Indiani Crow: la ribellione di un Profeta.


Crow Warriors

Il primo vero rapporto con i bianchi i Crow lo ebbero intorno al 1820. Fino a quella data occasionalmente avevano stabilito isolati rapporti commerciali coi pochi Europei che si spingevano in quelle terre per le pellicce. In realtà la vera grande ondata di immigrazione in America si ebbe dopo il 1848, in occasione della corsa all’oro che catapultò l’intero continente in una dimensione assolutamente diversa. L’interesse per quei luoghi sconfinati e pieni zeppi di Nativi divenne il fulcro della politica Governativa Americana, che in quell’occasione decise di iniziare una campagna ” di colonizzazione ” senza precedenti che non escludeva, ma anzi auspicava, lo sterminio degli Indiani dissidenti. Fu quindi intrapresa una serie di spedizioni militari nelle varie tribù, allo scopo ufficiale di intavolare rapporti amichevoli sanciti da trattati ma in realtà che fungessero da avvertimento e minaccia per il futuro. La corsa all’oro aveva ingolosito troppe, troppe persone che arrivavano da ogni parte del mondo con la speranza, effimera, di diventare ricchi. In nessun momento il Governo e poi il Congresso degli Stati Uniti dette peso al sogno generale dell’oro, i cui filoni nel 1850 si stavano già inaridendo. Il fenomeno di immigrazione di massa fu solo il pretesto ufficiale per la ” pulizia etnica ” già in programma da tempo, che vide nelle ondate di barbari incivili che si fiondarono in America un valido ed economico aiuto.

Da Colombo in poi gli Indiani avevano adottato unicamente strategie di controllo sui bianchi, a cui pacificamente lasciavano la possibilità di stabilirsi nelle proprie terre. IN definitiva i coloni erano pochi e quelli che furono sterminati da rari e isolati raid punitivi da parte di drappelli di Indiani esaltati entrarono in gioco esclusivamente durante le guerre Franco-Indiane, dove Inglesi e Francesi si scazzottavano tra di loro per il predominio su questo o quel territorio. Anche i famosi rapimenti di donne da parte degli Indiani, che fecero tanto scalpore in Europa, rientravano in questo contesto: anzi a volte le donne , da sempre merce pregiata per i Nativi, erano il premio che Francesi o Inglesi promettevano per ottenere l’aiuto delle tribù contro il proprio personale nemico. Non pochi coloni da ambo le parti, che avrebbero dovuto essere difesi dal Governo di appartenenza, in realtà furono venduti agli Indiani a loro insaputa. Anche lo scalpo, una tecnica NON INDIANA ma Europea, rientrò in questo programma che penalizzò fortemente gli Indiani nei confronti dell’opinione pubblica, presentandoli come selvaggi assetati di sangue.

Olive Oatman nel 1857

IL rapimento delle donne ha sempre fatto parte della vita dei Nativi Indiani, per i quali le donne erano prede e merce di scambio. Una volta rapite le donne entravano a far parte della tribù,a volte in modo violento a volte no a seconda degli usi delle varie tribù. Quando i bianchi entrarono nel territorio Indiani anche alle loro donne toccò spesso la stessa sorte, fino a quel momento riservato alle femmine delle tribù nemiche. La prima donna Europea rapita dagli Indiani di cui si è certi fu Mary Rowlandson nel 1657 ma quella che fece più scalpore fu Olive Oatman . Questa, rapita dagli Indiani Mohave nel 1837 a 14 anni insieme alla sorellina di 7,rimase con loro per 20 anni fin quando fu salvata dall’esercito Americano. Ella ebbe il coraggio di scrivere un memoriale in cui non solo descriveva il rapimento e la vita nella tribù ma sollevava gli Indiani da ogni accusa di violenza nei suoi confronti e della sorella. Olive stessa non voleva ritornare dalla sua gente ma ne fu quasi costretta dal fratello che l’aveva ritrovata e dalla consapevolezza che gli Indiani sarebbero stati rinchiusi in riserve. Dal suo memoriale furono poi tratti film e drammi teatrali che riabilitarono in parte l’immagine dei nativi agli occhi del pubblico. Qui nella foto Olive nel 1857 mostra i tatuaggi blu che i Mohave imprimevano SOLO alla propria gente.
IN seguito Olivia fu sottoposta a forti pressioni psicologiche di tipo politico, che la costrinsero a ritrattare in parte il suo memoriale, affermando in realtà di avere subito violenza dagli Indiani e di aver partorito anche due figli. La verità sui fatti morì con lei pochi anni dopo.

Comunque sia fino a che l’Esercito Americano non entrò in diretto conflitto coi Nativi , tra bianchi e Pellerossa si era stabilita una tiepida convivenza in cui ognuno, quanto possibile, si faceva gli affari propri. I rapporti coi vicini di prateria per i coloni erano occasionali e talvolta pericolosi, in quanto non tutti gli Indiani gradivano la loro presenza. Tuttavia, tranne per qualche tribù congenitamente violenta come gli Uroni, i pionieri e poi anche i missionari furono sempre tollerati e perfino aiutati dagli Indiani, che spesso ” raccattavano ” per strada i bambini bianchi rimasti orfani in seguito a queste razzie isolate e li allevavano come fossero figli della propria tribù. Non posso dire altrimenti dell’indegno comportamento che invece l’Esercito Americano usò nei confronti degli infanti Indiani e delle loro madri, spesso oggetto di violenze e mutilazioni ingiustificate, adottate volentieri perfino sui neonati. Senza troppe perifrasi dico che se è purtroppo vero che i Nativi, soprattutto dal 1850 in poi, furono protagonisti di molti atti di violenza nei confronti dei bianchi è altrettanto vero che l’Esercito Americano pullullava di carogne che sfogavano la propria perversa natura col consenso e spesso l’autorizzazione implicita di un Congresso il quale, nello stesso istante, faceva i primi passi per la Guerra di liberazione degli schiavi Afro-Americani.

Come le altre tribù anche i Crow inizialmente ignorarono i bianchi che si spingevano nelle loro terre: fu solo quando l’oppressione dell’Esercito Americano spinse i naturali nemici ad occupare il loro territorio, generando scontri violenti ,che i Crow decisero di allearsi con gli Yankiees, al fine di salvaguardare la sopravvivenza della propria gente. Le ultime battaglie con i Sioux Dakota li avevano quasi decimati e per questo, nel 1851, firmarono un primo trattato con il Governo degli Stati Uniti nel quale accettarono di privarsi di gran parte del proprio territorio e di concederlo ai bianchi in cambio della protezione dell’Esercito dalle tribù nemiche, che comunque erano ostili agli yankees. Altra condizione fu la possibilità di mantenere la propria cultura e le proprie usanze anche in seno alla eventuale colonizzazione, cosa di vitale importanza per i Crow, in quanto il processo di deculturalizzazione delle tribù sconfitte da parte dei bianchi stava avvenendo in maniera assolutamente cruenta.

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Nel contempo il Governo pretese una collaborazione con i Crow mediante l’utilizzo di Scout che potessero condurli ai villaggi Indiani nascosti e ai gruppi di nativi dissidenti che si stavano organizzando sulle montagne. I Crow fornirono all’Esercito gli uomini migliori, non di rado Capi e figli di Capi, che si distinsero validamente in queste mansioni superando perfino le Guide Apaches. Uno tra tutti la figura leggendaria di Whiteman runs out, che combattè col Generale Custer avvertendolo delle sue strategie errate nella famosa battaglia di Little Bighorn. Se Custer gli avesse dato retta il massacro non sarebbe mai avvenuto. Malgrado ciò nel 1868 il Congresso costrinse i Crow ad una nuova riduzione del loro territorio, obbligandoli inoltre a tollerare e poi a far parte di una
” Agenzia Indiana ” che mirava alla loro deculturalizzazione e all’inserimento forzato nella compagine ” civile ” della nuova America. Li constrinsero inoltre a tornare ad una vita di sedentarietà ri-trasformandoli in agricoltori che, tuttavia, avrebbero lavorato alle dipendenze del Governo e non per se stessi. In pratica ci si assicurò un valente esercito di schiavi su cui la nuova America si sarebbe ingrassata per decenni. In virtù della visione fatalista dell’esistenza i Crow si piegarono anche questa volta, stabilendo anzi con entusiasmo nuovi rapporti : benchè i bianchi imponessero loro una drastica riduzione della propria autonomia offrivano comunque vantaggi considerevoli. Innanzitutto un periodo di pace in cui la tribù potè prosperare senza timore di incursioni nemiche; inoltre il Governo versava loro un considerevole assegno mensile che in parte li ripagava per l’arruolamento degli Scouts, in parte si poneva come indennizzo per la mancanza del cibo a cui i Crow erano abituati. La caccia ai bisonti, ad esempio, fu proibita. Intere mandrie vennero anzi sterminate appositamente dall’Esercito, al fine di fare posto agli allevatori che soprattutto in Texas necessitavano di pascoli liberi. Quando si racconta che i bisonti furono uccisi per divertimento o per la pelle si dice in definitiva una bugia madornale. Il motivo principale fu quello di costringere l’Indiano a rassegnarsi al nuovo stile di vita oppure a morire di fame, una manovra decisa a tavolino dal Congresso. Inutile dire che la maggior parte dei Nativi optò per la seconda soluzione.

White Man Runs Out

Ecco una bella immagine di White man Runs Out nel pieno della sua attività come scout per l’Esercito Americano. Molti furono gli Scouts Indiani che aiutarono gli Yankees a sterminare le tribù Indiane che erano anche proprie nemiche naturali. La spiegazione di questo comportamento risiede nella natura Indiana, per cui allearsi al nemico per combattere i propri nemici era atto di astuzia e di valore.

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Tiepide resistenze si ebbero da parte dei Crow quando il Governo impose ai bambini di frequentare una scuola d’obbligo, gestite da Missionari Cattolici, e di rinunciare a gran parte delle proprie tradizioni come ” La Danza del Sole “, che per la tribù rappresentava un fondamentale collegamento con il passato e le proprie radici. Se essi accettarono queste nuove condizioni , che di fatto rendevano ” inetti ” i loro figli in quanto incapaci di cacciare, fu solo perchè si resero conto di non avere scelta. Ci furono delle scaramucce che l’Esercito sedò con la promessa, mai mantenuta, di aumentare le sovvenzioni Governative che in quel momento erano stabilite in 50000 dollari l’anno. I Crow ricevettero questa somma per soli 2 anni: dopodichè, unilateralmente, il contratto fu rotto dal Congresso e la somma divenne di 10000 dollari….che comunque i Crow non percepirono mai. Per sopravvivere firmarono un nuovo accordo che avrebbe concesso ulteriori Scouts all’Esercito, permesso un certo numero di ” conversioni ” in seno alla tribù e mantenuto l’obbligo di frequenza dei bambini alla scuola Cattolica.


Guarda questo filmato in ITALIANO che ti spiegherà lo strano rapporto degli Indiani con l’Esercito Americano, la figura dello Scout Indiano e la loro importanza nelle Guerre Americane.

I guai cominciarono nel 1887, quando i Crow si scissero in due fazioni differenti: l’una PRO i bianchi e la civilizzazione, l’altra CONTRO , poichè era ormai ovvio che i bianchi avevano ” lingue biforcute ” e che tendevano ad annientare la libertà della tribù. Non solo: la privazione della Danza del Sole aveva esacerbato gli animi e quando si vietò alle bambine Crow di prendere marito prima dei 16 anni la situazione precipitò.
Il matrimonio in età così acerba non era una prerogativa dei Crow: essa veniva praticata normalmente in tutte le tribù ed era una necessità per popoli che lottavano ogni giorno per la propria sopravvivenza, legata ai cicli della natura e alle migrazioni dei bisonti. Inoltre i Crow assistevano da tempo ad un lento ma inarrestabile calo demografico, dovuto alle nuove condizioni di vita, alle malattie portate dai bianchi, alla fame , alle violenze e non ultima alla depressione. Se nel 1855 si contavano 25000 individui nel 1887 il numero era sceso drasticamente a 3000. Proibire alle bambine di prendere marito era come condannarli a morte.
In seno alle tribù nacquero fermenti: gli Anziani, seppur tiepidamente, erano ancora dell’idea di mantenere rapporti pacifici con i bianchi mentre i giovani volevano scendere sul sentiero di guerra. In tutto questo l’ondata rivoluzionaria della Ghost Dance, un Movimento di stampo religioso promosso dal profeta Wovoka che aveva l’intento di riavvicinare i Nativi al culto della morte, sussurrò sentimenti di rivalsa. La vecchia usanza del Crazy Dog, una forma di suicidio volontario per la Causa paragonabile a quella dei Kamikaze, tornò in auge e molti giovani si offrirono di immolarsi per vendicarsi dei bianchi.

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Si trattava di una tradizione legata al profondo rapporto sciamanico del Crow con la fine dell’esistenza che, come abbiamo visto, non aveva significati prettamente religiosi ma spirituali. La morte era vista come un evento naturale e definitivo, dispensatore di un insegnamento che sarà utile per i vivi. La morte onorata è il fine ultimo a cui un Crow aspirava, e quale onore più grande di morire in battaglia lottando per il proprio popolo? L’olocausto, l’immolazione di se stesso era il più grande dono che un individuo poteva fare alla sua gente, un eroismo senza condizioni che lo poneva al di sopra della sfera umana e che faceva del guerriero un essere immortale, poichè le sue gesta sarebbero state tramandate per sempre. Fin dai tempi antichi questo ambito onore veniva dispensato con cautela e parsimonia dal consiglio degli Anziani, che in genere prediligeva un guerriero colpito da lutti, magari rimasto ultimo rampollo della sua famiglia, senza figli o talmente piegato dalle avversità da non desiderare lui per primo la vita. Il designato, quindi, si poneva in testa ai suoi durante le battaglie in situazioni pericolosissime, spianando la strada alla sua gente contro il nemico.
La sua missione durava una sola stagione, dall’inverno all’estate: se in questo periodo pur non arretrando mai non moriva poteva anche rinunciare al suo impegno e mantenere indefinitamente l’onore conquistato, che comportava una innumerevole serie di privilegi. Chiaramente ben pochi sopravvivevano.
Il fiorire di questi aspiranti kamikaze nel 1888 e l’ostentazione della Ghost Dance davanti agli occhi inorriditi dei responsabili dell’Agenzia Indiana, che ricevevano muti dinieghi alle varie imposizioni, culminò nell’epica avventura di Wraps-up-his-tails, che segnò una svolta definitiva nel rapporto tra i Crow e il Governo degli Stati Uniti. Meglio conosciuto come “Sword Bear ” all’epoca dei fatti questi era un giovane guerriero 25enne che, infervorato dalla possibilità di una guerra contro i bianchi, una notte scappò dalla riserva dei Crow per unirsi ad un campo Cheyenne nelle vicinanze e danzare con essi la Sun Dance che non aveva mai potuto accompagnare la sua iniziazione, in quanto proibita ai Crow. La situazione era aberrante, poichè i Cheyenne erano da sempre i nemici dei Crow: tuttavia essi accolsero con ammirazione il giovane che aveva osato tanto e gli permisero di rimanere con loro per 7 giorni. IN questo periodo tanto i Cheyenne quanto Sword Bear( il nome che gli stessi Cheyenne gli avevano dato) ebbero modo di confrontarsi e notare quanto dolore avessero in comune. La Sun Dance, poi, aprì gli occhi al giovane guerriero che affermò di avere avuto la sua visione premonitrice del futuro, che lo avvertiva che i bianchi sarebbero stati sconfitti per sua mano. Ora , per meglio comprendere questo passaggio, è doveroso accennare al significato profondo della Sun Dance per i Nativi Americani.

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Ogni tribù aveva la propria ma fondamentalmente la danza accompagnava e sanciva l’iniziazione del guerriero che, dopo una serie di torture e mutilazioni auto-inferte, con l’ausilio di alcune erbe oppiacee e funghi allucinogeni raggiungeva uno stato di trance nel quale gli era possibile abbattere il velo del futuro e comprendere la propria missione, quella per cui l’individuo sarebbe nato. Insomma, poteva avere un ” segno ” da se stesso nel futuro, poichè per gli Indiani il tempo è solo il lento fluire di un fiume, il cui corso poteva essere conosciuto e individuato semplicemente cambiando il punto di osservazione. A ben guardare tutta la teoria della relatività di Einstein si basa su questa asserzione, che ai Nativi era chiara già in epoche remote.
La Sun dance, inoltre, aveva un enorme potere di coesione tra gli individui, che si sentivano legati tra loro grazie alle visioni comuni conseguenti a tale esperienza: ciò favoriva il senso ” di Nazione “, il desiderio di lottare per un medesimo fine e la voluttà di essere parti di UN TUTTO in cui ognuno riveste un ruolo specifico. Insomma, quello che gli Occidentali chiamano ” Patriottismo ” e che quindi per il Governo degli Stati Uniti era una temibile arma. Proibire la Sun Dance da parte del Congresso fu un banale espediente di frantumazione dell’unità tribale, che non portò ai risultati voluti. Anzi, stimolò i Crow alla ricerca di un aiuto nelle Forze Oscure dell’individuo, ben rappresentate dalla Ghost dance che ne venne fuori in seguito. Fioccarono i martiri e i Profeti: Sword Bear (Wraps-up-his-tails) fu uno di essi.

Crow prisoners Montana Agency 1887

Le Agenzie Indiane in pratica erano carceri all’aria aperta, dove i Nativi venivano confinati alle strette dipendenze del Governo degli Stati Uniti e sotto il controllo dell’Esercito. Gli era proibito cacciare, tramandare oralmente le proprie tradizioni e praticare usi e costumi tribali. Gli Indiani erano spesso vittime di violenze ingiustificate da parte dei soldati e le donne oggetto di stupro. Anche quando i Comandanti erano persone a posto tuttavia il rapporto con i Nativi era di dominio assoluto. In questa foto alcuni Crow prigionieri dei soldati dell’Agenzia del Montana che li controllava, nel 1887.

Tornatosene ( sempre di nascosto) nella propria riserva, Sword Bear narrò al Consiglio degli Anziani dei segni e dei messaggi ricevuti, e stimolò la tribù a disseppellire l’ascia di guerra contro i bianchi.Sussurrò anche della possibilità di riunire tutte le tribù Indiane sotto il suo comando per combattere i bianchi. Non fu proprio un successo poichè gli Anziani, pur riconoscendone il valore, non avevano molta fiducia in quelle che in fin dei conti rimanevano parole in bocca ad un ragazzo. Combattere i bianchi, che erano armati e tecnologicamente superiori? Manco a parlarne! La cosa finì lì ma il giovane Profeta ammaliò una ventina di suoi coetanei, anch’essi infervorati dalla possibilità della guerra.
Ne venne fuori una di quelle bravate tipiche dei giovani focosi: partiti al galoppo verso l’Agenzia Indiana esplosero in aria, a scopo dimostrativo, alcuni colpi di fucile insultando a più riprese i dirigenti, l’esercito e il Governo Americano. Poi, ringalluzziti dall’impresa, girarono i tacchi e se ne tornarono tutti soddisfatti al villaggio, tra l’orrore della tribù che presagì guai da questa condotta sconsiderata.
E infatti i guai arrivarono. Benchè gli Anziani fossero andati personalmente a scusarsi , affermando che in realtà si trattava di un comportamento gioioso dovuto ad una riuscita razzia di cavalli, Henry Williamson, responsabile dell’Agenzia, dichiarò che i giovani erano fuorilegge in quanto le razzie nelle riserve erano proibite.. Mandò quindi qualcuno ad arrestare Sword Bear, che era il capo banda: questi , forte delle sue premonizioni, fece ” Marameo ” ai soldati , si barricò nella sua tenda e sfidò Williamson a venirlo a prendere lui stesso.
La misura era colma: Williamson , già preoccupato da altri segnali di ribellione, interpretò il gesto del ragazzo come un’evidente inizio di sommossa e chiese l’aiuto dell’Esercito. Da quel momento gli eventi precipitarono.
L’unità della tribù si frantumò: chi voleva cacciare l’Esercito, chi si schierava dalla parte dell’Ordine. Nel frattempo c’erano dissidenti anche dall’altra parte: il Comandante dell’Esercito Thomas Ruger era restio ad intervenire con la forza, mentre l’Agenzia premeva affinchè i soldati mettessero a ferro e fuoco la riserva. Ne venne fuori un putiferio che mise a nudo le profonde differenze di vedute tra i protagonisti, chiarendo nel contempo ai Crow i punti deboli dei bianchi. Si optò per una via di mezzo; l’Esercito si accampò a pochi passi dalla riserva per impedire a Sword Bear e ai suoi compagni di fuggire e chiedere aiuto alle tribù vicine. Quindici giorni e Sword Bear con tutti i suoi era già scappato.
Esplose il panico. Si temette che il giovane fosse andato a chiedere aiuto a Toro Seduto e ai Sioux, il che avrebbe scatenato l’appoggio di gran parte delle tribù nei pressi: l’Esercito chiese rinforzi e in pompa magna tutti andarono da Toro Seduto a pretendere la consegna di Sword Bear, minacciando stermini. In realtà il famoso Capo non aveva nessuna intenzione di tenersi quella patata bollente; il giovane Profeta fu consegnato senza indugio e con tante scuse, e se ne tornò sotto scorta al proprio villaggio . A questo punto Williamson convocò un’Assemblea globale con tutti i Capi Crow, allo scopo di isolare definitivamente Sword Bear, che cominciava a fare proseliti. I Capi, compatti, si dissociarono pubblicamente dall’operato del giovane il quale, per tutta risposta, si presentò all’Assemblea armato di tutto punto e circondato da un folto drappello di fedelissimi, profetizzando la futura sconfitta dei bianchi e di tutta la loro specie. A questo punto l’Esercito, con un enorme dispiegamento di forze, invase il villaggio imponendo ai Capi la consegna immediata di Sword Bear, allo scopo di processarlo e impiccarlo come ribelle.

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IMPATTO TRA DUE MONDI, storia di rapimenti Indiani.
IN ITALIANO

Ciò pose tutti in una situazione davvero difficile: lottare contro l’Esercito era impossibile. D’altra parte consegnare un guerriero, per giunta disarmato, nelle mani del nemico era contrario ad ogni etica Indiana. Gli Anziani cercarono di arrivare ad un accordo ma il Comandante Ruger fu irremovibile: se entro 12 ore il giovane non fosse stato consegnato sarebbe cominciato il massacro.
All’alba del giorno dopo Sword Bear e i suoi si fecero trovare armati fino ai denti davanti all’Esercito. Convinto che i messaggi ricevuti durante la Sun Dance lo avessere reso invulnerabile Sword Bear si lanciò contro l’Esercito brandendo un fucile, ma fu immediatamente ferito da una esplosione di colpi che atterrarono anche molti dei suoi. Fu una carneficina: 7 Indiani morti,tra cui una donna anziana, 9 feriti, 10 prigionieri e ancora il Profeta mancato non si arrendeva. Finalmente lo accerchiarono, e qui successe qualcosa di tremendo e magico nello stesso tempo, poichè ciò che avvenne in parte permise alla profezia di Sword Bear di avverarsi. Malgrado egli fosse ferito e disarmato l’agente Indiano Fire-Bear gli sparò a tradimento dietro la nuca, gridando ” Per aver portato tutti questi guai alla tua gente! ” Un gesto che agli occhi dei Crow apparve come un atto di giustizia sommaria, per giunta compiuto in modo disonorevole da parte di un Indiano, un figlio del proprio sangue, divenuto – ahimè!- servo dei bianchi fino a quel punto.
Ce n’era abbastanza per costringerli ad aprire gli occhi. E così, se in vita Wraps-up-his-tails era stato un problema ecco che in morte egli diventò di colpo un eroe….
(continua)

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3 thoughts on “Indiani Crow: la ribellione di un Profeta.

  1. Pingback: Indice degli Argomenti | Magic Old America

    • Ciao Marco, probabilmente non hai letto i miei post con attenzione. E’ vero, lo scalpo era praticato tra i Nativi Americani, come in moltissime altre civiltà, prima dell’arrivo dei bianchi. Tuttavia il significato e le modalità con cui veniva eseguito erano profondamente diverse:
      a) aveva una connotazione spesso religiosa
      b) Non veniva mai eseguita su un nemico morto in battaglia con onore
      c) MAI veniva eseguito su donne e bambini
      d) Non aveva intenti di disprezzo o, peggio, di commercio

      Ti invito a questo proposito a leggere questo mio post http://www.patriziabarrera.com/#!Scalpo-Usanza-Indiana/nhnk7/565b319b0cf28780b9d838d2

      che è abbastanza esauriente e documentato sull’usanza dello scalpo tra i Nativi Americani.

      Se hai da confutare in maniera seria e non solo con frasi fatte sarò lieta di ascoltarti. Nel mio lavoro non si finisce mai di imparare!
      Ti ringrazio e ti auguro una buona serata

      Mi piace

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