L’ Angelo arrabbiato delle sing song girls.


 

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( continua )

” La Casa Verde è un luogo di ignominia e di vergogna,
intriso di verginità deflorata e purezza perduta.
La cosa che mi fa più schifo è dover baciare i clienti in bocca
e permettergli di toccare ogni parte del mio corpo.
Basta, non ce la faccio più!
Non riesco ad esprimere con le parole la mia vergogna!
Devo trovare il modo di fuggire
da questo luogo di fiori e di sangue.
Come vorrei essere amata da un uomo bello e forte
e diventare la sua compagna! ”

 

Queste poche frasi, ritrovate in un cassetto di una delle tante case Cinesi a luci rosse in San Francisco intorno al 1890, descrive in modo straziante ed efficace i sentimenti delle ragazze Cinesi schiave in America e del loro anelito alla salvezza.
Non sapremo mai chi era l’ autrice di questa accorata confessione, più simile ad una poesia che a una pagina di diario. E non sapremo mai se ella riuscì infine a trovare la libertà o se, più probabilmente, finì la sua breve vita ammazzata dalla sifilide o per mano di un violento cliente.
Tuttavia queste parole ci danno la misura della realtà brutale in cui erano costrette a vivere le piccole schiave oggetto di un indegno traffico tra Cina e Stati Uniti che durò circa un secolo e che costituisce una delle pagine più vergognose della storia Americana. Un mercato che rimase attivo ancora 75 anni dopo la liberazione degli Afro – Americani…con il beneplacito del pubblico e perfino dei media.


Con l’ Exclusion Act la possibilità per gli uomini Cinesi in America di avere rapporti sessuali leciti si azzerò: il Governo aveva ormai approvato leggi di stampo razziale che impedivano non solo alla gente di colore ma anche ai Cinesi di unirsi a donne di razza bianca, con pene molto severe per ogni infrazione che partivano da multe pecuniarie molto salate fino alla reclusione. IN realtà i linciaggi per questo tipo di reato era una consuetudine di cui le stesse Forze dell’ Ordine si servivano abbondantemente, un po’ per comodità e molto più spesso a scopo ” educativo “.
L’ enorme presenza Cinese presso le Compagnie Minerarie e in seguito presso le ferrovie Statali impose quindi la necessità di procurare compagne di sesso a questi operai- schiavi, e in numero massiccio vista la durezza delle condizioni di vita e la velocità di trasmissione di malattie sessuali, come sifilide e scolo.
Gli uomini, sottoposti a continuo stress psico-fisico , spesso perdevano ogni controllo con le prostitute, aggredendole e sfogando su di loro l’ ansia e i sentimenti repressi, giungendo fino all’ omicidio. Presso le Compagnie MInerarie questo tipo di reato non era mai punito; al massimo si teneva isolato l’ operaio per una giornata e lo si imbottiva di alcool, per poi rimetterlo al lavoro.
I Cinesi infatti, soprattutto quelli più giovani e piccoli di statura, erano considerati merce preziosa poichè potevano essere impiegati per piazzare cariche di esplosivo nel ventre della montagna, in cunicoli così stretti da risultare interdetti a uomini di media corporatura. Chiaramente si trattava di missioni suicide e gli operai tremavano al pensiero che prima o poi sarebbe toccato a ognuno di loro di saltare con le mine. Il clima di terrore era quindi una costante e si riversava interamente sulle fragili spalle delle schiave bambine, che in quel luogo costituivano l’ ultimo anello della catena .
Per tale mansione si preferivano ragazze molto più grandi di età e di costituzione robusta, al fine di farle durare almeno qualche mese. L’ importazione era completamente nelle mani di emissari Cinesi Statali, spesso non legati ai Tong, che lavoravano su diretta dipendenza dell’ Ufficio per il collocamento della madrepatria.
Costoro agivano ai margini della legalità e munivano di documenti le ragazze, in quanto le Compagnie Minerarie erano anch’ esse Statali e soggette a continui controlli Governativi. Il reclutamento avveniva sotto forma volontaria presso le campagne interne della Cina , dove tali emissari blandivano le contadine offrendo loro una prospettiva di lavoro ben remunerato in America come cameriere o braccianti agricole. L’ età media delle ragazze oscillava tra i 16 e i 20 anni, un’ età matura per la Cina, e non di rado si trattava di giovani spose o madri di famiglia che, cedendo alle lusinghe di affrancarsi dalla povertà, si lasciavano convincere ad apporre la loro X per firma su contratti di lavoro fasulli , che le vincolavano per 5 anni oltre oceano.
Finite nei bordelli costoro, dopo essere passate tra i letti del comandante della nave con cui facevano il viaggio, gli ufficiali di bordo e decine di altri personaggi , venivano smistate presso i locali delle Compagnie. Qui svolgevano doppia mansione: sguattere e cuoche di giorno e prostitute di sera, con l’ obbligo di accoppiarsi con tutti quelli che le richiedevano. E poichè la proporzione era 3-4 ragazze ogni 200 maschi queste si ritrovavano a dover soddisfare non meno di 50 maschi a notte, il che accorciava loro inesorabilmente la vita e ne sfiancava le risorse fisiche. Un medico le visitava settimanalmente, al fine di accertare la presenza di malattie, e quando le ragazze risultavano gravemente compromesse sparivano; in pratica venivano soffocate e i loro corpi fatti saltare insieme alle cariche nelle montagne. La sorte di queste ragazze , fantasmi anche per il pubblico Americano , venne a galla solo decenni dopo, grazie al faticoso lavoro di ricerca e di analisi documentaria effettuata dalle Associazioni Umanitarie che si diffusero negli Stati Uniti tra la fine del 1800 e gli inizi del ‘900, e il cui operato portò alla promulgazione di leggi che frenarono tali iniquità. Molto del materiale , una vera accusa per il Congresso, fu insabbiato o distrutto per mano Governativa: tuttavia le fonti documentali sono ancora attendibili e hanno fatto luce tra la connivenza tra la Mafia Cinese e personaggi di spicco nel quadro politico dell’ epoca, non ultimi alcuni Presidenti degli Stati Uniti, come Rutherford B. Hayes che nel 1879 autorizzò una revisione del trattato di Burlingame- Seward , a Grover Cleveland, che nel 1888 inasprì il periodo di interdizione dell’ immigrazione Cinese innalzandolo a 10 anni.

 

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Prostitute di una tipica casa del The, 1880, San Francisco Chinatown

Queste misure, nate ufficialmente per salvaguardare il lavoro e la
” purezza della razza ” Americana, in pratica alimentò il traffico delle schiave Cinesi soprattutto in direzione delle Compagnie Minerarie e Ferroviarie, con la tacita approvazione del Governo che si garantiva così anche una bella fetta sui proventi del mercato della prostituzione e della droga.
Molto più eclatante e in un certo senso anche pubblica la questione delle schiave bambine, le vere sing song girls, che trascorrevano la loro breve vita in locali a luci rosse diffusi capillarmente soprattutto a San Francisco ma presenti un po’ in tutto il nord America. Benchè nascosti nei vicoli delle parti vecchie delle città tali locali erano conosciutissimi e molto frequentati; la clientela comprendeva Cinesi di basso livello ma anche non pochi Americani di lignaggio o benestanti che volevano provare il gusto dell’ estrema depravazione. Ciò dimostra anche lo scarso valore che i Cinesi attribuivano alle bambine e alla durata della loro vita.
IN genere , e particolarmente nei riguardi di prostitute di condizione più alta e perfino per quelle chiuse nelle Case del The, i rapporti con i bianchi erano proibiti e le donne si accoppiavano esclusivamente con Cinesi; il che concedeva loro almeno la speranza di fare qualche buon matrimonio o essere accettate come piccola concubina da qualche Signore. Ma per le bambine dele grotte o per le ragazze destinate alle Compagnie Minerarie non si usavano tali riguardi. Per i Cinesi erano materiale di poco conto, allevato esclusivamente per il traffico del sesso e con nessuna possibilità di sopravvivenza. D’ altra parte, in base alla loro cultura, le bambine erano ormai ” marchiate ” dall’ infamia del rapporto con il bianco, una razza degenerata da cui i Cinesi hanno sempre preso le distanze. Nemmeno i loro genitori le avrebbero rivolute indietro.
Quindi, quando le bambine erano troppo malate o sfinite, venivano condotte nell’ ” Ospedale “, un eufemismo per indicare il luogo in cui sarebbero morte.
Si trattava di sotterranei scavati all’ interno delle grotte, veri e propri cunicoli infestati dai topi e impregnati di umidità, in cui l’ acqua sgocciolava lentamente dai muri e in cui gli insetti erano unici coinquilini della sventurata che, adagiata su un pagliericcio sporco e puzzolente, veniva letteralmente abbandonata a morire di fame e di consunzione. Talvolta, se la bambina era ancora lucida, per un senso di praticità se non di pietà le veniva concesso un piccolo lume a olio, una ciotola d’ acqua, un pugno di riso e infine una certa quantità di oppio che, se ingerita, avrebbe fatto scivolare lentamente la bambina nella morte. Alcune si attaccavano alla vita, benchè indegna, e ormai al buio e digiune venivano ritrovate immerse nei loro escrementi ma vive e con le ciotole vuotate.
Se la bambina si era ripresa abbastanza da poter riprendere il lavoro veniva ricondotta nella sua cella, lavata e nutrita. Ma nella maggioranza dei casi veniva soffocata perchè era ormai divenuta un peso per i trafficanti, e infine portata via. Analoga sorte era riservata alle ragazze delle Compagnie MInerarie. IN questo caso era il Direttore dei lavori o il Medico che avvertiva chi si occupava dello ” smaltimento ” , manovalanza dei Tong che provvedevano a porre fine alle sofferenze delle prostitute e a portarsele via.
Ciò perchè le Compagnie ,per motivi religiosi , non si occupavano dell’ atto pietoso di sopprimere le moribonde e negli Ospedali non girava quel tipo di oppio, quindi lasciavano fare ai Cinesi che nel contempo procuravano loro un’ altra ragazza in sostituzione

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L’ età delle bambine prostitute era sempre più bassa.  Ai primi del 1900 prostitute di 5 o 6 anni affollavano soprattutto le ricche case di piacere, dove formalmente svolgevano l’ attività di ” artiste “, cioè musiciste o cantanti.  Si prediligevano bambine dai lineamenti dolci e dai piedi fasciati, come nel caso della bimba in foto, così piccola che è stato necessario mettere sotto i suoi piedi una cassa per non farla cadere a terra.  San Francisco Chinatown, 1889 c.a.

I medici Europei erano assidui frequentatori dei bordelli, da cui prelevavano i corpi delle bambine in agonia su cui ” in nome della scienza ” conducevano macabri esperimenti o effettuavano sezioni sui loro cadaveri. In definitiva si trattava di merce avariata e ai Cinesi faceva piacere che qualcuno li sollevasse dall’ onere di sbarazzarsene. Con tutto ciò i cadaveri delle schiave bambine affollavano i fiumi e se ne trovavano dappertutto, anche agli angoli delle strade. Per evitare scandali infine fu la Polizia locale ad occuparsi dell’ ingrata incombenza di prelevare i corpi delle prostitute direttamente dalle Case, per poi farli seppellire in aree riservate e ignote.
Intorno al 1890 il traffico delle piccole schiave era alle stelle; le bambine erano sempre più giovani e oltremodo richieste. IN casi eccezionali e se si trattava di vere bellezze alcune passavano direttamente nei Palazzi di ricchi Cinesi come concubine di infimo ordine, alle quali era lecito chiedere cose altrimenti ” proibite ” alle mogli o alle favorite. Sempre meglio che conoscere l’ onta delle grotte , cubicoli di 2 metri per 2 in cui le prostitute vivevano e facevano tutto, dal magro pasto ai bisogni corporali agli amplessi coi clienti.
Per impedire che impazzissero veniva loro somministrata una grande quantità di oppio il che, oltre a renderle docili, originava una dipendenza da cui non si sarebbero mai più liberate.
Le bambine non erano mai vergini, essendo state stuprate innumerevoli volte prima di arrivare alle Case; tuttavia alcune venivano lasciate intatte per la gioia dei primi compratori, che potevano divertirsi a sfondarle per divertimento . Non poche purtroppo venivano acquistate per i giochi di morte, attività sessuali morbose a metà tra sesso estremo e messa nera, in cui l’ eccitazione massima veniva raggiunta nell’ amplesso con la bambina già morta o che veniva uccisa durante l’ atto.

Per almeno quarant’ anni il calvario delle sing song girls rimase un argomento di scarso interesse per gli Americani, con le bambine alle finestrelle che ormai facevano parte del panorama. Fu solo alla fine dell’ 800 che Organizzazioni UManitarie spesso di matrice religiosa portarono all’ attenzione del pubblico il problema delle piccole schiave, coinvolgendo Alti Prelati, Politici e perfino la Stampa. L’ azione più incisiva e determinante in tal senso fu quella di Donaldine Cameron e della sua Organizzazione, perchè agì attivamente salvando migliaia di piccole schiave destinate al commercio della carne ma dette vita a importanti campagne di sensibilizzazione popolare che nel tempo operarono radicali cambiamenti politici e sociali.
La storia di Donaldine Cameron è emblematica. Figlia di immigrati Neozelandesi soffrì la fame e l’ alienazione che era destinata a tutti gli immigrati poveri in America. Date le condizioni precarie della sua famiglia fu allevata in collegi Presbiteriani, che operavano soprattutto nei sobborghi di San Francisco. La sua infanzia fu quindi in un certo senso serena ed ella fu istruita nelle arti femminili,
imparò a leggere e a scrivere e fu educata in previsione di un tipico futuro di sposa e madre. L’ incontro scontro con la realtà delle piccole schiave avvenne per uno strano caso del destino che mutò completamente la sua vita.
In città esistevano varie Missioni Presbiteriane, in genere dirette e gestite da donne che si mostravano particolarmente sensibili nei confronti delle disgrazie delle ragazze Cinesi, i cui corpi straziati erano visibili sia morti che vivi in ogni angolo di strada. Una di queste era la Missione Occidentale Presbiteriana che sorgeva proprio nel cuore di Chinatown ed era diretta da Maggie Culbertson, che l’ aveva fondata già nel 1872 e aveva già sfondato parecchi muri di omertà e concussione nei confronti del problema delle piccole schiave. Tuttavia nel 1895, si dice a causa di un veleno ad azione lenta che le fu somministrato da alcuni nemici Cinesi , si ammalò e non fu più in grado di lavorare. Per caso Maggie era una grande amica del Direttore del Collegio in cui la Cameron , ormai venticinquenne e in procinto di prendere marito, fungeva da educatrice . Le fu chiesto di aiutare la Culbertson per un periodo ed ella accettò, ma non era affatto preparata a ciò che si trovò davanti quando arrivò alla Missione.
All’ epoca Chinatown era al massimo del suo splendore e al contempo del suo degrado. Rappresentava una città nella città, completamente autonoma, gestita interamente dalla Mafia e dalla Polizia locale per i quali era la gallina dalle uova d’ oro, dato il forte traffico di droga, alcool e prostituzione che si svolgeva nelle sale da The, ricettacoli di gioco d’ azzardo e ogni tipo di vizio.

 

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Una rarissima immagine di San Francisco Chinatown un sabato mattina del 1899.

Gremita di gente, sporca e densa di aromi di ogni tipo era una zona insonne in continuo stato di assedio, affollata da ricchi uomini d’ affari occidentali o Cinesi che si facevano largo in portantine sfarzose e di luridi schiavi di ogni razza costretti ai lavori più sudici. Tra gli empori, le bancarelle e i mercati pieni zeppi di merce d’ oltreoceano tra cui spiccavano i frutti e le spezie orientali migliaia di bambini nudi e macilenti si aggiravano in cerca di qualcosa da mangiare, mentre da centinaia di case le nenie delle prostitute bambine si perdevano nel clamore della folla, che non prestava loro alcuna attenzione.
Poliziotti in divisa si aggiravano tra i vicoli pronti ad agitare i loro manganelli su chiunque sembrasse sospetto mentre i Tong, come fantasmi invisibili, presiedevano ogni angolo e controllavano ogni misero buco. Insomma un luogo assolutamente poco raccomandabile in cui stupri e omicidi erano all’ ordine del giorno e non sgomentavano nessuno. La stampa , a meno che non venisse chimata direttamente dalla Polizia, se ne teneva alla larga e così i rispettabili cittadini di San Francisco, che conoscevano di Chinatown solo ciò che leggevano sui giornali e che questo o quel Governo voleva far loro credere. Chi entrava senza scorta in uno di quei vicoli lo faceva a proprio rischio e pericolo, e senza alcuna garanzia di uscirne da vivo.
Questo è quanto vide Donaldine Cameron quando entrò nella Missione Occidentale, dove pensava avrebbe continuato il suo tranquillo lavoro di educatrice di collegio. Quando scoprì che le sue colleghe quotidianamente da anni si recavano da sole e senza difesa in quel luogo di perdizione per portare soccorso agli schiavi di Chinatown ne fu sicuramente sconvolta. Quelle indomite Missionarie, ormai appellate dai Tong ” Diavoli bianchi “, non avevano paura di niente benchè fossero preda continua di minacce e aggressioni. Dovette imporsi un veloce cambiamento nelle abitudini di vita e di pensiero, cosa che fece in modo ammirevole.
E quando dopo un anno e mezzo Maggie Culbertson morì fu eletta nuova direttrice della Missione senza alcuna esitazione da parte delle sue colleghe, ormai consapevoli delle sue innegabili qualità.
Con la direzione della Cameron la Missione cambiò completamente le proprie linee guida, che fino a quel momento si erano limitate al soccorso ” in loco ” degli sventurati di Chinatown.
La Cameron comprese invece che bisognava agire a fondo e con vigore sul problema dello schiavismo e, come poi scrisse in uno dei suoi diari, ” grattare il fondo della padella per eliminare il marcio “.

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Donaldina Cameron, 1885

Quando arrivò alla Missione constatò che esisteva un problema nel problema: la corruzione tra le Forze dell’ Ordine, dal poliziotto comune che pretendeva ” il pizzo ” dalle prostitute proprio come i criminali di infima categoria, fino alle Alte Sfere dove giravano interessi milionari sul traffico dell’ alcool di contrabbando quanto sullo smercio di droga. Altri fiumi di soldi entravano nelle casse di Polizia ed Enti Statali dal gioco d’ azzardo, che rappresentava più della metà delle entrate ” in nero “. Questi traffici erano quindi intoccabili da parte di chiunque e le punizioni spietate.
Invece il mercato delle piccole schiave era completamente nelle mani dei Cinesi, poichè considerato di poco conto per l’ America. La Polizia entrava in gioco solo nel caso delle rarissime schiave fuggitive collaborando, dietro compenso, nel loro recupero pur sapendo di destinarle a morte certa: in questi casi la mafia non perdonava mai. Ciò era possibile anche grazie all’ ausilio delle Leggi e Ordinanze locali, in base alle quali qualsiasi donna Cinese presente in America doveva inevitabilmente essere parente di connazionali naturalizzati. Ogni schiava figurava come moglie , figlia o concubina dei Tong, che potevano esigerne la cattura in caso di abbandono del ” tetto familiare “. In altri casi le fuggiasche venivano denunciate per furto, in special modo quelle che lavoravano come cuoche o sguattere nelle Compagnie Minerarie, che non amavano disfarsi con l’ omicidio di merce tanto preziosa per i propri operai. Gli Agenti si limitavano quindi a picchiare e violentare le ragazze ” per dare loro una lezione “, ma poi le riportavano all’ ovile, dove percepivano una ricompensa in denaro.
Benchè si trattasse quindi di una situazione ignobile e perversa tuttavia il traffico delle piccole schiave presentava una certa fragilità, il che concedeva varie possibilità di intervento.
Nei confronti delle Organizzazioni Religiose, specialmente se gestite da donne di razza bianca, la Polizia era restìa ad agire e in certo qual modo faceva loro da scudo in caso di ritorsioni da parte dei Tong. Questi ultimi non avevano interesse a scatenare scandali o putiferi pubblici , e si limitavano ad agire nell’ ombra o punendo con sabotaggi e veleni chi riusciva a trafugare qualche piccola schiava. Se si era abbastanza coraggiosi e in grado di guardarsi le spalle molto si poteva fare per danneggiare il traffico delle prostitute bambine; e Donaldina Cameron lo era.
Da persona perbene com’ era nei primi due anni provò la strada della legalità e della Giustizia, arrivando persino a denunciare vari alti esponenti della Polizia di San Francisco e provando a farsi affidare la tutela su alcune delle bambine che era riuscita a trovare per strada o nelle prigioni del distretto, che erano in attesa della
” riconsegna ” ai familiari. In alcuni casi erano proprio i Cinesi poveracci, quelli vessati dai Tong, a segnalare la presenza di schiave nelle case da The. Ma non riuscì nel suo intento, perchè fino al 1903 la Legge Americana non permetteva a nessuno, nemmeno alle Istituzioni Religiose, la tutela o l’ affido temporaneo delle persone ” non bianche ”

( come erano definiti i Cinesi ) anche in caso di flagranza di reato e di denuncia diretta. Raramente era concesso ai Cinesi di testimoniare contro i loro connazionali, in special modo se l’ accusatore era ” persona non rispettabile ” , come le prostitute. Quindi l’ operato della Cameron si scontrò contro un muro di omertà, interessi privati e di menzogne che partivano proprio dalle Istituzioni Pubbliche e dai Tribunali Americani ; un vento di ostracismo che censurò anche i minuscoli trafiletti apparsi sui giornali locali.

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Tipica prostituta in Chinatown, 1887

Ma ogni medaglia ha due facce. Non erano rari i poliziotti e gli avvocati non corrotti di San Francisco che, lentamente, si unirono all’ opera pia della Missione riuscendo a superare scogli ritenuti fino ad allora insormontabili. Chiaramente si camminò ai margini della legalità; anzi in centinaia di casi le azioni della Cameron era dichiaratamente ” reati ” punibili penalmente, che andavano dalle lesioni fisiche al rapimento, al danneggiamento di esercizi pubblici ed edifici privati. Fu necessario il coinvolgimento di un gran numero di informatori Americani e Cinesi, la collaborazione di infiltrati tra le fila dei Tong e infine la buona volontà di alcuni giornalisti per far sì che il marcio venisse fuori e si iniziasse una campagna di sensibilizzazione “pro piccole schiave ” che comunque dette i suoi frutti solo decenni più tardi.
Nel frattempo la Cameron riuscì a salvare circa 3000 piccole schiave con i suoi metodi sicuramente poco ortodossi ma..molto molto efficaci.
Le case di piacere Cinesi attiravano come mosche individui eccezionalmente diversi tra loro ma con un unico fine : il commercio della carne, sia essa ” viva o morta “.
Esclusi i personaggi insigni, gli avventori di un certo rilievo e i clienti benestanti o borghesi restava una ghiotta fetta di assidui frequentatori delle piccole schiave : gli Istituti di Medicina e Anatomia , oltre ai viscidi individui purtroppo anche medici che per amore della scienza o della perversione trafficavano sui cadaveri delle bambine, spesso ancora agonizzanti. Più difficile fu il coinvolgimento dei medici orientali, i soli ammessi alle cure dirette delle prostitute, i quali tremavano al pensiero delle ritorsioni mafiose. La Cameron si faceva accompagnare negli Istituti dai suoi amici poliziotti, e lì riusciva ad entrare in contatto con i mercanti di cadaveri o a trafugare, in un modo o nell’ altro, i registri degli Ospedali che li inchiodavano direttamente. Nel caso dei medici che agivano da soli le azioni furono più aggressive: i poliziotti si mettevano alle calcagna di costoro e, colti con le mani nel sacco, li ” accompagnavano gentilmente ” alla Missione dove un paio di avvocati li minacciavano per bene di denunce che li avrebbero fatti radiare dall’ albo e sbattere in galera, se non avessero collaborato spifferando complici, luoghi di prigionia e modalità di accesso alle ” grotte “. All’ epoca La Legge non aveva la mano leggera nei confronti dei trafugatori di cadaveri e sicuramente una denuncia di una rispettabile, seppure problematica, Istituzione Religiosa Americana contro un comune medico non sarebbe stata presa sotto gamba.
Fatta la ” soffiata ” e garantitasi in tal modo la collaborazione del medico o del singolo si attendeva la nuova compravendita di cadaveri, che non tardava mai ad arrivare. Una pattuglia bene organizzata e in borghese riusciva a catturare i mercanti Cinesi e a farsi condurre nella miriade di cunicoli scavati sotto terra, dove erano rinchiuse le bambine. Queste venivano portate di nascosto alla Missione, dove la Cameron le curava, le nutriva e riusciva a procurare loro nuovi documenti , atti a giustificarne la presenza.

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Una delle modalità di azione della Cameron ( in basso la donna col cappello ). Qui la Polizia salva una prostituta Cinese dai bordelli di Chinatown facendola passare dal retro mediante una scala antincendio.

Era un modo molto pericoloso di agire e tanti furono gli eroi che persero la vita in tali circostanze; in seguito non pochi poliziotti rimasero vittime di ” strani incidenti ” e provvidenziali sparizioni. Altri furono allontanati e retrocessi, oppure accusati di falsi reati e radiati . Ma tutto avveniva in maniera sommersa e sempre più faticosamente, poichè gli avvocati della Cameron sollevavano polveroni giudiziari che minacciavano scandali pubblici.
Alla fine entrò in gioco la politica che impose il completo disinteresse per questi affari , lasciando ai Cinesi l’ onere di sbrigarsela da soli contro l’ ” angelo arrabbiato ” di Chinatown, come ormai tutti appellavano la Cameron.

( continua )

 

patriziabarrera.com

 

 

 

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