Vita da squaw: i crimini della Fede


inquisizione Spagnola in America Magic Old America

(continua)

Preceduta dagli orrori del Tribunale di Lima (1569) e di Città del Messico ( 1570) e dalla tremenda ondata cattolizzatrice di Filippo II di Spagna, l’inquisizione approdò nelle Americhe con tutto il suo incredibile potere moralizzatore e la sua virulenta missione purificatrice. I vari Monarchi se ne erano serviti abbondantemente per ripulire la Spagna da Ebrei, Mori ed Eretici fin dal 1478, con l’obiettivo ufficiale di frenare il pericolo Protestante al di là dei Pirenei e con quello reale di incamerare i favolosi beni dei nemici in Patria. Sembrò quindi logico esportarla anche in quelle terre lontane, dove molti degli ” Eretici ” si erano rifugiati e dove necessitava apporre un sigillo Cattolico sulle ” iniquità ” impudiche degli Indigeni. In definitiva nei primi decenni l’Inquisizione si limitò a perseguitare gli Ebrei e non di rado a frenare gli eccidi delle milizie Spagnole e dei Conquistadores, accecati dal miraggio dell’oro. In seguito camminò a braccetto con le atrocità Spagnole superandole di gran lunga e rivolgendosi in particolare agli Indigeni riottosi e alle donne.

Le indagini sugli antenati, gli esorcismi e la repressione a 360 gradi caratterizzarono un periodo lunghissimo e difficile da cancellare, il cui unico fine era annientare nello spirito la cultura Nativa: il triste compito fu quindi affidato volutamente a Inquisitori corrotti e anime invasate, le cui azioni indussero negli Indigeni nevrosi collettive gravissime e perduranti, tali da incidere sull’intero volto storico dell’America, prima del sud e poi del nord. La fine della cultura Nativa era comunque già stata decisa a tavolino dal primissimo sbarco di Colombo, che nel suo requierimiento ( cioè l’appropriazione arbitraria delle terre oltreoceano a nome del Re di Spagna e della Chiesa Cattolica) insieme al segno della Croce di Cristo legge una dichiarazione ufficiale che in realtà era una vera e propria dichiarazione di guerra che suonava più o meno così: ” Con ciò garantisco e giuro che, con l’aiuto di Dio e con la nostra forza,penetreremo nella vostra terra e condurremo guerra contro di voi (…) per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa (…) infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene a vassalli ostinati e
ribelli che non riconoscono il loro Signore e non vogliono ubbidire, bensì a lui contrapporsi.
Gli Spagnoli furono così autorizzati a massacrare i Nativi a gloria eterna della Cristianità.” Quando poi, pochi mesi dopo l’arrivo degli stranieri, le tribù vennero decimate dal vaiolo importato dagli Spagnoli questi , chiaramente, videro o vollero vedere in ciò la conferma di Dio ai propri atti e l’incoronazione ufficiale a Paladini della Fede. Gli assalti, le stragi, gli stupri e gli eccidi che ne seguirono furono quindi intesi come una automatica e necessaria conseguenza della lotta contro l’eresia, agli occhi ipocriti di chi li condusse ma soprattutto all’osservazione del mondo intero, che non solo non frenò gli eccidi ma anzi pretese a suo modo una fetta delle ricchezze del Nuovo Continente.

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In breve la simbiosi tra Cattolicesimo e orrore Spagnolo fu evidente: esempio emblematico fu l’assassinio del Capo Indigeno Hatuey, primo grande eroe nazionale Cubano , che si era ribellato alla schiavizzazione Spagnola e per questo fu legato ad un albero e bruciato vivo . Quando un Frate Francescano gli chiese se voleva convertirsi per andare in paradiso egli rispose fieramente : ” Se il Paradiso è dove vanno i Cristiani io spero con la mia morte di andare all’Inferno ” ! Anche ciò che successe al resto del suo popolo è illuminante: i Frati , a gloria di Gesù e dei dodici Apostoli, appesero gli Indigeni a gruppi di tredici su alte forche, tali da lasciar loro sfiorare il terreno e impedire il soffocamento, e poi li bruciarono tra preghiere e rosari… senza risparmiare donne e bambini.

Ma gli eccidi non si fermarono qui: gli Spagnoli e gli Ecclesiastici si vantavano di essere molto raffinati nei martirii e di seguire ” alla lettera ” i suggerimenti del Vecchio Testamento. Così, quando Vasco de Balboa si fece importare dalla madrepatria 40 grossi cani da caccia per stanare i Nativi rivoltosi e farli sbranare nessuno ebbe niente da dire; neppure quando la stessa tecnica fu utilizzata sui neonati che venivano letteralmente strappati dalle braccia delle madri e dati in pasto ai mastini sotto i loro occhi, o quando interi villaggi venivano mutilati di gambe e braccia e lasciati morire per dissanguamento, o quando le donne stuprate venivano squartate e decapitate per
” conservare di loro alcuni souvenirs “. Forti di versetti biblici che affermavano ” Se una tua mano o tuo occhio ti porta alla dannazione taglialo per salvare il tuo spirito ” Preti e Colonizzatori , reputando quelle genti appendice peccaminosa, misero a ferro e fuoco civiltà che per migliaia di anni erano state uniche proprietarie di quelle terre meravigliose.
In un tempo inferiore alla durata di una sola vita umana , vale a dire in meno di 80 anni, si stima che persero la vita circa sessanta milioni di nativi, a partire da quelli delle isole Caraibiche fino ad arrivare al Messico e all’America Centrale. In più riprese gli studiosi e i teologi hanno cercato di ” sollevare ” la Chiesa Cattolica dalla responsabilità degli eccidi, e anzi sostenendo che in quei Paesi Europei o di oltreoceano in cui l’Inquisizione era presente il numero dei condannati a morte per quei reati che costituivano pericolo per la Monarchia, La Religione o il Papa era estremamente esiguo rispetto alle condanne a morte dei Paesi Calvinisti, Luterani o comunque Protestanti. A suffragio di ciò citano ancora le competenze assegnate da Filippo II di Spagna ai Tribunali dell’Inquisizione, che nelle colonie Americane teoricamente non riguardavano gli Indigeni, ritenuti ” incapaci di comprendere la gravità di eventuali errori “. Tuttavia le competenze dei Tribunali erano ampie e indefinite: stregoneria, giudaismo, eresia, letture proibite, apostasia, sodomia, sacrilegio, malcostume, fattucchieria e molto altro passavano attraverso il maglio dell’Inquisizione, a capo della quale e particolarmente nelle colonie Americane si trovavano Prelati armati delle peggiori intenzioni e dalle gigantesche ottusità. Costoro, spesso per fanatismo o interessi privati, andavano OLTRE le proprie competenze ponendo sotto esame allegramente Ebrei e Indigeni, Neri e Protestanti, senza alcuna limitazione di sorta. Inutile dire che, fatti fuori gli Ebrei conversi, le vittime privilegiate rimanevano
i Nativi che, sulla base dei propri naturali costumi, risultavano prede facili da etichettare come Sodomiti se maschi o Streghe se femmine. Le povere vittime quindi venivano sottoposte ad atroci torture e infine, senza alcun tipo di processo ( in quanto non Giudicabili) venivano abbandonate al Braccio Secolare della Chiesa, cioè l’Esercito, al quale veniva imposto di ucciderle entro e non oltre 5 giorni dalla data di consegna, Pena la scomunica. Per questo migliaia e migliaia di persone innocenti, delle quali il 70 % donne, andarono a pesare sulle colpe dell’Esercito Spagnolo e dei Conquistadores e NON della Chiesa Cattolica, che si considerò estranea a tali carneficine.
Sempre per questo motivo gli storici accusarono poi i Protestanti di avere ” importato ” negli Stati del Nord i processi alle streghe che tormentarono il territorio per più di un secolo e mezzo. In realtà il fenomeno era già presente e attivissimo nell’America centro- meridionale molto prima dell’arrivo dei Frati Pellegrini… che comunque riuscirono a fare ancora più danni dell’Inquisizione stessa.
Le donne, particolarmente se Indigene, rimasero per più di due secoli le vittime privilegiate della cupidigia e dell’efferatezza dell’Inquisizione Spagnola. I Prelati godevano di un potere assoluto , in quanto accusatori e giudici, e le violenze sui Nativi erano considerate di così basso livello che le eventuali nefandezze dei singoli non solo non venivano punite ma non venivano neanche prese in considerazione. Inutile dire che gli stupri erano all’ordine del giorno: Indigene o meticce le donne erano costrette a subire qualsiasi tipo di molestia, in forma pubblica quanto privata. Nelle colonie Americane il livello morale del Clero era estremamente basso e i Sacerdoti potevano impunemente abusare del loro potere e della loro influenza spirituale sulle masse. La situazione era aggravata dal fatto che le uniche testimoni delle violenze rimanevano le vittime che, chiaramente, si astenevano dal denunciare i loro seduttori, che potevano in un attimo e per il solo personale piacere metterle a morte con una delle tante accuse a scelta, tra fattucchieria, stregoneria, depravazione e quant’altro. Uno tra i tanti casi emblematici fu quello di Frà Juan de Saldana, che si macchiò in Messico di reati così scellerati da costringere la stessa Inquisizione ad aprire un processo contro di lui. Costui aveva iniziato la sua infame carriera nel 1583, quando aveva violentato una ragazza Indigena di 12 anni a Tequitatlan, dove era parroco e inquisitore. Poichè l’adolescente non voleva soddisfarne le lubriche esigenze il Frate la fece flagellare in pubblico, condusse in carcere e arse tutta la sua famiglia e infine accusò la ragazzina di stregoneria. Poco dopo, divenuto Abate Inquisitore nel convento di Sucnipila, venuto a contesa con un certo Diego Florez vessato da lui per continue richieste di denaro ” a favore ” della Parrocchia, stuprò e fece stuprare in gruppo le tre figlie giovinette di costui, forte del fatto che la madre della fanciulle era di razza Indigena. Le poverette furono rinchiuse in una cella sotterranea dove quotidianamente e ” a suffragio dei loro peccati ” venivano violentate e torturate , finchè morirono.    A ciò si aggiunse un numero incredibile di donne Indiane e anche Spagnole da lui sedotte e di cui lo scellerato si vantò anche durante il processo e con i Giudici Inquisitori… che comunque si limitarono a sollevarlo dal suo incarico e a rispedirlo in Spagna. Ciò a riprova del fatto che questo tipo di reati era ritenuto molto meno grave di qualsiasi devianza nel campo della religione!
Altro caso illuminante fu quello del Francescano Francisco Diego de’ Zarate, un Prelato molto potente nell’Ordine e che godeva anche di appoggi influenti.
Costui manifestò una condotta talmente raccapricciante da costringere il Tribunale dell’Inquisizione, seppur recalcitrante, ad intervenire. Durante gli atti del Processo si accertò che le donne umiliate e sedotte e in linea di massima imprigionate e condotte a morte erano circa 56. A ciò si aggiunsero 21 Indigene a cui il Prelato aveva distrutto la vita o quella della loro famiglia, otto Spagnole ( tra cui una sua nipote) violentate fino a metterle incinte, otto mulatte e quattro meticce a cui aveva strappato
” i figli della colpa ” che non si sa che fine abbiano fatto, più un numero incredibile di donne Indigene ( anzi ” di razza indefinita ” come venne trascritto ) uccise, mutilate e seppellite un po’ dappertutto; omicidi questi di cui l’ imputato si autoaccusò con estremo godimento e di cui la stessa Inquisizione non era a conoscenza.
Ebbene, quest ‘uomo infame fu dai suoi colleghi condannato semplicemente al ritiro in un Convento Francescano col divieto di confessare e dire Messa, nonchè a due giorni di digiuno alla settimana con pane e acqua…

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UN atteggiamento così mite da parte dell’Inquisizione nei confronti degli eccidi e delle vessazioni condotti sulla popolazione Indigena affonda le radici nella bassa considerazione delle qualità peculiari di questi ultimi, decise comunque sulla base di convenienze molto ” personali ” della Chiesa Cattolica. LO stesso Paolo III affermava che I Nativi potevano essere paragonati agli animali e quindi risultavano indegni di partecipare alla benedizione della Fede e agli altri Sacramenti. Così sulla carta i Nativi rimasero immuni dai continui Auto da fè a cui tutti gli altri ” nemici di Dio ” venivano sottoposti e al pericolo di essere giudicati nei Tribunali; nel contempo tutte le atrocità commesse su di loro dagli Inquisitori non vennero mai verbalizzate ne’ considerate reato. L’omicidio di un Nativo, così come accadrà per gli Africani, era considerato alla stregua di un     “danneggiamento di cose o animali ” e quindi al massimo passibile di una pena pecuniaria. Ciò darà forza all’opera di pulizia etnica condotta da Chiesa e Stato e la valida giustificazione per l’appropriazione indebita delle ricchezze del territorio Americano.
Tuttavia l’opera di Cristianizzazione dei Nativi era già cominciata da tempo e si allargava a macchia d’olio nelle Americhe. Un profondo contrasto teologico venne così a instaurarsi nelle stesse pieghe dell’Inquisizione, la cui opera di estirpazione dell’eresia si accompagnava a quella dell’idolatria, un abonimio di cui, consapevolmente o meno, si macchiavano regolarmente gli Indigeni considerati idolatri a priori. Da più lati si sussurrava che la conversione dei Nativi era superficiale e non corrispondente alla realtà, giacchè essi continuavano con le loro pratiche, conservavano il rispetto per i loro dèi e mescolavano forme rituali cristiane con ” eretiche ” liturgie tradizionali.
Le donne soprattutto sembravano rivestire il duplice ruolo di femmina ( quindi espressione del demonio) e sciamana ( sacerdotessa idolatra) : in più esse maneggiavano erbe magiche, entravano in contatto coi defunti ed erano in grado , probabilmente con l’aiuto di Forze Oscure, di guarire gli ammalati. In generale gli Indigeni , con i loro allucinogeni e i rituali tribali, rientravano alla perfezione nei canoni stabiliti da Nicolàs Aymerich nel suo Manuale dell’Inquisitore come idolatri, blasfemi e quindi peccatori. a 360 gradi. Fu proprio in seguito a questa presa di coscienza che nacque in America un’Istituzione parallela a quella dell’Inquisizione rivolta esclusivamente agli Indigeni,
e poi minuziosamente regolamentata in Perù, Messico e via via in tutte le altre Colonie del Sud.
Tale Istituzione si dirigeva prevalentemente contro l’idolatria, intesa come venerazione di qualsiasi cosa non rientrasse nella categoria Divina per eccellenza: quindi tutti i feticci, la venerazione per gli esseri subumani o umani, l’incarnazione della divinità in cose inanimate erano espressioni di un’attività demoniaca da estirpare alla radice.

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I Nativi, con la loro cultura animista e la forte mescolanza tra sacro e profano, si prestavano a meraviglia per questo compito.
L’azione si svolgeva in vari modi. Gli Inquisitori, con visite programmate o anche per segnalazione diretta di qualcuno a cui i Nativi non andavano giù, facevano violente incursioni nei villaggi dove, anche se non trovavano il pretesto adeguato, mettevano sotto tortura quante più persone possibili al fine di estorcere loro colpe di cui potevano essersi macchiati. Ciò, data la ferocia delle torture, avveniva nella maggioranza dei casi. Le vittime venivano quindi ” invitate ” a tradire tutte le persone della propria famiglia, i parenti fino al terzo grado e gli amici, meglio se Indigeni ma in molti casi la denuncia di Ebrei Conversi o CriptoEbrei era gradita. Firmata in qualche modo la confessione, che avveniva sempre alla presenza dell’Inquisitore e di vari testimoni, i poveracci venivano consegnati al Braccio Secolare della Chiesa , che venivano obbligate a ucciderli entro i famosi 5 giorni di cui parlavo prima, pena la scomunica. Fatto ciò i villaggi venivano completamente distrutti e al gruppetto sparuto di uomini in buona salute che veniva lasciato appositamente in vita veniva fatto obbligo di costruire sulle macerie dei propri templi delle Chiese Cristiane. Eventuali idoli o feticci trovati, magari in luoghi isolati, venivano poi distrutti pubblicamente alla presenza delle Autorità Ecclesiastica e Civile, preferibilmente attizzando il fuoco con qualche giovinetta prima stuprata e martirizzata e poi data alle fiamme. I neonati non erano esclusi da questa pratica che, ripeto, fu consuetudine per circa un secolo e distrusse completamente la civiltà Amerinda. Al falò venivano poi aggiunte le confessioni delle vittime che, con la scusa di far parte del processo di purificazione, in pratica cancellava per sempre la prova della condotta arbitraria dei Prelati sugli Indigeni. In seguito nel piano di evangelizzazione fu aggiunta la concentrazione degli Indigeni in appositi centri ( o lager che dir si voglia) dove ai poveretti, tra stupri omicidi e torture, veniva fatto letteralmente il lavaggio del cervello, con sostituzione della cultura Nativa con quella Europea, la costruzione di linguaggi appositi atti a diffondere il rosario e la buona novella, la separazione dei bambini dai genitori con la costruzione di pseudo-orfanatrofi dove i piccoli venivano allevati nella consapevolezza di essere figli del demonio, razza di scarto e in grado di essere salvati SOLO se avessero combattuto contro i loro stessi genitori… e una miriade di altre pratiche maligne che in poco tempo fecero tabula rasa di usi e costumi Indigeni. Fu costruita quindi una nuova genìà di Nativi, gli schiavi perfetti, servi dei conquistatori e praticanti indefessi di una religione che non avevano avuto il tempo di metabolizzare ma solo di subire. Un fenomeno definito ” inculturazione ” di cui l’America del sud soffre ancora oggi e le cui contraddizioni non ha ancora superato. Tra parentesi un fenomeno IN SVILUPPO che va avanti in sordina nel pieno appoggio di una Chiesa la quale, al di là dei suoi Papi, giustifica e anzi presenta alle masse simboli completamenti opposti a ciò che dovrebbe essere la morale e la pratica Cristiana.  E’ questo il caso dell’ultimo Santo canonizzato, ahimè, proprio ora durante il Pontificato di Francesco  nel suo ultimo viaggio negli Usa: tale Junipero Serra, un missionario -inquisitore che operò nella bassa California intorno al 1770. Molti storici e anche moltissimi discendenti dei villaggi da lui ” evangelizzati ” lo citano come responsabile diretto di un numero incredibile di eccidi delle popolazione Indigene di quei territori, così terribili che la loro eco giunse perfino al papato che lo ” sollevò ” dall’incarico appena un anno dopo averglielo concesso. Eppure oggi egli è annoverato tra i Fondatori della nazione Statunitense… nonchè venerato come Santo.    ( Sul caso Junipero  Serra leggi anche qui )

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Danni non meno gravi furono perpetrati alla popolazione Nativa dai Padri Pellegrini, che sbarcarono in America nel 1620. L’iconografia classica li ritrae come paffute e ospitali persone che banchettano allegramente con gli Indigeni a botte di frittelle di mais e tacchini ripieni. Si dice che la loro condotta fosse talmente affabile da indurre pacificamente fior fior di Nativi alla Cristianità, intessendo inoltre con costoro una fitta rete di relazioni anche commerciali. Come sempre la realtà è ben diversa e molto più amara. Si trattava di Puritani, cioè integralisti, che a causa della loro stessa rigidità erano stati costretti da Elisabetta I d’Inghilterra a cercare rifugio altrove. La prima tappa fu la liberale Olanda, troppo licenziosa per i loro gusti. Continuarono a vagare di qua e di là in cerca della Terra Promessa ( da cui l’appellativo Padri Pellegrini ) e finalmente, ottenuto il diritto di asilo nella colonia Britannica della Virginia, nel 1620 si imbarcarono sul Mayflower e infine sbarcarono in Nord America, con il miraggio di un Continente Vergine da colonizzare ed evangelizzare sulla base dei propri rigidi schemi. Il gruppetto era formato da un centinaio di persone, comprese donne e bambini.
Più della metà morì tra la traversata e lo sbarco, che per sbaglio avvenne in Massachusets, l’altra metà fu salvata dagli Indigeni che insegnarono loro l’ABC della sopravvivenza e li istruirono sulle amenità del luogo, il cibo in primis. Il Massachusets  era ricchissimo di flora e fauna mai vista, e le possibilità di approvvigionamento incredibili. I Pellegrini impararono a coltivare il mais, a costruirsi interi villaggi e ad allevare volatili sconosciuti come il tacchino. Nel giro di un paio d’anni si erano completamente stabiliti nel Nuovo Continente, e a quanto pare ci stavano tanto bene da stimolare i confratelli in madrepatria a raggiungerli; cosa che costoro fecero nel 1630,
formando la colonia di Plymouth. Nel 1640 i Coloni erano già 20000 e infine nel 1681 i gruppi si unirono, definendo come fulcro della vita spirituale e operativa la città di Boston. Ma nel frattempo…quali erano stati i loro rapporti con gli Indiani?

Cresciuti all’ombra di Giovanni Calvino  I Puritani erano profondamente convinti della Predestinazione delle vite umane e dell’ineluttabilità del destino. A prescindere dalle proprie azioni nessuno poteva cambiare il disegno di Dio, l’unico a decidere se dopo la morte un individuo potesse aspirare al Paradiso oppure all’Inferno. Tuttavia c’era una possibilità per convincere il Creatore: adottare una vita morigerata basata sulle punizioni corporali e sul pentimento, nonchè adoperarasi per evangelizzare quanta più gente possibile e strapparla così al demonio. Più che l’Amore Universale i Predicatori Puritani inneggiavano al terrore di Dio e all’orrore dell’impudicizia fisica e mentale.
Essendo nati nella VERA FEDE essi potevano già godere in terra dei Doni di Dio, che aveva fatto di loro una genìa Eletta: per meritarseli era tuttavia indispensabile una condotta irreprensibile, basata su dogmi che non era possibile confutare ma solo accettare con gioia. La vita, per i Fedeli, diveniva quindi una palestra di resistenza continua alle tentazioni terrene, viste come arma del demonio: sacrifici, autofustigazioni, digiuni, confessioni pubbliche, castità e rinunce erano quindi parte integrante della loro esistenza, intese come un piccolo scòtto da pagare per rimanere a pieno titolo nella condizione di ” superiorità ” spirituale concessa da Dio stesso.
Ne và da se che per i Puritani qualsiasi altro Credo religioso, qualsiasi altro stile di vita e qualsiasi altra cultura erano peccaminosi e quindi errati.
Svanito in un soffio l’idillio con gli Indiani costoro quindi presero ad esaminare impietosamente la condotta dei loro ospiti, che in quanto a morigeratezza dei costumi lasciavano molto a desiderare. In un primo impulso evangelizzatore i Pellegrini cercarono , seppur tra mille barriere culturali e di comunicazione, di ricondurre sulla retta via i Nativi, tollerando con benevolenza usi e costumi primitivi che di pudìco non avevano proprio un bel niente. Anzi si stupivano della completa mancanza degli Indigeni di bassi sentimenti come la gelosia, le rivalità e il concetto di proprietà. Perfino le loro guerre erano incomprensibili, se è vero che in alcuni diari dell’epoca si legge
“Le loro guerre non sono affatto cruente come le nostre e difficilmente si mietono vittime. Può anzi accadere che guerreggino per sette anni senza che vi perdano la vita sette uomini . Essi se ne servono per placare le offese e in nessun caso per la conquista del territorio. Stranamente lasciano sempre in vita donne e bambini ”
( Thomas Shepard, 1641)  IN seguito però le considerazioni bonarie sugli Indiani finirono, soprattutto quando ci si accorse che le Native erano una tentazione troppo ghiotta ( e troppo usata) dagli stessi padri Spirituali e che la gioventù poteva venire corrotta da mentalità aperte e per nulla soggette alla censura sessuale. Inoltre la continua affluenza di confratelli e coloni dall’Inghilterra rendevano ogni giorno quelle terre… più piccole, e i Nativi occupanti abusivi. Già molti dei coloni avevano abbandonato le loro occupazioni per unirsi agli Indiani, cosa che aveva costretto i Governatori locali a passare alle maniere forti, facendo stanare e condannare a morte i ” rinnegati Inglesi “. Più tardi analogo trattamento fu riservato agli Indiani che, a seguito di semplici eventi pretestuosi molto spessi inventati all’uopo, vedevano messi a ferro e fuoco interi villaggi inermi. Questo atteggiamento portò inevitabilmente ad una rottura dei rapporti, anche commerciali, con i Nativi che presero a comportarsi diversamente con gli Europei e a considerarli nemici. Alcune tribù scesero dichiaratamente sul sentiero di guerra, distruggendo per reazione villaggi Puritani e la situazione degenerò fino al tragico evento del massacro dei Pequot, che originò una frattura netta tra Nativi ed Europei e l’inizio dei massacri autorizzati.
Il pretesto fu il ritrovamento del cadavere di un ufficiale Inglese, ucciso probabilmente da guerrieri Narragansett che erano i veri padroni delle terre occupate dai Coloni Inglesi. Costoro erano invincibili e anche immuni al vaiolo e a tutte le pestilenze importate dagli stranieri. Costoro avevano intessuto rapporti commerciali con gli Inglesi, cedendo loro anche l’usufrutto delle terre strappate precedentemente agli Algonchini. Nemici naturali dei Narragansett erano i Pequot, che erano anche molto bellicosi nei confronti dei Coloni. I Narragansett si allearono quindi con gli Inglesi contro i Pequot, accusati dell’omicidio dell’ufficiale ritrovato cadavere. Fu organizzata una missione punitiva che tuttavia sfuggì dal controllo dei guerrieri Narragansett, che rimasero inorriditi dalla carneficina perpetrata ai danni dei loro nemici dagli alleati Inglesi.
Il comandante dei Puritani , John Mason, nel suo diario così descrisse l’orrore:

“Per la verità, l’Onnipotente incusse tale terrore sulle loro anime, che fuggirono
davanti a noi buttandosi tra le fiamme, dove molti morirono… Dio aleggiava
sopra di loro e sbeffeggiava i suoi nemici, i nemici del suo popolo, facendone
dei tizzoni ardenti… Così il SIGNORE castigò i pagani,senza risparmiare donne e bambini.”   Oppure
“Così piacque al SIGNORE di dare un calcio nel sedere ai nostri nemici, dando in premio a noi la loro terra”
E riguardo il massacro degli innocenti scrisse ” Talvolta le Sacre Scritture impongono che donne e bambini devono morire insieme agli altri, così come si dice “Delle città di questi popoli, che il Signore tuo Dio ti dà in retaggio, non devi lasciare in vita nulla di quanto respira. Ma dovrai invece destinarle alla distruzione, così come il Signore tuo Dio ti ha dato per dovere” (Mosé V, 20)
Sulla base di queste convinzioni l’intera nazione Pequot fu distrutta.

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I Narragansett, scioccati dalla condotta degli Inglesi e dall’incredibile sadismo dimostrato nell’attacco,
sciolsero l’alleanza e si rifugiarono sulle montagne dove organizzarono una valida resistenza. La storia racconta che in quell’assalto 900 Indiani perirono ..
e solo due Inglesi. Ma questa fu solo uno degli eccidi di cui si gloriarono i Puritani, che agirono sempre in accordo con i Governatori Inglesi.
Nel 1624 una milizia Inglese, senza alcun apparente motivo, massacrò con armi pesanti 800 Indigeni che dormivano ancora nelle loro tende. Ispirati dai contemporanei Spagnoli  il Pastore Puritano  Salomon Stoddard, eminente autorità religiosa della Nuova Inghilterra, fece formale richiesta  ( poi soddisfatta) al Governatore del Massachusset per l’invio di  ” Mastini Inglesi per stanare gli Indiani e cani feroci per farli a pezzi. ”    I coloni solevano avvelenare cibo e acqua dei nativi e le incursioni atte a liberarsi di loro divennero sempre più numerose. I Puritani erano convinti della onestà e purezza del proprio operato, che veniva a gloria del Signore; il loro disprezzo nei confronti dei Nativi crebbe a dismisura, tanto che a riguardo della guerra di Re Filippo dove in un solo combattimento perirono più di 600 Indiani l’autorevole Pastore della Congregazione Cotton Mather , che fu poi il vero ispiratore della morale degli insediamenti Puritani nelle colonie del New England, descrisse sprezzantemente il massacro come ” grigliata per arrosti “. Un’ espressione doppiamente significativa visto che il barbecue ( cioè la grigliata per arrosti )  era un’ invenzione tipicamente Indiana e sconosciuta agli Europei prima del loro arrivo in America!

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In definitiva tra il 1500 e il 1900 persero la vita nelle sole Americhe circa 150 milioni di Indigeni: i due terzi a causa del vaiolo..ma non solo per cause naturali. Si calcola che circa il 60% di questi due terzi furono contagiati volutamente prima dai Cattolici, poi dai Puritani e infine dall’Esercito degli Stati Uniti. I rimanenti 50 milioni persero la vita a causa delle guerre, della schiavitù e delle torture. E la maggior parte degli eccidi fu condotta molto prima dell’avvento del selvaggio west, che semplicemente ” coronò ” il sogno degli invasori concedendo loro definitivamente la sovranità assoluta sul nuovo continente…

(continua)

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