Gli Indiani Mandan e il Presidente Jefferson


Mandan village

Corps of Discovery ( Spedizione Lewis and Clark ) presso il Knife River, villaggio Mandan. Dipinto di Vernon W. Erickson

(continua)

 

Una seconda spedizione conoscitiva del territorio e degli Indiani ” a ovest ” fu fatta a soli 10 anni di distanza da quella di Evans da parte di due ufficiali dell’ esercito Americano indicati dall’ allora Presidente Thomas Jefferson, da sempre curioso riguardo la “faccenda degli Indiani Mandan ” . Si diceva che questo suo morboso interesse, occultato formalmente dalla ricerca di nuovi itinerari commerciali che da ovest potessero portare direttamente al Pacifico, gli fosse stata inculcata dall’ antico Precettore William Douglas, che era Scozzese. In realtà Jefferson era sostanzialmente un intellettuale dai grandi appetiti culturali ma dalla ambigua personalità. Gli ideali egualitari e liberali della rivoluzione Francese lo avevano significativamente influenzato, tanto che in parecchi dei suoi scritti sosteneva la parità intellettuale dei Nativi Americani con gli Europei e si dette molto da fare per impedirne l’ estinzione e preservarne, ove possibile, usi e tradizioni. Di contro era anche un fermo sostenitore della ” necessità dello schiavismo ” nei riguardi degli Afro-Americani, tanto è vero che pur possedendone tantissimi non ne affrancò mai nessuno.
Jefferson ” brigò ” molto per ottenere il permesso ( e le finanze ) del Congresso per questa famosa spedizione , la cui proposta gli era stata già bocciata due volte. Godette del permesso solo quando i conflitti tra Inghilterra e Francia per il possesso delle terre a ovest si inasprì e quando il sogno dell’ acquisto della Louisiana iniziò a concretizzarsi.

Thomas Jefferson

Thomas Jefferson

 

D’ altra parte la questione degli Indiani ” Gallesi ” in Virginia, terra natale di Jefferson, era ancora molto viva. Nel 1753 l’ allora Governatore Robert Dinwiddie , già molto colpito dalle notizie e dalle vere-false cronache che circolavano in Europa e in America sugli Indiani Mandan, aveva tentato di organizzare una spedizione conoscitiva anticipando di tasca sua ben 500 sterline. Quello che aveva destato il suo interesse erano alcune notizie venute a galla con molto ritardo e di cui nessuno metteva ancora in dubbio la veridicità.
A cominciare,  la storia del Reverendo Morgan Jones, di origine Gallese, che nel 1660 era stato nominato cappellano della Marina Inglese in una sede Americana vicino New York.
Costui fu poi catturato dagli Indiani Doeg, una piccola tribù dell’ antico popolo Pohwatan che si trovava in Virginia;  sembra che mentre questi lo appendevano al palo per bruciarlo vivo egli cominciò a urlare nella lingua madre e ciò sembra che abbia destato l’ attenzione di uno dei capi- guerrieri che, riconoscendo la lingua come quella dei suoi antenati, non solo lo fece liberare ma lo accolse come membro della tribù per più di 4 mesi. In tutto questo tempo ,  superato lo scoglio della comunicazione, fu quindi facile per il Rev. Morgan conversare ed evangelizzare gli Indiani.
Egli poi rimase in America come missionario per altri vent’ anni, e non appena tornato in Patria scrisse una lettera al suo diretto superiore, esponendo i fatti e di come egli fosse sicuro che gli Indiani Doeg avessero origine Gallesi. La teoria non era nuova: già nel 1673 uno storico Italo- Francese, Paul Marana, nel suo  trattato  Dialogo tra Genova e Algeri, città fulminate dal Giove Gallico aveva avanzato la possibile origine Gallese  degli Indiani Doeg, la quale era stata anche abbondantemente vagliata dai letterati del tempo senza che nessuno rilasciasse una opinione definitiva. Come spesso succede alla lettera del rev. Morgan non fu dato seguito; tuttavia, stranamente, la stessa lettera fu resa pubblica nel 1740 da  Thomas Lloyd, quando il religioso era ormai nella tomba da vari anni e non poteva più testimoniare o aggiungere altro sulla sua presunta esperienza.

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Per inciso : Thomas Lloyd era anche implicato nella faccenda William Penn e il suo desiderio democratico di un’ unione tra Inghilterra, America e Nativi. Proprio nel 1686 Penn aveva scritto molte lettere all’ insigne prelato pregandolo di aiutarlo ad attuare il suo illuminato progetto. Tuttavia Penn non era solo Inglese ma sostanzialmente Quacchero, e si sa che l’ espansione di questa setta, considerata eretica, non era ben vista in America. Vi consiglio di leggere di questo personaggio, che fu il primo ideatore di un Parlamento Europeo, e di chiedervi quanto il “pericolo ” di una Democrazia Globale possa avere influito sulla eventuale diffusione delle notizie di probabili Indiani Gallesi in America.

Ma la storia di Morgan Jones non fu l’ unica del periodo: nel 1660 un marinaio di nome Stedman della piccola contea di Brecon riferì di avere fatto naufragio e di essere approdato in Virginia dove alcune tribù di Nativi lo avevago accolto e curato. Con gran stupore l’ uomo si accorse che gli Indiani parlavano una sorta di Gallese arcaico, per cui riuscì molto facilmente a comunicare con loro e a carpire notizie sulle loro origini. Essi riferirono che i loro antenati provenivano da una terra lontana chiamata Gwynedd in Prydain Fawr    ( praticamente dalla Gran Bretagna ) e che vi giunsero su barche di legno, un’ usanza NON caratteristica per la gente del luogo che utilizzava canoe di pelle. Quando Stedman riuscì a tornare in patria, circa due anni dopo, riferì di quanto accaduto al ministro religioso locale . Ma anche questa lettera fu insabbiata fino a quando nel 1767 Charles Lloyd, un politico Inglese autore della magnifica relazione sulla condotta Inglese in Nord America THE CONDUCT OF THE LATE ADMINISTRATION EXAMINED, non la trovò e addirittura la allegò ai suoi scritti , dopo averne inviato copia ad un certo  Rev. N. Owen
Trovate copia di questo documento nel libro di Charles Lloyd   The British Remains 

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Questi e molti altri fatti, veri o falsi, contribuirono ad alimentare in Thomas Jefferson la curiosità nei confronti degli Indiani Gallesi in America : una sete di conoscenza tipica della sua mente aperta e della sua formazione culturale.
Che il Presidente fosse animato da interessi scientifici e culturali piuttosto che da aride mire commerciali o politiche è evidente anche nella scelta degli esploratori, selezionati accuratamente non tra quelli più qualificati dell’ epoca ne’ tra i più eccelsi collaboratori alla Presidenza.
Jefferson preferì affidare il delicato compito ad un esponente della sua ristrettissima cerchia di amici intimi, quelli con cui aveva rapporti di fiducia e di stima indipendentemente dalla sua carica di Presidente. Anzi, oserei dire tra quelli che arricciavano il naso davanti a questioni economiche e politiche definendole quasi ” vili pratiche provinciali “.
Come tutti gli altri gentiluomini suoi pari anche Jefferson era nato ricco, proprietario di immense piantagioni e di innumerevoli schiavi, sui quali pesava tutto il lavoro. La vita in Virginia scorreva tra balli e cene, e gli intrattenimenti erano di stampo culturale dove gli ospiti discutevano tranquillamente di filosofia, politica e religione, conversavano in varie lingue, e gustavano cibi raffinati fatti giungere appositamente dalla Francia e dall’ Italia. Tra balli e cacce alla volpe gli interessi comuni si dirigevano particolarmente alla geografia, alla storia naturale e ai diritti umani, ultimo strascico della corrente Illuminista di cui Jefferson era stato convinto esponente. IN tutto ciò tra i gentiluomini suoi pari era facile trovarne di annoiati che cercavano l’ avventura, a costo perfino di arruolarsi nell’ esercito per godere di una certa eccitazione e dare un senso alla propria vita. Non era questo il caso di Meriwether Lewis,
designato poi capo della spedizione dallo stesso Jefferson. Lewis non era solo un alto ufficiale ma un amico d’ infanzia di Jefferson, che per un per un paio d’ anni aveva studiato sotto lo stesso precettore, il già nomato William Douglas. Appena eletto alla Presidenza Jefferson lo elesse come suo segretario particolare.   Lewis inizialmente non rivestiva ruoli politici ma solo ” di fiducia “. In pratica era ” gli occhi e le orecchie del Presidente “, tale da informarlo sugli eventuali altarini o mosse segrete dell’ Esercito e dello stesso Congresso.
Inoltre Lewis era un fine conoscitore di tutte le erbe spontanee e medicinali del Continente Americano: nato in Georgia , prima di essere inviato in Virginia a studiare aveva conosciuto molte tribù di Nativi Americani Cherokee e ne aveva appreso la lingua e le conoscenze, non ultimo il linguaggio universale dei segni. Il rapporto tra Lewis e Jefferson era estremamente ” confidenziale “. Per designarlo come capo della spedizione il Presidente scivolò anche in parecchie irregolarità, in quanto lui stesso, come uno dei Padri fondatori della nazione nonchè della costituzione Americana, aveva stabilito che il Congresso avesse potere decisionale superiore a quello dello stesso Presidente in simili questioni. Altra irregolarità fu che Lewis, e non Jefferson, scegliesse il proprio collaboratore di fiducia , designando a sua volta un amico di vecchia data e non un esperto, cioè William Clark.

Meriwether Lewis and William Clark

Meriwether Lewis e William Clark

 

Per tacitare le inevitabili obiezioni del Congresso Jefferson indicò una cifra di investimento molto bassa, soli 2500 dollari. In realtà ne furono spesi ben 32.850, giustificati poi con la necessità della costruzione di Fort  Mandan… per la quale il Presidente aveva già dato mandato a Lewis in gran segreto. Insomma, tutto fa pensare che Jefferson fosse intimamente convinto che i Mandan nascondessero un segreto. In definitiva la spedizione non fu del tutto soddisfacente, nel senso che non trovò il famoso passaggio a nord ovest verso il Pacifico e gli esploratori sembrarono convinti, almeno in base a ciò che scrissero nel famoso Giornale, che i Mandan non fossero di origine Gallese. Tuttavia alcuni documenti sembrano sconfessare questa ipotesi.
Del giornale, che è praticamente un diario particolareggiato della spedizione, esistono altre copie che recano informazioni particolari indirizzate all’ allora Segretario di Guerra Henry Dearborn .E’ lo stesso Lewis ad affermarlo, proprio in calce al manoscritto originale.
Le informazioni riservate sembrano molto diverse da quelle poi pubblicate per il Congresso;esse sono descrizioni dettagliate su aspetti che potrebbero essere pensati per una successiva invasione o colonizzazione del territorio
Eccone uno specchio riassuntivo :

a) I confini delle terre delle varie Nazioni
b) La genesi delle tribù
c) La originaria terra di provenienza
d) La condizione attuale, in previsione di un possibile aumento demografico o meno
e) Il tipo di rapporto di ogni tribù con tutte le altre
f) Il tipo di rapporto con i bianchi e con le guide
g) Le attività primarie ( caccia o agricoltura)
10) Se siano dediti al nomadismo o siano stanziali
11) Se siano affetti da particolari malattie o se siano predisposti verso alcune di esse
12) IN quale modo possano eventualmente essere rimossi per fare spazio ad altre nazioni

In aggiunta al punto 12 ci sono poi altre annotazioni:

a) La lingua parlata
b) Il numero di guerrieri e le loro specializzazioni
c) Le tecniche di guerra
d) Le eventuali residenze estive o invernali
e) Tecniche di esodo

Questo rapporto confidenziale servì come base per il Messaggio al Congresso , dal titolo:
“Uno sguardo statistico delle nazioni Indiane che risiedono nel territorio della Louisiana e delle zone a nord ovest “, ma venne epurato di parecchio del materiale di cui sopra. A riprova di ciò nel cosiddetto ” indice ” del giornale vengono elencati alcuni paragrafi che poi mancano o sono incompleti. Paragonando il primo manoscritto ( considerato originale )con quello pubblicato per il Congresso, , è possibile ravvisare parecchie incongruenze , frasi tagliate o apposizioni di sigle in codice che rimandano ad altri documenti.
Come poi affermò Nicholas Biddle,che ebbe il compito di organizzare e far stampare il giornale, Lewis aveva in mano almeno altre copie del manoscritto: una di queste ora si trova presso l ‘ American Philosophical Society, un ‘altra presso la Missouri Historical Society e la terza venne consegnata direttamente allo stesso Biddle, che sembra essere l’ elemento oscuro dell’ intera spedizione.
Biddle, infatti, partì con Lewis e Clark ma non viene mai elencato tra i nomi di quelli che vi parteciparono. Al rientro in Patria egli stilò un intero progetto riguardo il piano di ritorno nelle terre dei Mandan e dei Sioux Lakota, ma non solo non potè attuarlo perchè fu promosso come uno dei Legislatori dello stato della Pennsylvania ( o provvidenzialmente allontanato ? ) ma dovette anche consegnare l’ intero giornale già approntato da lui per la pubblicazione a Paul Allen, che fu poi riconosciuto come vero progettista ed editore dell’ opera.

Corpse of Discovery Lewis and Clark

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Tuttavia Lewis aveva stilato esclusivamente per Biddle un giornale ” privato ” proprio nel periodo in cui stavano risalendo il fiume Missouri, e che egli si portò dietro quando divenne segretario di guerra proprio sotto il Presidente Madison, braccio destro del Presidente Jefferson , il quale fu investito direttamente da quest’ ultimo al proseguo delle ” trattative ” con gli Indiani Mandan e Lakota.
Insomma , un guazzabuglio di epistolari e mandati che sembrano trovare qualche spiegazione proprio in alcune delle lettere inviate da Lewis a Henry Dearborn.
Costui era molto legato a Jefferson: entrambi erano assolutamente convinti della politica di rispetto nei confronti dei Nativi, e non è un segreto che insieme vararono leggi che miravano a preservare gli Indiani dal successivo sterminio. Tra questi i Mandan godettero di una serie di norme eccezionali che, finchè rimasero in vigore ( vale a dire fino alla salita alla Presidenza di John Quincy Adams ) difesero il loro territorio da eventuali insulti ad opera dell’ Esercito e dei pionieri.
In uno stralcio degli epistolari intercorsi tra Lewis e Dearborn sembra si parli espressamente di un episodio avvenuto nell’ambito della spedizione, durante uno dei primi incontri tra gli esploratori e gli Indiani Mandan. Si riferisce che Lewis, fine conoscitore di molti dei dialetti dei Nativi, ne abbia utilizzati alcuni tipici mentre Biddle (cultore di lingue morte) si sia rivolto agli Indiani con alcune parole di Gallese arcaico  e che abbia riscontrato grande attenzione nei confronti di queste ultime da parte dei nativi. Stimolati a ripetere tali parole essi ne aggiunsero altre foneticamente molto simili, che appartenevano al loro dialetto locale. In breve fu possibile intavolare una strana conversazione costituita da rudimentali frasi in Mandan- Gallese che instillarono negli esploratori il ragionevole dubbio che la leggenda del Principe  Madoc potesse essere vera. ”
D’ altronde , se Lewis e Clark affermarono pubblicamente che ” non sussisteva prova dell’ origine Scozzese degli Indiani Mandan ” tuttavia  furono costretti ad ammettere che ” per peculiarità fisiche, culturali e linguistiche essi non assomigliavano agli altri Indiani, e che il loro linguaggio sicuramente apparteneva al ceppo Indo-Europeo. ”
Tornati in patria e consegnati al Presidente Jefferson i risultati della spedizione, che rappresentò una pietra miliare nella descrizione della geografia Americana, Lewis e Biddle sembrarono proseguire il progetto conoscitivo e di tutela della cultura degli Indiani Mandan, anche se in modi sostanzialmente diversi.
Lewis fu nominato Governatore della Louisiana col compito di iniziare una politica di concessione della terra a favore degli Indiani, di sedarne le rivolte interne e difenderli da depredazioni esterne. Il suo operato cozzò violentemente contro l’ invasione dei coloni e i progetti commerciali del Governo e delle Grandi Compagnie, e la sua prematura morte, avvenuta per cause ancora oscure, sembra confermare il fatto che i Mandan nascondessero un antico segreto.
Non dimentichiamo che la famosa spedizione era stata appoggiata e finanziata dal Congresso non solo a scopo conoscitivo ma, sopra ad ogni cosa, per affermare la sovranità Americana sui popoli che vivevano nel Missouri e su tutti quelli che gli esploratori avrebbero incontrato nel famoso passaggio a nord- ovest. Il fatto che i Mandan potessero avere origine Gallese rappresentava una spiacevole circostanza per quel momento storico, in cui stabilire i reali confini del Governo Americano e allontanare qualsiasi pretesa Inglese o Francese sul territorio a nord era priorità assoluta.
Lewis non era un politico e, purtroppo, sembrava essere animato da ideali umanitari e filantropici.

Sappiamo che aveva avuto il mandato da parte del presidente Jefferson di avviare negoziati con le tribù locali ma, soprattutto, di portare a Washington City dei rappresentanti Mandan affinchè parecchi dubbi sulla loro genìa potessero essere sciolti. A patto che ce ne fossero.
Evidentemente si, poichè Lewis non solo faticò tantissimo per arrivare a portare davanti al Congresso un eminente personaggio Mandan ma proprio questo episodio contribuì notevolmente alla sua perdita di prestigio, di onore e, con ogni probabilità, alla sua morte.

(continua)

 

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