’ enorme ricchezza per la città di New Orleans. Da quando era stata abolita la schiavitù, infatti, gli Italiani avevano rimpiazzato gli Africani nel massacrante lavoro della raccolta del cotone, colonna portante dell’ intera economia della città, all’ epoca prima esportatrice mondiale del prezioso materiale. Una fiumana imponente di poveracci che in Patria, soprattutto dopo la costituzione dell’ Unità d’Italia, non potevano fare altro che morire di fame; un po’ a causa delle condizioni tragiche in cui la guerra aveva lasciato la popolazione e moltissimo per la spogliazione effettuata dalle truppe dei Savoia ai danni del sud. Costoro lasciavano la madrepatria nella speranza, quasi sempre tradita, di ottenere in America denaro e lavoro e si ritrovavano nella maggior parte dei casi a dover convivere con decine di altre persone in stanzoni maleodoranti senza alcun servizio igienico, privi di luce e di una fonte di calore e immersi nei cumuli di spazzatura che la popolazione gettava nei quartieri degli stranieri,un po’ per necessità e molto per sfregio.

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Accalcati in grossi stanzoni bui e maleodoranti o in umidi seminterrati, famiglie mescolate tra loro nella più intima promiscuità: ecco le condizioni atroci in cui si ritrovavano i nostri connazionali a New Orleans

Come abbiamo visto qualche post fa il dilagare delle teorie eugenetiche sulla purezza della razza in America aveva relegato gli Italiani, e in particolar modo quelli del sud, in una sottospecie ne’ bianca ne’ nera e di difficile classificazione, su cui aleggiava senza perifrasi la definizione di ” troglodita e deficiente “. Non godevano di alcun diritto, lavoravano in situazioni di schiavitù e venivano sottopagati, così come succedeva alle altre etnie di ” indesiderabili ” quali i Messicani, i Nativi e i Cinesi anche loro ” non bianchi “e quindi a tutti gli effetti ” inferiori e sottomessi “. Come normalmente succede in questi casi ,e come già da tempo accadeva con i Clan Irlandesi presenti in America da ben più tempo degli Italiani, molte Organizzazioni criminali seguirono a ruota questi lavoratori abietti , ufficialmente per agire in loro difesa ma in realtà per arricchirsi sulla loro pelle . IN breve la mafia Siciliana e la camorra Napoletana si divisero tutto il territorio del porto di New Orleans, arrivando a gestire completamente non solo i traffici del pesce e delle materie prime che venivano da oltreoceano ma anche e soprattutto quelli dell’ alcool, del gioco d’ azzardo e della prostituzione. Nomi come La Mano Nera e il Clan degli Stuppagghieri iniziarono ben presto a far tremare la popolazione e a entrare nell’ immaginario collettivo con le loro scene di terrore e di sangue. In tutti questi traffici le Forze dell’ Ordine locali Americane erano chiaramente coinvolte e anzi partecipavano agli utili delle famiglie Mafiose attingendovi a larghe mani e rendendosi complici, direttamente o meno, dei numerosissimi atti di violenza che atterrivano la città e che nella maggior parte dei casi esse stesse gestivano su commissione di questo o quel capo mafioso.
Nel 1890 la città di New Orleans vantava ben 250000 abitanti di cui più del 50% era composta da stranieri di varie etnie.Tra questi almeno trentamila erano Italiani. La guerra sull’egemonia dei traffici del Porto vedeva protagonisti due grandi clan, ognuno con la propria storia scellerata alle spalle: da un lato i Matranga, una vera potenza alleata all’ oscura figura dell’ imprenditore Italo Americano Joseph Macheca e dall’ altra il clan dei Provenzano, successori del tremendo clan Esposito in quanto li avevano sterminati tutti dopo che il capostipite Giuseppe era stato forzatamente reimpatriato dalla Polizia di New York.
Joseph Peter Macheca è stato il primo e forse il più grande boss della malavita organizzata che l’ America ricordi. Era figlio di un immigrato Siciliano, anche lui pregiudicato per gravi crimini e costretto a immigrare negli USA, tale Pietro Carvanna, che nel 1840 sbarcò a New Orleans insieme ad un altro bel soggetto, Joseph Merciera , che poi cambierà nome in Macheca e diverrà con la violenza il primo grande importatore di frutta e canditi Siciliani

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Nel 1847 Carvanna finisce in galera per una serie di omicidi e di rapine : pare anzi che il  compare Macheca abbia patteggiato con la Polizia per il suo arresto servendo loro l’ amico su un piatto d’ argento, anche perchè si era invaghito della bella moglie di costui, Marietta, che prima ingraviderà con uno stupro e poi sposerà, adottandone il figlio Joseph Peter che diverrà quindi un Macheca a tutti gli effetti. Dopo aver costruito un immenso Impero di traffici illeciti, stretto rapporti con le Forze dell’ Ordine e di molti Politici anche autorevoli e sfornato una miriade di figli l’ ex Joseph Merciera infine morì , lasciando un intero monopolio del racket organizzato in mano al suo primo figlio adottivo, Joseph, riconoscendo in lui il germe della genialità criminale.
Joseph Peter Macheca, quindi , nel 1867 si ritrovò in mano un immenso capitale e innumerevoli possibilità di ampliare i suoi commerci stringendo a sua volta rapporti con le nuove famiglie mafiose che cominciavano a sbarcare in America, dopo aver già fatto una bella gavetta in Italia. IL suo primo atto da boss fu quello di far trucidare l’ intero clan di Raffaele Agnello, malavitoso in crescita e molto pericoloso per il monopolio sul pesce del Porto di New Orleans, favorendo invece quello degli Stuppaghieri che avevano sede a Monreale, in Sicilia, e che ora avevano deciso di ampliare i propri confini anche negli USA.
Ma l’ aspetto più truce dell’ intera faccenda, e che dovrebbe essere specchio dei tempi in cui si svolgevano le vicende, è il fatto che per i cittadini di New Orleans Macheca non era affatto un criminale mafioso bensì un benemerito della collettività, dai modi certamente ” poco ortodossi ” e ” dalla dubbia moralità “, tuttavia degno di rispetto e di nota. Costui, infatti, non solo aveva militato tra i Confederati durante la Guerra civile addirittura nel Battle of Liberty Place accanto ai condottieri di pura razza ariana ma anzi aveva portato avanti nel 1868 una vera crociata razzista anti-Afro -Americano fondando un’ Organizzazione tutta Siciliana chiamata ” Gli Innocenti ” che da un lato proseguiva sulla scia del Ku Klux Klan, adottandone la stessa metodologia e gli stessi obiettivi, dall’ altra devolveva enormi somme di denaro per la campagna politica a sostegno della corsa alla Presidenza del Democratico Horatio Seymour contro il Repubblicano Ulysses Grant. Questa alta considerazione da parte della classe dirigente del Paese, in un periodo storico completamente contaminato dalla filosofia eugenetica e dalla teoria della supremazia della razza Ariana, la diceva lunga sul tipo e sulla qualità dei rapporti che Macheca era riuscito a stringere in pochissimi anni e dell’ enorme potenza economica sulla quale poteva contare, talmente ingente da far dimenticare a tutti le sue origini Siciliane.
Sconfitto il terribile boss Raffaele Agnello Macheca dà prove di grandi abilità tattiche accogliendo nel suo seno, e permettendogli di prosperare, il malavitoso Giuseppe Esposito e tutta la sua organizzazione approdata fresca fresca da Palermo: il boss necessitava di un tenente che eseguisse i cosiddetti ” lavori sporchi ” atti a mantenere il monopolio dei traffici illegali al Porto di New Orleans e permettendogli di dedicarsi completamente alla costruzione di una facciata potente ma nei limiti della legalità e tale da intrecciare intimi rapporti con la Politica che contava la quale, grazie al suo denaro, stava lentamente assumendo il controllo totale sull’ intera città e oltre. Una situazione pericolosa ma che sembrava destinata a diventare stabile e profondamente radicata.
Tuttavia anche nelle ” migliori famiglie ” c’è sempre qualcuno divorato dal demonio dell’ ambizione. IN questo caso proprio il braccio destro di Esposito, il famigerato Giuseppe Provenzano, che iniziò ad agire per i propri interessi a scapito di quelli del clan per ottenere a sua volta il controllo completo delle banchine portuali tappa di approdo del pesce che veniva dal Mediterraneo. Riuscì a farla in barba a Esposito per circa un anno..stringendo rapporti ambigui e sotterranei con il Dipartimento di Polizia locale nella persona di David Hennessey, punto focale della questione, perchè fu proprio il suo assassinio poco tempo dopo a innescare quella tragica catena di reazioni che portò infine al linciaggio di undici Italiani innocenti.

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Giuseppe Provenzano aveva saputo giocare molto bene le sue carte: minacciando addirittura il Governo federale di rendere pubblici alcuni documenti compromettenti che legavano il Partito Democratico alla Mafia Italo-Americana riuscì a ottenere prima l’ estradizione di Esposito, che fu poi impiccato dopo un processo sommario in Italia, e a liberarsi in una settimana di sangue di tutti componenti del clan con il tacito sostegno delle Forze dell’ Ordine, improvvisamente assenti nei luoghi di sterminio. Provenzano agiva in pieno contrasto con il Padrino del clan, Joseph Macheca.. Manifestando un animo cruento e privo di qualsiasi barlume di umanità aveva trasgredito perfino al codice d’ onore di qualsiasi Organizzazione criminale del tempo e aprendo la porta al degrado morale che ne sarebbe seguito : nella sua follia di sangue non aveva riparmiato nessuno, nemmeno le donne e i bambini del clan del suo ex comandante Esposito, che tra parentesi lo aveva letteralmente ripulito dalla miseria a cui sembrava condannato in America.
La violenza fu tale che lo stesso clan dei Provenzano si spaccò in due: la vecchia guardia capitanata da Carlos e Antonio Matranga restò fedele a Macheca mentre le nuove leve guidate da Giuseppe Provenzano preferirono assoggettarsi alle regole del nuovo boss, considerando che lavorare per lui forse sarebbe stato meno rischioso che trovarselo di fronte come nemico.
La direzione dei Matranga dette ben presto i suoi frutti: più vecchi ed esperti i fratelli mafiosi nella prima metà del 1880 riuscirono ad instaurare un favoloso monopolio riguardo il commercio della frutta e delle meravigliose spezie che venivano dalla Sicilia, merce preziosa ed estremamente ricercata dalla società benestante Americana. Gli antichi Stuppagghieri si ramificarono intensamente permettendo al clan non solo di prosperare ma anche di mantenere per circa un decennio un monopolio totale e quasi ” pacifico “…fatta esclusione per alcuni omicidi ” necessari ” per il loro consolidamento.
La situazione iniziò a degenerare nel 1888 a causa del fatto che i Provenzano, stabilita a loro volta una fitta rete di relazioni oscure con esponenti insigni della politica e del business, erano riusciti nel tempo a far sbarcare in America, malgrado le limitazioni imposte dal Governo, migliaia di proseliti provenienti dalla Sicilia ingrandendo a dismisura il loro impero e potendo contare su una manovalanza estremamente organizzata e priva di scrupoli. Che il clan avesse anche un rapporto collaborativo con il nuovo capo della Polizia David Hennessy è cosa certa: costui se in precedenza aveva partecipato con entusiasmo ai traffici con Macheca ora sembrava volgersi dalla parte dei Provenzano, clan in ascesa. La questione del monopolio della frutta nel 1890 era parte preminente dei suoi interessi ed egli sembrava deciso ad accaparrarsi una fetta molto importante sui proventi dei traffici ad essa collegati.

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David Hennessy all’ epoca dei fatti

Ancora oggi, se fate una ricerca su questo personaggio chiave della strage di New Orleans, vi balzerà agli occhi il fatto che l’ America continua a nascondere la pessima reputazione di questo ” tutore dell’ Ordine ” mantenendolo invece nel ruolo di ” vittima innocente “. David Hennessy era tuttaltro che uno stinco di santo e per nulla estraneo ai metodi della giustizia sommaria della criminalità organizzata, che egli stesso aveva più volte sostenuto e utilizzato in prima persona. La sua storia parte da molto lontano perchè il suo stesso padre, David Hennessy senior, era anch’egli un tutore dell’ ordine e finì anche lui ammazzato in circostanze oscure dopo una vita, seppur breve ma intensa, intimamente collegata alla malavita locale.

Questi , Irlandese purosangue, sbarcò con l’ intera famiglia e il fratello Michael a New Orleans nel 1840: un periodo molto duro per gli Irlandesi, considerati dalla collettività dei veri e propri invasori Fu quasi una scelta obbligata, quindi , che lui e il fratello si arruolassero nell’ Esercito degli Stati Uniti durante la Guerra Civile dalla parte dell’ Unione, al fine di acquistare quella famosa patina di persona perbene che avrebbe loro garantito una permanenza meno burrascosa sul suolo Americano. Finiti nel Primo Reggimento di cavalleria della Louisiana sotto l’ abile guida del Colonnello Algernon Sidney Badger ( che poi ritroveremo come testimone chiave nel linciaggio di qualche anno dopo ) i fratelli ebbero sorte diversa: Michael morì quasi subito mentre David, una volta finita la guerra, decise di arruolarsi nelle Forze di Polizia, che in pratica non esistevano ancora in quell’ epoca di sbandati ma erano più che altro un’ idea in costruzione. Riuscì quasi subito a farsi nominare Capitano del Metropolitan Force Police di New Orleans non già per il suo valore bensì perchè era riuscito ad ungere ben bene gli ingranaggi locali grazie ad un bel po’ di soldi ottenuti con una truffa ai danni dello Stato, che elargiva una bella somma di denaro agli eredi dei soldati morti in guerra. David riuscì a dimostrare di essere l’ unico parente in vita del fratello Michael, benchè questi avesse una moglie e due figli minori. La vedova poi gli fece anche causa ma lui, grazie alle aderenze che si era già procurato, riuscì a farla franca lasciando la cognata e i nipoti in un mare di debiti. Ciò avveniva nel 1865. Nel 1866 lo troviamo invischiato in uno strano omicidio avvenuto ai danni di un proprietario di saloon, tale John Fred Gruber, che fu pugnalato dietro al suo bancone in una serata particolarmente affollata durante la consegna non propriamente legale di una partita di alcoolici . Il contrabbando di alcool e tabacco era all’ ordine del giorno nella New Orleans del tempo, e la Polizia non era mia estranea a tali traffici , sui quali percepiva la sua tangente. Gruber doveva aver pestato i piedi a qualcuno perchè i vari testimoni all’ omicidio riferirono chiaramente di una discussione animata tra questi e il Capitano Hennessey, quella sera accompagnata dai suoi amici di fiducia e cioè Richard Murphy ( proprietario di vari locali equivoci della zona ), Michael Mclaughlin, un cronista del Times Picayune che gli faceva quasi da biografo nelle sue imprese, e Stephen O’ Donnel, un collega Irlandese che gli faceva spesso da palo e gli copriva le spalle. Pare che Gruber non sia morto subito ma sia stato portato nel retrobottega in attesa di un medico e che abbia più o meno sussurrato alla gente che faceva capannello ” Aiutatemi, David Hennessy vuole uccidermi “.
Il capitano e i suoi scagnozzi si chiusero dentro con la vittima e quando il medico arrivò quest’ ultimo era già morto. E’ presumibile che i quattro, nei pochi minuti che trascorsero tra il ferimento e l’ arrivo del medico, terminarono il loro crimine. Il processo che ne seguì portò alla luce traffici disonesti e squallide storie di pizzi e tangenti, ma la giuria che si riunì per 8 minuti nella sera del 24 dicembre 1866 ( e non per 4 ore come si legge in giro ) emise un verdetto di piena innocenza per i quattro indiziati, malgrado decine di testimoni oculari avessero presenziato al fatto.
Nel 1867 ecco che ritroviamo il Capitano Hennessy sr. alle prese con un altro processo, quando fu trascinato davanti allo stesso Consiglio di Polizia con l’ accusa di ” ferimento, tortura e lesioni gravi ” ai danni di un ricettatore della zona che venne lasciato in cella a morire dissanguato, dopo che gli era stata anche gettata addosso una pentola piena di acqua bollente. Anche qui nessuna prova a carico del Comandante che fu solo punito con una leggera multa pecuniaria in quanto , stranamente e malgrado il fatto che lui fosse l’ unico a rispondere della custodia dell’ uomo, ” era stato ritrovato a girellare per le bancarelle del Porto a svolgere affari personali “.
Il 1868 fu un anno particolarmente impegnativo per il Comandante che dovette fronteggiare prima l’ accusa di aver arrestato illegalmente e picchiato a morte un uomo di colore, tale Stephen Washington, e poi per una rissa finita a pistolettate contro un certo Heidenhain che lo accusò di tentata corruzione e compravendita di voti a favore del Partito Democratico. L’ anno finì con la sua casa bruciata per ritorsione alla vigilia di Natale in seguito ad uno dei pochi episodi attinenti al suo compito di Capitano di Polizia, e cioè la cattura di tre ladruncoli colti in flagrante in una villa a Jackson street.
L’ uomo finì prematuramente questa esistenza scellerata, perchè nel 1869 fu ucciso in un bar per mano di Arthur Guerin, un ex Comandante di Polizia entrato in conflitto col giovane Hennessy che poteva contare su amicizie molto influenti
Non posso dire che Arthur Guerin fosse un brav’ uomo: nessuno lo era a quei tempi, tanto meno quelli che avevano a che fare in un modo o nell’ altro con la malavita organizzata. Guerin era un picchiatore, alcoolizzato, violento e molto addentro alle questioni legate alla prostituzione e al gioco di azzardo , con cui si era arricchito prima di essere improvvisamente rimosso dalla sua carica perchè aveva coperto un omicidio in Gallatin Street, che era sotto la sua sovrintendenza.  L’ assassino era Dutch Pete, un Olandese proprietario di un bordello sui cui introiti Guerin prendeva la percentuale.

Guerin non era mai uscito dal giro e continuava un suo rapporto privato con i bancarellari Italiani del pesce, almeno finchè non ne era stato scalzato da Hennessy, subentrato al suo posto e con la forza nell’ affare  delle estorsioni.  I rapporti  tra i due uomini erano sempre stati tesi e non di rado questi si minacciavano a vicenda agitando le pistole per strada o in luoghi pubblici davanti a decine di testimoni. La situazione tuttavia si manteneva al brutto stabile e probabilmente sarebbe sempre rimasta così.

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Battelli a vapore nella New Orleans del 1868

 

L’ assassinio di Hennessy è spiegabile solo se inseriamo nel contesto un’ altra persona, che poi si rivelerà fondamentale nel destino dei due Hennessy, padre e figlio. Sto parlando di James D. Houston, uno di quegli intrallazzatori destinati a fare carriera nel mondo degli affari e della politica. Houston aveva i suoi bravi interessi nel fare ammazzare il capo della Polizia, che sembrava troppo interessato ai maneggi sulle banchine del porto. Houston aveva appena aperto una catena di locali equivoci in cui alcool gioco d’ azzardo e donne si sprecavano, e non era disposto a sottostare alle vessazioni pecuniarie di Hennessey sr. il quale era solito prendere una bella percentuale sugli incassi dietro la minaccia di far chiudere i locali. Houston non andava troppo per il sottile: all’ epoca non aveva ancora stretto rapporti importanti con la malavita organizzata ma i suoi metodi era più o meno gli stessi. Si sa che già da qualche mese prima dell’ omicidio frequentava Guerin e che i due spesso entravano a bere insieme nei bar del porto. Punto focale della questione: quando fu ammazzato Houston era da poco diventato vice sceriffo, quindi ufficialmente annoverato dalla parte dei ” buoni “.
Houston aveva già pagato la difesa di Guerin l’ anno precedente quando questi fu incriminato per l’ omicidio di Edward Forrest per questioni di denaro al mercato Francese, e probabilmente lo aveva appoggiato anche per quello di un oscuro marinaio Creolo due anni prima. Al porto si sussurrava che Guerin fosse l’ esattore di Houston e che, grazie alle conoscenze di quando era capo della polizia, abbia introdotto l’ amico nei meandri della piccola criminalità locale. IN entrambi i casi Guerin fu assolto per mancanza di prove, malgrado la presenza di molti testimoni oculari, e questo dimostra quanto fosse ben coperto. Addossarsi un ennesimo omicidio con la sicurezza di farla franca non deve essergli costato tanto.
Nel febbraio del 1868 Hennessy fu ammazzato alle tre del pomeriggio e davanti a decine di testimoni nell’ Eight District Court, un bar sito proprio di fronte al Tribunale e all’ ufficio dello sceriffo, che infatti fu il primo ad accorrere e a ” frugare ” inspiegabilmente nelle tasche del defunto dove ” rilevò la presenza di un’ enorme quantità di armi, oltre quelle concesse dalla sua Autorità “. In sede di processo ciò venne utilizzato per dimostrare che Hennessy aveva la ” chiara intenzione di far fuori Guerin ” e che questi gli avesse sparato per legittima difesa. Guerin si fece arrestare senza alcuna resistenza e docilmente si fece condurre in prigione, altra cosa strana se si considera il brutto carattere del soggetto, perennemente ubriaco. La stampa si interessò molto a lui e pare che Guerin abbia avuto la chiacchiera un po’ troppo facile, asserendo più volte di avere ” la sicurezza che sarebbe stato assolto ” e ” che gli sarebbe stato facile portare davanti alla giuria anche venti testimoni in sua difesa ” e che ” godeva di ottime amicizie, molto utili in questi casi “.citando più di una volta anche il suo buon amico Houston. . Parlò così tanto che la Giuria, benchè prezzolata, si trovò in seria difficoltà a provare la sua innocenza nel luglio di quell’ anno, malgrado gli amici giornalisti di Houston avessero già mezzo smontato l’ immagine di Hennessy il cui operato iniziava ad apparire ” ambiguo ” e la sua condotta ” immorale ” , al punto che gli fu riscontrata nei polmoni una ” tubercolosi all’ ultimo stadio dovuta agli stravizi della sua vita dissoluta. ”
Quando Guerin enumerò tra i vari assi nella manica la persona di Houston decretò la sua stessa fine. Erano già tre settimane che i due uomini non si vedevano, malgrado il Tribunale della Contea avesse affidato l’ imputato nelle mani di Houston in qualità di vice sceriffo, e ciò aveva fatto inalberare Guerin, che utilizzò un messaggero per comunicare con Houston e forse minacciarlo, perchè il processo andava ormai troppo per le lunghe. Il 3 agosto 1868 , durante una delle udienze decisive, Guerin stava appunto scaldandosi davanti al Giudice quando questi lo fece allontanare dall’ aula. Due agenti lo presero in consegna e Houston gli si pose alla spalle. Mentre lo riconducevano in cella ci fu una sparatoria, questa volta senza testimoni. Guerin non morì subito ma in realtà non ebbe alcun tipo di soccorso. Prima di morire sussurrò al dottore che stava lì con le mani in mano e davanti a Felix Conrad, uno degli agenti presenti al fatto, che ” era stato Houston a sparargli alla schiena e che non si spiegava il perchè “.
Felix Conrad testimoniò poi contro Houston, affermando che questi, con Guerin già a terra, gli abbia sparato un terzo colpo al petto gridando: ” Sei un figlio di puttana, ti ricorderai di me! “. ma al processo contro Houston la Giuria lo dichiarò teste non affidabile e quindi nessuno lo chiamò a deporre. Houston era ormai decollato, si avviava a diventare un uomo potente, e così fu completamente assolto in quanto “totalmente estraneo ai fatti. ”
Fu proprio quest’uomo, venti anni dopo, a guidare la folla inferocita contro gli Italiani innocenti nel terribile linciaggio che spaccò in due l’ America, facendosi scudo di un omicidio molto comodo per la sua ascesa politica….

(continua)

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