L’anima NERA del Blues .


Raccoglitori di cotone,inizi 1800

Raccoglitori di cotone,inizi 1800

Il blues e’ fango. E’ l’aria polverosa e sporca delle paludi, e’ il senso di abbandono e di solitudine dello schiavo nato libero; ma soprattutto, e’ l’anima Africana che grida nel silenzio e che,a dispetto del padrone bianco, riconduce a casa.
A differenza di cio’ che e’ capitato ad altre popolazioni indigene Americane,come gli indios al sud e i Pellerossa a nord, il cui passato e’ morto con loro, il nero d’Africa non ha mai perso la propria tradizione e la propria identita’. Malgrado i secoli di schiavismo i padri hanno continuato ad educare i propri figli alla scuola del ricordo,che in Africa e’ quasi una seconda pelle.

In cio’ hanno goduto dell’aiuto involontario degli stessi negrieri,che hanno continuato l’importazione degli schiavi anche quando non solo in America ma in tutto il mondo lo schiavismo era stato definito illegale. Lo schiavo che arrivava direttamente dall’Africa era guerriero,cacciatore,sciamano: catturato nel fiore degli anni,maschio o femmina, aveva gia’ passato le fasi di iniziazione atte a forgiarlo alla durezza della vita, ed era ormai edotto in tutte le pratiche della narrazione orale, del canto liberatorio dell’anima e della fierezza nelle proprie tradizioni. Se l’importazione fosse terminata agli inizi dell’800 piuttosto che continuare illegalmente fino quasi al 1875 il nero d’America forse avrebbe in parte dimenticato l’identita’ Africana,” integrato ” com’era nella societa’ padronale bianca in un paese in cui d’altra parte era nato. Invece la continua mescolanza di individui nati liberi con altri nati schiavi ha permesso in pratica la ricostruzione di una identita’ alla gente nera che l’aveva dimenticata. Paradossalmente ,fu proprio la schiavitu’ perpetrata nel tempo a ridare al nero la sua liberta’!

Schiavi neri,inizi 1800

Schiavi neri,inizi 1800

Generalmente si fa risalire agli inizi degli anni ’20 la ” nascita del Blues “,con le prime registrazioni di Charlie Patton e in certa misura di Leroy Lemmon, nell’area definita ” il delta del Mississippi “.
Ma il blues c’e’ sempre stato: esso viene direttamente dall’Africa e non ha una data di inizio. NON e’ un genere musicale: furono i bianchi a definirlo tale,nella smania di catalogare gli avvenimenti e anche di appropriarsene la paternita’.
In realta’ il BLUES e’ una ” pratica collettiva di liberazione “,e’ una ” medicina dello spirito “, e’ una ” educazione al riconoscimento della propria individualita’ in equilibrio con l’ambiente “, che fa parte dell’Africa dalla notte dei tempi e che in parte puo’ essere identificata nella figura ancestrale del ” Griot.
A meta’ strada tra sciamano e menestrello,il Griot e’ una figura predominante nella cultura Africana. Depositario della saggezza degi anziani,esperto delle condizioni di trance e in continuo rapporto con gli spiriti egli utilizzava la musica per raccontare le gesta degli antichi e tramandare alle nuove generazioni il sapore del passato.

Patrizia%20Barrera
Ascolta la mia musica!

La ritmica era la sua arma principale: attraverso il suono del tamburo egli ” lanciava in alto il suo cuore “,facendolo ricadere nella terra dei sogni. Figura emblematica,il Griot accompagnava la sua arte con due strumenti musicali, la KORA e l’HALAM. Si tratta di una sorta di ” antenati ” del banjo,a cui i Griot solevano affidare le proprie composizioni.

Ecco la Kora, utilizzata dai Griot in Africa da secoli.

Ecco la Kora, utilizzata dai Griot in Africa da secoli.

Questo invece e' l'HALAM

Questo invece e’ l’HALAM

Immagine classica di GRIOT

Immagine classica di GRIOT

In Africa tuttavia la musica non era Creazione bensi’ un MEZZO per arrivare allo spirito: cantare equivaleva a ” liberarsi “,poiche’ questa vita non e’ che un passaggio e una prova. L’abbinamento tra musica e magia, quindi, e’ evoluzione naturale.
Entrambi Sciamani, il Griot e il Bluesman utilizzano la musica per guarire dalle malattie dell’anima,con un’unica differenza: il contesto ambientale. In Africa la musica e’ rituale,partecipa ai fenomeni naturali ed e’ intrisa di acqua e vento. Parla alla collettivita’ veicolandone le emozioni attraverso la tecnica del ricordo. Non e’ un segreto che ” L’ Anziano “in Africa e’ una figura dominante al pari della gioventu’ guerriera, in quanto ricettacolo delle tradizioni e quindi fonte di insegnamento per tutti. Il Bluesman,invece, sradicato dalla sua terra e privato del balsamo del ricordo riconduce tutto alla propria interiorita’,alla quale chiede disperatamente di ritrovare la strada che riconduce a casa. Il Griot racconta,il Bluesman grida. Entrambi affidano se stessi ad uno strumento musicale, che ne diviene l’inseparabile compagno e sul quale operano un vero e proprio transfert . Entrambi infatti sono SOLI.
Il Griot non e’ un essere sociale; egli vive da solo e si accompagna agli altri unicamente quando gli viene richiesto,diffondendo la storia degli avi e la sua saggezza. Per il resto del tempo si rifugia nella sua capanna o sale su alte colline,portando con se’ la Kora o l’Halam a cui confida la propria solitudine.E’ un asceta per scelta,eppure ama la vita e la gente; ma se ne separa poiche’ per insegnare e’ necessario immergersi nei moti dell’anima e nel silenzio della natura.
Anche il Bluesman e’ solo, ma per motivi diversi. La schiavitu’ lo ha privato della propria inividualita’ e non ha diritti. Non ricorda piu’ le favole della sua terra e disperatamente ne inventa di nuove per ricordare a se stesso di essere ancora un uomo. Anche lui si accompagna quotidianamente ad uno strumento a corde, che non e’ piu’ quello Africano ma uno strumento nuovo che lui chiama Banjo. E ,poiche’ non ha ricordi da raccontare, canta se stesso utilizzando la musica per scacciare la solitudine e guarire dalla rabbia e dalla fustrazione. Ancora un tentativo,quindi, di ” guarire l’anima e di tornare a casa “un esperimento per il quale vengono utilizzati simbolismi ed archeotipi che salgono dall’inconscio r di cui il Bluesman intuisce la natura Africana anche se, in realta’, non la conosce.
L’Afro -Americano conia una musica sul battito del proprio cuore; non c’e’ armonia nelle note ma senso ritmico. Unico strumento di valore,la VOCE.

Neri in America  1860 c.a.

Neri in America 1860 c.a.

In Africa le distanze sono enormi.Ogni uomo o donna sa utilizzare la propria voce come mezzo di comunicazione ad ampio raggio,sia che viva da solo o in collettivita’. Unita alla ritmica delle danze tribali la voce acquisisce potere taumaturgico e permette di guarire le malattie del corpo quanto quelle dell’anima.I parossismi vocali permettono l’estasi,attraverso cui l’essere umano si libera dalle proprie catene e parla con gli spiriti.Cosi’ puo’ chiedere il loro aiuto nel bene ma anche nel male,particolarmente se unita ai suoni della natura ” riprodotti ” artificialmente attraverso rudimentali strumenti come tamburi ( il cuore ) ,zufoli ( l’aria,il soffio vitale) o strumenti a corde ( la spinta verso il cielo ).
Trascinato in America lo schiavo era messo a lavorare nei campi: si trovava in compagnia di altra gente ma in pratica era solo. Le aggregazioni erano possibili sono in piena vista, la sera accanto al fuoco per mangiare e sotto la frusta dei sorveglianti. Inoltre i bianchi gli avevano sottratto il prezioso tamburo, definito ” illegale ” per i neri vista la sua grande capacita’ di creare ponti di comunicazione e di utilizzare codici nascosti. Lo schiavo quindi si rifugia nel canto.

Costruttori di binari,1830 c.a.

Costruttori di binari,1830 c.a.

Arriva in America con il suo Spiritual,una sorta di ” grido accusatorio ” nei confronti del padrone bianco e una vera e propria richiesta di aiuto a Dio, dal quale pero’ non viene ascoltato. Lo Spiritual d’origine e’ tuttavia un canto di umiliazione e di sconfitta ,che si tramutera’ in canto di liberazione solo molto tempo dopo, quando il nero d’Africa ” sposera’ ” la religione Europea.
Lo schiavo trascinato in catene nei campi,tuttavia, non si arrende. Si adatta alle angherie della vita ma NON SOCCOMBE alla nuova realta’. Cerca disperatamente un nuovo codice di comunicazione con l’esterno che gli permetta di mantenere viva nel suo cuore il sapore della propria terra e lo fa quasi subito, attraverso le cosiddette ” Work Songs “. Si trattava di arie improvvisate basate sul “botta e risposta ” di cui abbiamo gia’ parlato,ricche anch’esse di codici e significati allusivi. Formalmente ” aiutavano lo schiavo a mantenere il ritmo di lavoro ” e per questo non furono mai vietate dai bianchi. In realta’ permisero all’Afro – Americano di mantenere desta dentro di se’ la tradizione orale a cui era abituato e la ritmica della sua terra. E, se gli strumenti musicali gli erano vietati, egli utilizzava il suo corpo e gli stessi attrezzi di lavoro per raggiungere quello stato di pseudo estasi collettiva con cui entrava nel regno degli spiriti. Fu proprio questo atteggiamento che, a dispetto dell’opera di disgregazione messa in atto dai padroni,incentivo’ il desiderio di rivalsa dello schiavo e fomento’ la sua speranza di ” tornare a casa “. Atteggiamento che ritroveremo piu’ tardi nei penitenziari dove i neri abbondavano, e che risultarono una vera incubatrice per il Blues!

Neri ai lavori forzati,inizi 1800

Neri ai lavori forzati,inizi 1800

Accanto a questi canti collettivi ci sono poi quelli solitari, gli Hollers. Intonati dagli schiavi che lavoravano nei campi in solitudine o da quelli tenuti isolati nelle proprie celle di fango, questi canti iniziavano con un ” richiamo ” d’effetto,suoni acuti che fendevano l’aria e ” incantavano ” l’attenzione di chi ascoltava. Anch’esso retaggio Africano, dove questa tecnica permetteva di ” ritrovarsi ” a grande distanza e di abbattere le barriere dello spazio,l’Holler era inframmezzato da grida e sospiri al fine NON di liberarsi ma di ” trasferire ” le proprie pene all’anima di chi ascoltava. Chiaramente con un doppio intento : colpevolizzare il padrone bianco e nel contempo ” commuovere e indignare “il nero.
Nel tempo, la mescolanza tra Spirituals, Work Songs e Holler, unitamente alle suggestioni della musica europea “, partori’ cio’ che viene definito BLUES…..
( continua)

Ascolta la mia musica Blues inedita!

Esempio di Work Song. Bellissima! Il suono (artificiale) che mima quello del piccone, ne aumenta la suggestione! Notate anche la somiglianza di questo Holler con lo Spiritual


Molto piu’recente questa work song del 1966 ma estremamente rappresentativa!


Questa invece si colora di Spiritual ed e’ bellissima!

Ti piace la musica Blues? ASCOLTA GRATIS la mia!

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