Vita da squaw: una donna efficiente

Donna Ojibwe 1890

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Il giorno dopo il suo matrimonio la giovane sposa cominciava già la sua giornata di lavoro. La sua condizione era molto diversa in base alla sua qualità di moglie unica o aggiunta. La poligamia non era infrequente tra i Nativi Americani, e veniva praticata sostanzialmente per ragioni pratiche e non religiose o addirittura per vizio, come poi sostennero i conquistatori Europei, particolarmente gli Inglesi. Abbiamo già parlato della preziosità delle donne e delle loro frequenti vedovanze, che le poneva in una situazione ” aperta ” nei confronti della tribù. A ciò si aggiunge la vasta schiera di donne rapite, inizialmente di tribù ostili e poi anche Europee, che costrinsero ad un adeguamento di costume anche in quei gruppi di nativi che normalmente non praticavano la poligamia. Tra le tribù, tuttavia, vigeva un codice di comportamento abbastanza granitico nei confronti delle mogli , che riguardava il singolo quanto l’intera tribù: si escludevano dal matrimonio le parenti di primo e secondo grado per motivi ” igienici “, cioè in virtù dell’obbligo della mescolanza di sangue che per i Nativi era molto importante e che aveva garantito nei millenni la salute del popolo.

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Vita da Squaw: la giovane sposa

Donna Apache 1906

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Tuttavia il periodo più importante ( e anche quello  che durava più a  lungo ) per la vita della giovane squaw era sicuramente quello precedente al matrimonio, volgarmente chiamato ” corteggiamento “.

Dico volgarmente rapportato ai tempi di Oggi, in cui ci si fidanza e sfidanza in cinque minuti e a vent’anni si è già collezionati un centinaio di amanti.: per gli Indiani d’America si trattava di un periodo di profonda conoscenza dell’altro, intesa sia in termini spirituali che, nei limiti concessi, sessuali e sempre finalizzato al matrimonio. La sfilza di fidanzati in prova non era ammissibile e neanche concepibile.  Benchè “ l’allenamento al sesso ” si potesse farlo con amanti anche non ufficiali tuttavia l’aspirante marito era uno solo e tale doveva rimanere fino alla morte di uno dei coniugi. Quindi scegliere oculatamente era fondamentale, e non di rado i criteri di valutazione si allargavano alla sfera sessuale. Non stupitevi : per molte tribù la sessualità era parte fondamentale della vita, la si insegnava normalmente ai bambini che comunque ne erano già edotti vista la promiscuità sessuale del tepee, dove non solo padre e madre ma mogli secondarie, anziani genitori e schiavi dormivano assieme. 

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Vita da Squaw – Da bambina a giovane donna.

Magic Old America Patrizia Barrera

A volte idealizzata, a volte vessata e oggetto di schiavitù la condizione della squaw presso i Nativi Americani non era tanto diversa da quella che conducevano le donne nello stesso periodo, in Occidente quanto in Oriente. Fatta eccezione per brevi periodi di illuminato matriarcato che si sono susseguiti a singhiozzo nei secoli passati, la figura femminile ha sempre rivestito ruoli sociali subalterni. IN quasi tutte le società, malgrado la sua essenzialità funzionale,la donna è sempre stata vittima di ottuse visioni maschiliste che l’hanno relegata a condizione di oggetto o merce di scambio. I Nativi Americani non furono da meno, anche se bisogna riconoscere che la sudditanza della donna nasceva in questo caso da precise necessità esistenziali e non da convenzioni religiose o di stampo culturale, come avveniva invece nel Vecchio Mondo o in Oriente.
Si può anzi affermare che, a differenza delle Europee, le donne Indiane godevano di una libertà di costumi e di comportamento che forse solo le pioniere del Nuovo Continente hanno potuto assaporare. La durezza delle vita imponeva alle tribù, fondamentalmente nomadi e costantemente in lizza con i propri vicini, una rigida separazione dei ruoli e una perfetta organizzazione strutturale che prescindeva dal sentimento e dall’affezione familiare. Così, se in casi di esodo forzato erano le donne anziane e non più utili ad essere abbandonate, ciò non era frutto di atteggiamenti disumani o ingratitudine, bensì il disperato tentativo di porre in salvo l’intera tribù. La netta distinzione tra maschio e femmina, per i Nativi, era infatti evidente soprattutto in età matura: il maschio, guerriero e cacciatore, per forza di cose conduceva una vita di relazione, mediazione e cooperazione con gli altri maschi della sua quanto delle tribù amiche. Fino alla morte, la sua esperienza era indispensabile per gli altri e a volte le capacità strategiche dell’anziano potevano fare la differenza tra la vita e la distruzione di un intero popolo. Il ruolo femminile, invece, era tutto compresso nell’ambito familiare e tribale, per cui la sua sfera esperenziale , pur fondamentale per il buon andamento del gruppo, tuttavia era estremamente limitata e si esauriva lì dove la vecchiaia non permetteva più il normale svolgimento dei compiti quotidiani.

Donna Skokomish 1930

La condizione della donna Indiana anziana era sempre in bilico. Benchè la vecchiaia venisse onorata e funzionalizzata dagli Indiani d’America, la possibilità di dover fuggire improvvisamente e di rifugiarsi in altri campi, per problemi ambientali o per sfuggire ai propri nemici, era molto alta. Quando ciò avveniva gli anziani erano compresi nel piano di esodo, a patto che fossero in grado di reggere il duro ritmo dell’intera tribù, e da cui non erano risparmiati neanche i bambini. Se l’anziano era troppo malato e non più autosufficiente spesso veniva abbandonato nella propria capanna o, al massimo, condotto in salvo nel miglior luogo possibile, dove comunque era costretto a provvedere a se stesso da solo. La malattia e l’invalidità, infatti, avrebbe rallentato eccessivamente il ritmo di marcia della tribù mettendone a repentaglio la sopravvivenza. La decisione non era quindi dettata da motivi di crudeltà bensì da motivazione reali. A parità di condizioni si preferiva comunque mettere in salvo il maschio anziano piuttosto che la donna di una certa età, poichè il vecchio era dispensatore di un bagaglio di esperienze sociali che poteva mettere ancora a servizio della tribù.
In questa foto donna Skokomish, 1930.

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Ogni squaw era perfettamente cosciente della provvisiorietà del suo ruolo e della possibilità che il destino chiedesse a qualcuna il sacrificio estremo. D’altronde il guerriero metteva costantemente in gioco la sua vita per difendere l’intera tribù dal ratto, l’assassinio e la conduzione in schiavitù: da qualsiasi parte si guardasse i conti tornavano, e non sempre a erano a sfavore della donna.
La vita della squaw ( termine che in lingua Algonchina indicava semplicemente una fanciulla, da “ethskeewa” ) iniziava alle prime luci dell’alba e terminava al momento di andare a letto, momento in cui rivestiva il ruolo di moglie e amante. I suoi compiti erano molteplici e polifunzionali: si andava dal disbrigo delle faccende domestiche, in particolare cucinare le pietanze e mantenerle sempre calde e pronte all’uso, al confezionamento dei vestiti e dei mocassini per l’intera famiglia, alla ricerca di radici e bacche, alla coltivazione del mais e all’allevamento degli animali, che per molte tribù nomadi rappresentavano unica fonte di sussistenza nel periodo in cui i bisonti erano assenti. A ciò le donne aggiungevano altre abilità, altrettanto indispensabili: erano in grado di sventrare, pulire e scuoiare la selvaggina con il semplice utilizzo di un coltello d’osso, salavano le carni, conciavano le pelli, dipingevano gli attrezzi di guerra, tingevano i vestiari, montavano e smontavano il tepee in una sola ora e, all’uopo, erano in grado di cacciare e difendere il proprio villaggio. Infine allevavano e accudivano i figli, curavano gli ammalati, interpretavano i cicli della terra e i messaggi degli spiriti, preparavano i morti e si occupavano dei funerali. Una vita piena e difficile da cui gli uomini erano esentati, occupati com’erano a organizzare la guerra. Malgrado ciò le donne rimanevano analfabete per tutta la vita, venivano escluse dal consiglio degli anziani e dalle danze rituali e la loro presenza sociale si limitava alle celebrazioni stagionali, ai riti di fidanzamento e matrimonio e, chiaramente, alle veglie funebri. Tuttavia,rispetto alle donne operaie della civilissima Inghilterra sfruttate nelle filande, o delle bambine Cinesi abbandonate nella spazzatura o , ancora, delle mogli Indù immolate sul rogo del marito morto e delle povere creature ammazzate dalla Santa Inquisizione come streghe, la condizione della Squaw era sotto molti aspetti nettamente migliore.

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Il Nativo Americano, infatti, era sostanzialmente ” libero “. La sua idea di indipendenza andava oltre i limiti imposti da tutte le civiltà Europee del periodo, presentando addirittura molteplici agganci con il concetto di anarchia. Anche il ” capo ” in realtà non comandava, ma la sua funzione era puramente di stimolo alla riflessione e alla pacificazione; tutte le decisioni importanti venivano prese dal consiglio degli Anziani della tribù e dai capi delle tribù amiche. In questo senso l’idea regolatrice della società Nativa Americana era il rifiuto dell’Istituzione e della figura del potere assoluto. Il vero potere operante era quello della PAROLA, in base alla quale ogni uomo o donna aveva il diritto di accettare o confutare ciò che veniva loro proposto, cosa che avveniva negli ambiti di appartenenza. Così se l’uomo poteva dire la sua ad alta voce la donna si esprimeva, non con meno forza, dal seno della famiglia , da cui sceglieva un adeguato referente che riportasse al consiglio le proprie osservazioni.
In una società così ben calibrata ogni uomo o donna non viveva e agiva in funzione della collettività ma era responsabile per essa esclusivamente in situazioni imperative, come la difesa dal nemico o la caccia al bisonte. In tutti gli altri casi l’individuo ragionava per se stesso senza dover rendere conto a nessuno, tantomeno gli veniva chiesto di adeguarsi a regole di comportamento collettivo di matrice politica o religiosa. La verginità femminile, ad esempio, era un concetto assolutamente assente per il Nativo Americano, e così tutte quelle imposizioni spesso discriminanti a cui le fanciulle di altri mondi erano costretti ad assoggettarsi. La famiglia era un ambiente aperto, in cui la punizione e le regole erano praticamente bandite: i bambini, posti in diretto contatto con la dura quotidianità, si autoregolavano esprimendo al massimo le proprie peculiarità caratteriali.

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Femmine e maschi vivevano assieme, senza alcun tipo di pudore nemmeno nell’espletamento delle proprie necessità corporali. IL sesso non era considerato peccaminoso, come anche l’omosessualità: se l’accoppiamento selvaggio non veniva favorito era semplicemente per motivazioni pratiche e comunque il matrimonio precoce, spesso celebrato subito dopo il menarca della bambina, era consuetudine costante.
Il ratto delle donne da parte delle tribù nemiche non era costume propriamente Indiano ma una pratica comune presso tutti i popoli antichi ( e non di rado anche in civiltà progredite come quella attuale). La femmina come merce di scambioo come possesso ha radici ataviche e nasce dalla preziosità della donna, non certo da una considerazione dispregiativa di essa. Un popolo con molte donne ha sempre possibilità di sopravvivere: di contro una tribù privata della sua ricchezza femminile è di certo destinata all’estinzione. Un concetto che verrà poi allargato anche alle donne pioniere e che spiega le numerosissime razzie dei Nativi durante le guerre Indiane: non fu solo per ritorsione ma innanzitutto per istinto di sopravvivenza che i Nativi cominciarono a rapire le donne bianche, e comunque dopo che l’Esercito degli Stati Uniti iniziò a mettere a ferro e fuoco i loro villaggi. Quando infatti nel 1600 i primi colonizzatori Inglesi e Francesi arrivarono negli stati del Nord America, la pratica del rapimento delle donne bianche era ridotta all’osso: quando ciò avveniva in genere era per curiosità e per vezzo di possedere una femmina ” dai capelli color del grano maturo”. Questa pratica fu poi stimolata e favorita proprio dai Governi dell’una e dell’altra parte in lotta per il predominio sui territori Americani, che spesso elargivano in premio agli Indiani alleati le donne bianche del proprio nemico.

Patrizia Barrera

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In periodi di pace la ” compravendita ” delle donne avveniva nell’ambito del matrimonio, ed era uno dei pochi avvenimenti ” corali ” della tribù che spesso partecipava attivamente compensando eventuali mancanze del ” compratore ” nei confronti della famiglia della sposa. Poteva accadere, infatti, che per il padre della fanciulla questa avesse un valore superiore alle sostanze del futuro sposo, in termini di coperte e cavalli. Quindi poteva succedere che i parenti di questo , ma anche amici e simpatizzanti, integrassero con i propri averi ciò ciò che mancava del prezzo richiesto. Ciò perchè il matrimonio era considerato un evento pubblico, con risvolti innegabili sul futuro della tribù. A ben vedere si tratta di un comportamento e di una pratica civilissima, che deve essere intesa non come vendita bensì come risarcimento per la famiglia della sposa, che si priva di un bene prezioso. Molto simile, ma più illuminato, al fenomeno ancora in auge della
” dote ” della sposa, che tuttavia per la civilissima Europa poggia le sue radici su un aridissimo concetto di risarcimento non alla famiglia di origine bensì alla fanciulla stessa che, sposandosi, perde il diritto all’eredità paterna poichè diventa ” proprietà ” del marito.
Per sognare con un pizzico di nostalgia vi illustro brevemente i vari passaggi che accompagnano la fase del raggiungimento della pubertà al matrimonio della fanciulla.
Si tratta di una fase importantissima per la giovane squaw, che condizionerà per sempre la sua vita di donna adulta. I Nativi Americani ne hanno coniato poesie bellissime, che dimostrano quanto amore si celasse nel cuore di padri e madri nell’atto di separarsi per sempre dalla propria creatura. Esse sono arrivate intatte fino a noi grazie alla tradizione orale ancora viva tra i Nativi, e che è stata in grado di fermare il tempo. Grazie a questa memoria collettiva possiamo ancora gustare pienamente le immagini di cerimonie iniziatiche che si svolgevano in America migliaia di anni fa.
L’infanzia dei bambini Indiani , completamente senza regole, era una delle più felici tra i popoli antichi: coccolati, nutriti e oggetto di insegnamento pratico riguardo le nozioni fondamentali della vita, i fanciulli venivano allevati dall’intera tribù senza distinzioni reali tra madre vera e madri acquisite. L’accudimento dei piccoli era quindi un evento globale, atto alla difesa e all’istruzione e mai alla coercizione. Il Nativo non aveva una lingua scritta: qualsiasi insegnamento era impartito oralmente e veniva livellato sulle diversità caratteriali dell’individuo, ma anche e soprattutto in base alle differenze delle future mansioni del fanciullo. Quindi, se al maschio veniva insegnato a cacciare e i rudimenti essenziali dell’arte della guerra, alla femmina venivano impartiti quelli inerenti al suo futuro destino di moglie e di madre. Tuttavia, riguardo l’utilizzo delle armi, non esisteva una netta differenza tra maschio e femmina. Soprattutto tra Cheyenne e Apache la bambina era in grado di montare a cavallo e maneggiare un Tomahawk esattamente come un maschio, utilizzare arco e frecce e costruirsi elementari ma funzionali sistemi di difesa.

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Nell’immagine: Cynthia Ann Parker col suo figlioletto, avuto durante i suoi 24 anni di convivenza con i Comanche, dopo essere stata rapita insieme col fratello quando era bambina.

In situazioni di necessità molte donne imparavano anche a uccidere e scalpare il proprio nemico e non di rado, assenti gli uomini, le donne e gli anziani della tribù venivano lasciati in affido ad alcune di esse capaci di maneggiare le armi e di sapersi difendere in caso di attacco.
Il periodo più importante di quello della giovane squaw, tuttavia, era quella del menarca, che coincideva con l’abbandono delle vesti da bambina per rivestire quello di fanciulla. Benchè ogni tribù lo vivesse e lo ritualizzasse diversamente, tuttavia si trattava sempre di un evento collettivo, molto più dela matrimonio o della nascita di un bimbo. Poteva essere paragonato all’entrata in società tipica delle fanciulle ottocentesche. Era un modo come un altro per mettere la fanciulla ” in piazza ” e concedere all’attimo che precedeva di poco l’ eventuale fidanzamento un respiro spirituale. prima ancora che sociale. Non di rado l’entrata nella sfera ‘teen della fanciulla veniva accompagnata dalla promessa di matrimonio, che per tutti i nativi avveniva molto presto, per le femmine quanto per i maschi. Il nativo era essenzialmente poligamo, una necessità dovuta all’alta mortalità delle puerpere e degli infanti, che imponeva l’obbligo esistenziale per un uomo di godere di molte mogli. Tuttavia non si trattava di una regola impositiva, tantomeno di una convenzione su base religiosa. Ogni uomo era libero di adottare la mono quanto la poligamia, e in alcune tribù questo diritto veniva concesso anche alle femmine. Ad esempio tra Crow e Sioux Lakota era molto frequente l’abitudine per una donna di accompagnarsi a vari uomini: anzi tra i Sioux la donna godeva di una libertà sessuale superiore a quella delle sue coetanee Europee: poteva scegliersi il futuro marito quanto rifiutarlo e, se intendeva divorziare, poteva farlo semplicemente abbandonando la tenda e rendendo pubblica la sua decisione entrando nella tenda dell’amante. I figli seguivano sempre la madre,anche se maschi, e in genere appartenvano al clan di quest’ultima piuttosto che a quello del marito. Il maschio raramente poteva avanzare diritti coercitivi sulle femmine e lo stupro, particolarmente se praticato sulle vergini, era severamente punito con l’esilio. Chiaramente non era tutto rose e fiori: presso alcune tribù come gli Uroni e i Kiowa la donna aveva vita grama ed era parecchio subordinata al maschio. Tuttavia si trattava di eccezioni, come in ogni popolo..
La donna rapita da una tribù nemica , tolto il periodo iniziale sicuramente traumatico, in genere veniva inglobata nella tribù e spesso diveniva moglie o concubina del guerriero che l’aveva catturata. In genere, nel ratto, si preferivano donne con bambini, i quali a loro volta venivano semplicemente integrati e adottati dalla collettività

Il rapimento delle donne, soprattutto delle delle Europee, da parte degli Indiani rappresenta comunque un periodo difficile e tormentato nella storia dell’America. Cerchiamo di saperne di più in questo bel documentario in lingua Inglese. Attivate i sottotitoli!

. E’ chiaro che non tutte le donne, soprattutte se legate da profondo affetto per il marito che lasciavano, accettavano tranquillamente la nuova condizione, alla cui eventualità venivano abituate psicologicamente fin da bambine. Non di rado, soprattutto se rivestivano il ruolo di concubine, si trovavano a difendersi dalle altre donne già presenti nella tenda del guerriero, che spesso la angustiavano con le loro gelosie e la sottoponevano anche a violenze. Tuttavia la cosa nel tempo si stemperava, e sempre per fini pratici. Le donne, comunque sia, erano persone utili e necessarie e ,se le violenze potevano mettere a repentaglio la vita della nuova arrivata , in genere venivano sedate dal capo tribù o dallo stesso guerriero responsabile del rapimento.. Il ratto delle donne talvolta si accompagnava a stupro, non per motivi di offesa ma a sancire il diritto della conquista. Non era un atto di svilimento della donna, come invece avveniva in altri Continenti: era piuttosto un modo pratico e veloce per abituare rozzamente la donna alla sua nuova condizione e stimolarla a tagliare i ponti con il proprio passato. Lo stupro era comunque riservato alle donne adulte; le bambine in genere non venivano mai toccate, men che mai le vergini. Era abbastanza facile distinguerle, non solo per la giovane età ma per il tipo di pettinatura e per l’abbigliamento. Le vergini infatti portavano la frangetta e il loro vestiario non conteneva perline. Solo in seguito, grazie all’abbrutimento delle varie tribù che erano entrate ormai in contatto con la “civiltà” Europea le cose subirono dei mutamenti non certo edificanti, e lo stupro venne attuato in larga scala e soprattutto sulle donne bianche. Il fenomeno era di reazione e alcune tribù arrivarono anche a sgozzare le femmine, un evento che veniva ” firmato ” da alcuni utensili come penne e frecce che venivano lasciati appositamente in loco. Era un tentativo di ripagarsi, in modo cruento e sicuramente primitivo, delle proprie donne che venivano regolarmente stuprate e poi uccise dall’Esercito degli Stati Uniti.
Questa pratica, purtroppo, poco prima della chiusura delle frontiere si intensificò enormemente e contribuì alla campagna contro gli Indiani e al loro sterminio.

Il rito che celebrava il passaggio dall’infanzia alla pubertà di una fanciulla veniva chiamato ” Išnati awicalowan “, cioè festa delle prime mestruazioni ” ma anche ” festa dell’isolamento “, poichè in seguito alla raggiunta maturità sessuale la fanciulla era donna a tutti gli effetti e aveva il diritto di abitare da sola nella propria capanna, costruita precedentemente dalla sua famiglia. Era un momento di intensa gioia collettiva che, se da un lato ” liberava ” la ragazzina dalla sua infanzia tuttavia la ancorava alle uniche e sole restrizioni della sua vita, che anticipavano di poco il matrimonio. Nel passaggio dall’indipendenza raggiunta al matrimonio, infatti, la giovane squaw doveva assoggettarsi a delle regole sociali atte a evitare concepimenti indesiderati, anche se spesso la fanciulla non era più vergine. Le frequentazioni abituali tra maschi e femmine permettevano licenziosità anche in età impubere, ed erano tollerate. L’arrivo delle prime mestruazioni interrompevano qualsiasi idillio e la fanciulla veniva controllata a vista dalle anziane della tribù, che avevano anche il compito di insegnarle le normali pratiche amorose.
L’ Išnati awicalowan era rigidamente codificato e molto simile in tutte le tribù. Attraverso il rito di iniziazione la squaw viene edotta sul mito della Grande Madre o Donna Bisonte Bianco, e quindi prendere coscienza della propria natura femminile. Il mito, che i Sioux rivendicano come proprio, è antichissimo e comune a tutti i Nativi.
Potete leggerlo qui


Belle, brutte, giovani e anziane…Questo video è una struggente raccolta di ritratti di donne appartenenti alle varie tribù e di cui non si conoscerà mai il nome.Eppure le loro vite si sono intrecciate con gli storici eventi dell’eccidio di un popolo,un dramma che per noi oggi è poco più che un racconto..

Le prime mestruazioni venivano raccolte in un fagotto di pelli, che la fanciulla teneva intorno alle parti intime come un assorbente per tutta la durata del mestruo. Una volta terminato il flusso il fagotto veniva deposto dalla madre in un albero di prugne per proteggerlo dalle influenze nefaste di IKTOMI

uno spirito maligno multiforme che spesso si nasconde nelle spoglie di un ragno. (Anche qui la leggenda nasce dalla realtà. Esistono in America degli aracnidi estremamente tossici che, pungendo fanciulle in prossimità della pubertà, possono inibire il normale sviluppo delle ovaie causando quindi infertilità)
Nel frattempo il padre, costruito il tepee dell’isolamento per la figlia, chiede la benedizione dello sciamano che, seguito dall’intera tribù, si reca nella tenda e inizia a purificare l’ambiente , il vestiario e tutti gli oggetti personali della squaw con erbe aromatiche bruciate a mo’ di incenso. Poi viene costruito nel tepee un nuovo altare che sarà legato per sempre alla giovane donna. Nel frattempo tutta la tribù affolla la tenda, dentro e fuori, e presenzia alla cerimonia, fatta eccezione per i bambini e le donne mestruate ( che potrebbero col loro sangue contaminare la cerimonia). Quando tutti hanno preso posto la fanciulla viene fatta sedere tra il nuovo altare e il focolare domestico, ma con le gambe da un lato come è usanza delle donne, e non più a gambe incrociate come è usanza degli uomini e dei bambini.
Poi lo sciamano accende la pipa delle cerimonie, si pone in capo un teschio di bufalo sulla cui fronte ha dipinto una lunga linea rossa che corre perpendicolarmente fino all’occipite, e comincia ad istruire la ragazza sui suoi doveri da squaw. Ella dovrà essere sempre ” operosa come il ragno, silenziosa come la tartaruga e allegra come l’allodola”. Poi egli la mette in guardia sull’effetto della lascivia , ricordandole quello che fa la bufala col toro all’epoca della monta ( evento conosciutissimo dai bambini Indiani , che vivevano in stretto contatto con gi animali). A questo punto lo sciamano passa dalla teoria alla pratica: denudatosi completamente si cinge con una specie di godemichè rudimentale e con questo tenta di accoppiarsi con la fanciulla,che deve rimanere sempre con le gambe ben chiuse mentre l’uomo cerca con le mani di aprirsi un varco tra di esse. Ogni volta che la resistenza della fanciulla vacilla la madre di costei pone sotto le braccia e il ventre della figlia alcune foglie di salvia, un’aromatica che i Nativi chiamavano ” erba dei sogni ” poichè le attribuivano un potere spirituale di avvertimento e insegnamento. Il significato dell’intera pratica era molto chiaro: rendere consapevole la fanciulla del suo grande potere sessuale e dell’importanza spirituale del concepimento, stimolandola nel contempo a non concedersi a fecondazioni selvagge e animalesche. Un Insegnamento che spesso finiva nel vuoto: non di rado accadeva che la fanciulla, pur controllata a vista, all’arrivo dei primi ardori facesse la cosiddetta ” fuitina ” con l’amante del momento, che non sempre era poi il futuro marito. Le gravidanze indesiderate non erano oggetto di ostracismo per la tribù, ma più che altro ” compatite “. Proporre in matrimonio una fanciulla gravida di un altro era infatti possibile e frequente..ma ne abbassava di molto la quotazione in cavalli!
Ma il Išnati awicalowan non finiva qui. Rivestitosi, lo sciamano riempie la ciotola della fanciulla con una miscela di acqua e chokecherry ( una specie di pruno dal sapore simile a quello della ciliegia dalla cui fermentazione si ricavava una bevanda dal potere antibatterico), fa stendere la fanciulla sulle pelli e, sollevatele le vesti, ne scopre il ventre nudo su cui viene fatto scorrere questo liquido, che veniva in parte leccato dallo sciamano ” come un bufalo beve dall’abbeveratoio”, in parte veniva raccolto in un’altra ciotola e fatto girare tra i presenti, in modo che tutti potessero bere. In tal modo l’energia fecondatrice della giovane donna veniva condivisa con l’intera tribù, che un giorno ne avrebbe accolto anche i figli. A questo punto la squaw viene fatta denudare completamente davanti a tutti e il suo vecchio vestito buttato fuori dalla tenda, dove una donna povera lo prendeva per se. La fanciulla indossa quindi un vestito nuovo ricamato con perline, simbolo della sua entrata in pubertà, la frangetta le viene tagliata e al suo posto una donna sciamano le dipinge sulla fronte una linea orizzontale, che la fanciulla porterà per tutta la vita ( e che gli Europei scimmiottarono nei costumi mediante l’applicazione sulla fronte di una striscia di cuoio a cui era attaccata una piuma, una bufala gigante!) . Infine le vengono sciolti i capelli e acconciati morbidamente sul davanti e sulle spalle e non sulla schiena, come era uso dei bambini: sarà poi la squaw a scegliere se raccoglierli in trecce o lasciarli sciolti. Per ultimo la madre della fanciulla va a prendere il fagotto delle mestruazioni che aveva nascosto nel prugno e lo sotterra davanti al tepee. Solo a questo punto la celebrazione è finita: le donne esplodono in chiassose grida di gioia e la tribù dà il via alla festa in onore della ragazza…
(continua)

vergine ouray, 1898

Fanciulla Ouray, popolo meglio conosciuto come Ute, nel 1898.
La frangetta e la mancanza di perline sul vestito indicavano la sua condizione di vergine

Conosci meglio QUI il popolo Ouray, oggi UTE, Colorado

Sterminio? Non solo gli Indiani

Sterminio ? Non solo gli Indiani

Proprio così, cari Amici. Purtroppo la colonizzazione Americana o , meglio,
l’appropriazione convulsa e selvaggia del territorio da parte dell’uomo Europeo, avvenne con grande spargimento di sangue e devastazioni a tutto tondo. La storia degli Indiani d’America è abbastanza conosciuta; molto meno il terrore che Spagnoli e Portoghesi portarono negli Stati del Sud, massacrando Nativi inermi e distruggendo vestigia di antichissime civiltà.
Ma pochi hanno mai focalizzato l’attenzione sui disastri ecologici che il territorio Americano subì ad opera di questa invasione indiscriminata, al patrimonio floro-faunistico distrutto e allo smantellamento di interi habitat stabilitisi milioni di anni prima e che rappresentavano un’eccezionalità per l’intero universo. Sto parlando di specie animali altamente specializzate, spina dorsale di un Continente in cui la biodiversità costituiva la vera e unica strategia di salvezza per il futuro mondiale, e oggi completamente spazzati via . Anzi, secondo vari rapporti delle Nazioni Uniti dal 2006 ad oggi tra le 844 specie animali e vegetali estinte negli ultimi 500 anni ben 580 appartenevano all’America. Un fenomeno inarrestabile procurato esclusivamente dall’uomo e non paragonabile a ciò che avviene costantemente in tutto il resto del mondo : in America, infatti, la biodiversità aveva raggiunto livelli talmente superiori di evoluzione che le moderne tecnologie non sono state in grado di riprodurle, ne’ mediante sperimentazione in vitro ne’ mediante manipolazione genetica.
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Indiani Crow: la Rinascita

Crow Indians

(continua)
Il fatto che la morte di Sword Bearer abbia inciso fondamentalmente sul desiderio di rivalsa e di liberazione dei Crow è dimostrato dalla cerimonia funebre che seguì la sua morte. Abbiamo già detto che questi Indiani non credevano nell’aldilà tipo degli altri Indigeni, e anche la filosofia animista era pressocchè assente nella loro cultura. Tuttavia il culto dei morti, e anche quello degli Avi che ne testimonia ancora una volta le ataviche radici Orientali e non Mongole,era molto sviluppato e vissuto come esperienza positiva per tutta la tribù. Wrap up his tail era morto in battaglia, sacrificando la propria vita in virtù di un desiderio di indipendenza e di libertà che non era solo per se stesso ma per tutto il suo popolo; come tale era un eroe e la trasmigrazione in un eventuale mondo astrale, l’unico dogma per la religione Crow, doveva essere da esempio e da monito per tutti i componenti del gruppo.
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ITALIAN BLUES : un REGALO per te da patriziabarrera.com! | Patrizia Barrera Music

ITALIAN BLUES : un REGALO per te da patriziabarrera.com! | Patrizia Barrera Music.

Proprio così, cari Amici! Un’offerta irripetibile per il primo degli album che verranno pubblicati da me quest’anno. Si tratta di una mini raccolta di Canzoni Blues composte da Insospettabili Cantautori Italiani la cui immagine normalmente NON E’ abbinata al questo tipo di musica e interpretate da me. Quindi, oltre agli intramontabili Zucchero, Edoardo Bennato e Pino Daniele, che da sempre hanno mostrato una inequivocabile propensione per il Blues ( anche se poi l’hanno in parte abbandonata), ne troverete alcuni che vi stupiranno.
L’album nasce da una doppia esigenza: la prima è quella di avvicinare al Blues, mio grande amore, anche i più riottosi, quelli che magari considerano questo genere musicale ” vecchiume ” e non adatto ai propri palati POP o ROCK.
La seconda è quella di mostrare il volto più vero dei Cantautori Italiani, almeno prima che le loro scelte musicali ( e commerciali ) cambiassero. Non è un segreto che il Blues sia la matrice viscerale e passionale della musica moderna e che proprio dal Blues si siano originati quei generi che magari sembrano più vicini a noi in termini di tempi e di gusto. Almeno una volta nella vita i nostri amati Cantautori non hanno potuto fare a meno di sentire e comporre in Blues; molti addirittura sono partiti da lì come necessità artistica per poi ampliare i propri orizzonti musicali con la musica cosiddetta Internazionale. L’esempio più ovvio potrebbe essere quello di un Pino Daniele , ma a me piace citarvi un De Andrè dei primordi, quando era infatuato della musica Western, e magari accompagnarlo a un De Gregori molto particolare che nella musica Blues riversa tutta la sua anima malinconica.
Chiaramente questa di Italian Blues – Free album è la prima infornata: magari per l’anno prossimo ve ne offrirò un’altra altrettanto gustosa, perchè vi assicuro che di Cantautori Italiani legati al Blues ce ne sono davvero tanti, a volte poco conosciuti ma che andrebbero rivalutati, come ad esempio il compianto
Roberto Ciotti del quale vi offro la canzone OMAGGIO…..


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Indiani Crow: la ribellione di un Profeta.

Crow Warriors

Il primo vero rapporto con i bianchi i Crow lo ebbero intorno al 1820. Fino a quella data occasionalmente avevano stabilito isolati rapporti commerciali coi pochi Europei che si spingevano in quelle terre per le pellicce. In realtà la vera grande ondata di immigrazione in America si ebbe dopo il 1848, in occasione della corsa all’oro che catapultò l’intero continente in una dimensione assolutamente diversa. L’interesse per quei luoghi sconfinati e pieni zeppi di Nativi divenne il fulcro della politica Governativa Americana, che in quell’occasione decise di iniziare una campagna ” di colonizzazione ” senza precedenti che non escludeva, ma anzi auspicava, lo sterminio degli Indiani dissidenti. Fu quindi intrapresa una serie di spedizioni militari nelle varie tribù, allo scopo ufficiale di intavolare rapporti amichevoli sanciti da trattati ma in realtà che fungessero da avvertimento e minaccia per il futuro. La corsa all’oro aveva ingolosito troppe, troppe persone che arrivavano da ogni parte del mondo con la speranza, effimera, di diventare ricchi. In nessun momento il Governo e poi il Congresso degli Stati Uniti dette peso al sogno generale dell’oro, i cui filoni nel 1850 si stavano già inaridendo. Il fenomeno di immigrazione di massa fu solo il pretesto ufficiale per la ” pulizia etnica ” già in programma da tempo, che vide nelle ondate di barbari incivili che si fiondarono in America un valido ed economico aiuto.
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Indiani Crow: guerrieri dell’Esercito Americano.

Crow Head

Alti, forti, invincibili e astuti guerrieri I Crow sono sempre stati invisi alla maggior parte degli altri Nativi Americani, che li hanno bollati come ” servi degli yankees” e loro collaboratori, nello sterminio che accompagnò le Guerre Indiane. In parte fu così, ed è storicamente provato che dal 1820 in poi ci fu stretta compartecipazione dei Crow nella ricerca delle tribù dissidenti che si rifugiavano sulle montagne per sfuggire alla colonizzazione bianca; è anche vero che la maggior parte delle Guide Indiane che aiutò l’Esercito Americano a decifrare e seguire le tracce dei Sioux, Cheyenne e Naz Perce contribuendo al loro sterminio, e a insegnare ai bianchi il codice interpretativo del fumo e dei tamburi erano Crow. Ed è purtroppo ancora vero che questa strana genia di Indigeni si arruolò spontaneamente e con passione nelle fila dell’Esercito, iniziando un processo di ” civilizzazione” molto rapido, che li portò ad assumere anche cariche prestigiose nelle varie Istituzioni di controllo create dal Governo Americano e stanziate nelle riserve. Per finire erano Crow gli Indiani che parteciparono allo storico sterminio di Little BigHorn come alleati del Generale Custer.
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Indiani d’America: il viaggio comincia!

Dakota Sioux 1888

Cari Amici,
la storia degli Indiani d’America è la storia del Nuovo Continente che solo grazie all’estinzione di questi popoli indomiti potè evolversi, svilupparsi e assumere il volto che ha oggi. Fu un genocidio deciso a tavolino e attuato con minuzia , che calpestò i tanti trattati non solo commerciali stipulati in precedenza con i Nativi ,e che irrise gli Ideali di Democrazia e Giustizia enunciati proprio nella Costituzione Americana.
Questo blog, che tratta di ciò che avvenne in America tra gli inizi del 1800 e la fine del 1960, non può esimersi dal raccontare ciò che fu la crudeltà delle Guerre Indiane, e di come esse marchiarono a fuoco e delinearono la nuova America. Per offrirvi una narrazione dettagliata e obiettiva non mi dilungherò su temi generici, come la religione e le credenze dei Nativi la cui essenza non giustificano le crudeltà perpetrate da AMBO le PARTI, ma cercherò di portarvi per mano nella realtà quotidiana delle tribù e di come esse, singolarmente, reagirono alla venuta dei bianchi nel loro territorio.
Il genocidio Indiano, infatti, fu sostanzialmente originato da uno scontro culturale, dall’avidità di possesso e da una esigenza di modernità in cui una delle due parti fu costretta a soccombere: un evento molto comune in ogni colonizzazione e in ogni tempo. Tuttavia le modalità in cui ciò venne perpetrato sui Nativi furono inique e assolutamente impari, gettando le basi per un nuovo modo di fare guerra che caratterizzerà tutta l’epoca moderna.

Per introdurre i nuovi argomenti vi invito a leggere alcuni miei vecchi articoli Indiani d’America, Introduzione alle Tribù Indiane, Preghiera e Poesia nella musica degli Indiani d’America e Scalpo, usanza Indiana?, che vi aiuteranno a seguire la mia narrazione.
Da oggi in poi entreremo nel vivo delle Tribù Indiane, impareremo a conoscerle e a capire come esse abbiano reagito alla realtà Europea, e infine affronteremo lo spinoso argomento delle Guerre che le hanno massacrate, rinchiuse in riserve, affogate nell’alcool e nel vizio e infine condotte all’estinzione .
Sarà un viaggio duro ed emozionante, in cui spesso vi indignerete ma non di rado vi troverete a parteggiare per gli yankiees, poichè NON TUTTE le tribù Indiane erano pacifiche ed evolute : allo stesso modo NON TUTTI gli Yankiees erano falsi e malvagi. Come al solito la verità sta nel mezzo, benchè sia innegabile che dove, come in questo caso, si calpestino la cultura e le usanze dei popoli all’unico scopo di carpirne le ricchezze economiche, non può MAI esserci reale EVOLUZIONE.
Da parte mia cercherò di fare chiarezza tra i vari luoghi comuni, le santificazioni esagerate e le giustificazioni storiche da quattro soldi che – ahimè!- mi è toccato di leggere.
Vi dò quindi appuntamento a brevissimo per iniziare con Voi questa nuova avventura.

Per ora vi offro questi libri di approfondimento che potrete scaricare GRATIS dal mio sito. Si tratta di ebooks e/o documenti di Dominio Pubblico o gentilmente concessi dagli Autori che potrete quindi regalare ,condividere o stampare. Fanno parte di un’intera biblioteca digitale che da tempo metto a disposizione degli amanti della Old America.

44 animali di potere

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I 44 animali di potere

Un libro eccezionale per conoscere la simbologia animale della cultura dei Nativi Americani. Gli animali totem e spiritualità dei Nativi. Un libro che vi consiglio caldamente di leggere. In ITALIANO

The last of Mohicanes

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The Last of Mohicanes

Un classico imperdibile da cui è stato tratto il famoso film con Daniel Day Lewis. La storia emozionante dell’ultimo guerriero di questa indomita tribù tratteggiata con mano sapiente e intelligente ricerca storica da James Fenimore Cooper. IN LINGUA INGLESE

Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

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Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

Una narrazione struggente e malinconica dello sterminio Indiano da parte di uno degli ultimi protagonisti dell’amara vicenda. Bellissimo! In ITALIANO

Letteratura degli Indigeni Americani

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La Letteratura degli Indigeni Americani

Un libro di Ferdinando Borsari che a prima vista potrebbe sembrare datato ma che non lo è affatto, poichè mantiene fresca e inalterata la raccolta di dati reali su quella che fu la cultura dei Nativi prima che l’occidentalizzazione la cancellasse definitivamente. Un libro fondamentale per chi si avvicina con occhio storico agli Indiani d’America. In ITALIANO

American Indian fairy tales

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American Indian fairy tales

Un bellissimo libro di Margaret Compton ricco di bellissime e originali illustrazioni; una raccolta gradevolissima su leggende e miti Indiani narrati con leggerezza e poesia. In LINGUA INGLESE.

Per ora ci lasciamo qui, ma prestissimo partiremo per questo viaggio emozionante sulla cultura e la storia dei Nativi Americani, la loro resistenza nelle Guerre Indiane che li sterminarono e cosa è rimasto di loro OGGI, in questo mondo così arido e privo di valori eccezionali di riferimento.
E se volete passare un po’ di tempo in musica Old America Style e Blues..
venitemi a trovare sul mio sito! A presto!
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Patrizia Barrera

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Cari Amici, molti di Voi mi conoscono come una blogger appassionata della
Old America. Sicuramente è così ma il mio lavoro e la mia vera passione restano la MUSICA,privilegiando il BLUES e ( chiaramente ) l’OLD AMERICA STYLE.
Da poco ho abbandonato il mondo del LIVE, amareggiata per le poche prospettive possibili per gli Artisti di nicchia e non allineati come me.
Sono passata quindi all’Autoproduzione, creando, componendo, scrivendo e interpretando da sola le mie canzoni che sono distribuite in tutto il mondo sui maggiori digital stores.
Tuttavia la vera svolta per un’Artista è l’INDIPENDENZA e la LIBERTA’ di espressione, che possono essere realmente garantite SOLO dal rapporto diretto col proprio pubblico. Ho quindi inaugurato da un paio d’anni un sito ufficiale dove offro tanti contenuti interessanti e spesso GRATUITI per gli appassionati del settore.
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