Sing Song Girls : le origini


 

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In Cina la prostituzione è sempre stata di casa, assumendo colori diversi a seconda delle epoche e dei costumi ma con un unico comune denominatore: una società prepotentemente maschilista all’ interno e dominata da sentimenti razzisti all’ esterno. Essere donna in Cina equivaleva a poco più di nulla: da creatura deviante a bambolina decorativa la sostanza era sempre la stessa.
La femmina esisteva in quanto fattrice, atta a perpetuare la razza e purtroppo per questo bisognava pur sopportarla; in definitiva la compagnia di una donna poteva essere anche molto piacevole, purchè ella non dimenticasse mai la sua posizione nell’ universo maschile e si adattasse al suo ruolo obbediente e sottomesso di oggetto di piacere. Spogliata di ogni ruolo, non più utile di un animale da soma ma, se si può, con meno diritti la donna Cinese per quasi mille anni ha dovuto rassegnarsi a sopravvivere grazie alla clemenza del maschio, che decide della sua vita e della sua morte, ne controlla i cicli naturali di moglie e madre, la esibisce come metro personale della propria potenza e infine la vende al migliore offerente, per rientrare nelle spese di non averla buttata appena nata, come era usanza comune, sul mucchio della spazzatura.

Dal momento in cui l’ obbligo di perpetuare il cognome familiare fu stabilito per linea maschile infrangendo il diritto, paritario, della primogenitura la Cina diede l’ avvio alla più grande strage degli innocenti che si sia mai vista sulla terra, e che non si è mai fermata, neppure ora, nel momento in cui state leggendo questo articolo.
La fame, le carestie, la penuria di lavoro che ha sempre soffocato il Grande Paese ha costretto le famiglie a disfarsi delle proprie neonate, che non potevano nutrire, e di dedicarsi all’ attesissimo maschio che avrebbe garantito ai propri genitori aiuto stabile in questo mondo e l’ eternità del ricordo nell’ altro.

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E’ la stessa struttura della società Cinese che impone un tale comportamento.
I suoi valori tradizionali, che ruotano intorno alla famiglia e al culto degli Avi, da sempre hanno definito una discrepanza di ruoli che , pur affermando la superiorità del maschio sulla femmina, tuttavia imprigionano entrambi con catene infrangibili i cui anelli sono costituiti da doveri e sacrifici atti all’ annullamento della individualità personale . Già prima dell’ era Imperiale il figlio maschio aveva l’ obbligo di continuare il lavoro paterno e il suo dovere principale, anche una volta sposato, era quello di garantire assistenza e nutrimento ai propri genitori come forma di riconoscimento per averlo messo al mondo. La sua vita, benchè rivolta alla procreazione e al consolidamento del suo status sociale mediante il lavoro, doveva mantenere un occhio di riguardo per coloro che presto sarebbero entrati a far parte degli Avi e con i quali mai avrebbe potuto tagliare il cordone ombelicale.
I suoi obblighi nei confronti dei genitori erano molteplici: dall’ aiuto economico e pratico all’ amministrazione dei beni di famiglia . Dall’ organizzazione, già in vita, dei loro funerali al mantenimento del culto di entrambi con adeguate tavolette,..insomma, un gioco di pratiche e rituali difficile e assai costoso che avrebbe avuto fine solo con la sua morte. Per cultura il figlio non abbandonava mai la famiglia d’ origine: una discriminante fondamentale, che trascinava con se scelte obbligate nei casi, frequentissimi, di grave povertà. . D’ altro canto la femmina non era destinata a restare ma la sua natura ne faceva dalla nascita una straniera, che un giorno sarebbe diventata proprietà di un’ altra famiglia alla quale era d’obbligo anche offrire una lauta dote. Non godendo di alcuna personalità giuridica, benchè sposa e madre, l’ utilità reale della femmina risiedeva nella sua capacità di lavorare, ma anche qui la rigida società patriarcale Cinese poneva limiti talmente gravosi negli spostamenti autonomi e negli orari di coprifuoco che infine l’ attività lavorativa si riduceva all’ aiuto domestico non retribuito.
Ma non basta :. il nubilato, ad esempio, non era contemplato e una zitella portava infamia ai suoi genitori, che non erano stati capaci di allevarla “ bene “ e quindi di accasarla. L’ ostracismo e l’ isolamento che ne conseguivano si aggiungeva all’ ulteriore danno di declassamenti del padre , da parte dello Stato, in campo lavorativo e il blocco della carriera agli eventuali figli maschi . Una situazione terribile che culminava nel suicidio, più o meno volontario, della matura signorina, l’ unico atto in grado di rimettere a posto le cose e riabilitare la famiglia agli occhi della società.

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La situazione degenerò ulteriormente, e non senza ipocrisia, quando entrò in scena il concetto della “ pietà filiale “ di origine Confuciana e Buddista, purtroppo severamente esteso alla vita sessuale dell’ individuo e al suo impegno obbligato nei confronti della collettività.

La visione comune di questo pensiero si basa sul rispetto insindacabile dei figli verso i genitori e dell’ intero nucleo familiare verso la Stato. L’ amore, la dedizione e il dovere si mescolano con accenti perversi alla necessità assoluta dell’ obbedienza e della sottomissione, dell’ appoggio assoluto l’ uno nei confronti dell’ altro e l’ omertà rispetto eventuali errori, fino ad arrivare al sacrificio estremo della propria vita, se ciò può rappresentare necessario vantaggio per la famiglia quanto per la collettività.. Tali concetti, imposti fin dalla primissima età, furono presto assimilati dal popolo e parteciparono a tutti gli stravolgimenti sociali che si susseguirono particolarmente alla fine del 1700, quando gli Occidentali divennero una realtà ansiogena, foriera di tempesta e dispensatrice di guerre e di calamità.
Il crollo della Dinastia Qing, i rapporti di vassallaggio della Cina con l’ Europa e infine l’ emigrazione in massa verso il Continente Americano rinsaldarono sempre più tali concetti, che sostenevano i Cinesi oltreoceano e permettevano loro di mantenere delle sicurezze interiori anche in Paesi dichiaratamente ostili.
Quando lo Stato Cinese “ chiamò “ i suoi sudditi al dovere di schiavi in America, al fine di onorare debiti che svilivano l’ intera Nazione e che per giunta erano scaturiti dalla menzogna dello straniero e non già da colpe proprie, i Cinesi obbedirono senza fiatare ma anzi grati di poter essere utili alla propria Patria.
Abbattuto il concetto di individualità il Cinese, dal 1840 in poi, si immolò alla causa dello Stato agendo come un sol uomo, e permettendo all’ America uno sfruttamento di massa e infine un massacro ideologico senza precedenti che tuttavia permisero alla Cina di sopravvivere , e infine di prosperare e dominare.
Il famoso “ Obbedisco “ che sulla bocca di noi Italiani ha spesso il suono falso dell’ ideologia su quella dei Cinesi ebbe il sapore del martirio volontario, le cui vittime privilegiate, come sempre, furono le donne. I contadini affamati che vendevano le proprie figlie o che addirittura lasciavano vivere le neonate per ingrassare il mercato della prostituzione in America lo facevano con la convinzione di essere nel giusto, e di partecipare nel proprio piccolo alla gloria della Cina. Prima che entrasse in ballo la mafia Statale e l’ importazione delle piccole schiave raggiungesse livelli epici non poche ragazze si imbarcarono clandestinamente sulle navi per andare a prostituirsi laggiù, con il pieno consenso dei loro parenti e nella profonda consapevolezza che non sarebbero mai più tornate indietro. Ancora più frequente, in perfetta sintonia con il binomio “ sacrificati per la famiglia e rendi giustizia alla Patria “ moltissime adolescenti si prostituirono in America per pagare i debiti dei propri genitori, pratica frequentissima e appoggiata dall’ intera comunità Cinese. Chiaramente nessuna delle giovinette che partì a tal fine riuscì nel suo intento: soprattutto quando entrarono in ballo i Tong, che organizzavano ,dietro pagamento o per rapimento ,questi “ viaggi della speranza “ il passaggio sulla nave aumentava in modo sproporzionato il debito della fanciulla, che si andava a sommare a quello per cui ella partiva. Aggiungendo il costo della stanza che veniva offerta , il vitto e il vestiario il debito diveniva ben presto così ingente che nemmeno con l’arte della prostituzione la ragazza avrebbe mai potuto saldarlo. La mafia congiunta Cino-Americana otteneva così in poco tempo e senza colpo ferire, anzi protetta dalla Legge, una enorme scorta di schiave volontarie che avrebbero lavorato gratis per sempre.

 

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Ecco una rarissima immagine di una piccola schiava salvata dalla prostituzione. San Francisco 1871.  L’ età delle bambine era molto variabile ed era connessa alle specialità richieste ad ognuna.  Benchè l’ eta media oscillasse tra i 12 e i 16 anni non erano rari casi di bambine sotto i dieci anni o più piccole, non ancora sviluppate, che  erano molto richieste.

La tragedia tuttavia avvenne per gradi e la tratta delle schiave, con i suoi orrori, procedette di pari passo con le Leggi anti prostituzione che l’ America emanava appositamente per far crescere il turpe mercato e stabilire sommersi rapporti economici con la Cina. Il “ salto di qualità “ lo determinarono prima la Corsa all’ Oro, con la necessità di soddisfare i cercatori con un numero ingente di donne, e poi la costruzione della prima Ferrovia Transcontinentale nel 1869, dove le prostitute erano destinate invece ai lavoratori Cinesi, ormai troppo numerosi per continuare a “ cavarsela da soli “. Prima di ciò non poche prostitute orientali riuscirono a ricavare un certo vantaggio dalla loro attività, anche se sotto il giogo di un protettore.
Una delle rarissime eccezioni in tal senso fu il caso di Ah Toy, una bellissima donna Cantonese che giovanissima partì per l’ America con il marito, durante la Corsa all’ Oro , nella speranza di trovar fortuna. Il viaggio fu un disastro a causa delle carenti condizioni igieniche e il giovane marito di Ah Toy morì durante la traversata per una grave infezione intestinale. Rimasta sola e senza soldi la bellezza asiatica trovò presto il suo pigmalione: il capitano della nave, affascinato dal tocco esotico della giovane e dal mistero dei suoi piedi fasciati, perse ben presto la testa e la ricoprì di sesso, cure e una cascata di denaro. Ah Toy arrivò quindi a San Francisco già ricca e bene informata su una delle leggende locali più in voga riguardo le “ grazie Cinesi “ e che la fece ricca. Sembra infatti che gli Americani fossero convinti che la vagina delle donne Cinesi non avesse il consueto “ taglio “ verticale ma che si aprisse orizzontalmente, a mo’ di bocca.

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Una rarissima immagine di Ah Toy poco prima che cessasse l sua attività, intorno al 1880

La penuria di donne orientali ( all’ epoca a San Francisco erano presenti solo 7 Cinesi, tutte sposate ) acuiva il desiderio maschile, per cui Ah Toy pensò bene di servirsene per far soldi. Benchè venga considerata la prima prostituta Cinese in America in realtà Ah Toy ben di rado concedeva la sua arte ai bianchi, prediligendo la compagnia di ricchi connazionali. Divenne famosa invece per i suoi peep show, uno spettacolo per guardoni importato direttamente dall’ Oriente e che anticipava di un secolo i film porno di cui i maschi sono sempre stati golosi.
In pratica in una stanza apposita la bellissima donna si posizionava nuda su un letto, indugiando in posizioni che nulla lasciassero all’ immaginazione ma anzi mostrando senza pudori le sue intimità. L’ intero spettacolo Live poteva essere gustato in contemporanea di vari uomini attraverso delle fessure comunicanti con la stanza e che passavano attraverso una sorta di grande scatola di legno, al cui interno dei meccanismi di rifrazione alteravano leggermente la realtà dando sfogo alla fantasia personale dell’ osservatore. IN seguito Ah Toy rese sempre più coreografico lo spettacolo, chiudendosi di volta in volta in gabbie o pagode e circondandosi di luci multicolori e musiche che catapultavano gli spettatori in un mondo di sogno, che faceva dimenticare loro l’ esoso compenso che la bella artista chiedeva loro. A fronte dei 25 centesimi di una prostituta di bordello o dei 5 dollari di una cortigiana d’ alto bordo la bella Cinese pretendeva ben 16 dollari. Per un’ occhiatina…che tuttavia gli Americani erano felicissimi di pagare!
In seguito le modalità di osservazione divennero sempre più articolate: poco prima dei suoi scontri con la mafia locale le due case di piacere di proprietà di Ah Toy prevedevano delle vere e proprie cabine con sedili di raso, porta scorrevole e asciugamani , che garantissero al cliente comodità, pulizia e…privacy.

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Ecco un esempio di peep show bow, la scatola magica dove per pochi spiccioli i maschi potevano guardare le parti intime delle artiste mediante immagini dipinte con dovizia di particolari e, più tardi, con fotografie.  Ah Toy andava oltre e offriva prestazioni LIVE, ma la tecnica di osservazione era la stessa.

L’ intraprendente donna riuscì a lavorare senza intermediari per circa 10 anni; poi, complice la Legislazione Americana con le sue Leggi anti prostituzione del 1854
( che penalizzavano i Cinesi ) e poi con le restrizioni all’ immigrazione tra il 1860 al 1882 che limitarono sempre più l’ autonomia e l’ imprenditoria Cinese, fu presa di mira dalle Forze dell’ Ordine e costretta a chiudere. Morì ricchissima e vecchissima in California nel 1928.
La sua figura affascinante e ambigua incarna sicuramente un simbolo di emancipazione femminile in un luogo e in un’ epoca dominata dal potere maschile; d’ altro canto era implicata lei stessa nel turpe mercato dell’ immigrazione delle bambine Cinesi, che finivano nei suoi bordelli anche in tenerissima età. L’ apparente contraddizione fa parte della natura Cinese ed è facilmente spiegabile: le sue giovani prostitute erano state tutte strappate dalle grinfie dei Tong e, benchè svolgessero un tipo di lavoro equivoco, erano comunque difese e garantite e compensate equamente in un traffico che solitamente non prevedeva un guadagno per le piccole schiave.
Ah Toy amava e tutelava le sue ragazze e in alcuni casi riuscì anche a piazzarle bene con dignitosi matrimoni. La sua influenza si allargò ad altre case di piacere Cinesi , che adottarono un comportamento più magnanimo nei confronti delle prostitute bambine.

Tuttavia quando l’ Organizzazione Tong perse la sua dimensione assistenziale e si trasformò in una Società segreta Cino – Americana qualsiasi remora o eticità nei confronti della tratta delle piccole schiave fu superata, e iniziò il periodo più tremendo per migliaia di ragazzine Cinesi che, importate come bestiame da parte dei loro stessi connazionali e con il supporto occulto della loro patria d’ origine, furono destinate ad un orribile destino di sfruttamento e omicidio che ancora pesa sulla coscienza Americana..

( continua )

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