Let it snow, far l’amore a Natale.


Let it snow

Può una canzoncina senza pretese, per giunta non espressamente sul Natale, diventare una delle evergreen delle Feste più interpretate di tutti i tempi? A quanto pare si, visto l’enorme successo di un brano del 1945, la famosa Let it snow.

Balzata nel 2014 agli onori della cronaca grazie alla magica cover di Daniela Andrade la canzone è un altro degli ” scherzi estivi ” degli Autori del passato, quelli che di professione componevano le canzoni di Natale commissionate da grandi catene di negozi o dall’industria discografica per pubblicizzare questo o quel prodotto. Ne abbiamo già parlato: da Irving Berlin a Johnny Marks , scivolando attraverso coppie famose come Nelson/Rollins, l’usanza deliziosamente Americana di condire il Natale con musiche di atmosfera ci ha permesso di gustare brani del calibro di White Christmas, sognare con canzoni come The Christmas song e ancheggiare al ritmo di Jingle Bell Rock. Chiaramente non tutti i brani furono scritti appositamente per la Santa Festa ma godettero di una fama ” di riflesso “, forse per la neve che schizzava fuori da ogni nota o per quegli strani accoppiamenti di difficile interpretazione che da sempre ci legano al periodo più magico dell’anno.. E’ questo il caso di Frosty the Snowman, o di Winter Wonderland e, per chi non lo sapesse, perfino della antica Jingle Bells, in cui si parla dell’inverno e della neve ma non si menziona MAI il Natale.

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Let it snow non fa eccezione…se non per un particolare. Piuttosto che portarci mentalmente ai giochi dei bambini o al calore delle Feste in famiglia, ci suggerisce
” atmosfere proibite ” e intimità al calduccio del camino che per la pudicissima America degli anni ’40 e ’50 rappresenta un caso più unico che raro. Eh si: perchè il brano, scritto dalla amatissima coppia Sammy Cahan e Jule Styne che sfornò canzoni mitiche com ” It Seems I Heard That Song Before” o ” I’ll Walk Alone” o ancora ” I Fall in Love Too Easily” , nasce proprio da un vissuto giovanile e da un’esperienza gustosamente intima. Ce ne parla proprio Sammy Cohan nel libro di Paul Zollo ” Songwriters on songwriting “che racchiude decine di interviste fatte a famosi compositori del passato e scoprendo non pochi altarini.
” Era l’estate del 1945 e faceva un caldo d’inferno. Da giorni io e Jule eravamo al lavoro ad Hollywood and Vine per tirar fuori una canzone nuova da mandare per radio, mentre le nostre famigliole si godevano il fresco e il mare. Credo che fosse uno dei giorni più caldi di quell’agosto e mentre ci sforzavamo di buttar giù qualcosa al pianoforte io guardavo golosamente l’acqua limpida della piscina che la Produzione metteva pietosamente a disposizione dei suoi impiegati.
” Perchè non ci diamo un taglio e scendiamo giù a rinfrescarci? ” – azzardai timidamente, sentendomi disgustosamente a disagio. Ma sapevo già che la mia era una partita persa: sul lavoro Jule era irremovibile ed era capace di passare 12 ore in un forno crematorio senza lamentarsi. La sua dedizione al lavoro era encomiabile, ma per me, che mi stavo letteralmente sciogliendo al pianoforte, quel pomeriggio risultava insopportabile.
Jule stava sudando dai capelli e qualche goccia di sudore ogni tanto scivolava giù sulla scrivania: tuttavia, col suo solito sorrisetto beffardo, alzò gli occhi con l’aria di una divertita mascalzonata:

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” Perchè invece non scriviamo qualcosa sull’inverno, una bella canzone piena di neve che ci rinfreschi un po’? ” Con aria rassegnata mi avvicinai alla finestra: dovevano esserci almeno 34 gradi là fuori e l’unica cosa che riuscivo a immaginare ero io che sguazzavo nell’acqua fresca sorbendomi una Margarida gelata! Il mio amico doveva essere matto se riusciva a sognare un solo fiocco di neve! Allargai le braccia con disperazione e, con atteggiamento volutamente provocatorio, gridai al cielo: ” E allora nevica, nevica, nevica! ”
Non so cosa gli prese quel giorno a Jule, ma quando mi girai verso di lui per vedere che effetto avesse avuto la mia cacciata lo trovai con lo sguardo fisso nel vuoto e la penna a mezz’aria
.” Perchè no? ” disse. E si mise a scrivere di getto. Pensai che il caldo talvolta faceva brutti scherzi ma quando, pochi minuti dopo, Jule lesse ad alta voce quelle poche frasi ne rimasi immediatamente conquistato.
” Oh, là fuori il tempo è spaventoso
ma il tepore del fuoco è così piacevole!
E allora che nevichi:
nevica, nevica, nevica! ”
Jule era entrato in una spirale di reminiscenza; con aria sognante ricordò un suo amoretto giovanile, quando tutto sembrava più bello e perfino una bufera nevosa poteva diventare una piacevole esperienza..se in compagnia della persona amata.

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” Potevo avere vent’anni e andai a trovare la mia ragazza di allora al cottage su in montagna, dove stava passando qualche giorno in compagnia dei suoi amici. Era l’ultimo giorno di vacanza e mi ero offerto di riaccompagnarla io a casa; sai, per stare un po’ insieme da soli…
Dopo pranzo gli altri hanno cominciato ad avviarsi ma noi, a dire la verità, ci siamo un po’ attardati..
Tra una cosa e l’altra il tempo è cambiato ed è venuta giù la neve.. Così abbiamo acceso il camino e ci siamo accoccolati davanti al fuoco nell’attesa che smettesse e potessimo tornare a casa. Ma ti dirò….io speravo tanto che non finisse mai di nevicare! ”
Mi venne di fare una risatina canzonatoria, ma Jule era partito coi ricordi e non mi sembrava gentile nei suoi confronti. ” Beh,, e poi come andò? ” – gli chiesi più per cortesia che per altro.
” Nevicò tutta la notte! ” mi rispose esplodendo lui in una bella risata.
Malgrado la versione probabilmente un po’ romanzata dei fatti la verità è che il testo, per quanto delicato, è la dettagliata descrizione di un amplesso… sebbene addolcita dal fuoco, dalla neve e dalla giovinezza dei due protagonisti. Eccolo qui:

Indice Magic old America

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Let is snow, let is snow, let is snow!

Oh the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!

It doesn’t show signs of stopping,
And I’ve bought some corn for popping,
The lights are turned way down low,
Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!

When we finally kiss goodnight,
How I’ll hate going out in the storm!
But if you’ll really hold me tight,
All the way home I’ll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we’re still good-bying,
But as long as you love me so,
Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!


Attualissima e sognante la versione di Daniela Andrade

Fà che nevichi!

“Oh, il tempo fuori è terribile
Ma il fuoco qui dentro è così piacevole
che, fin quando non potremo uscire,
speriamo che nevichi!

Ma non sembra che il tempo voglia cambiare:
così ti ho portato un po’ di pop corn da sgranocchiare
e ho abbassato un po’ le luci.
E speriamo che continui a nevicare!

Dopo esserci dati il bacio della buonanotte
che incubo uscire là fuori in mezzo alla tempesta!
Allora stringimi forte a te
e per tutta la strada porterò con me il tuo calore.

Il fuoco si sta spegnendo lentamente
e noi, amore mio, stiamo ancora qui a baciarci.
E allora, finchè continueremo ad amarci,
speriamo che nevichi, che nevichi, che nevichi! ”

Ed ecco invece la primissima versione di Vaughn Monroe

Frasi innocentemente maliziose per i tempi attuali, ma nel lontano 1945 in un’America puritana e perbenista che considerava reato baciarsi in pubblico, questo amoreggiamento soli soli davanti al fuoco era quasi uno scandalo. Tuttavia, forse per effetto della guerra appena finita e del desiderio generale di ricominciare a vivere, la canzone non solo non fu censurata ma divenne l’emblema del Natale di quell’anno. Gran parte del successo fu dovuto al suo primo interprete, l’amatissimo Vaughn Monroe, da sempre legato all’etichetta più IN del momento , la Victor.
Monroe era un abile trombettista divenuto famoso grazie a Racing with the Moon, un brano che alleviò il senso della tragedia nel 1941 e fece piangere centinaia di fanciulle Americane che si sciolsero letteralmente alle note morbide e suggestive che ricordavano loro gli innamorati lontani.
Era alto e bello, e dotato di una strana voce dai toni decisamente bassi che lo rendeva magico e suadente agli occhi delle donne: la critica ( quasi sempre maschile ) lo aveva stroncato varie volte definendolo ” il baritono coi muscoli ” oppure ” La Voce coi peli sul petto ” e sottolineando la sua inadeguatezza nei confronti di alcune canzoni che avrebbero invece richiesto ugole più delicate. Tuttavia il buon Vaughn dal 1940 era sempre in auge, e dal suo primissimo successo
” There I go ” non sembrava voler mollare la presa. Molti anni dopo, quando le canzoni country tornarono di moda, fu il primo a reinterpretare il difficile brano ” The ghost riders in the sky “, emblema della vita del cowboy solitario e dei suoi incubi. Si dice che lo stesso Elvis Presley abbia preso ispirazione da lui e dalla sua voce, che colpiva dritto al cuore suggerendo intimità da sogno che il pubblico femminile captava alla grande. L’idea della Victor di affidare a lui un brano facilmente censurabile, facendolo passare come ” romantico ” fu azzardata ma…vero colpo di genio. Fu così che Let it snow, piazzatosi per ben 5 settimane nella Billboard Hot 100, divenne ben presto un Classico di Natale, e anche uno dei più interpretati non solo da artisti famosi ma soprattutto…in Chiesa! Un po’ come ( inspiegabilmente ) successe con un altro brano
” caldo ” che inneggiava ad un amplesso e che ancora oggi aleggia nelle Sante Feste o in manifestazioni di stampo religiose: il bellissimo Hallelujah di Leonard Cohen!
Entrambe le canzoni offrono una magia: la loro duttilità musicale e quindi la possibilità di interpretarle in chiavi diverse senza alternarne la struttura originaria. Possiamo meglio comprendere questo ” miracolo di Natale ” osservando la sfilza di interpreti che, lontani mille miglia l’uno dall’altro come pasta vocale o vissuto strumentale, sono riusciti ad ottenere ciascuno il proprio personale successo da queste canzoni.

Frizzante invece la versione di Jessica Simpson

Let it snow , ad esempio, poteva essere ” marchiata ” dalla voce singolare di Vaughn , un effetto comune a molti brani che , dal loro interprete originario, ebbero difficoltà a svincolarsi dalla loro immagine incombente. Fu così anche per Sinatra, o Presley o Crosby a cui molti brani rimasero incollati per generazioni. Ma con Let is snow si realizzò l’impossibile, visto che subito dopo Vaughn il brano ebbe uno strepitoso successo con la voce non tenorile di Sinatra nel 1949, oppure da quella morbida di Crosby nel ’56 o quella carezzevole di Dean Martin nel ’59…e poi via via fino ai giorni nostri in un’esplosione di ritmi e colori timbrici a volte…atipici. Per citarne qualcuno…Patsy Cline, Martina McBride, Garth Brooks, Herb Alpert, Chris Isaak, i Carpenters , Carly Simon e Jessica Simpson, che vi invito caldamente di ascoltare .
La versione più gettonata di tutti i tempi, quella che ” bucò ” i media Americani fu quella, poco nota in Italia, di Harry Connick Jr. , che in una sola giornata fu proposta da una delle più famose radio Americane ben…130 volte!!
La più ” gustosa ” sicuramente quella di Dean Martin, che gli fruttò l’entrata nel Rat Pack, circolo esclusivissimo di Sinatra grazie al quale e malgrado i ripetuti ” incidenti ” alcoolici che ad altre ugole d’oro del periodo non furono mai perdonati, schizzò nell’Olimpo dei Big Evergreen.

Deliziosamente ammiccante quella di Dean Martin, che trovo la più bella di tutte.

Noi ci vediamo a breve con un’altra storia sulle canzoni di Natale della Old America. Restate caldi e se vi va venitemi a trovare sul mio sito, dove vi aspetta tanta buona musica e molto altro!

Christmas Night

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