Quando gli Americani puzzavano : piccola storia del Profumo


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Cari Amici,

per la prima volta il 21 marzo 2017 si festeggia la Giornata Internazionale del Profumo. La sua importanza nella storia dell’ umanità è spesso passata inosservata : mi sono quindi divertita a preparare un piccolo post che mi auguro vi piacerà, accompagnato dalla proposta di boccette di profumo d’ Arte che oggi vanno molto di moda e che potete acquistare sul prestigioso New York Time Store.  Il prezzo è molto contenuto e vi permetterà di fare un piccolo   investimento destinato ad aumentare di valore.  Oltre a ciò vi offro due ebook in download gratuito veramente interessanti, che potranno illustrarvi con dovizia di particolari il percorso del Profumo nella storia.    Allora che aspettiamo?  Partiamo subito con questo profumato articolo.  Buona Lettura!

L’ odore ha sempre accompagnato la nostra vita: dal profumo inebriante dei fiori al puzzo insopportabile di corpi non lavati. Dall’ aroma pungente delle spezie al repulsivo sentore di disinfettante. Se ci riferiamo alla nostra civiltà moderna l’ unica discriminante, tra un profumo gradevole e un tanfo nauseante , è il lavarsi o meno.


Gli Antichi si lavavano e ne abbiamo riprova in moltissime tavolette Egizie del 2500 A.C e, ancor prima, nelle famose stele Assire di Nabucodonosor, con i suoi giardini pensili da cui venivano estratte essenze odorose . L’ usanza era più o meno collettiva, cambiavano le modalità. I nobili e le persone illustri potevano concedersi spezie esclusive e coni profumati da porre direttamente sul capo, che al calore del corpo si scioglievano. Il popolo si lavava nei fiumi e ungeva di grasso mescolato a fiori il proprio corpo.
Anche i Greci si lavavano ma qui il profumarsi cominciò ad assumere una connotazione di classe: i ricchi manifestavano l’ elevatezza del proprio rango con lussuose spezie arrivate fresche fresche dall’ Oriente mentre la plebe si avvoltolava in unguenti, non di rado ricavati dal miele delle api.
I Romani furono più democratici e fecero del semplice atto del lavarsi un ‘ arte popolare ed eleborata. Grazie ai loro innovativi impianti idrici, che portavano l’ acqua direttamente nelle case, la popolazione era sempre pulita e profumata e quei pochi che non volevano lavarsi venivano pubblicamente alienati. Mai bagni pubblici furono così affollati cone quelli dell’ epoca Imperiale!
Qui le essenze in voga distinguevano l’ attività primaria dell’ individuo : i molli Senatori, con la loro pelle bianca disabituata al sole e alla fatica, si immergevano nel profumo di rosa e gelsomino, così come le opulente matrone, mentre i rudi Generali preferivano i chiodi di garofano o la canfora. Ma la scelta era vastissima e se qualcuno voleva tenersi il forte odore di maschio, che nell’ antica Roma andava molto di moda, poteva scegliere i muschi selvatici o il profumo di ambra grigia e- perchè no? – aromi sintetici derivati dal fegato di zibetti, ricchi di sensualissimi feromoni.

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Ecco un affresco della Casa della Farnesina, a Roma, databile intorno al I sec. A.C.  Qui una fanciulla versa delle essenze in una bottiglietta di terracotta.

Fino al V secolo d.C. il mondo era profumato, fatta eccezione per quei popoli ancora primitivi che lo abitavano . I commerci con l’ Oriente avevano portato..ondate di civilizzazione un po’ dappertutto e l’ Islam imperversava in tutta Europa, sostituendo le barbare usanze Europee di ricavare gioielli dalla polvere di talco, che venivano cuciti direttamente sui vestiti a mo’ di perline.
Sappiamo che i Giudei si lavavano e che profumavano anche i loro morti, come si evince dal Vangelo. I problemi arrivarono a braccetto con il Cristianesimo, dove il concetto della Santità del corpo albergo dell’ anima fece a cazzotti con la pessima usanza di
non lavarlo. Per contrasto nei confronti del Paganesimo, che incentrava nel lavaggio e nella profumazione del corpo anche significati religiosi, i nuovi Cristiani non dedicavano alcuna cura a se stessi e ben presto divennero la comunità ..più puzzolente del globo. Sarà per questo che Nerone li mise al rogo?
L’ infausta usanza perdurò nel tempo, portandosi appresso anche una miriade di complicanze, non ultime le malattie. Nel primissimo Medioevo la Chiesa Cattolica, per contrastare la piaga della peste e del colera, ma anche e soprattutto per allontanare il puzzo mefitico dei fedeli durante le Messe, usò cospargere l’ aria con un misto di incensi profumati che, non a caso, accompagnava il passaggio dei Religiosi per le strade. Il famoso ” odore di santità ” attribuito alle Monache in estasi nasce proprio da lì.
Nel frattempo l’ Europa dell’ est tentava disperatamente di profumare gli ambienti, non potendo utillizzare le spezie Orientali che erano troppo care e lontane. Dobbiamo agli Ungheresi, nel 14mo secolo, l’ invenzione di una fragranza a metà tra profumo e disinfettante ma con una alta gradazione alcoolica: si trattava del profumo al rosmarino, che si otteneva miscelando essenze di olii profumati con il rude alcool per pulire le stalle. Sembra che la Regina Elisabetta d’ Ungheria ne andasse letteralmente pazza!
L’ escamotage non bastò a dileguare la paura delle epidemie, che si diffondevano come un lampo in tutta Europa inducendo a chiudere gli ultimi bagni pubblici e costringendo la popolazione a rassegnarsi a puzzare. Si temeva che la contaminazione provenisse dall’ aria respirata in comunità, soprattutto quando dalle paludi apparve un contagio funesto che fu chiamato appunto…malaria. L’ Europa divenne talmente mefitica che i medici, costretti a visitare i pazienti, andavano in giro con strane maschere a becco contenenti aromi profumati o mazzolini di fiori di campo, per scongiurare le malattie. Ingenuo espediente che non servì a molto, visto che alla fine del 1300 metà dell’ Europa era stata spazzata via dalla peste.

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Illustrazione di un tipico abbigliamento medico Europeo nel 1656 .  Potete notare la famosa maschera ricca di essenze.

A dispetto di Scuole illuminate come ad esempio quella Salernitana nel tardo Medioevo si diffuse la credenza, corroborata da eminenti scienziati, che l’ acqua, anche quella del mare, facesse male alla salute indebolendo l’ essere umano ed esponendolo alle malattie. Eliminata quindi anche la salubre balneazione, in genere molto utilizzata dalla plebe, non rimase che coprirsi di lerci indumenti indicati come unica arma di salvezza nei confronti della morte. Oltre alla puzza del corpo, quindi, si aggiunse quella degli abiti, che difficilmente venivano lavati ritenendo salubre tenerli il più possibile addosso per ” integrarli al ritmo naturale del corpo “.
Per assurdo i morti , che prima di essere deposti nella tomba venivano accuratamente lavati e unti , divennero più puliti e profumati dei vivi.
Nel 1500 la colta Venezia, , già divorata dai miasmi della sua laguna e fattasi ricca grazie ai costanti traffici con l’ Oriente, fu la prima a introdurre il monile- gioiello, chiamato volgarmente pomander, una forma contratta di  pomme d’ ambre  . Si trattava di una specie di arancia fatta di metalli preziosi colma di olii e chiodi di garofano che veniva indossata come una collana. Alla bisogna un nastrino permetteva di aprirla in un lampo e- zac! – ecco che una folata di profumo si disperdeva nell’ aria permettendo ai ricchi mercanti di non sfigurare con i colleghi Orientali, sempre pinti e lindi. L’ usanza non fu adottata però nelle Corti dove perfino Lorenzo il Magnifico sembra …avvisasse del suo arrivo a 20 metri di distanza! Solo alla sua morte il Doge di Venezia decise di rinfrescare un po’ gli ambienti introducendo oggetti di grande fattura come fioriere o incensiere colmi della nonna dell’ acqua di Colonia. Si trattava di una miscela di rosmarino e agrumi messa a macerare in spirito d’ uva. Il suo aroma doveva essere davvero …esplosivo!

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Ecco un tipico Pomander, un oggetto d’ arte che rimase in voga fino al 1700. Questo che vedete in foto è del 1600 e lo mostra chiuso e poi aperto.

Non è un segreto che le prime Industrie profumiere in Europa sono nate in Francia agli albori del 1600. Pochi però sanno che la moda del profumo non si originò dalla necessità di coprire gli odori del corpo bensì quelli della pelle conciata, che costituiva una buona fetta degli accessori utilizzati nell’ abbigliamento maschile e femminile. I Francesi sbavavano davanti a guanti e corsetti di pelle, cappelli dalla falda larga, stivali e bracciali. Tutti questi orpelli però risentivano fortemente degli acidi usati nella concia, per cui si pensò di mitigarli immergendo la pelle in uno strano infuso di fiori d’ arancio, oppure di dotarli di piccole fialette di profumo inserite dentro la pelle stessa, chiaramente ricaricabili con la fragranza più alla moda. In seguito tutti gli abiti vennero realizzati con una miriade di spugnette imbevute di alcool, aceto e sostanze odorose, che avevano una funzione anche …disinfettante. Malgrado la diffusione del profumo, infatti, i Francesi continuavano a non lavarsi, preferendo addobbarsi con collane e anelli ripieni di una miscela di sali e ammoniaca, molto utili anche nei frequenti casi di svenimento per i corsetti femminili troppo stretti…o per la distanza troppo ravvicinata con individui puzzolenti di chiara fama. Ad esempio si dice che alla Corte di Maria Antonietta, come in precedenza in quella di Re Sole, l’ aria fosse letteralmente irrespirabile e che gli Ambasciatori Austriaci avevano la sensazione di “entrare in una grande cloaca “!

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Ecco Maria Antonietta di Francia ai tempi del suo fulgore.  Le parrucche, enormi ed elaborate che andavano molto di moda ai suoi tempi spesso sormontate da veli, uccelli imbalsamati e orpelli simili, erano veri ricettacoli di sporcizia. Parassiti di tutti i tipi vi si annidavano, costringendo spesso nobili e sovrani a raparsi a zero. Per allontanare i cattivi odori ci si cospargeva di povere di talco e si adoperavano ciprie profumate…ma non bastava!

Certo è che, dopo la Rivoluzione, al taglio della testa dei Nobili seguì la moda del taglio dei vestiti, che vennero ridotti ai minimi termini abbandonando per sempre parrucche e crinoline, ricettacolo di miasmi e infezioni. La libertà del popolo si accompagnò alla libertà dei costumi: la promiscuità sessuale unita alla fame e alla carenza di latrine pubbliche dette luogo a fior di epidemie, in cui le malattie veneree la facevano da padrone. Farsi il bagno tornò lentamente in voga, anche se ben pochi potevano permetterselo in una vasca. La medicina ufficiale, sempre restìa all’ idea della pulizia, dovette fare celermente marcia indietro e ammettere che la sporcizia accumulata sul corpo impediva
l’emissione salutare ” di liquidi corrotti “. Che in pratica erano quelli spermatici e vaginali. Entrò quindi in uso la moda del sapone, mentre le puttane inaugurarono per la prima volta le mutande e il bidet. Un gran lavarsi che non poteva essere fatto solo con l’ acqua, il più delle volte poco pulita in quanto attinta da fiumi o  pozzi. La neonata industria cosmetica e profumiera varò una saponetta economica e popolare, in quanto realizzata con soda e olio di oliva. Non aveva un forte aroma ma almeno permise al popolo di…socializzare. Siamo ancora lontani però dalla commercializzazione del Profumo, a cui il periodo del Terrore assestò un..deciso colpo di mannaia. Pur nata nella fiorente cittadina di Grasse, patria di fiori e di aromi, e malgrado la proliferazione di fragranze in tema del tipo ” Acqua di ghigliottina ” oppure ” Gocce di Terrore ”  ( si chiamavano proprio così! ),
la moda di profumarsi nella Francia della fine del ‘700 conquisterà pochi, in genere i ricchi, che mettevano il profumo  dappertutto, anche nei fazzoletti e nelle ciprie.

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Clicca sulla foto e scarica GRATIS questa piccola storia del Profumo.  In Italiano

Incredibilmente dobbiamo la vera e propria diffusione dell’ arte di profumarsi in Europa agli austeri e puritani Inglesi, malgrado non usassero ancora il bidet. Abili negli affari questi misero insieme la scoperta dei profumanti sintetici che veniva dalla Germania e la loro Compagnia delle Indie, che forniva a basso costo fragranze naturali di ogni tipo. Idearono quindi la ” Rivoluzione Igienista “, che riscoprì l’ importanza di un corpo pulito e profumato e inserì in ogni casa l’ uso del sapone. La commercializzazione del profumo passò da artigianale a industriale, abbassando i costi e instillando nelle nuove generazioni il piacere di apparire puliti e profumati.
C’è da dire che una bel calcione di avvio alla nuova usanza fu dato dalle epidemie di colera che si susseguirono a Londra tra il 1800 e il 1854, e non ultima la stigmatizzazione delle luride usanze dei suoi connazionali da parte del Dottor John Snow, che con le sue accuse costrinse il Governo a migliorare le pratiche igienico- sanitarie Inglesi e a rimuovere le montagne di escrementi umani e animali che facevano bella mostra di se.. nelle fognature dell’ acqua potabile!

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Molto probabilmente la seconda epidemia di peste a Londra del 1854 fu generata dai lavori sotterranei  della metropolitana di St. Pancras, quando migliaia di topi, disturbati dal rumore, si riversarono nelle strade  mettendo in luce una realtà…sconvolgente!

Comunque sia i traghetti a vapore si riempirono di profumi e iniziarono a scorrazzare qui e lì per l’ Europa, approdando infine anche nelle lontane Americhe.
Intorno al 1860 gli Americani erano considerati, non a torto, gli individui più sporchi del mondo. Dopo aver criticato e sterminato
” quei luridi Indiani ” colpevoli di essere depravati nel corpo e nell’ anima ma che tuttavia si lavavano e si profumavano, i rudi Cowboys, i Cercatori d’ oro e i biechi fuorilegge riempivano con i loro miasmi l’ aria delle città nuove, dove gli impianti idrici erano pressocchè inesistenti. Oltre a ciò la maschia mentalità che
” puzzare equivalesse a essere uomini ” non aiutava molto le nuove generazioni a liberarsi del proprio sudiciume.
Ci pensò Pasteur nel 1860 con la sua  teoria dei germi  a colpire al cuore gli Americani, da sempre ossessionati , se non dal desiderio di fare un bagno, dalla loro atavica paura delle malattie.

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Clicca sulla foto e scarica GRATIS questo ebook illustrativo degli stili e dei design delle più belle bottigliette di profumo.  In Inglese.

Grazie anche alla grande quantità di soldi entrati in America con la Corsa all’ oro, l’ ondata di immigrazione che portò moltissimi Industriali Europei a investire nel Nuovo Continente e, purtroppo, allo sterminio degli Indiani che rese possibile l’acquisizione di territori sconfinati, l’ America si dette molto da fare per migliorare le condizioni igienico- sanitarie di quella moltitudine di persone che stava affollando il Continente. Medici Inglesi istruirono i locali dell’ importanza della disinfezione, soprattutto se si lavorava …a stretto contatto ascellare con individui di etnie e sudorazioni diverse. La necessità di scongiurare le epidemie andò di pari passo con quella di allontanare i cattivi odori, che ormai apparivano ai più come il primo passo verso un possibile contagio.
E’ del 1860 la scoperta, da parte di un anonimo dottore di frontiera dall’ olfatto fino, l’ invenzione del primo deodorante per ascelle della storia. Era un comunissimo intruglio di cloruro d’ ammonio avvolto in un pastrma a quanto pare funzionava benissimo, visto che nel 1888 fu brevettato a Philadelphia e infine commercializzato con nomi decisamente evocativi, del tipo ” L’ Amico Silenzioso ” o “Profumo della mamma “. Non ebbe molto successo su larga scala, in quanto si presentava come una crema cerosa dall’ odore discutibile e che ungeva i vestiti, ma aprì la strada alla ricerca e sottopose il problema della sudorazione eccessiva ai fabbricanti di profumi.   Nel 1903 in Pennsylvania nacque il primo anti traspirante della storia, chiamato Everdry , anche questo non molto fortunato perchè il cloruro di alluminio di cui era composto chiudeva talmente bene i pori delle ascelle da arrecare danni a chi lo usava, con febbre, disidratazione e segni di avvelenamento. Fu tolto dal commercio con tante scuse ma ormai il dado era tratto e l’ America si rimboccò le maniche al fine di trovare il prodotto giusto che potesse soddisfare senza pericoli le esigenze di pulizia e profumo del pubblico e ..rimpinguare a dovere le casse dei fabbricanti. Il bagno giornaliero divenne un Must e le Industrie produttrici di saponi e cosmetici, che ormai spuntavano come funghi, vararono ben presto dei nuovi standard adeguati, con l’ obiettivo finale di vendere quanti più prodotti possibili.

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Ecco un esempio di pubblicità del deodorante degli inizi del 1900.

Nel 1927 l’ Associazione Americana dei Produttori di sapone e glicerina crearono un Istituto di Ricerca, chiamato proprio Istituto di Pulizia e Norme Igieniche, che l’ anno dopo mise in circolazione un grazioso libretto , A tale of soap and water: the historical progress of clealiness, originariamente destinato agli scolari ma che in realtà passò nelle mani dei genitori, responsabili del sudiciume dei loro figli. Il non puzzare divenne letteralmente un affare di Stato, visto che il Governo degli Stati Uniti partecipò attivamente al lavoro di smantellamento delle cattive abitudini igieniche della popolazione, favorendo e supportando economicamente le Industrie promotrici di questa campagna di sensibilizzazione.
Uno dei marchi più favoriti da questo supporto statale fu il deodorante in stick Odo-Ro-No, che deve la sua invenzione al Dottor Murphey, un eminente chirurgo che agli inizi del ‘900 aveva la necessità di condurre i suoi interventi chirurgici…senza sgocciolare. Sua figlia Edna, che evidentemente aveva il bernoccolo degli affari, incaricò una grande Agenzia pubblicitaria di avviare un lancio del prodotto che, con tanto di approvazione medica, per la prima volta presentò al grande pubblico la sudorazione umana come una malattia a tutti gli effetti. Furbamente la campagna prese a bersaglio le donne, facendole sentire tanto colpevoli di puzzare da aumentare le vendite del deodorante del 500%. La pubblicità terroristica fece tanto effetto da essere presa come esempio da altre Case produttrici, che mitragliarono a tappeto ogni sorta di difetto femminile, dalle ascelle non rasate, all’ alitosi, ai capelli bianchi, al sorriso poco smagliante. L’ imperativo era apparire sempre al massimo, pulite, disinfettate e profumate. L’ industria dell’ abbigliamento subì un duro colpo nel periodo che va dal 1910 al 1930, assaggiando in anticipo il clima di austerity che seguì il crollo della Borsa nel ’29 . Ormai il primo dovere delle fanciulle in età da marito era categorico e sembrò accomunare tutte le classi sociali: non puzzare. Con tocco da maestro la Listerine approfittò della situazione con una pubblicità di vero impatto: le fanciulle che non curavano la freschezza del loro alito erano condannate ad una vita da ” Eterne Damigelle, mai spose. ”

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Ecco uno dei manifesti pubblicitari ” del terrore ” nella campagna di sensibilizzazione Americana per l’ uso dei deodoranti

Conquistate le donne i fabbricanti di deodoranti e profumi passarono all’ universo maschile; lo stereotipo dell’ uomo ” che non deve chiedere mai ” era ancora presente nell’ immaginario collettivo, ma subdolamente gli si affiancò il quesito inespresso .
” Si, ma perchè puzzare ? ” Con la promessa di sicure conquiste galanti e agitando lo spauracchio di possibili ” cadute di stile ” nel mondo lavorativo le aziende analizzarono sotto i raggi X il corpo maschile. Pancetta, povertà e calvizie passarono in secondo ordine rispetto all’ esigenza di emanare un gradevole profumo .
All’ uopo furono coniate fragranze che ammiccassero nostalgicamente al rude cavaliere di altri tempi e a boschi incontaminati ricchi di muschio e di licheni.
Nel 1935 nacque Top Flite, il primo deodorante maschile, bene in vista nei negozi con il suo flacone nero a forma di sigaro e la sua fragranza muschiata. Per gli uomini ci si sbizzarrì più che con le donne, forse perchè il pubblico maschile rappresentava una difficile conquista. Le mogli tornavano a casa con profumi a forma di bottiglia di whiskey, o di bicchierini da liquore, e così l’ amato consorte poteva entrare nell’ Olimpo degli Dei profumati senza perdere di prestigio. I nomi dei Profumi erano decisamente rudi e invoglianti : Brut, Centauro, Macho, Old Spice e chiaramente Denim. IN seguito alla innovazione dei profumi sintetici, di cui il famoso Chanel n. 5 fu capostipite, la strada Americana delle fragranze in commercio fu tutta in discesa e cominciò a impreziosirsi di flaconi e bottigliette da design, tali da conquistare il pubblico più con gli occhi che con l’ olfatto.
L’ ultimo step di questa gran fatica, che partendo dall’ America segnò una tappa decisiva per le industrie profumiere e cosmetiche mondiali, fu l’ attenzione rivolta ai pargoli, un target quasi tabù dato l’ amato stereotipo del ” profumo naturale di bambino “. IN realtà i bambini, soprattutto se molto piccoli, sono tutto un miasma di cacca e di pipì, e quando la veterana Johnson & Johnson ebbe il coraggio di gridarlo senza pudori si ebbe il consenso di tutta una popolazione mondiale di mamme, finalmente felici di essere anche loro comprese. Così, in una collettività pulita , deodorata e profumata entrarono di diritto anche i bambini che, come nei tempi antichi, vennero cosparsi di olii ed essenze profumate.
E il cerchio di questa storia infinita finalmente si chiude.

Ed ora vi presento alcune fra le bottigliette di profumo artistiche più belle che io abbia mai trattato.  Sono tutte realizzate da noti artisti secondo uno stile Art Deco, originali e certificate dal prestigioso marchio New York Time Store.  Il prezzo è decisamente abbordabile e potrete fregiarvi di piccole sculture che saliranno di valore monetario e artistico in poco tempo.

Per acquistare cliccate sulla foto. Sarete reindirizzati alla pagina prodotto.

Yellow and Green.
Questa bottiglietta gioiello in vetro soffiato è una piccola opera d’ arte. Realizzata a mano dal maestro Chris Pantos secondo i dettami della Vecchia Scuola, è un pezzo unico perchè ogni flaconcino è diverso dagli altri. Arriva firmata dall’ artista e con il suo certificato di autenticità. Costo : 275 dollari

Cardinal Parfume Bottle
La genialità del design sta nel fatto che il tappo di questo flaconcino, realizzato a mano, è una scultura dell’ uccello Cardinale .Firmata da Chris Pantos ne esistono solo 100 pezzi, tutti soffiati artigianalmente. Costo : 350 dollari

Pink and Green Round
Ricorda un po’ la lampada di Aladino questo prezioso flaconcino in vetro soffiato dai tenui colori primaverili in cui spicca il blu. Chris Pantos ha realizzato il tappo separatamente, incastrandolo poi nel collo. Costo : 275 dollari

Yellow and Blue
La tipica forma a candela è un’ espressione tipica dell’ Art Deco qui rielaborata con toni molto accesi. UNa particolarità unica ad un prezzo piccolo piccolo : 225 dollari

Blue and Pink Round
Elegantissima, dal sapore orientaleggiante, questa bottiglietta realizzata senza stampo è un segno distintivo di Chris Pantos. Disponibili solo pochi pezzi. Costo : 275 dollari.

Yellow and Green Domed
E’ la mia preferita, sia per lo stile che l’ uso sapiente di colori. Qui l’ accento INglese del design è molto presente. Costo : 275 dollari

Questi sono solo alcuni esempi della bellezza dei prodotti da collezione che potrete trovare sul New York Time Store.. E se vi piace la Old America date un’ occhiata al mio Exclusive America!

 

E per finire ecco le bottigliette di profumo più bizzarre ( e brutte ) degli ultimi tempi.

 

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A Moschino piace stupire ma questo flaconcino che somiglia a uno spruzzino per i vetri è decisamente brutto!

 

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Un vaso da fiori al posto del tappo. Ops! questa volta ha decisamente esagerato.

 

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Non si direbbe proprio che questo flaconcino dal vecchissimo sapore rococò sia un Valentino.  Davvero inguardabile!

 

 

 

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A metà tra un cavatappi e un portachiavi questo flaconcino firmato dalla popstar  Katy Perry è…indefinibile!

 

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Il contrasto nero e oro potrebbe anche andare ma lo stile è decisamente..vecchio.  Questo Sisley Soir d’ Orient è una delusione.

 

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Vorrebbe essere un diamante a forma di stella ma  Thierry Mugler doveva essere ubriaco quando ha disegnato questo flaconcino!

 

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E per festeggiare il proprio egocentrismo ecco  un Nicki Minaj realizzato  a somiglianza della bizzarra creativa! Un  mezzo busto da..levare il fiato!

E con questo ho finito. Spero che vi siate divertiti e che le vostre notti siano dolcemente..profumate.

A presto!

 

 

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