Indiani Crow: guerrieri dell’Esercito Americano.


Crow Head

Alti, forti, invincibili e astuti guerrieri I Crow sono sempre stati invisi alla maggior parte degli altri Nativi Americani, che li hanno bollati come ” servi degli yankees” e loro collaboratori, nello sterminio che accompagnò le Guerre Indiane. In parte fu così, ed è storicamente provato che dal 1820 in poi ci fu stretta compartecipazione dei Crow nella ricerca delle tribù dissidenti che si rifugiavano sulle montagne per sfuggire alla colonizzazione bianca; è anche vero che la maggior parte delle Guide Indiane che aiutò l’Esercito Americano a decifrare e seguire le tracce dei Sioux, Cheyenne e Naz Perce contribuendo al loro sterminio, e a insegnare ai bianchi il codice interpretativo del fumo e dei tamburi erano Crow. Ed è purtroppo ancora vero che questa strana genia di Indigeni si arruolò spontaneamente e con passione nelle fila dell’Esercito, iniziando un processo di ” civilizzazione” molto rapido, che li portò ad assumere anche cariche prestigiose nelle varie Istituzioni di controllo create dal Governo Americano e stanziate nelle riserve. Per finire erano Crow gli Indiani che parteciparono allo storico sterminio di Little BigHorn come alleati del Generale Custer.

SCOUTS iNDIANI

Nelle Guerre Indiane la differenza tra la vittoria e la sconfitta fu determinata dalla presenza degli Scouts Indiani, Nativi che si arruolavano volontariamente per combattere i loro nemici naturali al fianco degli Yankees. I Crow furono determinanti in moltissimi battaglie, in genere contro i Lakota. Ma anche altre tribù divennero collaboratori dell’Esercito Americano: tra loro si distinsero Apache, Sioux e Cheyenne, ma non furono da meno Navaho e Piedi Neri. I motivi di questo arruolamento furono molteplici ma tutti con un unico denominatore: allearsi al nemico più forte nella speranza di sopravvivere. In realtà anche i Crow, una volta terminata la loro carriera in seno all’Esercito, vennero spediti nelle riserve. A differenza di altri nativi, però, i Crow occuparono posti di prestigio nelle Istituzioni di Controllo delle riserve poichè abdicarono rapidamente alla loro cultura, sposando religione e cultura dei missionari bianchi. Per gli altri nativi il percorso fu forzato e innaturale e non di rado gli Indiani confinati in prigionia e portati alla fame per addomesticarli decisero invece di darsi la morte in situazioni anche collettive, che prevedevano anche squaw e lattanti.

Tuttavia i motivi di tale comportamento, che potrebbe sembrare bieco e spietato, affondano le radici nella stessa cultura Crow, che fin dall’inizio dei tempi fu completamente diversa da quella della maggior parte dei Nativi Americani. La loro diversità fu motivo delle incessanti lotte intestine con tribù come i Sioux e gli Apaches, loro naturali nemici già molto prima dell’arrivo dei bianchi. Penetrare nelle radici di questa singolare impronta socio-culturale è oggi un’impresa quasi impossibile poichè i sopravvissuti, ormai Americani a tutti gli effetti, hanno perduto ogni tipo di contatto con la propria realtà atavica, e ciò che rimane è solo un pallido ricordo della vita precedente nelle foreste. Comunque, proprio perchè considerati ” docili da domare ” , la documentazione su di loro raccolta dai primi colonizzatori è molto vasta e in grado di aiutarci a capire ciò che del loro comportamento ci appare ancora oscuro. Balza immediatamente all’occhio una caratteristica che fa luce su tutto: I Crow erano dotati di una eccezionale capacità di adattamento che, unita ad un forte credo materialistico, rende comprensibile il detto Indiano ” Se non puoi combattere il tuo nemico alleati ad esso “. Ma andiamo per gradi.
Non è chiarissima l’etnia di origine ma si suppone che i Crow, arrivati nel Nuovo Continente attraverso lo Stretto di Bering tra il 2000 e il 1000 A.C. fossero Mongoli, ma dalla parte che volge verso la Cina. Molto probabilmente erano progenitori dei Manciù, forse Jurchi, e ciò lo dimostrerebbe la loro fisicità e soprattutto la mancanza di una cultura animista e spirituale, patrimonio di quasi tutte le tribù Native, la cui provenienza invece è oggi abbastanza chiara . Da studi incrociati effettuati da alcune Università Americane e Russe, infatti, sembra che gli Indiani d’America venuti poi nel Nuovo Continente attraverso la Beringia in epoca Neandertaliana, cioè addirittura 15000 anni fa, sarebbero di origine Siberiana. Indagini genetiche mirate hanno permesso di individuare il territorio specifico di origine nei Monti Altaj, una piccola regione della Siberia Meridionale, dove gli abitanti odierni sembrano copie esatte del modello tipo del Nativo Americano che siamo abituati a conoscere.

Bambini Monti Altaj

Ecco alcuni bambini che oggi abitano i Monti Altaj. In base alle ricerche genetiche effettuate dai famosi ricercatori Ludmila Osipova e il genetista Schurr essi sarebbero i progenitori degli Indiani d’America. La somiglianza infatti è impressionante.

C’è di più : sembra che sia gli ultimi discendenti dei nativi Americani quanto gli anziani dei Monti Altaj presentino una singolarità genetica del cromosoma Y che invece manca del tutto negli odierni discendenti dei Crow, che quindi risultano essere più Asiatici che Mongoli. Probabilmente le antiche migrazioni li portarono a diventare semplici ” vicini di casa ” degli altri nativi, già in loco da migliaia di anni, e ad entrare con loro in diretta competizione territoriale. L’unicità dell’impronta culturale fece il resto: per i Nativi i Crow furono sempre degli ” Intrusi ” con i quali molto raramente amavano avere dei contatti. Fu giocoforza che all’arrivo dei bianchi i Crow preferirono quindi allearsi con loro piuttosto che con i nemici di sempre.

Vuoi guardare splendide fotografie sugli Indiani d’America e confrontarne le etnie? Allora guarda la Edward Sheriff Curtis collection!

Inizialmente i Crow erano stanziali e spesso scambiati come appartenenti agli Hidatsa, una tribù molto antica che abitava sulle rive del fiume Missouri, in Nord Dakota. In realtà gli stessi Hidatsa, che spesso avevano mescolato il loro sangue con i Crow attraverso matrimoni combinati, li chiamavano Absaroke o ” Uomini Corvo “, per la loro abitudine di travestirsi da grandi uccelli neri durante i riti di iniziazione. In realtà i Crow si autodefinivano ” Sparvieri “, ma le diversità di linguaggio con gli Hidatsa originarono questo equivoco che poi si trascinò nel tempo. D’altra parte le varie tribù Native erano talmente frammentate e divise da utilizzare ciascuna un dialetto specifico che risentiva di strane assonanze fonetiche, il che rendeva impossibile la comunicazione verbale tra di loro; problema che impose nel tempo l’utilizzo del famoso linguaggio ” dei gesti ” che tanto incuriosì gli Europei quando arrivarono in Nord America. Il termine Crow è successivo al 1700 e non è preciso: indicherebbe la parola ” Corvo ” benchè i primi Europei definirono la tribù ” Sparrow Hawk” , cioè ” Sparvieri “,per stessa ammissione dei Nativi.L’equivoco con ” Corvo ” venne fuori dal grido rauco con cui questa tribù salutava gioiosamente i commercianti bianchi di pellicce con cui entrarono in contatto.( Craw Craw!) Il termine poi rimase questo.

Qui puoi sentire l’esatta pronuncia del suono.

L’abbigliamento dei Crow contribuì ad alimentare l’errore, poichè essi erano soliti creare con i lunghi e nerissimi capelli di cui erano dotati delle complicatissime pettinature infarcite da penne di uccello, che avevano lo scopo di incutere timore e rispetto. Infatti più l’uomo ( o anche la donna) erano di grado elevato nella tribù maggiormente elaborate erano queste costruzioni, che non di rado raggiungevano anche il metro di altezza. I Capi e le Sciamane inoltre tingevano il tutto con delle tinture scure, arrivando a coprire anche metà del volto. L’effetto finale era sconvolgente e ricordava, appunto, un grosso uccello nero. Per riassumere il concetto in parole povere diciamo che i Crow furono sempre ” Corvi ” fuori ma ” Sparvieri ” dentro.

Crow Sciamano

Ecco una tipica raffigurazione dell’Uomo Medicina Crow. Quando vennero fatte queste fotografie, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, i Crow preferirono mostrare l’immagine inflazionata dello Stregone al maschile piuttosto che quello femminile. Di foto di Sciamane Crow, infatti, non se ne parla. Il motivo di questa scelta è ovvio e affonda le radici nella sacralità della donna Sciamano, che non può essere ripresa per ” non perdere l’anima “. IN questa immagine lo Sciamano presenta un intero corvo sulla testa, e non solo le sue piume. Fu una raffigurazione tipicamente ” all’occidentale ” in quanto le foto, scattate in studio, erano destinate al pubblico Europeo.

Nella mitologia dei Crow il Corvo ( o, meglio, lo sparviero) è un animale totemico che rappresenta il legame oscuro con la Morte: ancora una volta le origini Orientali di questa strana tribù vengono a galla. IL corvo imperiale, infatti, è un retaggio atavico della cultura pre-Manciù, che troviamo in numerose leggende legate all’aldilà. I Crow in tempi più antichi elaborarono la figura mitologica , che aveva una dominanza spirituale, e la associarono a quella dello sparviero, altrettanto forte ma più legata alla sfera umana. Arrivati in America tornarono poi alla figura mitologica del Corvo,di cui abbondava il Nuovo Continente, ma rimanendo nell’intimo fermamente legati a quella dello sparviero, che ricordava loro le proprie origini. Il corvo divenne quindi l’animale totemico per eccellenza, a cui i Crow riassociarono anche il significato occulto primario, cioè il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Stabilirono quindi uno stretto connubio con l’animale, la cui celebrazione assunse un doppio significato:da un lato LA PROTEZIONE dalle forze oscure, e in secondo luogo LA TRASFORMAZIONE che segue naturalmente la morte. A differenza degli altri Nativi Americani,infatti, che riflettevano nell’animale totem virtù umane come il coraggio, l’astuzia , la lealtà e la forza, ( L’alce, il lupo, l’orso ) i Crow esprimevano la propria natura nelle forze ultraterrene,che tuttavia restano imperscrutabili e buie, scevre da quel senso di spiritualità che è una caratteristica saliente della religiosità Indiana. Il Crow non crede in una vita dopo la morte, bensì nella potenza delle arti magiche che permette all’uomo di tornare dal mondo dei morti ed esprimere così la propria potenza. Nessuna speranza nelle praterie celesti, nessuna presenza divina è percepibile nel credo Crow, che si traduce in un materialismo solido ma in costante evoluzione; la morte è inevitabile e a volte anche auspicabile, se essa viene come ricompensa in battaglia. Eppure la morte è solo il primo passo verso una nuova vita che può riportare a questo stesso piano di esistenza, affinchè sia di esperienza e di aiuto agli altri. Il Paradiso non esiste, quindi, per la cultura Crow ; ma la terra può essere scenario di un Eden eterno, ricco di soddisfazioni e di onori. Una visione complessa e unica che non aveva collegamenti con la cultura degli altri Nativi e che ad un occhio non attento può risultare arida e tetra, ma in cui risiede la chiave interpretativa della loro visione globale della vita e spiegherà il comportamento adottato in seguito con i colonizzatori bianchi. Trasformarsi per sopravvivere, adattarsi alle difficoltà per mantenere vive le proprie tradizioni, che cresceranno e si insedieranno nella cultura straniera fino a divenire parte di essa. In questo atteggiamento non c’è il senso della sconfitta, non è presente l’annichilimento tipico della cultura Indiana che preferisce estinguersi piuttosto che inserirsi in un nuovo contesto. Il Crow non giustificherà mai l’uomo bianco per ciò che egli ha fatto alla sua terra e ai suoi compagni di sventura, ma preferirà allearsi con lui per impedire al proprio popolo di scomparire per sempre. Il Crow sa, perchè il suo pensiero è profondamente radicato nel concetto della trasformazione che accompagna la morte fisica, che il progresso della vita non si può arrestare e che il tempo impone ineluttabili cambiamenti. Così li accetta adeguandosi ad un nuovo stile di esistenza da cui prenderà ciò che è buono ed estirperà il cattivo, e potrà farlo proprio in virtù della sua visione terrena e materialista della vita. Egli diverrà alleato del suo carnefice nell’opera di estinzione dei Nativi non per tornaconto personale o perchè abbagliato dalla potenza del nemico, bensì perchè comprende che non c’è altra alternativa alla morte. L’Apache, il Sioux, lo Cheyenne che combatte per allontanare lo yankee e ritornare allo stato precedente delle cose per il Crow è un illuso che altera il normale fluire del fiume della vita. Egli si è scavato la fossa da solo. Il Crow non si sentirà quindi in errore collaborando alla sua cancellazione, poichè dove non c’è trasformazione non può esserci evoluzione. Per dirla in termini semplici fu proprio la ” superstizione del Paradiso ” a portare all’estinzione gli Indiani d’America, poichè preferirono morire nella speranza di raggiungerlo piuttosto che piegarsi alla fatalità dell’esistenza.

patriziabarrera.com  Libri Gratis

CLICCA SULLA FOTO e SCARICA GRATIS il libro
Creation Myths of Primitive America.
Scoprirai tante cose su miti e religione dei Nativi Americani!

I Crow vivranno sempre in piena coerenza con le proprie convinzioni, che li porteranno a continue trasformazioni nell’arco della loro millenaria esistenza.
Il loro viaggio inizia 2000 anni A.C. e si sa che sono giunti dalla Beringia, che una volta era una terra fertile e verdeggiante, ricca di corsi d’acqua ed estremamente ospitale. Appena arrivati si congiungono senza tanti conflitti agli abitanti del luogo, sposandone usi e costumi e mischiando con essi il proprio sangue, affinchè ne venisse fuori una razza nuova. Fortuna volle che si scontrassero con gli A’ani, tribù Algonchine pacifiche che si erano stabilite nella regione dei grandi laghi da poche centinaia di anni. Forse antenati degli Arapaho costoro facevano vita sedentaria e coltivavano mais. Non erano scuri di pelle e accettarono di buon grado di scambiare con i nuovi arrivati le proprie mogli, in cambio di una mano a coltivare la terra. Molti secoli dopo i Francesi li chiameranno Gros Ventres , a causa dell’enorme pancia conseguenza dell’uso predominante del mais nell’ alimentazione che produceva intensa fermentazione e quindi..gonfiore. I Francesi notarono anche che questi Indiani usavano spesso definirsi ” Orientali “. In pratica si trattava di tribù distaccate dei buoni Hidatsa di cui originariamente facevano parte anche i Crow.
La convivenza tra le varie tribù durò a lungo, fino a quando l’arrivo dei coloni Europei intorno al 1500 non creò divergenze di idee . I Discendenti dei Crow originari, fedeli malgrado il trascorrere dei secoli alle proprie convinzioni che li portavano ad accettare ed assorbire gli Yankees, si staccarono dagli Hidatsa e si diressero verso le Montagne Rocciose, stabilendo lì una nuova tribù che nel tempo subì ulteriori e radicali trasformazioni, sia nello stanziamento che arrivò fino alle Bighorne Mountains, che nello stile di vita. Da coltivatori pacifici, infatti, i Crow si trasformarono rapidamente in valenti guerrieri e cacciatori, assorbendo nel contempo linguaggi Siouann diversi e mescolandosi spesso con le tribù Abenaki che, guarda caso, la pensavano più o meno come loro riguardo gli Yankees. Gli Abenaki, infatti, avevano partecipato con profitto alle tre guerre Franco Indiane contro gli Inglesi, ricavandone vantaggi non solo economici. Ne venne automatico per i Crow misurarsi davvero e per la prima volta con la cultura e la tecnologia Europea.

tribal location 1840

Ecco come appariva la dislocazione delle numerosissime tribù Indiane in una cartina dell’America del Nord del 1840.

Ciò che non cambiò mai della loro cultura fu l’organizzazione in matriarcato, una diversificazione essenziale da tutte le altre culture Native per le quali la condizione femminile era di sudditanza nei confronti di quella maschile. La storia e la letteratura sono piene di racconti sulla situazione delle squaw che, benchè assolutamente eterogenea, risentiva comunque del principio per cui la donna era una fattrice e una lavoratrice in seno alla tribù, e mai una compagna per il marito. Anche quando si trattava di matrimoni d’amore e fortunati e non il risultato di uno dei frequentissimi rapimenti da tribù nemiche la donna Indiana non veniva mai equiparata al maschio,non partecipava mai alle riunioni degli anziani e men che mai alle feste rituali, e il concubinaggio era uno status comune e socialmente riconosciuto. La squaw veniva allevata fin dalla nascita all’obbedienza e alla sottomissione, inserita in cicli di lavoro estenuanti e in alcune tribù addirittura abbandonata a se stessa se rimasta vedova o troppo vecchia per essere ancora utile. Anche qui non si tratta di crudeltà ma di esigenza funzionale: gli Europei da sempre rimasero affascinati dalla capacità dell’intera tribù di lavorare all’unisono, smantellare e ricostruire interi villaggi in poche ore e addentrarsi in viaggi senza sosta a cui partecipavano perfino infanti.

Indian Shop patriziabarrera.com

Vieni a conoscere il mio negozio dedicato alla Cultura degli Indiani d’America. Molti prodotti sono equo-solidali e contribuiranno all’economia dei Nativi nelle riserve Americane. CLICCA SULLA FOTO e dagli un’occhiata

 

Il nomadismo per il Nativo Americano, la sua capacità di spostarsi velocemente e senza lasciare traccia hanno sempre rappresentato una necessità nonchè l’unica strategia che abbia permesso loro di sopravvivere alle persecuzioni dell’Esercito Americano. Almeno fino a quando tra le Guide autorizzate non arrivarono i Crow.
Per questa tribù il matriarcato era ancora una volta retaggio antico. E’ risaputo, infatti, che in epoche lontane e particolarmente in Oriente le donne , rimaste sole ad organizzarsi la vita mentre i maschi partivano per la guerra o per lunghe spedizione di caccia, erano in grado di reggere ottimamente l’intera gestione familiare, lavorativa e difensiva del villaggio. Gli uomini che tornavano con cibo e merce erano considerati poco più di un’appendice, utile per l’approvvigionamento e la procreazione. Per il resto comandavano le donne: e lo facevano con polso, ordine e capacità tali che il matriarcato fu per millenni il fulcro delle civiltà pre-cristiane, in ogni tempo e luogo. La donna era al contempo guerriera e sacerdotessa del suo popolo, anche quando non si trattava di una virago come le Amazzoni, che rifiutavano il maschio a prescindere. Così , quando i Crow arrivarono in America portando al seguito le proprie tradizioni Orientali di matriarcato si trovarono di fronte una realtà estremamente diversa e ” barbara ” che tuttavia furono costretti a tollerare; il matriarcato fu quindi spostato all’interno della propria organizzazione sociale, divenendo il perno della ritualità e del senso del sacro. Così, se agli occhi esterni il Capo era sempre maschio, soprattutto in ambito di trattative e, diciamo, di rappresentanza, chi comandava realmente e presiedeva ad ogni decisione tribale era la sciamana che poteva essere indifferentemente una single o anche proprio la moglie del Capo.

Crow Women 1906

Ecco una bella immagine di Donna Crow, 1906. Gioielli, pellicce,viso e capelli curati. Le donne Crow non sembrano assomigliare alle altre squaw, dallo sguardo paziente e mansueto, quando non malinconico, e sicuramente non bellissime. Questa squaw dallo sguardo regale aveva anche un bel nome: Naso Grazioso.

Ella aveva il compito di tramandare la simbologia archetipica del Corvo o, meglio, dello Sparviero, animale Eurasico che li accompagnò virtualmente all’epoca delle prime migrazioni in America e mantenuto Sacro nel ricordo. Ancora un aggancio con la cultura pre-Amerinda dei Crow: per gli Jurchi lo sparviero ( Accipiter Nisus) è un tramite tra il mondo dei morti e quello dei vivi e la sua capacità di adattamento è l’unica strategia in grado di permettergli di sopravvivere in situazioni ostili. La femmina è notoriamente più grande del maschio ed esperta cacciatrice: essa utilizza due doti fondamentali, la prudenza e l’astuzia, che la pongono in una situazione privilegiata rispetto ai metodi di caccia comuni agli altri uccelli. Essa infatti si apposta, anche per ore, lì dove è meglio coperta dalla vegetazione e non appena avvista la preda adatta si lancia su di essa elevando il suo rauco grido ( Craw craw! ) che ha funzione di terrore e depistaggio. L’attacco è fulmineo e brevissimo, sempre verticale, e non lascia scampo. Tecniche di assalto che sono state imitate alla lettera dai Crow. Anche per questo piccolo uccello, inoltre, la vita si poggia su un solido esempio di matriarcato: il maschio si prodiga nell’allevamento dei piccoli che comunque viene sempre gestito in prima persona dalla madre, che a quanto pare è l’unica in grado di nutrirli. Non basta infatti imboccare gli implumi; lo sparviero femmina cosparge il cibo di una saliva ricca di aminoacidi che rendono il cibo digeribile ai piccoli. Se la madre muore anche questi muoiono, il maschio si disperde e i nidi vengono abbandonati. Una lezione di vita che i Crow hanno adottato in pieno!

Patrizia Barrera

CLICCA sul link e Ascolta o Acquista tutta la mia musica!
Scarica GRATIS la canzone OMAGGIO!
http://www.vibenation.net/flash/vibeplayer.swf?user_id=2837

Lo Sparviero femmina e la sua sopravvivenza è ciò che fa la differenza tra la vita e la morte; la donna nasce quindi costituzionalmente “dispensatrice di vita ” per il suo popolo e l’unica in grado di riportare su questa terra, se è necessario, i morti. Nel frattempo nulla si mantiene inalterato nel tempo, tutto si trasforma. Tuttavia, così come il nido dello sparviero è composto da rami secchi che nascondono all’interno una rete intricata di rametti sempre più piccoli che ne costituiscono la vera trama, così il Crow all’esterno mostrerà il lato grezzo e modificabile della sua natura, affinchè possa meglio confondersi con l’ambiente circostante. Sarà la sua vera essenza, quella interiore, a mantenersi morbidamente stabile, protetta e controllata ma al contempo estremamente duttile.
Se comprendiamo questi principi, su cui intere generazioni di Crow hanno poggiato le basi della loro esistenza, saremo in grado di non giudicare rigidamente il loro comportamento atipico e quasi ” crumiro ” in seno alle Guerre Indiane.
(continua)

Bello questo documentario sulla storia dei Nativi Americani prima dell’arrivo degli Europei! Unica pecca: tutto in Inglese.

Non precisissimo ma ugualmente interessante.

Noi ci vediamo a brevissimo per la seconda emozionante parte della storia dei Crow. Rimanete caldi!

Annunci

2 thoughts on “Indiani Crow: guerrieri dell’Esercito Americano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...