Oh, Holy Night: storia di un miracoloso ateo


Storia vera di una canzone di Natale raccontata a Voi con lo stile di un romanzo. Una nuova esperienza per me che dono miei Lettori con un pizzico di apprensione.  Buona Lettura!

 

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E’ un freddo pomeriggio d’autunno del 1847 e Monsignor Eugène Nicolas, Abate della Parrocchia di San Giovanni Battista nel ridente paesino di Roquemare in Francia, si aggira nervosamente tra i banchi della Chiesa, desideroso di ridare lustro e splendore a quella costruzione ormai mezzo diroccata, che si stava ancora riprendendo dall’ultima inondazione del Rodano del 1840. Quella che allora era una bella Chiesa in perfetto stile gotico stava cedendo sotto le pressioni dell’umidità e del tempo. Le vetrate della Navata centrale erano tutte da rifare e la terza cappella a destra, che risaliva addirittura al XV secolo, versava in uno stato pietoso. L’unico pregio di quella che una volta fu il centro religioso e sociale del paesino era il monumentale organo, realizzato nel 1690 dai fratelli Barthélémy e Honoré Julien da Marsiglia, e poi spostato nella Chiesa di San Giovanni Battista nel 1820. Tutto qui. Non era poi molto per un Parroco ambizioso e di temperamento con la testa piena di innovazioni e con pochi soldi in tasca. Progettava per il prossimo Natale di invitare nella Chiesa i Notabili del tempo e probabilmente di organizzare una serata di beneficenza per raggranellare un po’ di soldi: i parrocchiani erano gente semplice e di poca sostanza, contadini o bottegai che vivevano in simbiosi con gli umori del cielo. La vita di Roquemaure dipendeva completamente dai vigneti, che si estendevano per chilometri nella campagna della Linguadoca. I suoi vini erano famosi in tutta la Francia e non pochi commercianti all’ingrosso ne beneficiavano allegramente: sarebbe stato dunque giusto che qualcuno di loro collaborasse alla rinascita della Chiesa. Era però necessario un Evento, una magia esclusiva che potesse attirarli e nel contempo premiarli per la loro generosità.


Monsignor Nicolas si stava arrovellando da tempo sulla questione ma non riusciva proprio a trovare nulla di soddisfacente: un nuovo Presepio, un quadro, una scultura? No, non erano sufficienti. Era necessario scavare nei cuori aridi di quella gente, così impegnata a far soldi da trascurare l’armonia dell’anima. ” Ah, se Dio potesse scendere dal cielo e parlare direttamente ai loro cuori ! ” – sospirava. Si ritirò depresso nella sacrestia e cominciò ad armeggiare in un vecchio baule, dove erano state riposte le statuine del Presepe.

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Ecco la facciata ovest della Chiesa di San Giovanni Battista

Gli capitò tra le mani uno splendido angelo di legno, dal volto intagliato a mano e dal sorriso luminoso di bambino. Sorrise di rimando e gli sembrò di scorgere in quel viso un’immagine familiare. Pensò ai bimbi dell’Oratorio e ne immaginò uno di quelli vestito da Angelo farsi strada tra i posti d’onore di quelle zucche vuote che avrebbero dovuto finanziarlo e… far cosa? Cosa può fare un Angelo? Si voltò di scatto verso la porta della sacrestia dove spiccava in alto la scritta ” Pace in terra agli uomini di Buona Volontà “. Ripensò ai cori angelici, alla poesia del Natale, ai pastori che arrivavano dalle colline e rimase folgorato dall’ovvietà della risposta. Ma certo! Un canto, una poesia, delle parole magiche che potessero aprire il cuore della gente e aleggiare come una carezza nella solennità della Festa! Monsignor Nicolas fece il conto mentale delle innumerevoli poesie sulla nascita di Nostro Signore che insegnava da anni ai bimbi della Parrocchia…ma le trovò tutte vecchie, già datate, a volte pompose. ” No, qui c’è bisogno di qualcosa di nuovo, di mai sentito.. ” si disse. Parole speciali che rinnovassero il senso del Natale e, perchè no ? , concedessero anche a se stesso un certo pregio davanti al Vescovo.
Già… ma a CHI rivolgersi?
Il Parroco elencò mentalmente tutte le persone illustri e colte del paese, in grado di scrivere una poesia degna di nota. Gli balzò subito alla mente un nome: ma, si trattava di una persona singolare, da prendere sicuramente con le molle. Un brav’ uomo la cui famiglia paterna conosceva da anni e che non di rado aveva supportato economicamente la canonica.
Ma..LUI? Un individuo potenzialmente ateo, dichiaratamente anticlericale e su cui aleggiava pericolosamente la fascinazione socialista?
Monsignor Nicolas sorrise; ripose l’angelo con un moto di soddisfazione e si sedette con aria sorniona alla scrivania, da cui cavò un foglio di carta e un calamaio. Con la sua bella grafia da latinista iniziò a scrivere un biglietto in cui pregava quell’individuo sovversivo a raggiungerlo in canonica il più presto possibile. Prima di chiamare il suo sacrestano per la consegna si fermò un attimo a controllare il destinatario. ” Monsieur Placide Cappeau. S.P.M.” Si convinse che era la cosa giusta: ah, quanto gli piacevano le sfide!

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Una bella immagine di Placide Cappeau più o meno all’epoca dei fatti

Placide era sempre stato un ragazzo difficile. Figlio di un produttore di vini e bambino prodigio in arte e letteratura, a 8 anni aveva perso l’uso della mano destra a causa di uno sciocco incidente con una pistola, brandita per gioco da un suo coetaneo. Uno sparo, e Placide diventa monco per sempre. Tuttavia, lungi dal demolirlo psicologicamente, questa disgrazia innescò nel ragazzino un forte desiderio di rivalsa, questa volta con l’arma intellettuale. Nel 1820, a soli 12 anni, vinse un premio di composizione presso il Royal College in Avignone in cui studiava. Ma il ragazzo non si fermò qui: costretto dal padre a laurearsi in Avvocatura e a intraprendere la professione di commerciante di vini iniziò a farsi conoscere dall’elite del tempo come prolifico poeta, saggista e narratore. Ben presto sperimentò la seduzione delle idee proto-socialiste espresse da Saint-Simon, Fourier e Cabet che inneggiavano ad un mondo egualitario e anarchico, libero dai vincoli della Chiesa e con un’impronta dichiaratamente sindacale, in cui lo sfruttamento del singolo e la cappa del capitalismo fossero solo un pallido ricordo.

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D’altra parte Placide non era mai stato un fervido credente: la
storia del Bambinello e della sua natività si erano rivelate presto per lui favole deludenti e aride parole senza alcun legame con la realtà. La grassa Chiesa Cattolica che aspirava, anche fomentando guerre, a mantenere il proprio potere temporale mal si combinava con il messaggio Cristiano di Amore Universale. Oltreoceano lo sterminio dei nativi Americani e la tratta degli schiavi negri urlavano giustizia attraverso la voce di Movimenti innovativi che denunciavano apertamente i soprusi perpetrati con la bandiera della Religione.
I suoi credi anticlericali gli avevano ormai alienato anche le simpatie della famiglia, che non lo aveva disconosciuto esclusivamente perchè il giovane era un ottimo curatore dei propri affari.
D’altronde le occasioni di vedersi ormai erano irrisorie: Placide era sempre in viaggio e quando era costretto a vedere l’anziano genitore si faceva precedere dai resoconti contabili..per addolcire la pillola.
Questo era dunque l’uomo che Monsignor Nicolas convocò in una piovosa sera di ottobre del 1847, in una parrocchia cattolica.

 

Christmas Night

Tante belle canzoni di Natale interpretate da me ad un prezzo piccolo piccolo!  Organo della Chiesa di San Giovanni Battista, a RoquemaureClicca sulla foto!

” Ma, Monsignore…non credo che Lei faccia sul serio !… ” – sbiancò Placide quando il parroco gli espose la sua azzardata richiesta.
” Non credo proprio – sorrise il battagliero Nicolas.
” Immagino che Lei sappia come mi pongo nei confronti della Chiesa.. ”
” Oh, per questo…il Suo banco vuoto parla da solo… ” – rincarò la dose il Parroco, alludendo alla costante defezione di Cappeau in Chiesa .
” E quindi come può pensare che io, con le mie convinzioni, possa fare una cosa del genere? Una poesia per la Chiesa…diamine! Che parole dovrei usare per celebrare qualcosa in cui non credo affatto? E’ da quando ero un ragazzo che ho smesso di biascicare rosari e rivolgermi alle statue..e ne ho preso di scudisciate da mio padre e dai miei tutori!
No Monsignore, credo che Lei debba rivolgersi a persona più adatta, a uno dei suoi Poeti Cattolici di cui la Curia va tanto fiera… ”
” Forse. Probabilmente ha ragione , Monsieur Cappeau.. Ma non c’è nulla che un Poeta cattolico non abbia già detto sulla nascita di Nostro Signore. No, io vorrei qualcosa di diverso, qualcosa che non odori di incenso o di latino. Parole che arrivino dritte al cuore e che chiariscano al popolo il mistero dell’incarnazione di Cristo. Ho letto qualcosa delle Sue poesie, mio caro amico, e il Suo stile è il più puro e realistico che abbia mai visto.. Lei ha un dono raro. Scrive come un adulto ma ha l’immediatezza di un fanciullo.Credo che saprà soddisfare ottimamente la mia richiesta. ”
” E aiutarLa a mantenere in vita un simbolo, una chimera, uno strumento di potere sul popolo? ”
” Un simbolo , certo, ma di eguaglianza. Di che si tratta in fondo? Di un Re bambino che preferisce nascere povero tra i poveri , di un uomo perseguitato per le sue idee di fratellanza e infine ucciso per avere predicato l’Amore tra i popoli. Mi sembra che non ci sia così tanto disaccordo tra il credo della Chiesa e il Suo.. ”
” Con tutto il rispetto Padre.. se si trattasse di un uomo qualsiasi Lei avrebbe perfettamente ragione ed io stesso sarei forse il primo a scrivere sul suo martirio. Ma la Chiesa sostiene la natura Divina di quest’uomo e la impugna come arma per dominare il popolo….”
” Non confonda il triste operato degli uomini con il messaggio del Cristo. E’ pur vero che la Chiesa soggiace alla vanità del mondo poichè, purtroppo, ha natura terrena e l’uomo è fallace. Lo sapeva perfettamente anche Nostro Signore Gesù Cristo quando disse a Pietro che , malgrado il suo amore, egli lo avrebbe tradito tre volte prima dell’alba! E malgrado ciò Cristo dette a Pietro il comando di questo potere terreno che, malgrado le sue empietà, avrebbe indicato al mondo la natura divina della nostra umanità. Il messaggio del Vangelo brilla ancora incorrotto e non conosce contraddizioni, perchè proclama il potere del Bene assoluto e ricorda agli uomini che sono tutti fratelli. Ma oggi forse questo insegnamento lo abbiamo perduto….”
Monsignor Nicolas si alzò pesantemente dalla sua poltrona e si avvicinò alla finestra. Fuori
si era alzata la nebbia e una pallida luna velata non riusciva a spandere luce.
” E’ per questo che l’ho chiamata, caro amico. Lei saprà ridare luce a questo messaggio, con l’onestà intellettuale che la contraddistingue .Segua la verità del Vangelo e si renderà conto di quanto noi tutti, Cristiani Ebrei Musulmani e..atei siamo sorprendentemente vicini… ”

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Un particolare del bellissimo organo della Chiesa di San Giovanni Battista a Roquemare, dove poi fu suonato per la prima volta il brano Holy Night, nel Natale del 1847

Quello strano colloquio andò avanti per più di un’ora, lasciando Placide profondamente disorientato. Il Parroco aveva sicuramente scosso il suo animo e stimolato un acuto senso di sfida. Nel suo io più profondo comprendeva la profondità del messaggio Cristiano e di quanto quel bambino nato a Betlem avesse tracciato una via che realmente frantumasse le barriere della diseguaglianza e dell’odio. Al di là della Chiesa e dei suoi giochi di potere la strada che indicava il Cristo era pura e illuminante.
Scese dalla carrozza che lo riaccompagnava a casa con un senso di freddo e di sconforto. Non era cieco abbastanza per non riconoscere che se l’uomo avesse applicato alla lettera gli insegnamenti di Gesù il mondo non avrebbe mai vissuto il buio oscurantismo di pensiero che ora lo minacciava più che mai.
L’orologio a pendolo suonò le 20,00 e il suo affezionato maggiordomo gli chiese se aveva già cenato. ” No Maurice, grazie, non ho fame. Credo che mi siederò un po’ accanto al fuoco e poi andrò a letto. ” L’ombra del servo scivolò silenziosa dietro una porta e Placide rimase solo. Si accese con calma il suo sigaro serale e si avvicinò alla grande libreria che dominava il salotto. Scrutò tra i libri e infine trovò ciò che cercava: il grosso volume era un regalo della cara madre, l’unica che lo avesse mai confortato nell’isolamento culturale della sua vita.
Era stata una donna silenziosamente attiva e aveva compreso perfettamente il disagio del figlio nei confronti di riti e parole in cui aveva imparato a non credere. Guardò le grosse lettere incise a mano in carattere gotico che brillavano di luce dorata nel crepuscolo della stanza. ” Il Vangelo di Luca “, lesse mentalmente. Potè sentire il rilievo di quelle lettere sotto le dita, quasi risplendessero di una vita propria. Quello di Luca era a suo parere l’unico vangelo che valesse la pena di leggere. Luca non era stato un apostolo del Cristo; anzi, non lo aveva mai conosciuto se non attraverso le parole di Paolo, il convertito che accompagnò a lungo nel suo duro cammino di evangelizzazione. Era un medico di chiara fama, eppure lasciò tutto in virtù di una ideologia, di un messaggio innovativo che per la prima volta abbracciava tutti gli uomini al di là della razza, dello status sociale e del credo religioso. Selettivo, critico, oggettivo al punto da risultare crudo, il Vangelo di Luca esprimeva l’amore del Cristo per gli emarginati, i poveri e i diversi. Non a caso la Chiesa Cattolica aveva ritardato nell’accettare Luca come uno degli evangelisti: ne fu costretta solo dalla grande diffusione di quegli scritti , e ben oltre il I secolo dopo la nascita di Cristo.
Eppure Luca aveva agito da antico cronista, raccogliendo quanto possibile testimonianze dirette dai pochi testimoni oculari ancora in vita, dagli annali e dagli scritti stessi del Tempio di Israele. Era l’unico che avesse colmato i vuoti lasciati dalla scarsità di narrazione sull’ infanzia di Gesù e di sua madre Maria. Il suo vangelo trasudava umanità e ispirazione Divina. . Eppure i primi Papi lo contestarono, ritenendolo freddo, costruito e di stampo pseudo-pagano.
Solo nel II secolo qualcuno cominciò ad apprezzarlo per il suo forte richiamo alla pietà e alla misericordia e i Teologi si accorsero di quanto l’amore per il diseredato e il diverso rispecchiasse intimamente il messaggio di Cristo.
“Un Vangelo socialista, dunque.. ” – rise tra se’ e se’ il buon Placide.
Ma non era proprio così e Cappeau lo sapeva. Luca andava oltre l’ideologia di qualsiasi credo politico e sociale, del tempo attuale quanto di quelli passati: contro il formalismo dei più puri Partiti Politici, seppure esistevano, le parole del Vangelo accusavano l’ipocrisia come una delle forme più pagane di eresia.
Ripensò con dolcezza alla nascita del Cristo descritta nel Vangelo. Luca, molto semplicemente,
parla di un ” Bambino deposto nella mangiatoia ” e di un ” Coro di Angeli che sveglia i pastori ” , i più umili tra tutti, quelli che in Palestina erano tenuti alla larga perchè considerati ladri e truffatori. Coloro che occupano quindi il gradino più basso della scala sociale sono i primi testimoni di un evento straordinario, la nascita di un Re ” che non trova posto nell’albergo ” e i cui genitori terreni ” sono troppo poveri per procurargli un degno giaciglio “.

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Da quel giorno, e senza darsi un obiettivo preciso, il buon Placide prese l’abitudine ogni sera di leggere qualche pagina di quel Vangelo. Spesso si addormentava davanti al camino col volumone sulle ginocchia sentendosi quasi in compagnia di un vecchio amico. Tuttavia i giorni che seguirono furono estremamente difficili per il suo lavoro e l’impegno mezzo preso con il Parroco del paese quasi gli sfuggì di mente. Per un commerciante di vini il mese di novembre era  la prova del fuoco e l’uomo non ebbe il tempo di intingere la penna nell’inchiostro che per meri resoconti aziendali. Placide non lo sapeva, eppure nel suo cuore si era già accesa una scintilla che di lì a poco avrebbe fatto di lui un miracoloso ateo….

(continua)

 

 

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