L’Anima BIANCA del blues e William C. Handy (prima parte)


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Spaccato a meta’ tra vecchio e nuovo,tra alienazione e desiderio di rivalsa,fu presto evidente che il Blues godeva di una doppia anima con diversi destini. Da un lato l’anima Nera delle origini,con i suoi bluesman affamati,diseredati e arrabbiati che gridavano la propria disperazione armati di chitarra; dall’altro un’anima “schiarita” dalle convenzioni imposte da una societa’ bianca che ne cantava,al contrario, la speranza di integrazione.Un contrasto di luci ed ombre che aveva i propri cantori e che alla fine non ebbero piu’ molto in comune tra loro.

Nel profondo sud il blues era assolutamente maschio: i bluesman,tutti, senza eccezione, di umilissima origine e per lo piu’ Afro-Americani. Essi vivevano completamente staccati dalla societa’,che rifiutavano in blocco poiche’ ne erano da essa rifiutati,immersi nel vizio piu’ sconsiderato e marchiati dal destino di una morte prematura. Bevitori, attaccabrighe,donnaioli e giocatori d’azzardo che cantavano sesso e magia nera, sputavano bestemmie e che,divorati da una sorta di amore-odio verso Dio, spesso indulgevano in pratiche suicide poiche’ in realta’ cercavano la morte. Un’anima ” nera ” destinata all’oblio per quasi mezzo secolo, confinata nelle paludi e che avrebbe in seguito costituito il pilastro di appartenenza del modernissimo rock.
Nelle citta’,invece,il blues spopolava. Le cantanti, tutte femmine, attiravano il pubblico di ambo i sessi e di ogni razza e le loro canzoni erano molto semplici,con testi elementari, e che narravano per lo piu’ di grandi amori finiti tragicamente. L’impatto sociale era fortissimo: il successo economico degli artisti di colore generava negli afro-americani la speranza nel futuro , mentre per la societa’ bianca il blues era fonte di guadagno e quindi favorito. Al Satana delle origini fu sostituito Dio e il dolore dell’emarginazione si tramuto’ in amarezza per la perdita del proprio amore,sostanzialmente un maschio seduttore che ,dopo vane promesse e abusi emotivi, alla fine se ne va con un’altra.
Questo tipo di blues, definito ben presto “urbano “fu estremamente commercializzato dalle major ma subi’ delle trasformazioni cosi’ radicali e veloci da soccombere al ragtime e infine al jazz.
Un’anima bianca che ebbe in William C. Handy la sua massima espressione e, sicuramente, la sua cassa di risonanza.
William Christopher Handy nacque in Alabama nel 1873. Figlio di ex schiavi emancipati vide la luce in una capanna di tronchi costruita dal nonno, il primo William della famiglia. Suo padre era un pastone protestante e, come spesso accadeva in quei tempi, le rigide regole religiose permearono la sua esistenza: cosi’, quando si innamoro’ del suono della chitarra ,definita ” oggetto di perdizione “per l’uso che se ne faceva abbinandola al blues,fu costretto a nasconderla e ad imparare a suonarla di nascosto. Tuttavia fu scoperto. Nella sua autobiografia del 1941 ” The Father of Blues ” egli ricorda con un brivido l’infausto episodio. ” Ero solito strimpellare nei campi,quando tornavo dalla segheria e di nascosto da mio padre. Tenevo la chitarra in una bella custodia,sotterrata tra la paglia del fienile e per accedervi bisognava salire sulla lunga scala di legno che costrui’ mio nonno insieme alla capanna. La scala era accostata alla parete ed io la spostavo ogni volta,prendevo la chitarra e poi rimettevo tutto a posto . Lo facevo sempre di sera, quando mio padre era in chiesa.
Un giorno mio padre torno’ prima e, non trovandomi a casa, si mise a cercarmi. Vide la scala accostata al fienile e, pensando che stessi indugiando in atti impuri, sali’ a vedere. Ricordo ancora oggi il suo viso, come ricordo le scudisciate che mi dette e le lacrime che versai, quando fui costretto a riconsegnare la chitarra al negoziante che me l’aveva venduta. Il giorno dopo mio padre prese accordi per farmi prendere lezioni di organo…” Handy non duro’ molto come organista: un giorno entro’ in un gruppo di musicisti locali da cui si fece prestare una cornetta,imparandola a suonare da solo. Tuttavia non bisogna credere che egli fosse spinto da desideri di ribellione o, peggio, mosso da un qualche ateismo. Profondamente religioso egli tuttavia amava andare OLTRE, spaziando per tutto l’universo musicale e stimolato da una innata curiosita’. E poi egli amava il blues: pur non condividendone i principi fondamentali,quell’aspetto di degrado e l’atteggiamento ombroso nei confronti di Dio,ne apprezzava la strana musicalita’ e quella corrente empatica di comunicazione emotiva che esso scatenava tra la gente comune. Aveva imparato a conoscerlo negli anni della sua prima gioventu’,quando lavoro’ nelle fonderie. Come lui stesso ricordera’ negli anni a venire, rimase profondamente impressionato dalla capacita’ degli operai neri di ricavare la musica da qualsiasi cosa ,scossi da un innato senso del ritmo, a volte oscuro perfino a se stesso. ” Usavano il battito delle pale come fossero tamburi e cantavano accompagnandosi a qualsiasi cosa: spesso una dozzina di uomini teneva il tempo con attrezzi da lavoro, +, e qualcuno improvvisava una canzone di tre frasi,che poi gli altri ripetevano a loro volta. Erano frasi brevi, che parlavano della vita di ognuno e di cio’ che accadeva nel quotidiano. In genere lo usavamo per comunicare tra noi,giacche’ non c’era molto tempo per parlare. L’aria era piena di sudore e di musica,era quello che in gergo veniva chiamato BLUES “.

Patrizia%20Barrera
Ascolta la mia musica!

Handy era certamente un individuo fortunato e,come pochissimi neri dell’epoca,aveva potuto godere di un’istruzione grazie alla posizione economica e sociale del padre. Tuttavia egli non riusci’ mai a calarsi nei panni dell’uomo di colore ” integrato e soddisfatto ” nella buona societa’,che in fin dei conti, rimaneva bianca. Malgrado egli abbia poi costruito il suo successo lavorandovi dentro e apportandovi delle innovazioni, tuttavia rimase sempre profondamente legato alla musica e alla tradizione delle sue origini. Alla fine dell’800 la ” vera grande musica ” rimaneva nella mentalita’ collettiva quella Classica,con i suoi compositori Europei. Come musica popolare il Country e il retaggio dell Old Time Music (vd) la facevano da padroni, e il nero rimaneva relegato al Minstrels o, se gli andava bene, alla musica da Chiesa. Non c’era nulla in America che lo rappresentasse,benche’ la musica nera fosse ovunque.
La giovinezza di Handy e’ caratterizzata da una profonda insoddisfazione: rifiutati dignitosissimi incarichi di maestro di musica ,si adatta a svariate mansioni: cantante nei Minstrels,cornettista, trombettista e direttore di coro in Alabama,viaggia in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti del Sud con gruppi di Minstrels e arriva perfino a Cuba. Ma fu nel Mississippi che la sua vita cambio’. Oramai ammogliato e con prole aveva deciso di accettare un posto come direttore di una banda chiamata KNIGHTS OF PYTHIAS.

William Handy  1910 c.a.

William Handy 1910 c.a.

Per ragioni di lavoro prendeva spesso il treno, e fu proprio durante un pomeriggio assolato che fece l’incontro che gli cambio’ la vita. ” Mi ero appisolato da poco quando un vecchio nero comincio’ a suonare la chitarra accanto a me: ogni tanto passava un coltello sulle corde, ricavandone il suono piu’ strano che avessi mai sentito,un suono reso poi popolare dai chitarristi Hawaiani. E ancora piu’ strano fu, che quando cominciai a chiedere in giro se fosse un’usanza popolare, non ricevevo mai una risposta adeguata, quasi si trattasse di una pratica illecita…”
Handy non sbagliava: aveva scoperto la vera anima del Blues, e la sua musica maledetta legata ai campi di cotone,alle paludi e all’invocazione del demonio.

La stazione  ferroviaria di Memphis 1910

La stazione ferroviaria di Memphis 1910

La sua curiosita’ fu finalmente premiata due anni dopo, nel 1905. Aveva appena finito una serata a Cleveland con la sua band, quando gli fu messo in mano furtivamente un biglietto con su scritto ” Vieni stasera a questo indirizzo, dove potrai ascoltare la nostra vera musica nativa “. Nient’altro.
La sera stessa Handy si reco’ in quello che egli stesso defini’ ” un dozzinale locale di Cleveland”. Della gente beveva i propri liquori e si parlava del piu’ e del meno: alcuni musicisti suonavano dei classici del sud e delle femmine da bordello ridacchiavano con gli avventori. ” Improvvisamente un gruppo di Afro Americani, armati di Ansso ( una specie di osso che veniva grattato su un’ asse da lavatoio ), chitarra e mandolino iniziarono una di quelle melodie che non hanno un inizio o una fine,una canzone che parlava della squallida vita nei campi di cotone,accompagnandosi al suono monotono e incalzante di una chitarra. . Non sembrava nulla di speciale. Ma poi tutti cominciarono a battere il tempo coi piedi,tutti, avventori compresi, e il ritmo inizio’ a farsi ossessivo, incalzante,ai limiti del parossismo. Il cantante prese a modulare un’aria di tre frasi, sempre le stesse, intervallate da sospiri e pause, e la gente gli faceva da coro ripetendo all’infinito le sue stesse frasi . L’aria divenne pesante e limacciosa, e qualcuno si butto’ per terra invocando Dio, altri Satana. Il tempo si fermo’e tornammo tutti indietro nella nostra terra natale, dove eravamo liberi. Non potrei dire che l’effetto era gradevole, ma anzi ossessionante. Tuttavia da quel momento il blues si attacco’ alla mia vita ed io non riuscii piu’ a staccarlo”…
(continua)

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Un blues dei primi tempi in un’incisione del 1930 ma con un sapore…molto piu’ antico!

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