Old America :Il Natale vien dalla Virginia


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Ormai siamo abituati al Natale Americano. Enormi alberi di Natale e decorazioni fiabesche danno l’ impressione di entrare in un mondo incantato, in cui troneggiano pupazzi di Babbo Natale in dimensione umana e renne dagli occhi lucidi, che non a caso si rifanno alla tradizione ormai consolidata del piccolo Rudolph. Abbuffate colorate si alternano a brevi periodi di raccoglimento, in cui tutti si sentono più buoni; e i negozi di giocattoli e di dolciumi letteralmente scoppiano di prodotti, alcuni dei quali finiranno nelle mani di associazioni assistenziali che, almeno in questo periodo, si ricorderanno dei poveri del mondo.
Montagne di regali si affollano sotto alberi e presepi mischiati a pensierini furbamente artigianali; e ogni nostra giornata si apre al suono magico dei canti tradizionali che echeggiano da improbabili emittenti televisive, per lo più laiche, che fino all’ altro ieri si scagliavano sulle contraddizioni della religione.
Di questa atmosfera a tratti magica a tratti banale ormai non potremmo più farne a meno. Levare pensieri nostalgici al senso di comunione vera che dovrebbe nascere nei nostri cuori in un periodo di riflessione piuttosto che di consumo avrebbe il sapore di una falsa retorica e di una banalità aggiunta. Tuttavia mi piace offrirvi una suggestione diversa, un tuffo nel passato per comprendere come sia venuto fuori il Natale che conosciamo nella speranza forse di recuperare quello che abbiamo perduto.

Nel rispetto delle linee guida di questo blog che si rifà alla storia e alle tradizioni della Old America, partiremo dallo Stato della Virginia, vera culla Americana delle tradizioni moderne del Natale, e prima ancora dalle antiche Colonie, nella maggior parte delle quali il Natale non si festeggiava affatto.

Quaccheri, Calvinisti e Puritani, con i loro rigidi e tristissimi obblighi di rinuncia, castità e digiuno erano quasi allergici al Natale , del quale rifuggivano anche il richiamo spirituale alla collettività e alla comunione di sentimenti. Ingrigiti anzitempo dalla freddezza dei loro costumi e dal vizio di portarsi la vita sulle spalle piuttosto che cucirsela addosso come un caldo e comodo vestito, in tutto il New England tali comunità chiudevano decisamente le porte al Natale, considerata una ” festa Papista incentrata su riti pagani “. Nel 1659 il Tribunale del Massachussets addirittura proibì, con multa di 5 scellini ( una cifra pesante per l’ epoca )
” La celebrazione o anche solo il ricordo di un giorno come quello, sotto ogni forma, siano esse di convivio , divertimento, feste o balli . Viene proibita in contemporanea anche l’ astensione dal lavoro, sia esso pubblico o esplicato tra le mura domestiche “.
Penitenza piena, quindi, anche quando il Natale cadeva di sabato o di domenica.
Nello stesso periodo l’ Assemblea del Connecticut proibì ” la lettura comune del libro delle preghiere, la frequentazione parentale, la celebrazione liturgico- religiosa, il convivio, l’ emissione di musica sotto qualsiasi forma e- perfino ! – la produzione di torte o dolciumi di alcun tipo “. Insomma, un Natale ” di riflessione ” nel vero senso del termine da cui però veniva bandito ogni spensieratezza e senso di calore umano.
La NON celebrazione del Natale rimase in auge fino agli inizi del 1800 presso le comunità Calviniste, Quacchere e Puritane stanziate a New York e Philadelphia, nelle colonie Medio atlantiche di New York, in Pennsylvania e nel Maryland del Sud. Anche quando, nei primi del 1800, il Natale divenne una Festa Nazionale in America tali comunità protestarono vivacemente all’ ” obbligo del festeggiamento “. Nel 1749 i Calvinisti, ad esempio, occuparono la Piazza di Philadelphia e i Quaccheri, per protesta, aprirono i forni e si recarono a lavorare, instancabili, nei campi dall’ alba fino a tramonto iniziato. Quelli che svolgevano lavoro stipendiato, invece, si assieparono silenziosamente davanti a uffici e botteghe deserte attendendo lì in piedi la fine dell’ orario di lavoro.

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Almeno questo è ciò che scrisse Pehr Kalm, in visita a Philadelphia proprio in quegli anni per conto dell’ Accademia Reale di scienze Svedese.

Ecco cosa scrisse l’ eminente scienziato nel suo diario :
” 25 dicembre , Natale. Eppure la comunità Quacchera è affaccendata nel normale lavoro quotidiano, le botteghe sono tutte aperte e sembra un giorno come tutti gli altri. I fornai sono al loro posto, nessuno vende il tacchino, in casa non si gusta il porridge e nessuno si fa gli auguri. Tuttavia qualche Chiesa Presbiteriana è aperta e da lontano mi sembra di sentire qualche musica liturgica. I bambini vanno a scuola perfino oggi, e non vedo aleggiare sui loro volti lo Spirito del Natale. ”
Questa assenza completa di atmosfera Natalizia deve aver sorpreso non poco il pur razionalissimo scienziato, così avvezzo alla tradizione festaiola del suo Paese, dove Inni e Messe si accompagnavano a canti e balli e la popolazione da lungo tempo era avvezza ad addobbare meravigliosamente l’ albero prima ancora che tale moda si diffondesse nel resto dell’ Europa!
Delusione completa deve invece averla sofferta, qualche anno dopo, il missionario Presbiteriano Philip Fithian, di ritorno da una vacanza da sogno in una delle più belle piantagioni della Virginia, la Nomini Hall, di proprietà di un quasi misconosciuto Padre Fondatore della Nuova America, Robert Carter III, al quale peraltro si deve l’ introduzione della tradizione del Natale negli Stati Uniti.
Padre Fithian proveniva dal New Jersey, terra di pregiati vigneti e di cavalli . Lì le festività del Natale si trascorrevano tra giochi all’ aperto, cacce alla volpe ed allegri convivi, rallegrati da canti e balli in grado di miscelare il sacro col profano. La sua permanenza in Virginia aggiunse un tocco di folklore locale alla sua idea del Natale dove ” di mattina all’ alba si veniva svegliati da colpi di arma da fuoco sparati in giro per letizia e divertimento, per poi gettarsi su una mastodontica torta cucinata a dovere di notte dai servi negri, che venivano premiati poi con una pioggia di monetine raccolte in una cassetta chiamata all’ uopo Christmas box “..
Quindi il mortorio che egli visse nel Natale del 1775, quando si recò a Philadelphia per una pia opera di verifica e conversione, deve essergli rimasto particolarmente impresso se è vero ciò che leggiamo nella sua successiva relazione :
“Giorno di Natale. Silenzio. Non un canto di festa, non un grido di gioia, non uno sparo di pistola giocoso. Cio che vedo sono le strade vuote, le case buie e, dove possibili, operai e impeigati al lavoro. Per tutti questo giorno è un giorno normale; anzi, se si può, più piatto e monotono degli altri. ”
Forse fu questa amara sensazione che spinse poi Padre Fithian a supportare l’ opera dell’ allora Governatore della Virginia Robert Carter III,dei cui figli era allora tutore,il quale si era appena convertito alla Chiesa Cattolica Battista e sembrava desideroso di riportare la celebrazione della Nascita di Cristo agli antichi splendori.
Costui era animato dalla profonda convinzione , soprattutto in seguito ad una esperienza mistica mentre era ammalato di vaiolo,, che tutti gli uomini fossero uguali agli occhi di Dio e che i Governanti, al di là del proprio Credo personale, avessero l’ obbligo di stimolare nei propri sudditi il senso sacro dell’ umanità e il risveglio di una intima spiritualità.

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Robert Carter III

Oltre a battersi affinchè la Virginia dichiarasse illecito il traffico degli schiavi e ne bloccasse l’ importazione Robert Carter III scavò a fondo nell’ intima tradizione degli ex coloni Inglesi che popolavano la Virginia, le cui attitudini conviviali ben si sposavano col sentimento egualitario aggregativo della Festa Religiosa. Riproponendo una delle più antiche ballate della tradizione Inglese -Scandinava, The Twelve Days of Christmas e importandola nelle scuole come una filastrocca per bambini egli operò una delle prime forme di condizionamento sociale a scopo umanitario, facendo intravvedere alle menti in boccio un nuovo modo di inquadrare la Natività e uno spiraglio di apertura verso il proprio simile.
La canzoncina, come in ogni migliore tradizione Inglese, si recitava come un gioco la sera in compagnia di mamma, papà e, come soleva all’ epoca, in questi casi si richiamavano anche i servi al fine di coinvolerli in quell’ atmosfera familiare. Nascoste nell’ innocente canzone, tuttavia, si nascondevano i germi di una sacralità collettiva espressi in maniera simbolica attraverso l’ elargizione di
” doni ” di natura mistica ma anche con la riflessione su un maggior raccoglimento nei giorni che precedevano la Nascita di Gesù.
Chiaramente questo non fu il solo cambiamento auspicato e stimolato da Robert Carter III.   In comunione con le Congregazioni Cattoliche Evangeliche prima e Battiste dopo egli ripropose la tradizione perduta dell’ Avvento sia dal punto di vista squisitamente religioso sia da quello, più ameno, del senso di Festa.
Partendo dalle suggestioni dei Vangeli di Luca e di Matteo e dai vecchi Riti della Chiesa Romana egli inquadrò il periodo Santo attraverso quattro fasi salienti della vita di Cristo, quaranta giorni di preghiera e di festa che coinvolgevano tutta la Sacra Famiglia.
25 dicembre : la Nascita di Gesù
1 gennaio : la circoncisione di Gesù
6 gennaio : la presentazione di Gesù al tempio
2 febbraio : la purificazione della Vergine

Esclusa poi, perchè non aderente con usi e costumi sociali Europei per i quali la purificazione avrebbe avuto un significato quasi contraddittorio in quanto cozzava con la verginità fisica e spirituale di Maria, fu in seguito prescelta la data del 26 dicembre anche se l’ intenzione originaria sarebbe stata quella di dare maggiore risalto al 27 dicembre, giorno in cui la Chiesa ricorda il martirio di San Giovanni Battista. La scelta fu obbligata dal fatto che il 27 dicembre era un giorno speciale per i Massoni, che avevano indicato il cugino di Cristo come loro protettore. Per non mischiare le cose, quindi, si pensò di celebrare il primo Santo Martire della Chiesa Cattolica,Santo Stefano, il che avrebbe anche stimolato i fedeli ad una maggiore riflessione sulla qualità della propria Fede.
La settimana prima di Natale era completamente dedicata ai preparativi o, meglio, all’ Attesa. Ciò avveniva, chiaramente, con lo stimolo alla preghiera e alla frequentazione di riti liturgici, ma non solo: con un volo nostalgico al passato si arrivò al Medioevo, quando le Cattedrali si riempivano di gente di ogni razza e posizione sociale. IN quei frangenti i diaconi passavano intere giornate a rivestire le Chiese con manti di rosmarino e alloro che , unitamente all’ incenso, svolgevano una funzione più disinfettante e profumante che decorativa.
Oltre a ciò, sempre nella Chiesa del primissimo Medioevo era usanza, poi sviluppata da San Francesco, che i fedeli più abbienti portassero dei doni al Bambinello, così come i pastori li avevano portati alla grotta del Redentore appena nato. Tali doni, in genere alimentari di prima necessità, venivano accumulati ai piedi dell’ altare e poi distribuiti tra i fedeli più poveri e in particolare tra i bambini che potevano godere, almeno una volta all’ anno, di qualcosa di buono e nutriente. Entrambe le tradizioni, che erano state ormai dimenticate nel resto del mondo Cattolico, furono quindi riesumate e valorizzate in Virginia aiutando i fedeli a toccare con mano il senso di collettività e l’ amore per Dio e per il proprio prossimo.

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Le Chiese Virginiane splendettero di decorazioni che gli stessi fedeli portavano e mettevano : ghirlande di agrifoglio, che gli scolari creavano tra i banchi con l’ aiuto dei maestri, alloro di montagna, vischio , edera e limoni. La sera del 24 dicembre un tappeto di petali di rosa e di erbe pungenti come la lavanda e il rosmarino accoglievano gli officianti e migliaia di ceri illuminavano meravigliosamente le navate.
E, finalmente, i fedeli potevano sfogarsi pubblicamente con i gioiosi inni di Isaac Watts o canti popolari come I saw three ships e The First Noel, seduti allo stesso banco dei loro servi negri o in perfetta letizia con l’ ultimo mendicante di strada che, in quell’ occasione, era il benvenuto.
Finalmente il Natale aveva riportato il sorriso sui volti dei fedeli, e stimolato davvero nel popolo l’ amore per la collettività. E’ ancora Padre Fithian che ci fa partecipi di questo grande cambiamento, se scrive:
” 29 dicembre 1773. Siamo tornati a scuola dopo il periodo delle vacanze, I bambini sono felici e stamane , per festeggiare la ripresa del periodo scolastico abbiamo offerto loro un gigantesco dolce cucinato per noi dai servi della famiglia di Peyton Randolph. Ma a breve altre Feste ci aspettano: il 1 gennaio con la circoncisione di Cristo e infine il 6, quando ci riuniremo nuovamente in Chiesa per cantare felici tutti insieme i meravigliosi Inni al Nostro Signore ”

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Pigne, agrifoglio, lavanda e rosmarino erano le basi delle prime decorazioni di Natale nelle Chiese Virginiane. IN seguito le famiglie ricche aggiunsero frutta fresca e agrumi, che alla fine delle Feste  venivano distribuiti alle famiglie meno abbienti.  L’ usanza delle ghirlande con i frutti della terra è poi rimasta e si è anzi consolidata nelle Colonie. Oggi è addirittura tornata di moda in America…tuttavia spesso vengono utilizzati elementi di cera o di plastica. E’ la tristezza del consumismo.

Una meravigliosa occasione di festa che coinvolgeva anche e soprattutto gli schiavi. Padre Fithian e gli altri missionari presenti in loco erano felici non solo che i servi di colore avessero ben recepito il messaggio di Cristo ( e infatti quasi tutti si erano convertiti , e con gioia, al Cattolicesimo ) ma anzi avevano fatti propri anche i Canti di Natale. Un fatto già risaputo se è vero ciò che scrive un altro entusiasta prelato, il Reverendo John Wright, nella sua parrocchia a Cumberland County durante le Festività del 1761:
” Stamane il mio padrone di casa, il buon colonnello Cary, mi ha detto che al suo paese nel giorno di Natale hanno sentito provenire dalle abitazioni degli schiavi ammirevoli interpretazioni dei nostri sacri Inni, e ciò dalle prime luci dell’ alba fino a sera inoltrata. Si potevano ascoltare brani come Joy to the world oppure God rest ye merry gentleman mescolati a brani più profani come Lully Lullay o The first Noel. I negri sono eccellenti cantanti e valenti musicisti: ciò mi fa sperare che a breve potremmo averli come membri della nostra Congregazione e ascoltarli esibirsi in Chiesa, come speranza per il nostro futuro. ”
Bellissime parole, estremamente siginificative se pensiamo che la Virginia fu la prima ad importare gli schiavi già nel 1619 nella tristemente famosa colonia di Jamestown. Tuttavia il cambiamento era nell’ aria e coinvolse non pochi proprietari terrieri che seguirono l’ esempio di Robert Carter III , il quale nel 1791 operò l’ atto mitico di liberare in un sol colpo 500 dei suoi schiavi. Certo, ci vorranno quasi altri 100 anni affinchè l’ emancipazione degli schiavi divenga una realtà, ma ciò la dice lunga sul sentimento popolare che si stava lentamente radicando nelle nuove generazioni e che sarebbe scaturito proprio dalla nuova gioia del Natale.
Se pensiamo alla durezza di quei tempi per la popolazione media e all’ infanzia negata della stragrande maggioranza dei bambini che, se non poverissimi, erano condannati comunque ad una severa esistenza fatta di dogmi e di regole sociali, possiamo comprendere quanto l’ introduzione del senso di Attesa e di Festa incise sul desiderio di riunirsi e di stare insieme, cementando famiglie e aprendo le porte ad un timido sospetto che le discriminazioni socio- razziali non avessero ragione di esistere.

(continua)

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