L’ Italiano è un terrorista!


( continua )

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2) Gli Italiani sono tutti Anarchici

Il secondo stereotipo che rese invisi gli Italiani all’ America ( e non solo ) fu la fama di terrorismo che ci aleggiava intorno e, similmente a quanto succede oggi agli immigrati del Medio Oriente che per il popolino ” fanno parte tutti dell’ ISIS ” , così i nostri connazionali erano bollati indistintamente come ” anarchici “.
In realtà alla fine del 1800 molti furono gli attentati ai Grandi dell’ epoca firmati Italia. La triste catena iniziò nel 1894 per mano del già nomato Sante Caserio il cui atto omicida contro il Presidente Francese Sadi Carnot determinò uno scatto evolutivo nella repressione del Movimento Anarchico , che proprio in Francia aveva il suo Quartier Generale con più di 50 gruppi ben organizzati e oltre tremila attivisti. Malgrado ciò il fatto che un odiato Italiano fosse venuto appositamente dal suo Paese a compiere questo atto scellerato , benchè sulla scia di una evidente spinta ideologica, aprì le porte ad una visione infamante dell’ Anarchico che da quel momento in poi fu per il mondo intero ” Italiano “.
Gli attentati che seguirono non fecero altro che confermare questa convinzione, malgrado il fatto che il Movimento Anarchico fosse attivo soprattutto in Francia e in Russia e che l’ Italia rappresentasse solo il fanalino di coda, con un numero davvero esiguo di simpatizzanti neanche tanto bene organizzati.
L’ assassinio nel 1897 del Presidente del Consiglio Spagnolo Antonio Cànovas De Castillo per mano del Foggiano Michele Angiolillo stabilì il punto di ” non ritorno ” dell’ orrore pubblico, sancito peraltro dalla Stampa Spagnola che fece un gran baccano sul tragico evento ma che pochi mesi prima aveva taciuto sull’ operato criminoso dell’ ucciso , responsabile dell’ incarcerazione forzata e della tortura di ben 400 Anarchici Spagnoli colpevoli di un puro atto dimostrativo contro la tirannia del Governo ( vd. gli Orrori di Montjuich)
Si trattò di una vera e propria infamia, diretta contro persone del tutto estranee alla vicenda o colpevoli di semplice volantinaggio a favore del Movimento Anarchico. C’è da credere che il popolo Spagnolo a sua volta insorgesse contro questo atto scellerato del Governo , se non altro per difendere i padri di famiglia e i giovanetti sbarbati che vi erano implicati, sangue del loro stesso sangue.
Invece no. Tale crimine restò impunito mentre l’ Angiolillo, che addusse proprio questo episodio come motivazione per il suo reato, fu condannato per direttissima alla ghigliottina …e con pubblico consenso.
Purtroppo l’ anno dopo l’ assassinio dell’ amata Sissi ( l’ Imperatrice Elisabetta d’ Austria ) per mano di Luigi Lucheni sprofondò definitivamente nel baratro dell’ odio e dell’ incomprensione l’ immagine dell’ Italiano.
L’ Imperatrice , a cui il cinema ha dedicato una serie di film melensi ma esplicativi del consenso in Patria, era molto amata dal suo popolo, che ne aveva seguito l’ intera ascesa e si era commosso alle disgrazie della sua vita. Quando il Lucheni venne arrestato la Polizia comprese immediatamente che si trattava di uno spostato di mente che aveva agito in preda ad uno strano delirio e che per di più non era nemmeno anarchico; ma il fatto che fosse Italiano e che , nato in Francia, avesse amicizie tra i simpatizzanti del Movimento bastò a definirlo tale e a inquadrare l’ assassinio come Atto di Terrorismo Politico. Ciò a riprova della ormai radicata convinzione che gli attentatori fossero tutti Italiani e che il binomio Anarchia-Italia fosse inscindibile.
A questo punto l’ assassinio del Re Italiano Umberto I per mano di Gaetano Bresci nel 1900 servì solo a scatenare un neanche tanto velato ” Se lo sono voluti loro ” da parte delle Potenze Europee, comunque solidali col vecchio Regnante conservatore reo del clima bollente che imperversava nell’ Italia appena…unita.

luigi lucheni uccide sissi

L’ assassinio dell’ Imperatrice Sissi in una stampa dell’ epoca

Drammatico epilogo di questi atti che, ripeto, erano personalissimi e non appoggiati dal Movimento Anarchico Italiano, fu l’ ingiusta esecuzione in America dei disgraziati Sacco e Vanzetti, a imperitura conferma dell’ odioso pregiudizio ormai sbarcato oltreoceano e che bollò per sempre i nostri connazionali.

3) Gli Italiani appartengono ad una razza negroide e inferiore

Ma forse l’ accusa più infamante rivolta agli Italiani, e che penalizzò soprattutto quelli provenienti dal sud e dalle isole, fu quello che investiva il problema della razza, un tema ” caldo ” e particolarmente sentito nell’ America di inizio secolo.
E’ del 1901 la pubblicazione della famosa Carta delle Razze portata all’ Esposizione Universale di Buffalo dello stesso anno.
Si trattava di una rappresentazione grafica dei vari gradi di purezza ” della razza ” che, dal nero Afro arrivava al Bianco Ariano passando attraverso le tappe intermedie e di difficile catalogazione del giallo Cinese e del rosso Indiano. In questa sequenza policroma priva di alcuna validità scientifica gli Italiani venivano posti in una posizione intermedia tra bianco e nero in quanto ” non degni di appartenere alla razza bianca ma tuttavia leggermente superiori ai negri. ” In ciò era facile accomunarli ai Cinesi e ai Nativi, e infatti come questi furono oggetti di diverse ondate persecutorie che non di rado sfociarono in linciaggi pubblici.
Per darvi l’ idea di come gli Americani consideravano gli immigrati Italiani degli inizi del ‘900 ecco una vera ” perla ” tratta dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione al Congresso Americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, datata ottobre 1912.

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…”

E’ stupefacente l’ analogia con i manifesti razzisti dei nostri giorni rivolti agli immigrati Africani e Arabi, segno che, purtroppo, delle lezioni del passato non abbiamo ancora capito niente.
Quando gli stranieri eravamo noi, però, abbiamo sofferto per il peso di queste stesse ignominie scaturite non soltanto dalla mente corrotta e al servizio del potere del Movimento Eugenetico Americano ma anche e soprattutto dalla natura perversa degli scienziati di madrepatria, le cui teorie pseudo-darwiniane contribuirono non poco alla cristallizzazione dello stereotipo negroide riferito ai nostri connazionali in America.

Il più famoso è sicuramente il Lombroso che, padre dell’ antropologia criminale, identificò nell’ Italiano del sud quelle caratteristiche somatiche riconducibili ad ” una razza inferiore e predisposta geneticamente alla criminalità ” , dando vita all’ immagine dell’ Adamo terrone e lazzarone che ci è rimasta incollata addosso. Meno famosi ma non meno dannosi gli insigni scienziati che gli fecero coro, come Giuseppe Sergi che catalogò gli Italiani in base alla conformazione del loro cranio , considerata espressione genetica di vizi e virtù. Costui divise la penisola in dolicocefali del nord ” evoluti e Ariani” e brachicefali del sud
” primitivi, inferiori e meridionali “, trovando purtroppo grandi consensi negli storici del tempo come Giustino Fortunato, che riuscì addirittura ad accollare ai nativi del sud le cause del fallimento dello Stato Unitario perchè “geneticamente predisposti al degrado a causa delle condizioni di clima e di suolo “.
Non so voi, ma personalmente stento a considerare il sole il mare di cui il sud Italia abbonda come cause di degrado per la popolazione. Tuttavia lo studioso ebbe molti seguaci in tal senso, soprattutto quando arrivò ad affermare che in Italia ” convivessero due stirpi originariamente dissimili, una prevalente al Nord, l’altra al Sud del parallelo di Roma, bionda e di statura alta la prima, bruna e di viso ovale la seconda, sottoposte a ineguale vicenda di nascita, di vita e di morte, a un diverso atteggiamento dello spirito e dell’intelletto. ”
Ancora meglio fece l’ esimio antropologo Alfredo Niceforo che nella sua opera Le Due Italie (1898) sosteneva l’ esistenza nella penisola di almeno due razze: una ariana al nord e l’ altra negroide al sud, affermando nel contempo la superiorità della prima sulla seconda. Singolare è il fatto che un tale autorevole coro osannante delle virtù Ariane in contrapposizione con la natura animalesca del sud Italia fosse composto da due siciliani, un lucano e un partenopeo. E se al Lombroso, che era Veneto, possiamo perdonare questo suo innato razzismo mi chiedo cosa possa avere spinto i suoi colleghi meridionali a fare affermazioni tanto azzardate e dannose sui loro compaesani. Le contraddizioni della storia : d’ altra parte l’ anima nera delle campagne antisemite che condussero all’ olocausto fu Hitler che, si sa, era Ebreo.

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Su queste basi, che trovavano terreno fertile addirittura in Patria Nostra, non c’è quindi da meravigliarsi se nell’ America razzista di fine ‘800 gli immigrati Italiani fossero considerati ” negri ” a tutti gli effetti: tanto più che la loro mentalità e le loro condizioni di vita estreme li spinsero a stringere rapporti profondi con la ” feccia ” della popolazione locale e particolarmente con gli Afro-Americani, numerosi e diffusi capillarmente nelle sottopieghe della società. Costretti a impiegarsi nelle ex colonie Francesi come le immense piantagioni di cotone in Louisiana i nostri connazionali non disdegnavano di condividere la miseria con gli altri, infrangendo le ormai acclarate divisioni di ” razza “. Per tale motivo entrarono nel mirino della popolazione Anglosassone del luogo che, relativamente pietosa nei confronti dei veri negri , inferiori geneticamente, non potevano perdonare a ” questi strani Europei ” di essersi degradati ” per scelta “. 

Gli Italiani indulgevano a pratiche erotiche con i negri, mangiavano e bevevano con loro e gli aprivano perfino la porta di casa. Oltre a ciò gli empori Italiani non rispettavano le normative vigenti, consentendovi l’ accesso anche agli Afro Americani che così si ritrovavano ” a fare la spesa ” insieme ai bianchi. Nel clima rovente di apartheid che si accompagnava alle leggi segregazioniste tutto ciò era impensabile e innescò inevitabili reazioni a catena che esplosero in una interminabile sequenza di linciaggi pubblici contro i nostri connazionali. Uno dei più famosi si svolse a Tallulah, un piccolo villaggio nei pressi di New Orleans: la causa ufficiale fu un banale incidente che portò alla morte di ben 7 Italiani che furono prelevati di peso dalla prigione i cui erano detenuti e impiccati dalla folla inferocita. Ma ce ne furono molti altri : a Washington ( Colorado ) nel 1895, contro sei Italiani per l’ oscura morte di un proprietario di saloon, un altro a Vicksburg ( Mississippi ) per lo strano omicidio di una bambina, un altro ancora a Tampa ( Florida ) nel 1910 per motivi sindacali.. Turpi avvenimenti che semplicemente si aggiunsero al primo eclatante linciaggio di New Orleans del 1890, che fece epoca e necessitò di ben due anni di processi per essere archiviato, ma che purtroppo non insegnò niente ne’ agli Americani ne’ ai teorici del razzismo in Europa…  Ne parleremo in dettaglio nelle prossime puntate.
( continua )

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