L’America del folk: Western, addio?


Fra il 1880 e i ruggenti anni ’20 la musica Folk Americana passa attraverso una fase di profondo cambiamento. La guerra civile e’ finita da poco e la gente , anche se riluttante, inizia a guardare il futuro con occhi diversi. Abbattute le barriere tra nord e sud ed elevando i neri alla categoria della razza umana, l’America entra in un miscuglio di emozioni in cui i vecchi tradizionali valori si scontrano col Nuovo che avanza, e molti punti di riferimento ancora una volta vengono perduti. Essere uomini,in questo periodo,e’ difficile. Non si sa se il ” vero uomo ” risieda ancora nella rozza mascolinita’ del vecchio West o se invece e’ la cultura l’elemento predominante della creazione dell’individuo.

Parliamoci chiaro: malgrado il fiorire delle scuole e il dilagare di maestri perfino nelle fattorie, l’Americano medio e’ ancora ignorante e nei saloon i ” colti signori ” che vengono dall’Europa sono perenne oggetto di scherzi da cowboys, come il gettarli vestiti nell’abbeveratoio dei maiali o inzaccherarli di grasso per cospargerli di piume. La mentalita’ del vaccaro abbonda nelle praterie di Texas e Arizona mentre al sud i neri ormai liberi sanno a malapena scrivere il proprio nome. Moltissimi si firmano ancora con la X e i pochi notai, i quali i assieme ai giudici sono per tutti l’unico esempio di cultura degno di rispetto, si raffinano nella strana arte di interpretarne la validita’. In questo difficile contesto, tuttavia, nascono le prime ferrovie, gli spazi si allargano mentre tutto il mondo sembra divenire piu’ piccolo e accessibile.Le citta’ nascono come funghi e anche abbastanza organizzate; le prime vasche da bagno fanno la loro timida apparizione nelle sale ” di sopra ” dei saloon e si preferiscono i vestiti a taglio inglese piuttosto che i rozzi pantaloni di tela infilati in un paio di stivali di cuoio dall’odore …non edificante. La schiavitu’ e’ ormai abolita e, anche se le cose per i neri non vanno molto meglio, tuttavia essi sono liberi di girare per il mondo portandosi appresso il famoso fagotto che conteneva poche cose, il cappello a foggia larga che li riparava dal sole e l’immancabile strumento, a scelta tra chitarra, armonica o banjo. Ai gioiosi duo’s campagnoli si sostituirono ben presto musicisti solitari, sia bianchi che neri, a meta’ tra il barbone e l’artista da strada: vivevano la loro vita ai margini e senza regole fisse, oggi qui domani li’, attingendo dal loro cammino le esperienze che poi avrebbero inserito nelle loro canzoni. La storia li ricorda come ” Ramblers ” , straccioni -vagabondi, e cita come primo grande esponente del settore CHARLIE POOLE (1892-1931) .Leggenda della musica rurale bianca egli era un banjista, e spesso si faceva accompagnare da altri musicisti chiamati appunto ” The Nort Carolina Ramblers.” .Lo stile di Poole anticipa di poco il famoso suonare ” a tre dita “,del Bluegrass ,ma strizza l’occhio anche al neonato RAGTIME. La sua Vita avventurosa condita dalla fine prematura diede i Natali a canzoni come ” Leaving Home “, ” Baltimore Fire ” e la dolcissima “One moonlight night” che verra’ poi eseguita nella sua ultima serata pubblica prima di morire. A lui seguiranno artisti come FIDDLIN’ DOC ROBERTS,grandissimo violinista bianco considerato l’anello di congiunzione tra Old Time e Folk; o , ancora, ECK ROBERTSON . Texano purissimo ,grande violinista, che fu il primo ad incidere nel 1922 un disco Hillibilly dal titolo ” Arkansas Traveler “, in cui sembra davvero di vivere l’esperienza e il sapore della vita per strada.
Benche’ le prime grandi case discografiche si accorgessero ben presto di loro e le stazioni radio iniziassero a diffondere la loro musica, i Ramblers venivano ancora disprezzati da molti,che li raffiguvarano come rozzi emulatori del nerissimo blues ed esponenti di una musica di basso livello, che cantasse la mediocre quotidianita’.
E’ vero che il loro repertorio si rifaceva a vecchie ballate e canzoni popolari in cui l’influenza Afro era chiarissima,com’e’ vero che lo scenario delle esibizioni fossero raduni campagnoli, sale da ballo rurali e feste di paese,.

Patrizia%20Barrera

Ma questi dispregiatori del primissimo Folk trascuravano la grande sensibilita’ degli artisti, che riuscivano a trarre spunto proprio dalla quotidianita’ della vita per parlare alla gente,adattandosi per ritmi e suggestioni ai luoghi in cui passavano. I primi professionisti, quelli che incisero dei dischi,provenivano dalla classe lavoratrice: operai di ferrovie,minatori, cowboy e perfino qualche predicatore, che cantavano nel dialetto della loro terra le esperienze del sud rurale. Dal termine dispregiativo Vagabondo,quali erano i Ramblers, si passo’ quindi al termine altrettanto diffamatorio Hillbilly, cioe’ Campagnolo. Eppure alla popolarita’ di questi artisti l’America deve l’affermarsi del Country e la sua sopravvivenza ai giorni nostri.
Nel frattempo nel West la musica dei Cowboy si avviava ad un lento declino. Affogata nel neonato Ragtime e nella forze del Jazz che gia’ faceva sentire il suo impeto da un capo all’altro dell’America, le vecchie solitarie ballate rimanevano confinate nei locali dei nostalgici estimatori e nel ricordo dei figli dei pionieri. Ma la nostalgia, se ben utilizzata, puo’ spesso dare vita a nuove dimensioni: essa,unitamente al sentimento di amore-odio verso la musica di colore,origino’ un fenomeno un po’ bistrattato e rimasto ai confini fino al 1960,quando finalmente tale musica fu ” riscoperta “. Fu nel Kansas che nacque la risposta bianca al Jazz e al Blues, che crebbe e si sviluppo’ nelle mani di musicisti che non avevano mai sentito realmente la musica Country ma che erano molto attenti alle influenze del Jazz e,soprattutto, alle ondate di Grandi Orchestre che si avvicendavano tra Texas e Missouri e che avrebbero originato da li’ a poco lo Swing. Milton Brown e Benny Goodman gia’ imperversavano sulle radio Americane e la loro musica ,dichiaratamente da ballo,era seguitissima in tutti gli Stati ma anche in Europa. Forti delle proprie tradizioni e col consenso delle radio locali,i Texani inaugurarono un genere che gli stava a pennello,poiche’ univa il nuovo con l’antico senza far torto a nessuno. Nel 1934 il cantante Texano Hillbilly,GENE AUTRY, per di piu’ anche attore di filmetti Western di serie B ,inauguro’ il filone degli improbabili eroi senza macchia e senza paura che, armati di fucile e di chitarra,vivevano fantastiche avventure a colpi di ballate . A lui seguirono altre ugole d’oro come Roy Rogers,Rex Allen che proposero canzoni sulla scia delle Cowboy songs degli anni ’20 ma mischiandole dichiaratamente alla musica del nuovo tempo, Il periodo delle Western Strings Band era appena cominciato…

Charlie Poole e The North Carolina Ramblers   WHITE HOUSE BLUES

Fiddlin’ Doc Roberts       RYE STRAW

Eck Robertson               Sallie Johnson Bliiy in the  Lowground

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