Dalla schiavitù alle Prigioni: i modelli carcerari.


Forzati al lavoro, 1935

(continua)
Quando pensiamo alle prigioni della vecchia America molto spesso ci appare alla mente il rudimentale sistema carcerario del far west, con lo sceriffo e la sua stella e le micro- celle in cui erano alloggiati i condannati in attesa di giudizio. E’ indubbio che ai primi dell’800 per gli stati del nord la situazione era simile a quella presentata nei films, ma molto più cruda. In definitiva, prima della nascita delle grandi città, le prigioni rappresentavano solo un luogo di passaggio per banditi e delinquenti o schiavi fuggitivi in attesa di giudizio. Giudizio sommario, naturalmente: all’epoca si andava molto per le spicce.

Partendo dal presupposto che i poveracci come negri, Indiani e Messicani erano SEMPRE colpevoli l’impiccagione o il linciaggio pubblico erano dietro l’angolo e risolvevano il problema del super affollamento.In seguito vi si aggiunsero anche Irlandesi, Scozzesi e straccioni venuti dall’Europa. I militari dissidenti o i disertori venivano rimandati al Forte di appartenenza dove i soldati semplici , dopo essere passati pro forma davanti alla corte marziale, venivano fucilati o impiccati senza indugio. Con gli Ufficiali si usavano maggiori riguardi e spesso venivano inviati a Washington ma il risultato non era molto diverso. Per gli Indiani le prigioni furono le Grandi Riserve dove , dopo una tragica agonia, la maggior parte di loro morì di fame o di malattia.

Jail House, Texas

Ecco una classica prigione del Far West. Nate come luogo di transizione tra l’arresto e il processo sommario le prigioni del Far West spesso si affollavano di banditi ma anche di poveracci. Per risolvere il problema della difficile gestione dei prigionieri spesso gli Sceriffi di notte aprivano le porte per permettere il linciaggio pubblico dei prigionieri. Ciò avveniva spesso se si trattava di Messicani ,Indiani e Neri.

Gli schiavi non rappresentarono un problema fino ai primi movimenti abolizionistici che, tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 iniziarono a contestare il diritto dei padroni, sancito dalla Legge, di decidere autonomamente della sorte dei propri negri.
Le punizioni nelle piantagioni erano molto dure ma ancora legate ad un modello medievale: gli schiavi che si macchiavano di un reato come il furto, vero o supposto, la dissidenza o il tentativo di fuga subivano un numero di frustate proporzionali al livello di colpa: in genere da un minimo di 3 a un massimo di trenta.
Il ripetersi dell’infrazione o reato era punito con la mutilazione di alcune parti del corpo, scelte tra quelle meno ” utili ” per uno schiavo la cui vita aveva l’unico scopo di lavorare. Si partiva dall’evirazione per i maschi al taglio delle orecchie alla deformazione o amputazione di alcune dita dei piedi e perfino dei capezzoli per le femmine. Gli schiavi fuggiaschi recidivi venivano puniti immancabilmente con la morte in pubblico, affinchè fosse da monito per gli altri.
Questo sistema punitivo era considerato dall’America coloniale come un male necessario e universalmente accettato. Tuttavia, dopo la proclamazione dell’Indipendenza Americana molti Stati iniziarono ad abolire la pena di morte , mantenedendola solo per gli omicidi di primo grado. Iniziò la Pennsylvania nel 1794, mutando la vecchia prigione locale di Walnut Street in una prima Prigione di Stato. Fu seguita a ruota dallo Stato di New York, con la costruzione della Newgate Prison nel Greenwich Village. Si trattava chiaramente di carceri molto rozze , con stanzoni comuni dove le risse e le fughe erano all’ordine del giorno. Tuttavia, soprattutto negli Stati del Nord, il problema carcerario era molto sentito e iniziò a sfornare i primi ” teorici” dell’imprigionamento che idearono sistemi sempre più complicati di detenzione controllata.

Walnut Street Jail, Pennsylvania 1803

Ecco la prima Prigione moderna Americana, Walnut Street Jail, come appariva ai primi del 1800.

Intorno al 1820 in America erano presenti un paio di modelli pionieri molto interessanti che avrebbero gettato le basi del moderno sistema carcerario.
Il primo è quello definito “Panopticon” ed era uno schema circolare con le celle piazzate tutte intorno, controllate a vista 24 ore su 24. I detenuti erano separati e la concezione di base era di tipo correttivo. Inizialmente ai detenuti era permesso di frequentare i propri familiari; in seguito, aumentando il numero dei prigionieri, furono applicate parecchie restrizioni. Alcune carceri dello Iowa e della Pensylvania adottarono questo modello, definito ” punizione silenziosa “, per l’isolamento dei prigionieri e perchè non era permesso loro riunirsi o parlare.
Il secondo disegno fu quello ” Auburn ” e nacque a New York. E’ quello che più comunemente ci viene proposto dai films e anche quello maggiormente adottato: una grande prigione con enormi corridoi ai lati del quale si affacciavano le celle dei detenuti. Ai prigionieri viene concessa l’ora d’aria nel cortile del carcere, controllati a vista da una torretta con due poliziotti armati. Si prevenivano le fughe con reticolati di filo spinato, in seguito elettricizzati . A differenza dell’altro progetto qui ai detenuti veniva imposto il lavoro per l’auto-sostentamento e come disciplina. Nei primi tempi questo tipo di carcere era impostato come una mega- azienda agricola, con i detenuti che coltivavano ciò che mangiavano e allevavano maiali. In seguito il super affollamento ne mutò l’impostazione ma non le direttive: da prigioni agricole divennero fabbriche. Ciò che mutò sostanzialmente furono i principi di base. Eliminata l’idea della correzione l’America pensò di utilizzare i propri detenuti per sostenere l’economia del Paese.

Sing Sing Jail

Ecco il carcere più tristemente famoso della storia Americana: Sing Sing. Il nome deriva dagli Indiani Sinck Sinck che abitavano la zone in cui fu poi eretta la prigione nel 1925. Modello classico Auburn.
Qui come appariva nel 1938.

L'emigrazione in America nell'800

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L’involuzione del sistema carcerario Americano e la conseguente carcerazione coatta che ” risolse ” il problema della schiavitù nasce proprio da qui.
Paradossalmente la stabilizzazione di un sistema carcerario come assoggettamento dell’individuo allo Stato fu una diretta conseguenza dei movimenti abolizionisti e la successiva guerra di secessione.
Lo schiavismo non era gradito a tutti. Benchè pochissimi mossero un dito per difendere gli Indiani dall’eccidio e dal furto legalizzato delle loro terre, molte furono le voci che si levarono per frenare la deportazione degli Africani e concedere a quelli che erano già nati in America una concreta dimensione giuridica.
Fu ancora in Pennsylvania che, nel 1775, nacque il primo movimento abolizionista della storia, che avrà come Presidente un nome illustre: Benjamin Franklin. Il Vermont farà meglio e solo due anni dopo abolirà lo schiavismo sul proprio territorio. Ma le cose stanno cambiando in quasi tutti gli Stati del Nord che, concentrati su un sistema industriale che non ha bisogno di ingente manodopera e affollati in particolare da immigrati Europei, considera sempre più l’abolizione dello schiavismo come tappa necessaria per un’evoluzione politica, sociale e culturale. E’ anche vero che la ricchezza del Sud , la vera spina dorsale dell’America, faceva gola. Fu così che l’ideologia, senza accorgersene, spianò la strada ad un oscuro progetto politico : accaparrarsi i beni del sud e garantirsi un potere assoluto, gestito e controllato dal Governo Centrale.

Tortura nelle prigioni Americane del 1800.

Il sistema correttivo Americano prevedeva la tortura in tutte le sue forme: psicologica, spirituale e fisica. Eccone una classica: il detenuto veniva legato su una sedia per giorni con la faccia imprigionata in una scatola di ferro che gli permetteva di respirare appena. La mancanza di ossigeno induceva la necrosi del cervello con il risultato che in seguito il detenuto presentava deficit più o meno gravi. Altre sistemi furono l’evirazione,la lobotomia ( cioè l’asportazione chirurgica di alcune parti del cervello per indurre uno stato catatonico permanente) e, in seguito, l’elettro-shock. Tutti metodi legali, chiaramente.

Liberare gli schiavi fu quindi , sotto molti aspetti, un pretesto per scatenare una guerra civile nell’ambito di un progetto ben più ampio, che si scoprì apertamente già all’indomani della fine del conflitto con la nascita dei Black Codes prima e delle Leggi Jim Crow poi.
Le prigioni sono un’applicazione pratica di questo progetto: dal Penitenziario (1829-1865) dove il termine indica appunto ” luogo di punizione” , si passa per il Riformatorio (1865-1900) dove attraverso la ” correzione”, attuata mediante l’abbattimento e l’ annichilimento della personalità dell’individuo, si stabilisce la sovranità dello Stato su di esso. Si arriva infine al ” carcere” (1900-1940) termine latino che non indica solo ” un luogo chiuso” ma soprattutto ” un luogo di repressione e di costrizione” nel quale l’individuo, privato temporaneamente di tutti i suoi diritti, diviene
” proprietà dello Stato ” che quindi se ne serve per il benessere della società. Ciò si traduce per gli Stati del Nord come Prigione -Fabbrica in cui i detenuti producono oggetti di largo utilizzo che vengono poi venduti per conto dello Stato. Nel sud i detenuti vengono ” ceduti” a proprietari terrieri, aziende agricole o miniere , dietro pagamento di somme che vanno a rimpinguare le casse Statali.
Si ritorna quindi al vecchio concetto della schiavitù che, in questo caso non farà distinzioni solo tra bianco o nero ma tra ricco e povero, fomentando nella società Americana il mai sopito concetto di razzismo etnico e sociale…
( continua)

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Poche foto ma vi daranno l’idea della prigione di Sing Sing.

E’ in lingua Inglese ma è chiarissimo questo video che illustra, attraverso disegni e miniature dell’epoca, l’America dal 1800 al 1860. Interessantissimo!

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