Gladys Bentley : il Blues sulla pelle


L'immagine piu' rappresentativa di Gladys Bentley,  anni '30.

L’immagine piu’ rappresentativa di Gladys Bentley, anni ’30.

Siamo ormai arrivati alla fine di questa panoramica sulle Cantanti dell’Urban Blues. Volutamente NON parlero’ di moltissime artiste come Alberta Hunter, Veronica Spivey,Chippie Hill,Georgia White,Midge Williams etc. etc. poiche’ il mio intento e’ di affrontare il Blues di citta’ e mostrarvi attraverso le artiste del periodo come si e’ sviluppato e come si e’ modificato nel tempo.Le cantanti Su elencate attraversano un periodo storico molto lungo, e la maggior parte di esse hanno sposato generi musicali diversi,per cui non sono particolarmente rappresentative dell’argomento trattato. Alcune,come Alberta Hunter, le ritroveremo quando entreremo nel meraviglioso mondo del Jazz,altre no.

E voglio quindi terminare con un’artista davvero speciale.che ha fatto e fara’ discutere ancora di se’.. Si tratta di Gladys Bentley,una cantante di rottura,un’artista a tutto tondo che ebbe il coraggio e l’intelligenza (nell’America del proibizionismo dove tutto o quasi era permesso ma anche dopo, nei “moralissimi anni ’50 ” ) di professare la propria indipendenza sessuale e la propria liberta’ di pensiero. Un’eccezione senza precedenti di cui e’ importante e necessario raccontare la storia: poiche’ davvero Gladys Bentley ha saputo vivere il blues ” sulla propria pelle “.

Una bellissima e giovanissima Gladys nel 1923

Una bellissima e giovanissima Gladys nel 1923

Abbiamo gia’ visto la differenza tra i ” due Blues”,quello un po’ sbiadito di citta’ e quello nero e inviso delle paludi. In genere ,se si parla di quest’ultimo, si affronta un campo assolutamente al maschile dove il degrado e l’alienazione sociale portavano a tutta una serie di eccessi, che per il nero dell’epoca era dura quotidianita’. Magia nera,sesso,alcool e prostituzione non erano le uniche particolarita’: il blues delle paludi era spesso osceno,nel suo linguaggio verbale quanto gestuale,ed era intriso di violenza allo stato puro che si esprimeva sia nei confronti della societa’,dalla quale si era esclusi,sia verso le proprie donne,i padroni bianchi e se stessi. Il bluesman delle origini aveva vita breve.Affogato letteralmente nel fango delle paludi o nel buio delle miniere conduceva una vita breve e dissoluta e veniva ucciso dalla malaria o dalla sifilide, se non dall’alcool ,o in moltissimi casi in risse all’ultimo sangue o sgozzato da altri balordi per derubarlo dei suoi pochi spiccioli.

L'artista nel 1925

L’artista nel 1925

Patrizia%20Barrera
Ascolta la mia musica!

In una vita cosi’ capirete che essere diretti e sanguigni diveniva una seconda pelle.Il giro di parole e’ un’invenzione del bianco religioso e borghese prigioniero delle sue stesse convenzioni.Nella vita del nero povero non si perdeva tempo in questo modo: solo quando era costretto a confrontarsi con il padrone bianco ,cosi’ moralista,si rifugiava nel doppio senso e nell’allusione parodiale che per il bianco diveniva motivo di ilarita’. Capirete quindi PERCHE’ il blues di citta’ sia in realta’ un ” parlar pulito ” che non aveva molti rapporti con quello delle paludi,di cui non condivideva nemmeno le problematiche sociali limitandosi a lievi accenni che non rendevano neanche lontanamente l’idea delle loro diversita’. Le blues singers,tutte donne non a caso, si struggevano in amori infranti e maniacali confermando in tal modo al bianco la loro eterna schiavitu’.Prima perche’ donne,poi perche’ nere e infine perche’ succubi del loro amante. In definitiva quindi tutto nella regola per la societa’ ” civile ” in cui il nero,per quanto integrato, rimaneva comunque servo . E se qualche cantante tendeva al ” richiamo ” sociale su temi scottanti beh…si trattava comunque di eccezioni. Benche’ la musica abbattesse delle barriere tuttavia il blues di citta’ non parlava ” da pari a pari” con il bianco,non aveva il coraggio di gridare note di liberta’ e non rimproverava apertamente per la differenza di trattamento .Soprattutto NON parlava di sesso. Ci arrivava vicino,lasciava intendere,ma sorvolava sui particolari. E quando ( raramente ) ci si arrivava faceva scandalo.La stessa ” Ma ” Rainey quando incideva dischi ” era costretta a lavarsi la bocca “,come si suol dire. Le sue mimiche sessuali erano riservate ad un pubblico rurale , si svolgevano in teatri ambulanti e comunque erano ancora contenute. Ma Rainey ancheggiava, sculettava,indicava,faceva boccacce ed esibiva le sue ballerine nude. A volte le artiste nere si mostravano scollacciate e provocanti ma,diamine!, era ” spettacolo!” E infine la donna, da che mondo e’ mondo,e’ ammaliatrice no?

Ti piace la musica blues? Vieni a scoprire la mia musica blues inedita.

Coisi' appariva Harlem agli inizi degli anni '20.
Qui una bella parata militare,1922

Coisi’ appariva Harlem agli inizi degli anni ’20.
Qui una bella parata militare,1922

Beh,con Gladys Bentley si esce assolutamente ” fuori ” da questi schemi.Non solo perche’ omosessuale dichiarata ma perche’ si e’ innalzata al livello del bianco professando un’arte e uno stile di vita che “imponeva ” a chi guardava l’uguaglianza tra i sessi e le classi sociali, senza possibilita’ di mentire a se stessi. Vediamo perche’.
Nata a Philadelphia nel 1906 e maggiore di quattro fratelli , Gladys dimostra ben presto la sua omosessualita,che viene vissuta dalla intera famiglia come una malattia. Estremamente religiosi i genitori sottopongono la ragazzina a molteplici punizioni corporali e si rivolgono perfino ai medici per farla curare. Malvista da chi la conosceva,oltraggiata e percossa a scuola e in Chiesa,dove cantava nel coro,Gladys scappa di casa a 16 anni rifugiandosi nell’unica isola felice dell’epoca: Harlem.

l famosissimo Cotton Club, luogo di ritrovo per tutti i musicisti di Harlem, 1925

l famosissimo Cotton Club, luogo di ritrovo per tutti i musicisti di Harlem, 1925

Ora,descrivere la vita del famoso quartiere di New York nel 1922 e’ molto difficile. In definitva ad Harlem trovavano rifugio e possibilita’ di sviluppo tutti quegli Afro Americani che venivano dagli Stati Uniti del Sud per sfuggire alle vessazioni,i linciaggi e l’estrema poverta’ a cui erano costretti gli ex schiavi. Benche’ il Ku Klux Klan fosse stato considerato illegale esso tuttavia tramava nell’ombra e agiva col pieno supporto delle autorita’ locali. Linciare un nero o accusarlo di reati inesistenti non era perseguibile per legge, ma anzi volutamente spesso si ricorreva alla ingiusta carcerazione con processi -farsa per fornire, dietro compenso, manodopera non pagata alle fattorie del luogo o alle imprese minerarie.

Una scuola per neri ad Harlem,1920

Una scuola per neri ad Harlem,1900

Pochissimi neri riuscivano pero’ a comprare il proprio pezzo di terra. Essi davano ai loro figli un’istruzione e la possibilita’ di andare al nord, dove la vita era migliore. Questi,con l’aiuto delle chiese e di agenti immobiliari di razza bianca riuscivano poi a portarsi dietro le loro famiglie e i loro amici. Molti altri invece scapparono ,particolarmente quando,tra il 1871 e il 1879,l’America viveva una grande crisi economica che porto’ ad allentare la sorveglianza dei confini tra gli Stati. Ma fu soprattutto la prima guerra mondiale,con la sua continua richiesta di manodopera a basso prezzo, a convogliare i neri verso gli Stati del nord e in citta’ come Cleveland,Philadelphia e New York.

Sport ad Harlem,1921

Sport ad Harlem,1921

Il quartiere di Harlem era nato nella seconda meta’ dell’800 per ospitare la classe media di razza bianca,in genere commercianti e imprenditori,che vi costruirono palazzi di un certo gusto,vi portarono tutte le comodita’ e vi aggiunsero perfino un palazzo dell’Opera. Tuttavia agli inizi del ‘900 l’invasione di Afro Americani benestanti e dotati di una certa cultura che presero proprio li’ domicilio
convinsero i bianchi a spostarmi piu’ a nord, lasciando l’intero quartiere ai neri.

Il Teatro dell'Opera di Harlem,1900

Il Teatro dell’Opera di Harlem,1900

Ancora una bella immagine del Teatro dell'Opera di Harlem,inizi  '900

Ancora una bella immagine del Teatro dell’Opera di Harlem,inizi ‘900

In pochi anni Harlem si affollo’ di emigranti di colore che iniziarono a confrontarsi tra loro, a prendere coscienza dei propri diritti e soprattutto della propria forza socio-culturale,supportati in cio’ anche da molti artisti e politici di razza bianca che credevano nei principi di eguaglianza e di giustizia.
Dal prendere coscienza alla lotta dichiarata il passo fu breve. Inizio’ un periodo che fu chiamato ” “La Rinascita di Harlem” e che fu in definitiva un movimento culturale e del tutto pacifico che mirava alla costruzione di una nuova idea dell’uomo di colore,alla lotta ideologica contro il razzismo e alla vera integrazione razziale attraverso quelle ” armi ” che da sempre hanno definito la diversita’ se non la superiorita’ del nero sul bianco: l’apertura mentale e la musica

Artisti ad Harlem, e non solo di colore.  1921

Artisti ad Harlem, e non solo di colore. 1921

Il primo passo fu il riappropriarsi della propria dignita’ attraverso il rifiuto diretto e immediato dei Minstrels Show e dello sterotipo del nero stupido e ignorante che scimmiotta il proprio padrone. Cio’ avvenne nel 1917 proprio al Teatro dell’Opera di Harlem con la commedia ” Three Plays for a Negro Theatre ” scritta da un ..bianco,Ridgely Torrence. A cio’ seguirono la nascita della lega “La Liberta’” e il giornale ” La Voce ” e nel 1919 il sonetto del poeta nero Claude McKay ” If we must die ” che denunciava apertamente il razzismo e i linciaggi.
Insomma una corrente di pensiero che domino’ la scena Americana fino al crollo della borsa di Wall Street nel 1929,e che getto’ le basi per la vera rivoluzione razziale degli anni ’60.

Copertina di uno dei primi giornali sulla cultura Afro Americana ad Harlem, 1926

Copertina di uno dei primi giornali sulla cultura Afro Americana ad Harlem, 1926

Ancora una copertina del Giornale piu' famoso di Harlem, 1926

Ancora una copertina del Giornale piu’ famoso di Harlem, 1926

Questa l’atmosfera che trovo’ quindi ad Harlem la giovanissima Gladys Bentley.
(continua)

Se volete fare un “ripasso ” della storia Afro Americana godetevi questo semplice filmato.

Questo invece vi avvicina ad Harlem con le immagini.

Tutto sul COTTON CLUB

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5 thoughts on “Gladys Bentley : il Blues sulla pelle

  1. Bella sorpresa. Adoro la musica nera e tre anni fa ho avuto l’onore, oltre che il piacere, di sedermi in quel mitico teatro che si chiama APOLLO ad Harlem. Sicuramente sai a cosa mi riferisco e all’importanza storica che ha avuto. Bel blog.

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