Aura Lee e le ballate della guerra


Giorni bui stavano per addensarsi sull’America!  Nel mondo che cambiava ormai la spaccatura fra stati del sud e stati del nord era irreparabile.  I primi vivevano un’economia aristocratica e grassa, grazie alle enormi   piantagione di cotone e di tabacco la cui prosperita’ si reggeva sul duro lavoro degli schiavi; i secondi erano ormai industrializzati,fortemente politicizzati e con l’ occhio lungimirante rivolto verso l’Europa. La tradizione degli schiavi in catene era finita da tempo e ormai nessuno di loro  riconosceva  l’Africa come patria d’origine; la  terra natia si era persa tra le nebbie dell’oceano, ed essi per lo piu’ erano inseriti in un contesto sociale di cui occupavano contemporaneamente la parte piu’ bassa ma anche le sue fondamenta.

Senza il loro lavoro l’intera economia degli stati del sud si sarebbe disgregata: i bianchi erano tutti padroni, mercanti,incapaci di sopravvivere in altro modo per mentalita’ e tradizione e , anche se nelle grandi case i bambini bianchi e i figli dei servi neri crescevano e giocavano insieme, ed ogni ragazza bianca aveva avuto una tata di colore a occuparsi della sua prima educazione, tuttavia l’unica ricompensa che essi percepivano per il loro stressante lavoro era un povero vitto, l’alloggio in modeste casette di fango e gli abiti smessi dei padroni. La vita  girava intorno al cotone: dal momento della semina al raccolto l’esistenza dello schiavo era scandita dalle 15 ore passate tra campi, magione e animali. Le piccole piante erano completamente nelle sue mani,da quando  spuntavano  fino alla vendita alle grandi aste e il padrone bianco arrivava solo quando era il momento di mercanteggiare e prendere i soldi. Poche erano le occasioni di festa e pochi erano gli spazi concessi ai neri in quanto  persone. Anche se negli stati del sud del 1850 la convivenza tra neri e bianchi si poteva dire risolta, al punto che le Mamy fiorivano nelle case dei ricchi e che i neri erano liberi di andare a venire dalle citta’ per fare commissioni,potevano sposarsi con ragazze di loro scelta e vivere la propria vita famigliare in tranquillita’, erano tuttavia sempre in balia dei capricci dei bianchi i quali, se gli andava,avevano il potere di separare i genitori dai figli, mettere in ceppi gli schiavi dissidenti e all’occasione anche impiccarli.Comprarsi la propria liberta’ era una possibilita’ che riguardava solo una piccolissima percentuale di neri.Guadagnare col  proprio lavoro era riservata  agli allevatori di galli, ai musicisti e i maestri artigiani  di chiara fama, non all’operaio o al bracciante.E ,una volta libero,non c’ era comunque   speranza di integrazione..Cosi’, con il coraggio tipico della sua  razza, l’Afro-Americano sopportava dignitosamente che i suoi figli crescessero selvaggi e ignoranti come capre, che le sue  donne  fossero ancora schiave da letto dei Massa ( i padroni )  e che la sua  stessa persona venisse additata come esempio di stupidita’  animale. Fuggire non era possibile: ogni piantagione era corredata di sorveglianti brutali e di un drappello di pessimi soggetti che ,all’occorrenza, scagliavano i cani alla ricerca del fuggitivo con il supporto delle Autorita’ locali. Ed una volta trovato lo mutilavano di un piede o di altra parte del corpo che gli consentisse si’ di lavorare, ma di non fuggire piu’. In casi di recidiva c’era la morte. Comunque in tutti gli stati del sud non c’erano molti posti dove andare: gli schiavi occupavano  ogni piega della societa’ del lavoro umile, dalle miniere, ai disboscamenti   alla bonifica delle paludi , e i confini tra stato e stato rimanevano invalicabili. La favola che i neri, in quanto capitale di un certo rilevo, venissero trattati con tolleranza,e che essi disponessero di parecchio tempo libero, una casa con l’orto e il diritto di vendere le vettovaglie in piu’ era,appunto, una favola , Poche ricche famiglie sudiste riservavano un tal trattamento ai propri schiavi,un capriccio paragonabile al tenersi in casa un cane o un gatto ai tempi nostri. La Legge era in ogni caso a favore dei bianchi,e per la Legge i neri rimanevano una sottorazza incapace di elevarsi.

Al nord i movimenti antischiavisti fiorivano : in realta’ essi erano nati con la Dichiarazione d’Indipendenza Americana del 1776 e gia’ dal 1804  la maggior parte degli Stati aveva abolito la schiavitu’, definita poi  illegale dal Congresso nel 1807. Ma cio’ porto’ solo ad una maggiore espansione di essa negli stati del sud, che si basava su un’economia piu’ rurale e per i cui i neri erano una miniera d’oro. Tra compromessi  e parole la situazione in America divenne una vera bomba ad orologeria, che scoppio’ con l’ascesa al potere del Nuovo Partito Repubblicano e l’elezione del presidente Abramo Lincoln. Su una sola cosa gli stati del nord e del sud concordavano : e cioe’ che, senza l’espansione, il fenomeno della schiavitu’ si sarebbe infine estinto da solo, come era successo anche in vari stati Europei.e questo fu il territorio in cui inizialmente vennero combattute le battaglie. Gli Stati del sud erano tutti solidali e, quando nel 1858, il Presidente Lincoln lancio’ loro un appello perche’ si adeguassero ai cambiamenti della vita civile, essi la recepirono come una  minaccia alla propria integrita’ e il passaggio successivo da Stati sciolti  alla Confederazione fu quasi automatico. Il loro rifiuto di aderire alle leggi del Governo Centrale ne decreto’ la Secessione e fu una dichiarazione di ostilita’ che non poteva passare impunita. Inizio’ quindi la Grande guerra di liberazione o, anche , piu’ poeticamente, la Guerra delle due primavere perche’ inizio’ ufficialmente il 12 aprile 1861 e termino’ il 9 aprile 1865,con la sconfitta degli Stati del Sud.

Patrizia%20Barrera

Fu una guerra breve ma sanguinosa, in cui davvero il fratello fu contro il fratello e che colpi’ il Mondo perche’dettata da motivi ,almeno apparentemente, ideologici. E’ chiaro che molte erano le pressioni politiche ed economiche che contribuirono alla guerra; Il nord industrializzato mirava ad approfondirsi nel sud e ad accaparrarsi gran parte dei suoi beni,nonche’  a minare i suoi rapporti commerciali ,del tutto esclusivi,con l’Inghilterra. Sostanzialmente fu un conflitto di stampo culturale che non risolse affatto la situazione del nero,  il quale    rimase vessato per altri 100 anni ,ma che   tuttavia  ebbe il pregio di indicare  una strada.

La musica di questo periodo contiene in se’ un profondo insegnamento. Sia che appaia nelle marce trionfali che nei solitari gemiti di un’armonica,il dolore di una grande ingiustizia sociale, il mettere l’uno contro l’altro uomini che non si odiavano e che incapparono nell’orrore della guerra senza volerlo,arriva selvaggio al nostro cuore.Benche’ gli Stati dell’Unione ( il Nord) cercasse di istituzionalizzarla grazie anche all’apporto del sunnomato Stephen Foster (vd)  essa rimase fenomeno prettamente individuale. Lo stesso Inno nordista ” Yankee Doodle “,propinato per anni come vero inno dell’Unione, in realta’ fu scritto solo molti anni dopo. Le vere canzoni della guerra erano lamenti e sospiri verso la famiglia lontana e l’orrore dei morti da cui si voleva fuggire,mischiato alla lode del soldato che combatteva per una causa non sua,ma ideologicamente giusta. E’ questo il caso della ballata  ” The Battle Hymn of Republic ” di Julia Ward Howe sulla musica di ” John Brown’s body  Una canzone del  1862 con forti connotazioni patriottiche. ( I miei occhi hanno visto la gloria della battaglia del Signore e sono pieni della luce della giustizia ..)  Piu’ significativa e’ ” When Johnny comes home ”  che palpita nell’attesa del ritorno a casa ,vivo, di un soldato . Non solo la sua famiglia ma tutto il paese lo aspetta, poiche’ egli rappresenta tutti i soldati partiti e tutti i giovani che non torneranno piu’  ( Quando Johnny tornera’ a casa tutti noi gli salteremo al collo e lo abbracceremo, getteremo rose sul suo cammino e sara’ una festa per il paese!)

Ma forse, tra le varie canzoni attribuibili al periodo della Guerra civile, la piu’ famosa resta  ” Aura Lee “, poiche’ piu’ di ogni altra essa ha cantato gli orrori della guerra e la speranza nella vita ,vividi in ogni cuore senza separazione tra nord e sud. Noi la conosciamo nella celebre versione di ” Love me tender ” di Elvis Presley nel 1953, ma essa fu scritta da G.F. Polton nel 1861 e immediatamente adottata dall’Accademia di West Point che ne elaboro’ un rifacimento detto ” Army Blue”. In essa si  immagina che un soldato,poche ore prima della battaglia che probabilmente lo portera’ alla morte, rievoca l’amore della sua vita,Aura lee, dai capelli biondi come il grano e gli occhi azzurri come il cielo.. Ed egli prega il merlo e la timida brezza  che annunciano  la primavera di sussurrargli  il suo nome,poiche’ nel ricordo di lei egli vivra’ in eterno….L’immediatezza di queste poche sincere frasi colpi’ l’America come una frustata:  la canzone si diffuse tra i soldati che impararono a cantarla e nello struggimento delle parole la  guerra cessava di esistere e il nemico di sparare .Nord e Sud deponevano le armi e ognuno  ritornava uomo nell’amore che accomunava tutti, senza distinzione di credo o di razza.   Sta forse in questo il segreto della longevita’ di Aura  Lee e della fortuna che le e’ stata riservata per decenni?

La versione originale di Aura Lee

Yankee Doodle

When Johnny comes marching home

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