Bill Monroe e la vittoria sulla solitudine



La nascita di Bill Monroe e’ ammantata di leggenda. Figlio di agricoltori e immerso in una famiglia in cui ognuno di loro, anche la madre, suonava uno strumento, si dice che il primo suono umano che senti’ fu quello del mandolino. Era il lontano 1911 e la madre, da brava donna delle colline del Kentucky, partoriva in casa e da sola,o al massimo con l’aiuto di una domestica. In preda alle doglie si mise a sedere sotto alla veranda suonando il banjo per reprimere con la musica i dolori del parto, e fu cosi’ che William ( Bill) nacque tra un accordo e l’altro ,mentre il padre e i fratelli lavoravano nei campi. Era un afoso pomeriggio di settembre e l’aia era piena di grano mietuto.

Avvolto in un lenzuolino di cotone la madre, che si chiamava Melissa, lo presento’ al marito e ai suoi che tornavano dal lavoro. ” Sara’ un violinista come Pen “, disse il padre ,posando gli attrezzi e rivolgendogli uno sguardo distratto. Pen era lo zio paterno,popolare violinista della old music,un tipo di musica molto legata all’Irlanda e nata apposta per i balli. E questo fu tutto. L’America era appena entrata nel nuovo secolo e non ci si perdeva in smancerie tra padre e figlio.
Il piccolo Bill visse in solitudine forzata nella piccola comunita’ di Jerusalem Ridge, nel Kentucky. Se infatti la natura lo aveva dotato di una voce eccezionale, dai toni molto alti e quasi femminili, lo aveva pero’ privato di bellezza e affabilita’. Il suo occhio destro era orribilmente strabico e nessun bambino amava giocare con lui. Egli quindi crebbe in compagnia del suo amato cavallo King Wilkie,col quale cavalcava nelle immense praterie in cui appariva per la prima volta la ferrovia, e bevendo a piene mani il blues degli operai neri che lavoravano sul ciglio dei binari.Si dice anche che fu estremamente influenzato da un chitarrista nero, Arnold Shultz, e che spesso si fermava a bere con lui, di sera accanto al fuoco, e che adorasse ascoltarlo divagando lui stesso col violino.
Giovanissimo forma una delle svariate band di fratelli,molto in voga all’epoca, e insieme a Birch e a Charlie ,che suonavano l’uno il violino e l’altro la chitarra, si rassegno’ ad usare il mandolino,strumento da lui amato e odiato perche’ lo legava profondamente alla solitudine dell’infanzia. Ma il rapporto coi fratelli non funziono’: un po’ bistrattato e sempre considerato il cucciolo di casa,egli non riusciva ad esprimere la sua potente creativita’ e la Old Time Music,un genere musicale che non prevedeva assoli strumentali o vocali ma che era in realta’ armonia d’insieme, non glielo permetteva. Inoltre quella sua strana voce, cosi’ alta e potente e dai toni ancora un po’ femminili, lo esponeva spesso alla critica bonaria che per lui era quasi un insulto.
Birch abbandona il gruppo e Bill rimane con Charlie, dal carattere mite e accomodante.

Patrizia%20Barrera

Nasce cosi’ ” The Monroe Brothers” che strappera’ consensi da Chicago alla Iowa, dalla carolina del Nord al Colorado, con una produzione gia’ rivoluzionaria a meta’ tra la vecchia musica dei Monti Appalachiani e il Blues dei neri del sud. Canzoni come ” Roll in my sweet baby’ arms ” e ” My saviour train ” fanno epoca. Bill pero’ non e’ soddisfatto. Sente che qualcosa gli manca e ben presto comunica la sua insoddisfazione al fratello, che non lo comprende ma anzi lo considera un po’ paranoico, visto il successo del gruppo. Ma Bill guarda con attenzione qualcos’altro: ha da tempo adocchiato un gruppetto vivace, The Blue Grass Boys,con cui ha anche suonato un po’ per svago in quelli che noi oggi definiremmo delle JAM, e quelle esperienze estemporanee con musica non codificata o scritta ma che esce direttamente dal cuore in assoli potenti, lo tormentano con nostalgia. Al culmine del successo i fratelli si separano. Le cronache dell’epoca ci parlano di diverbi molto accesi e toni decisamente odiosi,in cui entrambi si rinfacciano manie di protagonismo . Charlie lascia Bill definitivamente da solo, ben sapendo che la solitudine e’ la vera bestia nera , contro cui egli non riesce a combattere. Inizia cosi’ un periodo lungo e tormentato per Bill, che cerca di riportarsi alla mente gli anni trascorsi col fratello formando un gruppo,cosiddetto di rimembranza e , se vogliamo, anche di richiamo. Charlie infatti aveva fondato il gruppo dei Kentucky Partners e lui chiamo’ il proprio Kentuckians, sperando in un ritorno di fiamma del fratello. Ritorno che non ci fu ma il gruppo ebbe sicuramente successo,particolarmente con una canzone esplosa col cantante Jimmy Rodgers e che si chiamava ” Mule Skinner Blues “.

Patrizia%20Barrera
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Il gruppo aveva gia’ cambiato nome e, ricordate?, in pieno revival, Bill lo aveva appellato Bill Monroe and his Blue Grass Boys. Fu un trionfo! Il ritmo era potente e coinvolgente e la voce di Bill, spesso alla chitarra, lo rendeva quasi mistico. La formazione originaria comprendeva Chitarra, Fiddle e contrabbasso, ma Bill si sentiva ancora alla ricerca del suono perduto. L’insoddisfazione lo attanagliava dalla mattina alla sera, spesso non dormiva, e i colleghi-amici del gruppo non riuscivano a spiegarsene il perche’.
La vera svolta della sua vita avvenne in una mattina del 1945,quando rivolse per la prima volta il suo sguardo al piccolo strumento rotondo che abbiamo da poco lasciato ( vd. blog precedente ) . IL suono del banjo, cosi’ gioioso e goliardico, e nelle mani di un artista come David “strinbean” Akemann lo conquisto’ definitivamente. E quando ad Akemann si sostitui’ Earl Scrugg con la sua tecnica delle tre dita,e il ritmo inebriante che ne sprigionava,la conversione fu definitiva. Era nato un genere nuovo, IL BLUEGRASS, un insieme di delirio ritmico e virtuosismo che per primo abbandono’ l’armonia dell’insieme per dare voce al solista. Ogni strumento poteva ritagliarsi, per la prima volta, il suo spazio; ogni voce poteva inventare il proprio stile,e i tempi ritmici si basavano solo sull’individuo. Fu una vera innovazione che sconfino’ nell’euforia del pubblico, nell’eccitazione delle folle, che battezzo’ Bill Monroe il padre della moderna musica Country. Ed anche negli anni della solitudine, quando quegli stessi musicisti che aveva battezzato lo abbandonarono per formare il gruppo “The Foggy Mountains Boys ” , egli rimase fedele a se’ stesso, fedele alla ” sua ” musica, malgrado gli ammiccamenti del rock’n roll e delle nuove generazioni dei ritmi. La malattia della solitudine lo aveva plasmato: egli riusci’ a superarla inventando un genere nuovo, che passera’ alla storia e che lo ritrarra’ per sempre come egli era: alto, non bello, dall’occhio strabico e il cappello da texano in testa ma in grado di cambiare da solo la storia della musica d’America.

Bill Monroe and his Bluegrass boys Uncle Pen

The Monroe Brothers New river train

Bill Monroe and his Bluegrass Boys Blue Grass breakdown

www.patriziabarrera.com

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