Old America? Te la racconta Emilio Salgari


Emilio Salgari 1910

Cari Amici, chi non conosce le belle novelle e i magici racconti di Emilio Salgari? Chi non ha mai sognato leggendo di Sandokan, la Tigre di Mompracem, personaggio mitico immortalato in tv dal divino Kabir Bedi? Probabilmente chi è appassionato di letteratura pensa di conoscere abbastanza bene questo Grande del passato che ha colorato con i suoi romanzi più di un’infanzia. Tuttavia pochissimi sanno che Salgari fu uno dei primi scrittori Italiani ad aver narrato del Far West e dei suoi suggestivi aspetti, divenendo incontrastato romanziere di sicuro spessore e, soprattutto, di successo.

Eppure la vita di Emilio Salgari fu difficile, travagliata e dalla fine tragica, segnata da tragedie familiari che lo portarono prematuramente al suicidio.
Il padre, Luigi, pose fine alla sua vita buttandosi giù dal terzo piano di un palazzo mentre era in visita da un cugino. I motivi di questo insano gesto ancora oggi non sono chiari: probabilmente era convinto di avere un brutto male e che i medici non gli dicessero la verità. All’epoca il ventisettenne Emilio, già cronista presso il giornale Veronese ” La nuova Arena “, rimase profondamente segnato da questo atto di follia del quale si sentì ingiustamente in colpa. Passò giorni e notti a rimproverarsi di non aver compreso la solitudine e il terrore del padre di fronte alla malattia, forse afflitto anche lui da fantasmi familiari: pochi anni prima, infatti, e senza un reale motivo un suo fratello si era dato la morte nello stesso modo.
Due anni prima era morta anche la madre, a cui Emilio era profondamente legato. Questi due eventi tragici rimarranno scolpiti nel suo cuore portandolo ad una lenta ma inesorabile malattia schizoide che infine con la stanchezza e il dolore accumulati nella breve esistenza culminerà nel suicidio.
E’ il 1889. Salgari ha già pubblicato il suo primo romanzo breve ” Tay -See “, poi ristampato come
” La Rosa del Dong-Giang ” ed è divenuto famoso grazie al fortunato romanzo a puntate
” La Tigre della Malesia ” che gli concederà gloria imperitura. E’ l’epoca del ” feuileton “, il cosiddetto ” Romanzo d’appendice ” che poteva contare su un pubblico semplice e appassionato in grado di godere di quel gusto per l’ esotico che caratterizzava la moda Europea del momento.

Capitano Emilio Salgari

Benchè non fosse mai andato per mare il pallino di Salgari adolescente era quello di diventare Capitano di lungo corso. Si iscrisse anche all’Istituto Nautico Regio ma non passò mai gli esami. Continuò comunque a farsi chiamare ” Capitano ” per tutta la vita, al punto che perfino i suoi Editori erano convinti che i luoghi meravigliosi di cui parlava nei suoi libri Salgari li avesse visti davvero in uno dei suoi numerosi viaggi.

Ciò che arrivava in Italia era l’eco dell’Africa, il fascino dell’Oriente e le Grandi Guerre Indiane che si erano concluse con la colonizzazione del Nuovo Continente. Il pubblico sognava con l’Impero Britannico ma parteggiava per i vinti, da sempre idealizzati come guerrieri forti e irriducibili, tali da portare allo struggimento soprattutto il sesso femminile. Sandokan era stato il primo eroe arrivato fresco fresco dall’India e le sue avventure avevano sortito un effetto così straordinario da entrare direttamente nelle neonate scuole Italiane ed essere venerate come Classico della letteratura per ragazzi. Subito dopo , nel 1898, erano arrivati i Pirati e le loro scorribande nel Mar delle Antille con
” Il Corsaro nero ” e l’intera saga che, tra una novella e l’altra, perdurerà fino al 1908. Ma ciò che lo consacrerà al pubblico come fantastico narratore sarà proprio ” Il Ciclo del Far West “, che Salgari inzierà a scrivere già nel 1885 ma che vedrà la luce solo nel 1909.
Il motivo di questo indugio è presto detto. Come tutti gli Italiani anche lo scrittore risentiva del fascino della colonizzazione Americana, la corsa all’oro, l’ondata di progresso che investiva il Nuovo Continente e le miriadi di possibilità di sviluppo dell’intera Europa che da ciò poteva derivarne.

Ida Peruzzi moglie di Salgari

Ecco l’amata moglie di Salgari, Ida Peruzzi. Nell’intimità lo scrittore, grande appassionato di lirica, la chiamava Aida in onore della grande Opera di Verdi. Il loro fu un grande amore. Ebbero 4 figli, a cui diedero nomi esotici: Fatima, Nadir, Romero e Omar. Non si sa perchè Ida sia improvvisamente impazzita: si dice che fosse depressa per la solitudine a cui era condannata, dato che il marito lavorava 24 ore su 24. Probabilmente però fu semplice schizofrenia.

Le notizie che arrivavano in Italia narravano di immense praterie abitate da guerrieri indomabili che, tuttavia, in guerre valorose e pregne di tattica militare erano infine stati vinti. Il Governo, riconoscendone il valore, aveva assegnato alle tribù rimaste grandi spazi liberi in cui i Nativi avrebbero potuto gradualmente adeguarsi alla ” civiltà Europea” e anche convertirsi alla vera Fede. L’America inneggiava al Capitano Custer come uno degli incredibili eroi delle Guerre Indiane, Salvatore dei Pionieri e Grande esperto di rapporti diplomatici con gli Indiani che infine, colpiti dalla maestosità dell’Esercito Americano, si erano inchinati al nemico. Almeno QUESTE erano le notizie che circolavano, quelle cioè autorizzate e che gli stessi giornali Europei si fregiavano di divulgare.
Salgari si accorgerà molto presto che la realtà era ben diversa. Ciò avvenne proprio a Verona, in occasione di uno dei circhi itineranti che l’America, con perverso sadismo, organizzava in Europa.
Si trattava di rappresentazioni celebrative della Gloria Americana camuffate da occasione per il mondo di vedere da vicino i famosi Pellirossa, che interpretavano se stessi in tristissime parate ricche di costumi e di colori. Star del momento il Capitano Frederick Cody, in arte Buffalo Bill, un ambiguo personaggio la cui parte nelle guerre Indiane non è mai stata chiara. Costui era preceduto da un alone di incomprensibile fama che narrava di gesta mai verificate e di abilità nel maneggiare lazo e pistola che avevano a che fare più col mondo del circo che con quello militare. I suoi spettacoli in definitiva avvilivano le Imprese Americane, riducendole ad attimi di squallida recitazione in cui l’Eroe era sempre lo yankee e il nemico l’Indiano ” cattivo ma valoroso “, quindi più
gustoso da abbattere.

Buffalo Bill 1895

Ecco una foto di repertorio di Buffalo Bill con un Capo Indiano durante il suo spettacolo itinerante Wild West Show. LO spettacolo assicurò fama eterna ad un personaggio strano e dal fascino ambiguo. Abile cavallerizzo, pistolero, domatore di cavalli e impresario teatrale costui partecipò anche alle Guerre Indiane… ma con ruoli difficili da definire.

Costretti a fargli da spalla in queste misere rappresentazioni erano tanti Capi Indiani, ormai in schiavitù, che per garantire la sopravvivenza al proprio popolo accettavano di mostrare al pubblico l’ombra, vilipesa e derisa, di se stessi. Lungi dal mantenere la parola data con accordi sigillati dalla resa di gran parte delle Tribù Indiane il Governo Americano, infatti, aveva rinchiuso i Nativi superstiti in desolate riserve dove essi morivano letteralmente di fame, strappato i figli dalle loro braccia per farne dei servi vestiti da Europei, privati dei bisonti che li avevano nutriti per migliaia di anni e infine affogati nell’alcool, per mortificare la loro dignità.
Questo fu lo scenario impietoso che apparve agli occhi, attenti e indagatori, di Salgari che assistè con lo spettacolo di Buffalo Bill anche alla disgregazione di un mito. Ecco come descrisse sulla Nuova Arena l’incontro col Capitano :

Dal fondo dell’anfiteatro irrompono di carriera, gettando urla strane, gruppi di indiani guidati dai capi Cuore Nero, Corno d’Aquila, Collo Basso, Piccolo Capo e Orso Duro e gruppi di cow-boy americani e di vaqueros messicani guidati da Buck Taylor e un gruppetto di tre ragazze della frontiera americana […] Nulla di feroce troviamo nei volti di quelle pelli-rosse che pur si resero così celebri, in tutte le epoche, per la loro efferatezza e nulla troviamo di spaventevole nelle loro grida di guerra che pur si scrisse tante e tante volte che mettevano così gran paura nell’animo dei più coraggiosi avventurieri del Grande Ovest […] meschina la caccia ai bisonti che ci parvero molto fiacchi, malgrado le grida degli indiani e i colpi di fucile di Buffalo Bill […] Gli indiani avviliti, inacerbiti dalla loro sorte, non trovando più sul sentiero della guerra e delle battaglie sanguinose e nelle scene del palo della tortura un alimento pei loro gusti di uomini primitivi, sono degenerati a tal punto che non si occupano più di bere. […] Il pelle-rossa oggidì, così fiero un tempo, è diventato un volgare beone che si instupidisce a furia di liquori e che sfoga gli ultimi suoi istinti contro le sue povere mogli che spietatamente batte e spesso vilmente uccide. […] I cow-boy sono uomini reclutati per lo più fra i disoccupati o piuttosto fra gli spostati che formicolano in tutte le città del nuovo mondo, avendo ben spesso qualche conto da regolare colla giustizia americana. ”

Luci e Ombre Patrizia Barrera

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Abbastanza per far inorridire il pubblico. Al direttore del giornale l’articolo non piacque e spense l’ardore dello scrittore, che si apprestava a tirarne fuori delle novelle a puntate. Egli stesso, da grande romantico, non ebbe cuore di distruggere il Sogno Americano nell’animo degli Italiani, ancora legati al fascino di quelle terre. Tuttavia inizierà minuziosamente a documentarsi, facendosi spesso arrivare proprio dall’America notizie attendibili sulla sorte degli Indiani. Attenderà ancora qualche anno, calato un po’ l’entusiasmo generale, per riequilibrare l’immagine dell’eroe Americano.
Che comunque sempre Eroe rimane. Il ciclo del West e poi il romanzo singolo ” Avventure tra i Pellerossa ” descrivono un’epoca piuttosto che delle storie, in cui il rispetto dell’ideologia della conquista e del progresso permane necessità primaria. Scavalcato il fatto singolo, le truci personalità individuali, i meri obiettivi economici e di potere che hanno giustificato più di un eccidio Salgari si dedica alla celebrazione di un indiscutibile sistema di valori che fanno capo alla Democrazia. Allargati i confini da sentimento Nazionale a sentimento Universale Salgari riunisce nei suoi romanzi razze, usi e costumi assolutamente eterogenei, instillando nelle masse il germe della multietnicità e del globalismo. All’immagine dell’Eroe ” senza macchia e senza paura ” fa da contrappeso quella del Nativo ” selvaggio ma leale” in grado perfino di insegnare qualcosa al rude e materiale cowboy. Entrambi tuttavia sono pedine di un Movimento Inarrestabile di Progresso e di Modernità che farà inevitabilmente le sue vittime costringendo tutti alla creazione, dolorosa e travagliata, di un Mondo Nuovo .

Sulle frontiere del Far West

Molti furono gli illustratori dei romanzi di Verne, che riuscirono a rappresentare nei disegni l’anima pura della sua narrazione. Ecc ad esempio la cover più famosa de
Sulle Frontiere del Far West, realizzata nel 1927

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Salgari ci porta per mano alla scoperta di quotidianità insospettabili per un pubblico semplice: i romanzi del Ciclo del West abbondano di descrizioni complete sulla vita nei villaggi, sull’esistenza di degrado del cowboy, sui patti ” biforcuti e ambigui ” dall’una e dall’altra parte come a sottolineare che la verità non è mai assoluta e che il tra il Bene e il Male non esiste una netta linea di demarcazione. Solleva l’Indiano dalla sua fama di selvaggio e ce lo presenta nel suo ambito familiare e tribale, scuote dal torpore la figura della squaw , identificata da sempre come schiava, e le riconsegna la sua identità femminile; innesta insomma una sottile opera di convincimento che travalica l’aspetto puramente epico della narrazione e agisce perfino secondo insospettate modalità femministe in un periodo in cui, in quasi tutto il mondo civile, la donna non godeva ancora del diritto di voto ed era oggetto di dichiarate discriminazioni socio-culturali.
In Italia saranno proprio questi aspetti ” socialisti ” della sua arte narrativa a renderlo inviso alla Critica Ufficiale, che lo ignorerà apertamente e a tratti addirittura lo ostracizzerà. Renderà omaggio alle avventure di Pinocchio del giovane Collodi, applaudirà a tutta la letteratura per ragazzi d’Oltreoceano ma storcerà il naso davanti al successo di pubblico dei romanzi del Salgari, che continua pazzamente a sfornare opere frutto di una certosina ricerca di dati strappati alle biblioteche e ai saggi di storia. A differenza di molti scrittori del periodo, che prendono spunto esclusivamente dalla propria fantasia, Salgari ha il piglio del cronista, dell’annalista e intesse trame su verità storiche adeguatamente documentate. E’ un divulgatore creativo di fatti veri descritti spesso quasi in tempo reale, e tali da fornire valido apporto ai giovani studenti ai quali in fondo si rivolge.

famiglia Salgari

La famiglia per Salgari era fondamentale. Amò teneramente i suoi figli, che purtroppo non riuscì a viversi interamente.
Ecco la famigliola al completo nel 1904. Purtroppo la tragedia segnerà anche la vita dei figli di Salgari: la primogenita Fatima muore giovanissima di tubercolosi. Nadir morirà quarantenne in un incidente automobilistico. Romero in un accesso di follia tenta di uccidere la moglie e il figlio e poi si suicida. Infine Omar, divenuto invalido durante la Grande Guerra, sarà al centro di uno scandalo per alcune mistificazioni di carattere commerciale che fece sulla figura del padre.

Eppure finchè sarà in vita non entrerà nella rosa dei Classici e molti maestri che utilizzeranno i suoi scritti con i propri alunni ncorreranno in severe punizioni da parte dell’Istituto Scolastico. Quella mescolanza di razze che porterà addirittura a matrimoni misti ( tipo Sandokan con la Perla di Labuan), quell’apologia del selvaggio nei panni dell’eroe proprio non piacciono poichè spingono ” ad atteggiamenti sovversivi e di rifiuto dell’Autorità costituita “. Insomma, spingono a riflettere. Per l’Italia la letteratura per ragazzi deve necessariamente essere leggera, di fantasia; le ambientazioni descritte devono riportare a luoghi ameni in cui Esotico è un altro modo per intendere Lontano.. L’uomo del domani, per la cultura del Bel Paese, è sicuramente un pioniere ma con la Fede ben radicata nei dogmi di casa sua , quelli per cui l’apertura alla diversità è Contaminazione e l’abbattimento degli schemi Puro Caos. Di Salgari se ne parla molto, ma poco in bene: per le masse è una macchina dei sogni mentre per le Case Editrici, che nel 1906 sono ben tre, è solo una macchina per fare soldi. E della dignità dell’artista ,per giunta laicissimo, chi se ne frega.
Nel frattempo lo scrittore sta vivendo l’ennesima tragesia familiare. Sposatosi anni addietro con l’attrice Ida Peruzzi da cui ebbe 4 figli, deve assistere impotente al degrado mentale della moglie che sta diventando pazza. Chiede aiuto agli Editori per stare accanto alla consorte, che altrimenti sarà condannata al manicomio, ma i contratti gli impongono un tour de force incessante dal quale non riuscirà a venir fuori e che lo costringono a scrivere almeno tre libri all’anno. Passa 12 ore al giorno nelle biblioteche per raccogliere dati, sette giorni su sette, e accumula debiti per pagare le costosissime cure che cerca di praticare a casa.

Madonna del Pilone

Ecco la casa della Madonna del Pilone a Torino, l’ultima abitazione della famiglia Salgari. Lo scrittore vi si era trasferito da Verona parecchi anni addietro per essere più vicino al suo Editore storico, Speirani.

Alla fine crolla. Nel gennaio del 1911 Ida viene rinchiusa in manicomio perchè ormai ingestibile. Salgari non può contare che sull’aiuto dei propri figli. Benchè nel 1897 la Regina Margherita di Savoia, grande fan dello scrittore, lo avesse insignito del titolo di Cavaliere d’Italia per i suoi grandi meriti letterari, nessun circolo culturale di livello lo ha mai accettato come socio.
Questo suo avvilimento, unito alla fatica, farà scattare la molla che lo porterà pochi mesi dopo al suicidio. Ecco cosa scriveva Salgari al suo amico, il pittore Gamba, nel 1909:


« La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. »

In quel periodo aveva già tentato il suicidio ed era stato salvato in extremis; poi la necessità di accudire l’amata moglie lo avevano trattenuto dal ripetere l’insano gesto. Infine l’internamento di Ida
sgretolò definitivamente il suo precario equilibrio.

I particolari macabri della sua fine potete trovarli dovunque sul web; è cosa nota che Salgari si suicidò come avrebbe fatto uno degli eroi dei suoi romanzi, procurandosi una morte lenta e dolorosa ma ” con gli occhi fissi al sole “. Scrisse tre lettere prima di andarsene: una ai figli, una al giornale e una agli Editori, quest’ultima vero atto di accusa nei confronti della loro avidità e cecità.
Infine se ne andò in riva a un torrente nel bosco di Val di San Martino a Torino, proprio lì dove spesso aveva passato giorni felici con la sua famiglia e precisamente vicino alla Chiesetta della Madonna del Pilone. Si tagliuzzò con un rasoio affilato che si era portato da casa tutto il volto, le braccia, l’addome e poi si tagliò la carotide, una cosa straziante condotta con volontà estrema e che non fu, come si suppose in un primo istante, un atto di follia. Salgari voleva davvero morire.
Affogare la disperazione nell’alcool e nei sigari non gli bastava più. Temeva inoltre la cecità, in arrivo sul primo binario come diretta conseguenza dei suoi stravizi.

Ecco ciò che potete ancora oggi leggere sulla targa commemorativa posta sulla sua tomba. E’ uno stralcio tratto dalla sua lettera di accusa e di addio agli Editori e al mondo della Letteratura che il figlio Omar decise , giustamente, di rendere pubblica.

“« A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. »

Ai funerali ci pensò la città di Verona che, troppo tardi, rese omaggio al suo figlio sventurato. Il resto d’Italia, assorbito dalla celebrazione dei primi cinquant’anni di Unità, ignorò completamente la sua morte.

Colle del Lauro, suicidio Salgari

Ed ecco il famoso Colle del lauro dove il 25 aprile 1911 fu ritrovato il corpo orrendamente ferito di Salgari. Foto originale dell’epoca.

Per me che ho il pallino della Old America è un grande onore potervi regalare il Ciclo del West di Emilio Salgari, forse l’opera che meglio esprime la sua piena maturità artistica. Si tratta di libri ormai di Dominio Pubblico che potrete scaricare stampare o regalare sul vostro sito. Sarà un modo per mantenere vivo nella memoria collettiva il ricordo di questo sfortunato scrittore, sempre interessante ed attualissimo.

Il Ciclo del West è in realtà la storia della tragica epopea del popolo Indiano. I suoi protagonisti, ( Il Colonnello Devandel, la moglie Indiana ripudiata Yalla e la figlia di quest’ultima Minnehaha, eroina del romanzo ” La Scotennatrice) sono pretesti letterari per esporre una realtà ben più amara e sconosciuta. Pur mai parteggiando direttamente per i Nativi e indugiando sull’eroismo dell’Esercito Americano nelle guerre Indiane Salgari offre degli avvenimenti una chiave interpretativa rivoluzionaria, che può essere riassunta in questa unica frase:

“I Pellirosse cadevano a gruppi insieme alle loro famiglie e gli Americani, come sempre, massacravano con inaudita brutalità.”

Ecco i libri in REGALO che potrai scaricare dal mio sito

Sulle frontiere del Far West

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Le selve ardenti Emilio Salgari

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Avventure tra i Pellerossa Emilio Salgari

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Aggiungo anche il libro La Sovrana del Campo d’oro che, pur non essendo il libro migliore di Salgari, presenta una parte centrale che è una sorta di processo degli Indiani alla società dei Bianchi dove si comprende la natura anticolonialista di Salgari.

La sovrana del campo d'oro Emilio Salgari

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BUONA LETTURA!

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4 thoughts on “Old America? Te la racconta Emilio Salgari

  1. Buongiorno, complimenti davvero per l’interessante saggio salgariano. Chiedo informazioni sulla foto di Salgari con simbologia esoterica sullo sfondo (la seconda). Sa per caso dove è stata scattata e cosa rappresenta?
    Cordialmente
    Nicola Ruffo

    • Ciao Nicola, grazie dei complimenti! In realtà più che di foto si tratta di un fotomontaggio, tratto da un ‘ illustrazione di Andrea Bonazzi, di cui ti lascio il link
      http://www.lettera43.it/cultura/13995/il-salgari-nascosto.htm
      Ho trovato l’ illustrazione molto adatta alla personalità di Salgari, i cui racconti si pongono comunque a metà tra ricerca storica e fantasia.
      Illustrazioni originali delle opere di Salgari le trovi qui
      http://culturauniversale.blogspot.it/2010/12/emilio-salgari-romanzi-e-illustrazioni.html

      Per quanto riguarda l’illustrazione alle spalle si tratta molto probabilmente di una rielaborazione grafica di una divinità polipoide tratta dal mito di Cthulhu di Lovercraft, di cui Andrea Bonazzi è grande estimatore. Non rammento infatti nessuna divinità indù che abbia quelle fattezze. In genere, quando si tratta di foto storiche, preciso nella didascalia il soggetto e la data.
      Spero di non averti deluso. Ti ringrazio nuovamente per i complimenti e..buona lettura!

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