Mamie Smith : la prima voce del Blues


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Accattivante, solare ed estremamente interpretativa. Queste sono le caratteristiche che possono riassumere in breve la personalita’ di Mamie Smith,la prima cantante Afro-Americana ad incidere un brano Blues e stimolando quindi la grande industria discografica ad occuparsi anche della popolazione nera.
Nata come Mamie Robinson in OHIO il 26 maggio 1883,non si e’ mai distinta in realta’ come ” cantante blues ” e la sua natura musicale,nonche’ la sua formazione di spettacolo, sono molto lontani da questo genere. A differenza delle grandi Bessie Smith ( non sua parente!) e di Ma Rainey,che si erano formate e cresciute nel profondo sud respirando l’aria del degrado e dell’umiliazione sociale dello schiavo liberato, Mamie si e’ formata come artista deliziosamente Vaudeville, e non nel rozzo sud ma nel civilissimo e ( almeno per grandi tratti) liberalissimo nord America,in sale da ballo e teatri di citta’ dove i vari stili musicali si mischiavano alle danze moderne e alla commedia leggera.

Della sua infanzia non si conosce molto, tranne il fatto che a dieci anni scappo’ di casa per entrare in una compagnia di danza itinerante, the Four Dancing Mitchell. Sapeva cantare,ballare e recitare ed era estremamente versatile. Cio’ le permise di trovare lavoro ed eccellere nei locali piu’ famosi di Harlem,una tappa fondamentale per per i nuovi generi come il blues, lo swing e il jazz. Attrice in molti spettacoli di rivista con ” the Tutt- Whitney Smart Set Dance Company “,che fu attiva a New York fino al 1923 si fece ben presto notare come ” interprete brillante,di grande maestria teatrale e dalle ampie sonorita’ vocali “. La gia’ nomata Victoria Spivey,che scrisse poi un libro sulle ” Grandi Artiste di colore del periodo ” cosi’ descrive l’entrata in scena di Mamie Smith.
” Entrava con un gran sorriso, e i suoi denti luccicavano come diamanti. Non indossava abiti eccentrici ma le piaceva portare una cappa di pelliccia bianca su abiti lunghi da scena, spesso neri. Aveva un aspetto quasi dimesso per un’artista, ma quando iniziava a cantare allora si vestiva con la sua stessa voce….. ” Beh, devo dire un apprezzamento encomiabile, che dimostra ampiamente quanto il carattere di Mamie Smith non invogliasse a rivalita’ o malignita’ di sorta, in special modo nelle sue colleghe!

Mamie con la sua inseparabile cappa bianca

Mamie con la sua inseparabile cappa bianca

Nel 1912 si sposa . Il marito e’ William Smith,un cantante non famoso, e ne acquisisce il cognome come era usanza del tempo.
Sempre nei locali di Harlem incontro’ Perry Bradford, che nel nord stava alla musica quanto W.C. Handy nel sud. Egli era un compositore molto conosciuto nonche’ direttore d’orchestra ma, soprattutto, grande conoscitore delle nuove mode e del pubblico. Con occhio attento aveva studiato e misurato Mamie Smith,e con acume ancora piu’intenso aveva captato l’interesse nascente delle folle verso il blues. Immediatamente scrisse per lei una canzone dalle lievi sfumature blues ” That thing called love “e la propose su due piedi prima alla Columbia e poi alla Victor Record ( la famosa VOCE DEL PADRONE, avete presente?) Inutile dire che entrambi i produttori inorridirono: presentare al pubblico una cantante nera? Ma neanche a parlarne! Benche’ i brani di W. C. Handy fossero stati gia’ incisi e ormai di dominio pubblico permaneva un certo ostracismo nei confronti degli artisti di colore, soprattutto se femmine. E d’altra parte non era lo stesso Handy ad aver eletto come portavoce della musica blues un cantante bianco e maschio?

Mamie,artista Vaudeville,1914 c.a.

Mamie,artista Vaudeville,1914 c.a.

Si sa, le innovazioni costano fatica. Ma Bradford era un volpone e penso’ bene di rivolgersi ad un’etichetta non ancora famosa ma ben solida e di larghe vedute. la OKEH RECORD.
Si trattava di un’etichetta fondata in Germania nel 1910 da tale Carl Linstrom e da poco trasferita negli Stati Uniti. Impegnata nella ricerca di un proprio posto nel mercato discografico la Okeh si rese presto conto che produrre canzoni che avessero come target la comunita’ nera in espansione ( e in soprannumero rispetto a quella bianca ) potesse essere produttivo sia economicamente che come innovazione significativa in un mercato ancora inesplorato. Per cui il suo manager Fred Hugar si fece ben presto convincere da Bradford ad una ” incisione pilota ” di Mamie con un singolo che presentasse sul lato A ” The thing called love ” e sul lato B ” You can’t keep a good man down “.

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Inutile dire che il disco fu un successo , a tal punto che nei 6 mesi successi se ne vendettero piu’ di centomila copie! La successiva e famosissima registrazione del primo brano blues della storia ” Crazy Blues “, sempre con Mamie Smith spinsero infine l’etichetta a dedicarsi esclusivamente alla musica black, rafforzando definitivamente la propria fama con le registrazioni di Luis Armstrong di qualche anno dopo.

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Peccato che poi che nel 1926 cedette alle lusinghe della Columbia, che la compro’ acquisendone il diritto di aprirsi al mercato blues,jazz e R&B. La parabola discendente della OKEH fu progressiva: malgrado buone politiche interne che le permisero di gestire artisti come Chuck Willis e Duke Ellington, e sopravvivendo poi grazie a Carl Davis negli anni ’60 che la trasformo’ in un’etichetta Soul di successo,fu trascinata al fondo nel 1969 da una riorganizzazione interna della stessa Columbia,morendo poi definitivamente nel 1970-
Ma torniamo alla nostra Mamie.

Mamie Smith all'epoca di Crazy Blues. con la sua Jazz Hounds band.. 1921

Mamie Smith all’epoca di Crazy Blues. con la sua Jazz Hounds band.. 1921

A onor del vero il fatto che ella registro’ ” Crazy Blues” attribuendosi cosi’ il primato di prima donna nera nella storia ad incidere un brano blues fu…..risultato di favorevoli congiunzioni, come diremmo oggi. Per la registrazione di prova era stata convocata l’artista Sophie Tucker che si ammalo’ qualche settimana prima. Bradford quindi insistette a proporre la sua pupilla, non convincente in quanto non artista dichiaratamente blues. Tuttavia Bradford la spunto’ e il brano vendette piu’ di un milione di copie nel solo primo anno! La Okeh, quindi, anche sulla scia delle ormai vigenti leggi razziali che miravano ad una separazione tra la comunita’ bianca e quella nera, inaugurarono le RACE RECORDS, cioe’ registrazioni particolari in stile blues, jazz e poi R&B che fino al 1940 erano rivolte specificatamente alla gente di colore-

Patrizia%20Barrera
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Bisogna anche dire che il brano in questione, originariamente “Harlem Blues ” era in definitiva in stile…..Jazz! Il Blues verace, gia’ ” sbiadito ” nella matrice di W.C. Handy ,si trovo’ solo in seguito nelle note struggenti di Bessie Smith,nelle oscenita’ di Ma Rainey e, se vogliamo, nella grazia malinconica di Ida Cox. Tuttavia ebbe il merito di aprire le porte ad “una voce popolare ” che scalpitava per farsi udire ,concedendo poi alle artiste donne di esserne vessillo.
Creata la sua band, The Jazz Hounds,Mamie Smith registro’ altri 23 dischi per la Okeh e giro’per gli Stati Uniti partecipando a ben 9 riviste musicali di successo.

Copertina del disco Crazy Blues, 1920

Copertina del disco Crazy Blues, 1920

In questa foto del catalogo pubblicitario della Okeh e' visibile la dicitura RACE RECORDS,1920

In questa foto del catalogo pubblicitario della Okeh e’ visibile la dicitura RACE RECORDS,1920


Partecipo’ anche a vari film , come “Jailhouse blues ” (1929), ” Paradise in Harlem ” (1940), ” Murder in Lenox Avenue ” (1941) e ” Because I Love you ” (1943) per citare solo i piu’ famosi. Con lei lavorarono e raggiunsero il successo artisti come Clarence Williams, Bubber Miley,Leroy Miller e…si vocifera perfino un Ernest Elliott al clarinetto!
Mori’ poi improvvisamente a New York nel 1946,in data incerta visto che la sua stella era ormai in declino: alcuni dicono il 6 agosto, altri perfino il 30 ottobre! La sua cerimonia funebre fu quindi per pochi intimi e i suoi meriti artistici,per colei che fu standard delle cantanti nere per oltre 40 anni,dimenticati.
Fu solo nel 1964 che un gruppo di musicisti tedeschi le fecero fare una nuova cerimonia funebre, consegnando alla famiglia una seconda dignitosa lapide.
A tutt’oggi Mamie Smith resta una delle stelle del blues meno apprezzate: pochissime sono le ristampe complete dei suoi dischi e quelle poche, le ultime delle quali risalenti agli anni ’80, molto rare.

Crazy Blues Mamie Smith,1920

dal film “Jailhouse blues” ,1929.

Wang Wang blues Mamie Smith and her Hounds jazz band,1921

Una matura e bravissima Mamie Smith nel film ” Harlem Blues “,1935

E,se vi va, godetevi uno dei suoi film piu’ famosi
” Murder on Lenox Avenue “,1941. Buona visione!

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