Ida Cox, Regina senza corona.


Ida Cox, 1924

Ida Cox, 1924

Se Ma Rainey era l’emblema del Blues osceno e rurale e Bessie Smith la cantrice del travaglio interiore, in Ida Cox c’e’ tutto il dolore della gente e dei mali del tempo,con un occhio di riguardo alla natura femminile. Anzi,possiamo dire che, se le rivoluzioni si fanno anche con le parole,Ida Cox e’ stata forse una delle prime femministe del secolo poiche’ ha cantato anche di chi, donna e di colore, era schiava due volte.

Ampiamente sottovalutata dalla critica moderna,mai alla ricerca del successo e schiva nei riguardi del suo privato ,Ida Cox era amatissima dalla gente semplice senza distinzioni di razza. Benche’ abbia registrato piu’ di 70 canzoni ,un numero sicuramente elevato per l’epoca, ha tuttavia concentrato la propria attivita’ artistica nei live e nei concerti ” Down Home “,di cui abbiamo gia’ parlato. Cio’ le ha permesso di rimanere attiva anche quando, alla fine degli anni ’30, il circuito Vaudeville e la ” moda ” del blues subirono un lento declino. I suoi spettacoli, molto simili a spettacoli circensi, estremamente stravaganti e colorati, rimasero impressi a lungo nell’immaginario collettivo e fecero scuola. In un periodo in cui l’America era impegnata con la guerra e gli artisti erano costretti a ” convertirsi ” a generi musicali diversi per sopravvivere,ella gestiva da sola un’orchestra jazz itinerante con piu’ di 25 musicisti, prima artista a mischiare blues,spirituals e swing e non cedendo alle lusinghe di una sola casa discografica ,mantendendo quindi per tutta la vita la propria indipendenza artistica. Infine, per dirla tutta, la maggior parte dei brani che ha interpretato erano suoi,battendo di gran lunga le sue colleghe piu’ famose la cui produzione autorale era una piccolissima percentuale. Malgrado cio’ non ha mai raggiunto il Grande Successo. Non a caso la Paramount,per la quale l’artista ha lavorato spesso, la chiamo’ ” Regina del Blues senza corona “.

Nata Ida Prather in Georgia nel 1896 ha iniziato come cantante del coro della Chiesa metodista della sua citta’. Come molte altre artiste del suo tempo ha lasciato la casa paterna giovanissima per entrare nel circuito Vaudeville dove inizio’ la sua carriera come cantante e ( udite! ) attrice comica. Nel 1910 si e’ sposata con l’attore di Minstrels Adelm Cox,prendendone il cognome.
Molti fanno risalire la sua notorieta’ al fortuito incontro con Jelly Roll Morton al Plantation Cafe’ di Chicago intorno al 1920. Sicuramente la fama dello scontrosissimo e vanitosissimo Morton lo precedeva e il fatto di aver cantato accompagnata da lui al pianoforte ha sicuramente innalzato la Cox agli allori della cronaca. Tuttavia e’ molto piu’ probabile che sia stato il suo rapporto con il musicista King Oliver ,che la propose poi alla Paramount,a darle la cosiddetta ” mano fortunata. ”
Intendiamoci: l’artista non era affatto sconosciuta. Tuttavia la sua notorieta’ era confinata ancora agli Stati del Sud e alle compagnie itineranti che percorrevano l’America in lungo e in largo. Incidere un disco era molto piu’ che un sogno,per gli artisti degli inizi del ‘900,tale da concedere loro non solo fama e riconoscimento ma sicuramente anche una notevole stabilita’ economica. Per questo quando nel 1923 la grande Paramount le propose di firmare un contratto la Cox lascio’ tutti interdetti quando pretese ” la non esclusivita’ delle prestazioni”! Un aspetto del tutto ignorato dagli artisti e anche decisamente ” non desiderato ” dagli Amministratori,che iniziavano gia’ allora a ficcare il naso anche nelle faccende puramente artistiche.
Con la Paramount,tuttavia,lavoro’ per circa 6 anni sfornando dischi che fecero epoca per il contenuto di forte matrice sociale come ” Pink Slip Blues “,un accorato richiamo sul problema della disoccupazione , ” Last Mile Blues ” che toccava il doloroso tasto della pena di morte oppure la famosa ” Wild Women don’t have the blues “,un inno al femminile sulla diseguaglianza tra i sessi,tutte scritte dalla stessa Cox. Sulla base di un patto con la stessa Paramount la cantante poi incise anche per altre etichette ( Okeh, Vocalion,Broadway,Silverton) sotto altri nomi, come Kate Lewis e Velma Bradley

Periodo Vaudeville  1921

Periodo Vaudeville 1921

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Gesti’ personalmente varie compagnie come ” Ida Cox and her Allstar band “,oppure ” Ida Cox and her five Black Spells ” e accompagnandosi ad artisti di valore come la bravissima Lovie Austin, Pruitt Twins e il pianista Jesse Crump ( tra l’altro suo secondo marito ) che lavorarono comunque per lei nella sua impresa ,la ” Raisin Cain”. Si trattava di una sorta di mega spettacolo itinerante con numeri a meta’ tra la rivista e le attrazioni circensi. tra cui si alternavano pianisti solisti, orchestre jazz,ballerini di tip tap e di swing,a cui facevano ala le interpretazioni della stessa Cox e maestose scenografie dai colori sgargianti. Fu proprio questa sorta di innovazione,rispetto ai soliti spettacoli Vaudeville, che le permisero di sopravvivere e anzi prosperare per tutti gli anni ’30, a dispetto di molte sue colleghe piu’ famose.

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Uno dei suoi concerti piu’ memorabili risale anzi al 1939 presso il ” Carnegie Hall di New York ” nello spettacolo di John Hammond ” Da Spiritual a Swing “,una sorta di excursus temporale dalle origini della musica Afro fino alla nascita dello swing. Qui la Cox ,davvero Regina senza corona, fece mostra della sua innata versatilita’ scivolando su una decina di generi musicali diversi senza un difetto. Considerata una delle primissime cantanti Jazz del ‘900 fu richiesta come interprete da compositori come Fletcher Anderson, Charlie Christian e Lionel Hampton per tutti gli anni ’40.

Ida Cox con il famoso Banjista Papa Charlie Jackson,,1936

Ida Cox con il famoso Banjista Papa Charlie Jackson,,1936

Patrizia%20Barrera
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Purtroppo nel 1944 durante uno spettacolo a New York svenne e fu portata in fin di vita all’ospedale. Si trattava di un ictus e la cantante rimase per un lungo periodo quasi paralizzata e completamente afasica. Trasferitasi A Knoxville nel Tennessee dalla figlia maggiore cadde nell’oblio fino a 1950,quando ormai quasi del tutto guarita riprese ad esibirsi sporadicamente e a lavorare per l’etichetta Riverside. Il suo ultimo album risale al 1961 e si chiamava ” Blues for Rampart Street “. Ascoltandolo non si puo’ non rabbrividire: la sua voce rotta e accorata sembra dire addio per sempre al mondo del blues ,che ormai stava scomparendo. L’album stesso scivola indubbiamente sulle onde di un Jazz ormai libero,nuovo e completamente nelle mani del ” Coleman Hawkins Quintet “,l’orchestra (jazz ) che l’accompagna.

Anziana signora nel 1961. Copertina dell'album
Blues for Rampart Street

Anziana signora nel 1961. Copertina dell’album
Blues for Rampart Street

L’era del Blues e delle sue Regine era finita. Ida Cox non torno’ mai piu’ in sala di registrazione.Mori’ infine di cancro nel 1967.

Con grande rammarico non e’ possibile trovare una raccolta completa delle incisioni dell’artista del suo periodo migliore, 1920-1930. Cio’ che rimane appartiene alla Black Swan ma giace in parte dimenticato. Un po’ poco per un’artista che lavoro’ alla pari con Bessie Smith e che, come lei,dedico’ la sua vita al Blues!

E facendo una strappo alla regola vi lascio il testo di Wild Women don’t have their blues con annessa traduzione in Italiano. Non potrete non riconoscerne la modernita’ e l’alto spessore socio-culturale, in un periodo in cui la stessa societa’ Afro-Americana non solo permetteva ma addirittura professava orgogliosamente il maschilismo e il machismo,arrivando senza alcun senso di colpa a integrare nel proprio quotidiano la violenza fisica sulle donne,l’incesto e la sopraffazione psicologica. Su questo argomento ci sarebbe molto da dire, considerando che ancora oggi una grande fetta del mondo costringe le donne a vivere ” due passi indietro ” all’uomo imponendo loro la segregazione domestica,la circoncisione,il matrimonio forzato e la sottomissione ideologica. E se noi Italiani alziamo la testa considerandoci superiori ricordiamo che fino a pochi anni PER LA NOSTRA LEGGE lo stupro non era un reato punibile con la reclusione,e il delitto d’onore contro le mogli una realta’ comune fino agli anni ’60.
Ida Cox scrisse il brano nel 1924.
Qualche anno dopo il Re del Blues Robert Johnson descriveva con orgoglio nelle sue canzoni i calci e le percosse che infliggeva alle sue amanti.

Wild Women don’t have the blues.

I hear these women raving ‘bout their monkey men
About their trifling husbands and their no good friends
These poor women sit around all day and moan
Wondering why their wandering papa’s don’t come home
But wild women don’t worry, wild women don’t have no blues

Now when you’ve got a man, don’t never be on the square
‎’Cause if you do he’ll have a woman everywhere
I never was known to treat no one man right
I keep ‘em working hard both day and night
‎’Cause wild women don’t worry, wild women don’t have their blues

I’ve got a disposition and a way of my own
When my man starts kicking I let him find another home
I get full of good liquor, walk the streets all night
Go home and put my man out if he don’t act right
Wild women don’t worry, wild women don’t have their blues

You never get nothing by being an angel child
You better change your ways and get real wild
I wanna tell you something, I wouldn’t tell you a lie
Wild women are the only kind that really get by
‎’Cause wild women don’t worry, wild women don’t have their blues

Le vere donne non sono mai tristi

Sento spesso molte donne che si lamentano
dei loro animaleschi mariti,
e altrettanto dei loro amanti.
Queste povere donne stanno sedute tutto il giorno a piangere
chiedendosi ” perche” il loro amato non torna a casa.
Le donne vere non lo fanno, le donne vere non sono tristi.

Ora, se hai un uomo,non devi mai essere libera
perche’ se lo fai allora lui avra’ una donna in ogni porto.
Non ho mai conosciuto un uomo che si comportasse correttamente,
e vivo lavorando sodo notte e giorno per i fatti miei,
perche’ le donne vere non hanno paura, non sono tristi!

Io sono diversa:
quando il mio uomo tende ad alzare le mani
gli dico ” Prendi la tua roba e vattene!”.
Bevo liberamente, vado in giro per le strade da sola
anche di notte,
poi torno a casa e sbatto il mio uomo fuori
se non si comporta bene con me!
Perche’ le vere donne non hanno paura, non sono tristi!

Amica mia, non otterrai mai niente se fai la brava bambina:
faresti meglio a cambiare modo di fare, a diventare dura.
Voglio dirti una cosa, e ti assicuro che non e’ una fandonia:
l’unico tipo di donna che sopravvive oggi
e’ una donna dura.
Perche’ solo cosi’ non avranno paura,non saranno mai tristi.

L’audio e’ un po’ disturbato ma e’ la versione originale del 1924 di Wild Womend don’t have the blues.
Le altre versioni che trovate in giro sono le nuove incisione di Ida Cox con The Coleman Hawkins Quintet del 1961. Mooolto diverse!

Four Day Creep Ida Cox in uno show degli anni ’40 dalla ” Rose ROOM “.

Due donne indimenticabili: Ida Cox e la pianista Lovie Austin in
Graveyard dream blues, del 1923.

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